The merd and the chocolate

 Mi riesce impossibile provare sentimenti di rabbia nei confronti di Flavio Carboni. Il rampante anzianotto ha fatto solo il suo lavoro, quello del faccendiere. Del resto possiamo stare certi che un mondo senza faccendieri non esisterà mai visto che, come ci insegna l’antica sapienza popolare, la mamma di certe categorie di persone è sempre incinta.

Poi c’è Ugo Cappellacci, il quale conferma che nella vita di ogni uomo c’è un attimo di genio. Lui il suo l’ha usato per definirsi come meglio nessuno avrebbe potuto fare: il babbeo.  Ma in fondo mi riesce difficile biasimare anche lui; non dimentichiamoci mai che il libero arbitrio non è il suo forte. Ughino segue il movimento dei fili senza rendersi conto di ciò che fa. Non si è reso conto neanche di aver cambiato mano: prima lo muoveva il nano che ora l’ha prestato per un po’ al faccendiere. Non che in effetti la differenza sia poi tanta.

Ma la mia rabbia non è rivolta a loro che fanno ciò per cui son stati programmati. Il problema vero è che molti sapevano ma hanno fatto finta di niente. Sapevano in che letamaio stavano andando a ficcare la Sardegna. Sto parlando dei partiti di centro destra, dei centristi , del Psd’Az, del gruppo editoriale di Zuncheddu. Che sapeva ma nascondeva, disinformava e attaccava Soru. Ricordate?

Torniamo indietro ad un anno e mezzo fa quando l’emergenza era Renato Soru, da tanti accusato di  aver rovinato l’economia della Sardegna. Andiamo a vedere cos’è cambiato da quando alla console c’è l’autobabbeizzato. Iniziamo dal peggio di Soru, il grande scandalo per il caso Saatchi. Il fatto sembra grave non  lo nego, ma nel peggiore dei possibili sviluppi giudiziari resterà il gesto impulsivo dell’imprenditore che, per non far rimandare una campagna pubblicitaria importantissima e per assicurarsi un risultato all’altezza della situazione, preme per affidare tutto ad una delle agenzie pubblicitarie più geniali del pianeta. Oggi Cappellacci frequenta i peggiori affaristi, da loro si fa indicare le nomine per gli incarichi più importanti e progetta le leggi a misura dei loro affari. Ancora, Soru veniva criticato per la gestione del G8 e per la smilitarizzazione della Maddalena. Berlusca e il vassallo, da navigati self made men, hanno optato per una soluzione pragmatica e radicale: spostare il G8 lasciando nell’arsenale le costose merdate della cricca e un bell’ammasso di materiale radiattivo nei fondali. Potrei continuare a lungo ma mi limito ad un ultimo confronto legato ai numeri della disoccupazione, vera emergenza della Sardegna negli ultimi mesi. A metà del 2007, in piena era Soru, il tasso di disoccupazione segnava 8,6%. Oggi, stando agli ultimi dati diffusi dall’Istat, la disoccupazione galoppa al 16,1%. La crisi si dirà, ma allora questi brillanti economisti dovrebbero spiegare perchè la stiamo pagando molto più che altrove. Confrontiamo la Sardegna con le regioni del Sud Italia: nel secondo trimestre del 2007 la Sardegna è arrivata ad avere un tasso di disoccupazione inferiore a quello di tutte le regioni del Sud Italia, oggi registra un risultato nettamente peggiore di queste. E’ vero che questo dato è relativo ad un picco particolarmente positivo non confermato nei mesi a venire ma in generale il confronto macroeconomico tra Soru e Cappellacci restituisce un esito drammatico.

Oggi, davanti a tutto ciò, gli errori che sicuramente Soru ha commesso appaiono bazzecole e altri dovrebbero cominciare a fare la conta dei propri sbagli. E invece vedi gran parte del centro destra che piuttosto che redimersi si concentra sul rimpasto, in una volgare rappresentazione della vittoria dei soldi sulla dignità. Piccoli uomini bloccati da retribuzioni senza uguali in Europa, in un’ atmosfera che mostra chiaramente quanto la sobrietà e la moralità siano gli irrinunciabili elementi di cui la politica necessita per invertire la rotta. Poi leggi l’Unione Sarda che prova a smarcarsi dalle sue imperdonabili colpe. Noti che i militanti dei partiti di maggiornza non sono in rivolta. Nessuno chiede scusa. Nessuno ammette di aver sbagliato. In primis a non voler vedere ciò che da anni è sotto gli occhi di tutti. Il centro destra sardo è pesantemente condizionato da Bresluconi con tutto ciò che questo comporta. Le ultime elezioni regionali hanno infatti visto soccombere la parte politica della coalizione a favore di quella affaristica. E quando parlo di parte politica non mi rifersico certamente a Pisanu, legato a Flavio Carboni da frequentazioni di lungo corso. La cosa più triste è che nè la base, nè i dissidenti, nè gli alleati sembrano orientati verso l’unico gesto lecito in questo momento: tutti a casa ed elezioni subito.

Ora è inevitabile tornare con la memoria alle elezioni del febbraio 2009. La Sardegna si trovava immersa nel bipolarismo, politico sì ma ancor più morale, cosa innegabile per quanto sgradevole. Da una parte infatti vi era un centrosinistra sì mediocre, sì attraversato da lacerazioni interne, sì composto in parte da patetici leccaculo dei realtivi superiori romani, ma pur sempre una coalizione politica con i suoi difetti ma anche con i suoi pregi. Una coalizione in cui clientelismo, corruttela e mediocrità esistevano (ed esistono) in quantità ancora definibili fisiologiche. Dall’altra parte un centro destra immorale, apolitico nel peggior senso del termine, frutto dei peggiori percorsi della politica italiana; un miscuglio che, entrato in contatto con la storica sudditanza delle classi politiche sarde unioniste, ha generato un mix mortifero. Fare piazza pulita di questa gentaglia dovrebbe essere la prima preoccupazione di chiunque voglia il bene della Sardegna e, soprattutto, dovrebbe essere la prima preoccupazione delle tante persone oneste e serie che si sentono ideologicamente di destra.

Questa era la decisione cui erano chiamati i sardi. Queste che vediamo oggi le conseguenze del suicidio elettorale. Perchè nel bipolarismo morale l’ultima cosa che si deve fare è confondere la merda con il cioccolato.

Andrea Nonne

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