Carte false per essere italiani. Da Pillito all’attuale giunta oristanese.

falsi-arborea-copia.jpegSu quanto grottesca sarebbe stata l’iniziativa del comune di Oristano, col suo vaneggiare collegamenti tra Eleonora d’Arborea e il Risorgimento Italiano, si è scritto giustamente tanto. Rischia però di passare inosservato un aspetto curioso della faccenda che può aiutarci a comprendere meglio le origini della schizofrenia identitaria sarda, ovvero di quel diffuso sentimento che attribuisce ai sardi una specie di doppia nazionalità, sarda e italiana, per poi sfociare nell’immondo concetto della piccola patria.

In realtà Sabato a Oristano non è andata in onda una prima ma un remake o meglio un vero e proprio anniversario di fatti avvenuti circa 150 anni fa proprio nel centro storico della città. Siamo nel bel mezzo del risorgimento Italiano, la Sardegna subisce la fusione perfetta con un duplice stato d’animo: da una parte il ricordo della feroce repressione dei moti angioini determina un senso di inferiorità diffuso, dall’altra permane un sentimento di popolo che molti intellettuali dell’epoca interpretano come orgoglio di appartenenza ad una nazione, la Nazione Sarda. Capita allora che un distinto e colto oristanese del tempo, Ignazio Pillito, vuoi per far fronte alle difficoltà economiche di una prole in rapida crescita, vuoi per dar sfogo alla propria vanità intellettuale fiuti questo bisogno e metta su la più grande patacca della storia sarda: le Carte d’Arborea. In questa consistente mole di documenti medievali (falsi), si narrano mirabolanti gesta di eroi mai esistiti (Gialeto era tra questi per chi non lo sapesse), si illustrano idoli sardo-fenici che se li guardi oggi sembrano fatti da un designer sessantottino in delirio da LSD e soprattutto si colloca la nascita del volgare italiano proprio nel giudicato di Arborea. Lo schema è in sintesi questo: la Sardegna è una Nazione che ha combattuto per anni le invasioni degli stranieri per poi ricongiungersi alla madre patria Italia. Momento apicale di questo percorso è appunto il periodo giudicale e la figura centrale è proprio Eleonora d’Arborea. Grazie alle carte i sardi potevano entrare in Italia a testa alta, fieri di un grande passato finalmente svelato e portando in dote niente popodimeno che le origini della lingua italiana, alla faccia di Dante e delle sue metafore scimmiesche.

A guardar bene la statua di Eleonora era il punto più indicato attorno a cui svolgere l’evento messo in campo dall’amministrazione oristanese. Il monumento nasce infatti proprio sulle ali di quel culto degli Arborea  creato dalle Carte al fine di conciliare l’inconciliabile: il millenario orgoglio nazionale sardo che orgogliosamente decide di soccombere nel neonato orgoglio nazionale italiano. Molti dicono addirittura che la statua fosse destinata originariamente a festeggiare l’unità d’Italia così come si sprecano le voci sul peso e sull’influenza che ebbe la massoneria locale, allora più che mai fedele agli ideali risorgimentali, nell’ideazione e nella realizzazione del monumento. Probabilmente va pure addebitato ad una cultura para-massonica il fatto che Eleonora abbia acquisito in questa letteratura romantica pre-sardista una notorietà infinitamente superiore rispetto a figure storicamente importanti quanto o più di lei: è proprio in quel periodo infatti che, in ambienti forse non perfettamente coincidenti ma senz’altro vicini alla massoneria, il culto del femminino diventa centrale. Di fatto Eleonora, tirata fuori dalle nebbie della storia viene santificata per essere poi stuprata sull’altare dei Savoia in nome dell’unità d’Italia. Potremmo quindi affermare che la retorica della piccola patria, ripresa per decenni dal sardismo e ancora cara a tanti, nasce proprio qui, a Oristano, sotto questa statua durante il risorgimento.

Ciò non ci deve indurre però nell’errore di reputare i nostri attuali amministratori come degni eredi del Pillito. Il falsario ottocentesco costruì una falsificazione talmente accurata da ingannare per oltre un decennio gli storici e i filologi di tutta Europa e da dividerli per ancora molti anni fino a  quando nel 1870 la falsità delle carte venne definitivamente dimostrata dalla Accademia delle Scienze di Berlino. Anche se il contraccolpo successivo alla scoperta dell’impostura fu durissimo in quei venticinque anni Oristano si ritrovò al centro del dibattito storico dei maggiori centri di cultura europei. L’evento di sabato invece, si è svolto in una sala semi deserta, con gli organizzatori che, resisi conto della dimensione della gaffe, si sono esibiti in un improbabile quanto maldestra retromarcia e l’unica cosa degna di nota della giornata è stata la difesa della storia sarda da parte di tanti giovani indipendentisti, loro si indiscutibili eredi delle donne e degli uomini che hanno combattuto per la libertà della Sardegna.

Andrea Nonne

Testi consultati:
Le carte d’Arborea. Falsi e falsari nella Sardegna del XIX secolo. A cura di Luciano Marroccu. AM&D edizioni. Dallo stesso testo l’illustrazione (pag 300) tratta a sua volta da A.La Marmora.
Maria Maddalena e la Dea dell’ombra. Mario Arturo Iannaccone. Sugarco Edizioni.

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4 Commenti in “Carte false per essere italiani. Da Pillito all’attuale giunta oristanese.”

  1. Andrea Scrive:

    È ridicolo utilizzare il concetto di nazione in un periodo storico in cui non esisteva e non era minimamente pensato. Questo vale sia per gli unionisti che per gli indipendentisti.

  2. grandeovest.com Scrive:

    Ciao Andrea
    Al tempo dei fatti in questione il concetto di Nazione era bello che rodato, a tal fine ti consiglio la bibliografia di questo articolo stesso. Anche se così non fosse le comunanze che stanno alla base del concetto di Nazione esistono da quando esiste l’uomo in Sardegna o forse anche da prima. Vale a dire: cambia la forma ma non la sostanza.
    Grazie per il commento
    A

  3. Marco Antonio Scrive:

    “.. e soprattutto si colloca la nascita del volgare italiano proprio nel giudicato di Arborea” (cit.)
    A me, quand’ero su YouTube, un siciliano disse, una volta, nel periodo 2009-10, che il volgare itagliano era nato addirittura nella scuola siciliana…
    Ma insomma: a ue est naschidu, cust’itaglianu???
    Comunque il “culto” risorgimentale che ha ucciso la Nostra Storia e la Nostra Identità (quella vera) è ridicolo.
    Saludos e fintzas a s’indipendentzia.

  4. marco Scrive:

    ma esistono documenti già del quarto secolo che indicano la Sardegna come Nazione!!!

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