Sardinia sliding doors: crisi economica e indipendenza.

sliding_doors.jpgMolti di voi ricorderanno un film di qualche anno fa in cui Gwyneth Paltrow interpretava una donna la cui vita si sdoppiava lungo due percorsi paralleli. Proviamo ora a scrivere la sceneggiatura di un film in cui protagonista è la Sardegna, che si trova davanti ad una scelta: diventare una Repubblica indipendente all’interno dell’Unione Europea o continuare a restare regione d’Italia. La scelta darebbe vita a due strade parallele che noi faremo diventare quattro inserendo un ulteriore variabile: risanamento dei conti pubblici o rischio di default. Il ragionamento poggia ovviamente su notevoli semplificazioni ma in macroeconomia la semplificazione è spesso l’ingrediente principale. Vediamo ora i quattro scenari ipotizzabili sottolineando sin d’ora che mi piacerebbe stimolare la riflessione e mi farebbe piacere se chi leggerà questo articolo vorrà contribuire in tal senso inviando un commento con letture diverse.

1) Sardegna “regione” di un Italia che riesce a  risanare i conti pubblici e ad evitare il crollo.

L’Italia riesce a restare in piedi con grandissimi sacrifici. I piani di austerity riusciranno a salvare i bilanci e a ridurre il debito ma non ci sarà spazio per le riforme fiscali e gli investimenti per lo sviluppo. Le regioni più povere saranno quelle più penalizzate, soprattutto se poco popolose e quindi più deboli dal punto di vista politico come la Sardegna.

2) Sardegna “regione” di un Italia che rischia il default.

L’Italia si avvicina al collasso. L’Europa, e l’America, varano un maxi piano di salvataggio per evitare un contagio planetario. Ovviamente i sostanziosi fondi vengono distribuiti tra le regioni in base al loro peso politico. Indovinate cosa spetterebbe ad una “regione” in cui vive il 2% dei cittadini “italiani”, governata da una manica di servi bipartisan, lontana centinaia di miglia dalla penisola.

3) Repubblica di Sardegna che tiene i conti in regola.

Questo scenario è decisamente probabile visto che la Sardegna ha un indebitamento estremamente basso e dei deficit non scandalosi se consideriamo gli impatti dell’annosa vertenza entrate. Una Sardegna indipendente avrebbe la possibilità di effettuare le riforme necessarie al proprio sviluppo, beneficerebbe di una rappresentanza diretta nelle istituzioni europee e godrebbe dei finanziamenti comunitari che le spettano. Qualcuno potrebbe obbiettare che verrebbero a mancare i trasferimenti dello stato italiano, effettivamente importanti sul Pil sardo. Ma chi solleva questa obiezione dimentica che i trasferimenti Italia-Sardegna subiranno nei prossimi anni un drastico ridimensionamento in entrambe le ipotesi viste poco sopra. Di fatto nei prossimi anni non potremmo esimerci dal costruire le basi di un economia solida e vivace e ciò evidentemente sarà più facile se avremmo la sovranità statale e la rappresentanza in Europa.

4) Repubblica di Sardegna che non riesce ad uscire dalla crisi.

Questo scenario è abbastanza improbabile per i motivi visti al punto 3 e per il fatto che difficilmente ci potremo trovare ad affrontare difficoltà maggiori di quelle che stiamo affrontando nel rapporto con lo Stato Italiano. Ma se anche fosse, oggi, sappiamo che se lo Stato sardo prossimo venturo dovesse trovarsi in una situazione di grave difficoltà finanziaria potrebbe contare sull’intervento dell’Unione Europea che, in questo caso, non sarebbe mediato dalle premurose mani dei ministri romani e magari, facendo una proporzione con la Grecia rispetto a Pil e popolazione, potrebbe aggirarsi intorno ai 10 miliardi di euro. Proprio la stessa cifra che negli ultimi anni noi sardi abbiamo “donato” all’Italia per aiutarla ad uscire dalla crisi.

Andrea Nonne

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11 Commenti in “Sardinia sliding doors: crisi economica e indipendenza.”

  1. fùlviu Michèli Sèone Scrive:

    Mi ricorda qualcosa…

    “Il nostro vantaggio è di essere una piccola economia […] Siamo come una piccola barca che cambia subito direzione. Paesi come la Germania e l’Italia, invece, sono come una grande petroliera che, quando gira il timone, va avanti ancora per cinque miglia”…

    Finn Gallen,
    Irish Development Agency

    Credo che la Sardegna sia una piccola grande economia in disuso…ora sta ai Sardi decidere….

  2. grandeovest.com Scrive:

    altroche Fu…e poi c’è questa cosa del debito.
    Grazie per il commento.
    Ciao
    Andrea

  3. Frantziscu Scrive:

    Il 3 ovviamente sarebbe lo scenario ideale… lavoriamo per fare una classe dirigente in grado di renderlo realtà. Frantziscu

  4. Frantziscu Scrive:

    Il 3o ovviamente sarebbe lo scenario ideale… lavoriamo tutti assieme per fare in modo che una classe dirigente preparata e capace sia in grado di trasformarlo in realtà.
    Fintzas a sa Repùbrica
    Frantziscu

  5. Oristanese Scrive:

    -Potremmo discutere del peso del Rappresentante Sardo a Bruxelles, o a Londra o a Pechino, o Washington.

    -La sardegna spesso non ha usufruito dei fondi europei per propria colpa piu che per colpe dello Stato. Tra l’altro la Sardegna è uscita dall’obiettivo 1 non perche sono entrati i paesi dell’est, che hanno abbassatola media del PIL, ma per meriti, a differenza di altre regioni italiane.

    -Certo, le ipotesi sopra descritte sono interessanti ma forse un po troppo semplicistiche e fantasiose. Devo ammettere che ho avuto anche io il periodo in cui ero affascinato dall’idea di indipendenza per la nostra terra. Ma ora mi sono spostato verso una posizione piu autonimista, e con una presa di coscienza dei sardi della propria identità. Il problema è anche culturale, stiamo perdendo la nostra sardità, e la colpa è solo nostra.

    -Una regione con l’economia come quella sarda, dal punto di vista macroeconomico non ce la farebbe da sola.

    -Chiudo ricordando quanto i politici sardi sono da sempre stati parte e abbiamo contribuito sempre, in un modo o nell’altro, alla vita dello Stato italiano.

    Una sardegna completamente indipendente, per quanto affascinante, non la vedo realizzabile. Una sardegna con piu autonomia e con una inversione di rotta nella forma mentis invece è forse possibile.

  6. grandeovest.com Scrive:

    Grazie a tutti per i commenti.

    Fra troveremo l’alchimia per far decollare l’indipendentismo.

    Oristanese per quanto possa essere limitato il peso di un rappresentante sardo in sede internazionale è pur sempre maggiore di quello che abbiamo adesso per il semplice fatto che non esiste e stiamo per essere cancellati dal mediterraneo come ha spiegato da poco proprio Frantziscu Sanna nel suo blog. Sull’incapacità di spesa dei nostri amministratori siamo d’accordo ma sono sicuro che hai capito a cosa mi riferisco. Infine dal punto di vista macroeconomico oggi l’unica economia sostenibile è quella cinese. Le economie europee e occidentali, di cui la Sardegna fa parte, dovranno cambiare, non senza sacrifici, la loro natura. Si tratta di scegliere se affrontare questo delicato processo con i poteri di uno stato o no.

  7. fùlviu Michèli Sèone Scrive:

    Vi riporto un mio commento gia fatto alcuni giorni fa su un altro blog,…

    “La direzione del sistema bancario mondiale è in direzione Grecia e la Sardegna essendo passata in pochi decenni da un sistema di sussistenza produttiva a un sistema di dipendenza consumistica è molto esposta agli effetti devastanti di ciò…….ma è pur vero che avendo la fortuna- sfortuna di di essere pochi e molto ricchi sotto il profilo dei beni rifugio,possiamo seriamente cambiare rotta semplicemnete non continuando a perdere tempo dietro ad un sistema socio economico al collasso come quello che ci tiene stretti per le palle tramite le sue arrugginite propaggini quali la RAS…”

    Interessante approfondire cio che il sig.Oristanese intende come maggiore coscienza o inversione di formamentis in seno ad autonomismo…IO sono d’accordo purchè si parta da una visione di autonomia all’interno magari di un sistema Euromedit…e non più di isolazionismo e marginalizzazione dentro l’Italia!

    I dati economici ci vedono nonostante l’impoverimento rapidissimo e incontrastato molto resilienti e capaci di deviare anche sotto l’aspetto diciamo così “della pancia e della tasca”(personalmente ne sto avendo conferma nel mio lavoro di Corporate Barter giorno per giorno)…

    Dire che i pol.Sardi abbiano sempre contribuito alla vita dello stato italiano lo trovo molto limitante come argomentazione,in quanto pur volendo leggere la storia sarda dalla “perfetta fusione ad oggi”,cio che lei definisce ‘politici sardi’,potrebbero benissimo essere definiti invece: ‘politici italiani di sardegna’,o anche Sardi secondo regole imposte ed egemonizzanti dettate sistema giuridico predominante…quindi produttori nel bene o nel male e con tutta la buona volontà e l’amore per la propria isola,di autonomie ridicole(la stagione venatoria ad es.)ricavate cedendo sovranità strutturali e strategiche quali trasporti e fiscalità,o energia per citarne alcune),creando con la sinergia devastante di un sistema di formazione scolastico,religioso e mediatico fortemente Italocentrico,quell’impotenza che ci ha spinto verso un unionismo spinto,un’ autoannesione mentale e di conseguenza materiale, che fa vivere la maggioranza dei Sardi nel famoso e frustrante “quasi”della pubblicità che ti cade addosso come un macigno quando sbarchi a Elmas…

    La cultura e l’autocritica ci porteranno la dove va il mondo intorno a Noi sta andando,l’autodeterminazione,il rispetto e la riconoscibilità reciproca tra le diversità che coesisteranno con nuove regole e moderne visioni meno utilitaristiche e più sostenibili…a presto FM ;)

  8. mmc Scrive:

    Pragmatismo innanzitutto: lo scenario è chiaro e dimostra che non si puo’ tenere in vita un sistema economico improduttivo sotto il profilo primario.
    Italia non solo non vuole ma non puo’ nemmeno concorrere alla crescita economico sociale della Sardegna… che deve fare i conti con la comunita’ europea ma anche con il bacino del mediterraneo.
    Pertanto la migliore alternativa rimane la n° 3 in quanto e’ la sola percorribile sotto il profilo della naturale evoluzione degli eventi.

  9. antoni Scrive:

    x sig. Oristanese..certo che comunque…sarei proprio curioso di confrontarmi con Lei :-)ma, mi tolga solamente una curiosità…quei dati macroeconomici che Lei cita,li conosce veramente..?? li ha studiati e li ha analizzati,per arrivare poi alle conclusioni certe a cui fa riferimento nel suo post ?? o appartiene anche Lei a quella stragrande maggioranza dei sardi… che a furia di sentirsi ripetere per 60 anni,dalla nostra classe automista sarda,il logoro ritonello ” che tanto noi non siamo buoni a nulla” o ” che noi da soli moriremo sicuramente di fame ” ha finito per interiorizzarla cosi tanto da farla propria..????
    p.s non le sembra alquanto insolito che dopo aver fatto quelle premesse…finisca poi augurandosi che tutti i sardi, si decidano una buona volta a “cambiare forma mentis”???? siamo sempre alle solite insomme….le cose vanno male…la sardegna non funziona come dovrebbe…però alla fine, quelli che dovrebbero cambiare sono sempre gli altri,e nel frattempo, meglio che si rimanga tutti quanti sotto l’ombrello,sperando finalmente che un domani,Qualcuno decida di non far piovere più…..potenza del Pensiero Autonomistico…..

  10. anima sarda Scrive:

    x oristanese: la Sardegna è uscita dall’obbiettivo uno a causa del fatturato della Saras, non per altri motivi, se tutti cercassimo di levarci dalla testa questa idea dell’italia, che come una madre premurosa si occupa di noi, forse arriveremo ad essere uno stato indipendente

  11. Valentino Brunzu Scrive:

    SALDI, SALDI, SALDI …
    Nel Centro Commerciale, se si compra qualcosa coi “saldi” si risparmia… Nel Centro cittadino, se si compra coi “saldi” puo costare 4 volte tanto.
    E si, è proprio cosi, perchè con gli avvoltoi dei parcheggi, se tardate qualche minuto nel misurarvi il vostro capo preferito, pagate sicuramente il prezzo al saldo + 38,00 euro…. di multa …senza perdono…..
    Non penso sia questo il modo di incentivare gli acquisti nei negozi del centro, ormai rilegati in marciapiedi fatiscenti e strade malconcie, E si perchè i soldi per la viabilità sono stati spesi, si , per la viabilità del Centro che interessa ai famosi……Non certo il centro cittadino… rotonde, cerchi, e ellissi………
    tre rotonde in cento metri..tutto questo per chi e cosa ?
    Chi lo sa, lo sa…
    sarebbe sicuramente il caso di rivedere il discorso dei parcheggi a pagamento, con programmi diversi, che veramente servano a incentivare le attività esercenti del cuore delle città e non i grossi affari delle multinazionali….
    Valentino Brunzu

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