Muledda e Maninchedda si corteggiano all’ombra del “sovranismo”, parola che potrebbe decidere le prossime elezioni sarde. Con due nuovi quotidiani in rampa di lancio.

cons-reg-sar.jpgLa parola sovranismo deve avere doti magiche se è vero che riesce a mettere d’amore e d’accordo due persone come Gesuino Muledda, segretario dei Rossomori, e Paolo Maninchedda consigliere regionale Psd’Az. Lo scenario in cui si stanno svolgendo i fatti  è il sito sardegnaeliberta.it il cui amministratore è proprio Maninchedda che, apparentemente, ha lanciato il primo sasso con quest’articolo del 31 marzo dove auspica la formazione di una coalizione “sovranista” che includa oltre al Psd’Az  ProgRes, Rossomori,  Riformatori, Udc e le parti di Pd e Pdl più sensibili ai temi dell’autogoverno. Il consigliere sardista ha poi ripreso il tema in altri articoli del sito. Le risposte non si sono fatte attendere: se da un lato Franciscu Sedda si è prudentemente limitato a  puntualizzare, cosa finora non scontata, che la sovranità di cui è utile discutere è la sovranità nazionale sarda, ben più calorosa sembra essere la reazione suscitata in ambito Rossomori. Da qualche giorno, infatti, gli articoli pubblicati da Maninchedda vengono commentati da un utente che si firma Rossomori con tanto di link al sito ufficiale del partito. I commenti mostrano condivisione e apertura rispetto ai ragionamenti del consigliere sardista. Per onestà non possiamo escludere la remota possibilità che i commenti siano inseriti da un anonimo burlone anche se, da quello che leggo, mi sembra di riconoscere chiaramente l’argomentare tipico di Gesuino Muledda o al limite di Paolo Mureddu, assessore nella giunta Milia e strettissimo collaboratore di Muledda. Ora forse molti potrebbero trovare normale tutto ciò: Maninchedda lancia un invito e la Segreteria Rossomori risponde. Io però so che l’attuale segreteria di Rossomori non fa mai nulla per caso, specie quando si tratta di alleanze e contrapposizioni. Mi spiego meglio. Dal settembre 2009 al novembre 2010, quindi in un arco di tempo di quattordici mesi, sul sito Rossomori sono stati pubblicati ventisei articoli in cui si parla di Maninchedda. Se si escludono alcuni di articoli di Mureddu, della Zuncheddu, di Carlo Mannoni e uno del sottoscritto, i restanti articoli sono firmati tutti da Muledda che colpisce Maninchedda con sarcasmo sprezzante e spesso volgare. Ventisei articoli per un sito aggiornato con scarsa frequenza come rossomori.eu sono un record o forse è meglio dire un ossessione. Da novembre 2010, però, Muledda e il sito Rossomori smettono di pubblicare articoli riguardanti Maninchedda in maniera tanto improvvisa e misteriosa da ricordare l’enigma dell’Isola di Pasqua, nella quale gli abitanti interruppero di colpo la costruizione dei maoi, gigantesche statue di pietra che per secoli avevano eretto in ogni angolo della loro terra. Visto e considerato che l’oggetto delle critiche cui era sottoposto Maninchedda risiede nella sua permanenza pur polemica nella maggioranza di centro-destra e visto che questa situazione non è mutata, o se è mutata ciò è avvenuto molto prima del cessate il fuoco di Muledda, la spiegazione va cercata al di fuori dei due partiti sardisti e tirando in ballo Renato Soru. Se infatti si considera che Maninchedda ha in quest’ultimo anno operato una graduale ma notevole rivalutazione del Soru politico e se si aggiunge che Muledda e Mureddu hanno sempre guidato i Rossomori in piena sintonia con le esigenze di Soru, al punto da far perdere al partito un consigliere e un assessore alle provinciali 2010 (Nuoro) e una probabile candidata sindaco alle recenti elezioni cagliaritane, si capisce chiaramente che quella che si sta giocando è una partita che potrebbe decidere le prossime elezioni nazionali sarde. La trattativa, che Muledda sta gestendo per Soru, è infatti articolata in questo modo: Maninchedda auspica la nascita di una colazione con forte matrice centrista che in nome della sovranità possa amalgamare Psd’Az, Riformatori, Udc, porzioni di Fli e Pdl, parte del Pd, ProgRes e Rossomori. Viceversa Soru, forte della sua recente assoluzione nel caso Saatchi, del ridimensionamento di Cabras e della contemporanea risalita del centro-sinistra e della sua immagine, punta con decisione ad un progressivo deterioramento della Giunta Cappellacci per assicurare il successo di una coalizione progressista contaminata di sardismo, che è un pò l’idea che ha caratterizzato tutta la sua storia politica. Anzi la verità è che Soru vede il sardismo come un’ amante di cui è innamorato mentre è costretto a vivere con una moglie che non ama, una moglie chiamata Pd. Questo matrimonio è obbligatorio per un imprenditore che vive a contatto con un capitalismo mafioso come quello italiano, ma Soru oggi spera di essere l’artefice della riunificazione di quel sardismo che due anni e mezzo fa si è diviso proprio intorno alla sua figura. A fare da sfondo a queste vicende la nascita di due nuovi quotidiani: uno di stampo progressista denominato “Sardegna 24″sponsorizzato da Soru e diretto da Bellu, l’altro, più difficile da catalogare, sarà promosso dagli ex lavoratori del gruppo e-polis e guarda caso benificerà della collaborazione di Maninchedda.

Dare un parere su tutto ciò è difficile. Una cosa certa è che, se mai si dovesse verificare questa unione, ciò avverrà all’interno di una coalizione di centro sinistra. In generale poi non so quanto queste strategia possa far bene ad una Sardegna intesa come Nazione e desiderata come stato. Io sarei favorevole ad una coalizione di larghe intese che si ponga obbiettivi minimi condivisi come la lotta per il riconoscimento dello status di nazione, la sovranità fiscale, energetica e scolastica; ma questi obbiettivi, in quanto minimi, dovrebbero essere perseguiti senza alcuna esitazione ed è proprio su questo che ho qualche dubbio.  Il sardismo di cui Soru è innamorato è quello Lussiano, quello che si scontra con Roma per proiettarsi verso l’Italia e in quanto tale non é nè il sardismo migliore nè il più autentico nè il più attuale. D’altra parte Muledda ha più volte esplicitato la sua idea di sovranità nel suoi documenti politici. Ho sempre sostenuto che l’espressione “Soberania est indipendentzia”, tanto cara al segretario Rossomori, è la prima parte di un sillogismo in cui la parola indipendenza è destinata a sparire in quanto, equivalendo alla parola sovranità, pronunciare la seconda equivale a pronunciare la prima. Ma è proprio nei ragionamenti di Muledda che questa sovranità si risolve in una sorta di indipendenza sostanziale (che in quanto non formale risulta non statale e quindi non è un indipendenza), in una concettualizzazione della non-dipendenza per sfociare infine nella fattispecie normativa della regione associata all’Europa che però, si badi bene, è una fattispecie che non esiste e in quanto tale più utopistica di qualsiasi ipotesi indipendentista. Del resto Paolo Muredddu, intervistato durante i festeggiamenti per la vittoria di Zedda, si è espresso più o meno così: “noi non siamo indipendentisti, non ce ne facciamo niente di un altro staterello, noi siamo “sovranisti”. Ho inoltre notizia, da persone interne al movimento, che il prossimo congresso sancirà la fine di ogni aspirazione indipendentista. C’è poi Maninchedda che definisce il sovranismo come un passo avanti rispetto all’autonomismo e un passo indietro rispetto al pieno indipendentismo. Mi lascia perplesso che a parlare di passi indietro sia proprio la persona che, al di là di qualsiasi altra considerazione, ha portato il Psd’Az in doppia cifra con un linguaggio realmente indipendentista, che dalla presidenza della commissione bilancio ha più volte parlato di conti che consentirebbero subito un’ indipendenza economicamente sostenibile e che evidenzia il fatto che gli introiti fiscali derivanti dalle imprese sono prossimi allo zero, cosa che apre la strada a prospettive di riduzione della pressione fiscale quanto mai urgenti.

Mi chiedo se forse non sia più urgente dedicarsi, insieme agli altri indipendentisti, all’organizzazione di un progetto moderno, concreto e credibile. Un vero partito della Nazione sarda capace, per organizzazione, elaborazione e immagine, di combattere il bipolarismo italiano. Certo non è una proposta vincente per le prossime elezioni. Ma le prove che governare in questi contesti non avvicini all’indipendenza cominciano ad essere abbastanza ingombranti e se veramente si vuole fare piazza pulita del bipolarismo italiano sarebbe il caso di cominciare a costruirla davvero questa forza realmente alternativa.

Andrea Nonne

Tag: , , , , , , , , , , , , ,

11 Commenti in “Muledda e Maninchedda si corteggiano all’ombra del “sovranismo”, parola che potrebbe decidere le prossime elezioni sarde. Con due nuovi quotidiani in rampa di lancio.”

  1. ANDREA Scrive:

    Mi pare che l’articolo sia un pò troppo basato su supposizioni e poco su certezze. Dipingi uno scenario POSSIBILE (i RM sono “alleabili”, se si condividono finalità e programmi), ma non necessariamente PROBABILE. Sul discorso indipendentismo, poi, non mi pare che farne una bandiera ostentata ad ogni alito di vento stia pagando elettoralmente, (vedi risultati delle ultime amministrative)mi pare di poter dire che i problemi della gente sono ben altri, ahimè. In questo senso, il pragmatismo della “soberanìa” può rappresentare un punto intermedio che, se affermato, potrebbe portare a dei risultati importanti in tempi decisamente più brevi rispetto ad una “indipendentzia” legale che è ben lungi dall’essere realizzata.

  2. grandeovest.com Scrive:

    Ciao Andrea; l’articolo contiene una sola supposizione (Soru manovra i Rm e se vuoi ti spiego perchè ne sono convinto) per il resto è composto da citazioni immmediatamente verificabili. Per quanto riguarda il discorso soberania/indipendenza ho sottolineato il fatto che questo “sovranismo” mi potrebbe momentaneamente star bene a determinate condizioni che ho dubbi siano garantite da Muledda e Soru. E’ comunque mia opinione che cercare soluzioni intermedie frenando sull’indipendenza piena sia stato l’errore che ha caratterizzato 60 anni di autonomia e 90 di sardismo. Ti saluto e ti rinrazio per il commento.

  3. Paolo Maninchedda Scrive:

    Intervengo perché questo è un sito civile, dove si può discutere di politica senza affanni. Punto primo: 1)io non sono centrista. Il centrismo fa del posizionamento equidistante la propria natura programmatica. Io non sono equidistante da nessuno; sono molto distante dalla Destra e dalla Sinistra italiane. 2) nessun passo indietro sull’indipendenza; 3) il mio sforzo è proprio evitare che alle prossime elezioni (sempre più prossime) si parta dal bipolarismo italiano e non dalla specificità politica sarda; 4) costituire questa specificità vuol dire accetatre il punto di partenza che sembra disponibile: il sovranismo. Vediamolo. 5)un’alleanza sovranista è molto ampia: va dai riformatori, a pezzi del Pd, a pezzi dell’Udc, a SeL, a progres, ai Rossomori e altri. Uno spettro così ampio non può essere egemonizzato da nessuno; 6) ero, sono e resterò sempre contrario al leaderismo. La prossima vittoria della sardità nazionale o sarà di squadra o non sarà.

  4. grandeovest.com Scrive:

    On. Maninchedda
    La ringrazio per l’intervento e per l’apprezzamento verso il blog. Prendo atto di tutte le sue precisazioni (con particolare apprezzamento per la 2 la 3 e la 6) ma rilancio il concetto espresso nel finale: le sempre più prossime elezioni vedranno un egemonia dei partiti italiani in uno scenario bipolare o tripolare ma comunque tarato sulle linee della politica italiana. Ciò che manca non è un ennesimo governo in cui sardisti/indipendentisti ripongano inutilmente le proprie speranze tingendo di sovranista qualcosa che non lo è. Ciò che manca è un’alternativa, ovvero un progetto nazionale (io direi un partito) credibile e concreto. Lasciamo la politica italiana al suo canto del cigno, lasciamoli vincere ancora una volta ma costruiamo qualcosa che abbia qualità, quantità e credibilità tali da partire alla pari con gli altri per il prossimo giro. Lo dico a Lei come lo dico a TUTTE le figure di spicco del sardismo e dell’indipendentismo. Con stima. Andrea Nonne.

  5. fùlviu Michèli Sèone Scrive:

    Salve a tutti e grazie per gli spunti interessantissimi…

    Concordo alla luce dello scenario politico Sardo attuale e del suo limitatissimo se non nullo peso in un consesso più ampio e stratificato quale l’euromedit ed il globale,sulla necessità di non imbrigliare in tempi e modi la maturazione di coscienza “Natzionale” in atto, all’interno di strutture partitiche fortemente condizionate e condizionabili dal sistema consolidato di bi o tri polarismi disorientanti e dispersivi….

    Personalmente credo occorra oggi alla Sardegna tutta una fase di dialogo e di creazione di reti relazionali tra i vari settori, socio economico culturale etc, propedeutica a eventuali strutture partitiche consolidate e leggittimate nelle singole realtà…

    “Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta”
    Richard Buckminster Fuller

  6. grandeovest.com Scrive:

    Fulviu
    grazie per il contributo. Trovo ottima l’idea di intraprendere il dialogo partendo da un approfondimento delle esigenze reali. Aggiungo il livello locale, e in particolar modo le elezioni amministrative che possono diventare un interessantissimo banco di prova per sperimentare nuove forme di organizzazione politica.
    Andrea Nonne

  7. grandeovest.com Scrive:

    Riportiamo il commento di Michele Giorgio Muntoni che per problemi tecnici non riesce a postarlo:

    Condivido la linea di Fùlviu, del dialogo che può e deve partire da un
    approfondimento delle esigenze reali. Ma fino ad un certo punto. Credo
    si possa osare ad andare oltre per un semplice motivo: partendo
    appunto dalle esigenze reali quali vertenza entrate e lingua sarda ( a
    mio avviso priorità di un ipotetico accordo di programma ), per poi
    verificare le varie posizioni circa sanità, servitù militari ed
    energia, ci si accorge che la distanza fra ad es. iRS, ampi, SNi,
    ProgReS e PSDAZ non è incolmabile. Da una proposta di ampi ( la carta
    dei diritti della nazione sarda ) si evince che ad oggi mancano
    piuttosto dei ”meccanismi di co-responsabilità” nell’area
    indipendentista. Come conciliare quindi l’esigenza dell’occuparsi di
    cose concrete e la necessaria sperimentazione di nuove forme di
    partecipazione? Le migliori porposte a riguardo sono state avanzate da
    ampi ( la Carta ) e da ProgReS, quest’ultima ha proposto l’istituzione
    dell’INS - istituzione natzionale sarda, rete di amministratori locali
    che aderisco all’area indipendentista.

    ”INS - istitutzione naztionale sarda” e ”Carta dei diritti della
    nazione sarda” sono proposte avanzate proprio ”per cambiare qualcosa
    e costruire un modello nuovo che renda la realtà obsoleta”. Per
    tornare al tema della nota di Nonne, la posizione di chi crede che
    creare ‘’soluzioni intermedie frenando sull’indipendenza piena sia
    stato l’errore che ha caratterizzato 60 anni di autonomia e 90 di
    sardismo”, è a mio avviso più che condivisibile. Nelle fiandre e in
    Scozia sta funzionando, vediamo in Corsica e Catalogna. Da noi, la la
    line intermedia già sperimentata dal PSDAZ ha fallito perchè non
    abbiamo neppure il sardo nelle scuole ( l’organizzazione attuale è
    ridicola) e l’agenzia delle entrate. Ha fallito, punto. Il senso di
    parole quali indipendenza e sovranità ( o COALIZIONE SOVRANISTA )
    vengono puntualmente riviste, riadattate, distorte. Non credo che la
    grande coalizione possa portare grandi vantaggi, a questa seguirebbero
    le fuoriscite di gruppi dell’area più intransigente. Ripeto, alla
    grande coalizioni seguirebbero le fuoriscite di gruppi dell’area più
    intransigente, e saremmo nuovamente ‘punto e a capo’. Concludo, credo
    che si debba procedere con la convergenza da parte di ampi, iRS, SNi e
    ProgReS ( senza PSDAZ e altri ). Va inoltre valutare bene la proposta
    di istituire la ISN, che deve aprire anche agli amministratori locali
    del PSDAZ.

  8. grandeovest.com Scrive:

    Grazie per il commento Michele. A mio avviso il grande limite del sardismo e dell’autonomia è stata l’assenza di coscienza nazionale. In questo senzo credo che questa indispensabile intesa vada costruita attorno alla Nazione Sarda che è l’unica tappa intermedia credibile verso un percorso indipendentista credibile e incisivo.

  9. antoni chiccone Scrive:

    ho letto questo articolo tutto d’un fiato, e sono felicemente sorpreso dalla scoperta davvero fortuita di questo blog e del suo autore….Andrea il primo commentatore, si dichiara più che certo che ormai in Sardegna, solo il fatto di nominare la parola “indipendenza ” sia sinonimo di sciagura e di sicura sconfitta elettorale….ma nel dire ciò commette un grave errore..da, cioè per scontato, che il successo elettorale di uno schieramento ( a prescindere comunque dal colore dello schieramento vincente )sia comunque garanzia, di una reale possibilità per quella coalizione che dovesse rinunciare vincente, di poter effettivamente avere la possibilità di influenzare in modo Positivo/Significativo la situazione socio-economico-culturale delle genti di Sardegna…….bene,ormai dopo tanti anni di Autonomismo/Sardismo…sarebbe un gioco facile per chiunque, produrre una tale mole di informazioni documentate,una casistica cosi comprovata di casi,a dimostrazione dell’esatto contrario….che a volte viene veramente la tentazione di chiedersi, se nel nostro DNA ci sia una sorta di propensione collettiva al masochismo…..sappia però il commentatore di cui sopra, che a parer mio,mai come oggi in sardegna,sembrano materializzarsi condizioni più favorevoli per la diffusione e l’attecchimento capillare in tutta la Nazione Sarda del pensiero indipendentista……..le migliaia di giovani,ragazzi e ragazze che nel corso di di questi ultimi due anni appena trascorsi, hanno animato in tutta la sardegna, riunioni partecipate e accalorate di Irs prima, e di Progres poi,nonostante l’apparente fallimento di quel progetto politico, non sono sprofondati nel Mediterraneo come profughi tunisini….quei giovani, stanno ancora in sardegna e conservano intatta e ancora più forte dentro di loro, una voglia di Cambiamento che difficilmente potrà essere spenta…….e chiunque da ora in avanti cercherà di salire al potere in Sardegna, sarà a loro che dovrà dare risposte concrete…..dovranno dare risposte concrete in merito alla creazione di una Flotta sarda che si faccia carico degli interessi degli imprenditori sardi e della mobilità dei sardi in generale…dovrà dare risposte concrete sulla gestione della fiscalità in Sardegna e questa volta lo dovrà fare in modo chiaro e limpido,coinvolgendo in modo trasparente tutta la Nazione sarda, e non ponendola di fronte al fatto compiuto, come fece l’eroe di Seddori che si consenti il “Lussu” di rinunciare in nome e per conto dei “sardi” alla metà circa del bottino depredato dall’Italia alla Sardegna,e spacciando poi quell’accordo con il suo amico Romano, come una “vittoria storica del popolo sardo ” spalleggiato degnamente in questa operazione mediatica dal quotidiano La Nuova Sardegna…..allora cosa fare…??? io sono del parere che bisogna reinventarsi un modo completamente Nuovo per noi sardi di fare Politica……bisogna ripartire da un lavoro costante e certosino di Informazione in tutti i paesi della sardegna, perchè un popolo che viene costamente informato si presta molto più difficilmente ad essere manipolato..e se fino ad ora certe volpi della politica, hanno potuto scorrazzare liberamente nelle campagne sarde, lo hanno potuto fare, proprio grazie all’ignoranza in cui volutamente è stato segregato il popolo sardo……un lavoro cosi imponente però va fatto da un gruppo coeso…che sia disposto a collaborare pro su vene comune,a prescidere dal partito di appartenenza…un gruppo che sia apartitico,e a cui chi decide di aderire non deve per forza rendere conto del suo operato alle segreterie provinciali prima, che poi a sua volta dovranno riferie a quelle regionai,le quali a loro volta provvederanno puntualmente ad informare le segreterie Italiane che daranno il loro definitivo Benestare oppure richiameranno all’ordine gli infedeli…..abbiamo noi la forza di provare a fare ciò…?????? io ne sono straconvinto, e dedicherò ogni mio sforzo possibile per far si che questo tentativo riesca…..
    unu caru saludu finas ass’indipendentzia….

  10. grandeovest.com Scrive:

    Grazie Antoni
    mi auguro che il tuo entusiasmo e la tua determinazione si diffondano come virus ai 4 angoli della Natzione :D
    Andrea

  11. marco m. c. Scrive:

    Capitato per caso nel sito, dopo la lettura dell’articolo lo ho aggiunto ai preferiti.
    Vedo sempre di buon occhio chi propone fattivamente percorsi o strategie utili per conseguire l’obiettivo e cerca di mediare.
    Sicuramente la congiuntura attuale ora può aiutare a destabilizzare le menti dei sardi italocentrici, in favore di una indipendenza che potrebbe divenire una necessità pratica.
    Anche se una subdola politica italica di sinistra ci metterà lo zampino per fare sentire i sardi “una parte del cuore italiano”.
    Grazie per l’impegno, continuiamo a fare propaganda.

Lascia un Commento


Chiudi
Invia e-mail
Usiamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione nel nostro sito web.
Ok