Su Pallosu. Marketing felino e marketing crostaceo a confronto

 dsc03177.JPGSu Pallosu è un posto strano, come non credo di averne mai visto. Se ci vai da Oristano, dopo 20 minuti di macchina, ti sembra di essere dall’altra parte del mondo, ma lo stesso ti capita anche se ci vai da Putzu Idu che di minuti ne dista 2. Sospeso tra il mare e il nulla ti fa provare la sensazione di quando da bambino guardavi il mondo a testa in giù, e non perchè è l’unica spiaggia del Sinis rivolta ad est. Non c’entra nulla con tutto ciò che gli sta attorno, tanto che potresti metterlo in qualsiasi punto dell’universo e rimarrebbe comunque tale e quale. Su Pallosu non è di questo mondo, è un piccolo presepe posato lì per sbaglio o forse per regalo. Un non luogo dove però quando ci passi hai la sensazione di farne parte, perchè è lì che tutto comincia e tutto finisce. Con quell’albergo decadente che, se ci entri, ti sembra che i Deep Purple e i Led Zeppelin abbiano iniziato a suonare lì. Con quel porto naturale che quando lo guardi dalla spiaggia, nelle ore più calde della giornata, non capisci più in che era sei e ti spieghi perchè l’archeologo Alfonso Stiglitz non esclude di trovarci di tutto. Con il suo gioco di  acqua, terra, acqua, cielo. Con quel suo aglio selvatico da far invidia ad un fumetto di fantascienza. Con quella strada che gira a destra, poi a sinistra, sale scende e poi di colpo s’interrompe, di fronte alle onde più grandi del Mediterraneo che però d’incanto svaniscono se stai facendo il bagno in una piscina scavata su rocce che sembrano quelle della luna.

Magari chi mi conosce bene può prendere queste mie riflessioni come le esagerazioni di uno che, crescendo a Sa Rocca Tunda, vedeva davvero il mondo finire in quella palla di fuoco arancione che al tramonto si tuffa in quello scorcio di mare posto tra una lingua di sabbia e un isolotto. Già, quell’isolotto che nella mente di un bambino diventa tutto: l’isola del tesoro, l’isola dei fantasmi, il posto irraggiungibile da raggiungere al più presto.

Eppure non devo essere l’unico se è vero che da sempre questo posto attira le telecamere con una facilità disarmante. Magari Is Arutas, Sa Mesa Longa o San Giovanni di Sinis possono piacere di più, fatto sta che dai tempi degli spaghetti western fino ai giorni nostri, quando una telecamera posa il suo sguardo sul Sinis, alla fine si ferma più qui che altrove. E’successo qualche anno fa col film della Guzzanti “Le ragioni dell’aragosta”; è successo in questi giorni con questo servizio di Studio Aperto. Ed è proprio di questi due casi che vorrei parlare,  andando a vedere se e come le due esperienze hanno sfruttato il potere dello schermo per promuovere il territorio.

Il film della Guzzanti non è un film su Su Pallosu e neanche un film sui pescatori di Su Pallosu. E’un film sulla Guzzanti e sulla sua visione della vita, cui la vicenda dei pescatori fa da sfondo. In tutto ciò Su Pallosu non compare, o almeno non compare nei suoi aspetti caratterizzanti. La telecamera non cattura l’aria, l’atmosfera, la vita del luogo, ma anche il valore paesaggistico passa del tutto inosservato. Non una ripresa che renda giustizia al turchese cangiante del mare, alla sabbia dorata, agli spettacoli delle rocce solitarie o ai tramonti mozzafiato. Ma non si può certo fare una colpa di questo alla Guzzanti o allo staff della produzione: l’obbiettivo del film non era quello di mostrare le meraviglie del Sinis ma di mettere in scena passato e presente di Guzzanti&Co. Tuttavia il potenziale promozionale che il film avrebbe potuto esprimere era enorme. Serviva un input, un intervento dell’amministrazione comunale volto ad inserire nel film 4-5 minuti di ripresa realizzati con la finalità di promuovere il territorio. Una ripresa che rendesse giustizia ai tramonti che questo posto sa offrire, un bagno in mare dei protagonisti nelle ore centrali della giornata quando l’acqua ha un colore meraviglioso. Azioni semplici da realizzare che avrebbero dotato il territorio di uno strumento promozionale interessantissimo. Probabilmente sarebbe bastata una semplice richiesta alla produzione, magari motivata dall’esigenza di alleviare la piaga della disoccupazione, o al limite vincolare l’autorizzazione ai lavori all’inserimento delle suddette scene. Se poi si pensa al fatto che anche Renato Soru è riuscito a ritagliarsi un cameo nel film si capisce che non stiamo parlando di un’ impresa titanica. Il film-tourism, ossia la promozione del territorio attraverso il cinema, è uno strumento sempre più utilizzato dalle amministrazioni per promuovere le destinazioni. Esempi celebri sono la saga de “Il signore degli anelli” e “Australia” veri spot pubblicitari alla natura incontaminata dell’Oceania, ma è curioso anche il caso di “New Moon” secondo episodio della plurimiliardaria saga postpuberale di “Twlight”. Il film è tratto dall’omonimo romanzo che vede alcune scene ambientate a Volterra. Ebbene durante la trasposizione cinematografica il vicino borgo di Montepulciano diventa Volterra. Le notizie ufficiali parlano di scelte tecniche, vero è che Montepulciano non solo ha registrato il tutto esaurito nei giorni delle riprese ma è anche diventato la meta dei sogni per milioni di adolescenti aspiranti necrofile. Il film tourism non è altro che uno sviluppo del product placement, ovvero quella pratica che consiste nell’esporre marchi, prodotti e insegne all’interno delle pellicole. La Sardegna è una miniera di opportunità, vista la sua predisposizione a farsi guardare, ma sembra che nessun amministratore finora ci abbia pensato; in compenso la Disney ha deciso di girare una sua fiction sul Flumendosa, dopo che i suoi tecnici sono rimasti incantati dalla bellezza dei luoghi.

Ma torniamo a Su Pallosu e al film della Guzzanti. Una grossa, ghiotta occasione persa dunque, ma le occasioni per gli ottimisti non capitano mai una volta sola ed ecco che, dopo pochi anni, Su Pallosu si trova di nuove le telecamere puntate. Succede infatti che un residente di Su Pallosu, Andrea Atzori, prende a cuore la causa della colonia felina che vive attorno alla sua casa.  E visto che mantenere una quarantina di pelosi costa e pure tanto, deve ingegnarsi per finanziare l’opera pia. Così oltre a dar vita ad una serie di souvenir a tema, essendo un giornalista, intuisce subito che il futuro della colonia dipende dalla visibilità che riuscirà a dare al problema. Contattare le  redazioni non è un grosso problema ma quello che ci vuole è una grande idea, un elemento che differenzi questi gatti da tutti gli altri, ciò che nel gergo del marketing viene chiamato il plus. Succede l’incredibile. I gatti, forse inizialmente attratti dai residui dell’intensa attività di pesca, si avvicinano in spiaggia e la spiaggia li piace e allora cominciano a scendere in spiaggia sempre più spesso, contrariamente all’atavica tendenza dei gatti a star lontano dall’acqua. Eccolo qui il “plus”, qualcosa che differenzia questi gatti da tutti gli altri e li rende unici, ponendoli di fatto in posizione di monopolio rispetto a tutti gli altri felini nel settore del turismo balneare. “Dove i gatti scendono in spiaggia” è appunto il titolo del video che impazza sul web e che ha attirato l’attenzione di numerose redazioni sarde e italiane. Un’ idea che dimostra come in pubblicità, spesso, la genialità coincide con la semplicità, e del resto le carriere di mostri sacri del settore quali Burnett, Reeves e Sanna sono li a ribadirlo. Un concetto valevole a maggior ragione nel marketing virale, che consiste nella realizzazione di messaggi veicolati in forme non convenzionali (dal web alla strada) e basati su idee fortemente contagiose. Ed è proprio sul meccanismo del contagio (come nel caso dei virus da cui il nome virale) che si basa il successo di questo tipo di idea; il fatto che il contagio avvenga con il passaparola o con la condivisione su un social network, non cambia la sostanza: i destinatari della campagna diffondono gratuitamente ad altri utenti che a loro volta alimentano la catena eliminando di fatto i mostruosi costi di diffusione di una campagna pubblicitaria tradizionale. Ma il potenziale del video non si esaurisce nel nobile intento animalistico, per il semplice fatto che il plus dei gatti (gli unici che scendono in spiaggia) è speculare al plus della spiaggia (l’unica con i gatti). Provate a fare due calcoli: quanti sono gli amanti delle spiagge e dei gatti? Quanti vorrebbero assistere allo spettacolo di vedere i loro animali preferiti scorribandare allegramente nel meraviglioso mare della Sardegna? O semplicemente, quante persone incuriosite dal video scoprono l’esistenza e la bellezza della spiaggia di Su Pallosu? La visibilità che i gatti, coadiuvati dall’ingegno di Andrea, regalano alla marina di San Vero Milis vale oro. Un esempio concreto può aiutarci a capire: il servizio di Studio Aperto di qualche giorno fa mostra per oltre 10 secondi la spiaggia di Su Pallosu invasa dai gatti. Uno spot televisivo di 30 secondi durante un tg come Studio Aperto costa non meno di 60/70 mila euro. In un certo senso quindi, se la matematica non è un’opinione, non è scorretto affermare che Andrea e i suoi gatti hanno fatto al comune di San Vero Milis e alla provincia di Oristano un regalo del valore di oltre 20 mila euro. Ma c’è di più; un video di questo tipo ha un potenziale commerciale infinitamente più alto di uno spot tradizionale per due semplici motivi. Uno: la nostra vita è bombardata di pubblicità per cui tendiamo ad abbassare la nostra soglia di attenzione davanti ad  uno spot; davanti ad un video di questo tipo invece, così come davanti ad un film, siamo più attenti perchè realmente interessati al contenuto che scegliamo spontaneamente, a differenza di uno spot che ci viene imposto dall’emittente. Il secondo motivo, riconducibile sempre alla saturazione pubblicitaria della nostra vita, è legato alla maggior fiducia che proviamo verso una comunicazione che non percepiamo finalizzata a scopi promozionali o commerciali.

Le vie della promozione per una destinazione sono veramente infinite ma generalmente molto onerose. Su Pallosu ha avuto la fortuna, negli ultimi anni di averne ben due. Una, legata appunto al film della Guzzanti, è ormai andata persa a causa della distrazione della vecchia amministrazione. Oggi una nuova amministrazione si ritrova per la seconda volta tra le mani una grande opportunità. La speranza è che veda la cura della colonia, non solo come un costoso atto di civiltà, ma anche come un gigantesco regalo. Non approfittare di ciò sarebbe, oltre che stupido, ingiusto verso tutti i cittadini che lottano con i problemi della crisi e della disoccupazione.

Andrea Nonne

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2 Commenti in “Su Pallosu. Marketing felino e marketing crostaceo a confronto”

  1. marco dessì Scrive:

    … non dimenticherò mai la casa del commissario Montalbano, che con una terrazza domina il mare…
    ora quella è (un’altra) meta di pellegrinaggio.

    la pubblicità da una nuova vita a tutto ciò che tocca. niente è più come prima, probabilmente sarà proprio un’altra cosa. la pubblicità snatura il soggetto dell’attenzione donandogli quasi una vita eterna. il basso di paul mccartney non è più solo un “Hofner 500/1 Violin Bass” ma un elemento della storia. una cosa c’è di differente nei casi che hai riportato. i pescatori erano parte di una storia, i gatti e la loro spiaggia la storia.

  2. marco dessì Scrive:

    e non solo: vedi pellegrinaggi ad Avetrana.

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