Per i trasporti sardi la soluzione è in Europa

Segue da Psd’Az bene la flotta sarda ma non c’è solo l’Italia
 

5219253-aereo-viaggiare-in-europa-mappa-royalty-free-off-un-sito-web-del-governo.jpgVoglio qui illustrare quella che a mio avviso è la vera soluzione del problema trasporti specificando che si tratta del punto di arrivo di un percorso lungo e articolato. Si tratterebbe di defiscalizzare tutte le attività connesse ai trasporti da e per la Sardegna, oltre a quelli interni, una sorta di zona franca logistica che vada a investire tutto ciò che in Sardegna rappresenta mobilità, dagli aerei alle bici passando per i servizi portuali, il carburante e i taxi. Una misura di questo tipo aumenterebbe la redditività di queste attività e di conseguenza il numero delle imprese concorrenti, cosa che determinerebbe automaticamente un aumento dell’offerta e una riduzione dei prezzi per gli utenti. C’è da dire che l’Unione Europea, per tutelare il corretto funzionamento della concorrenza, vieta gli aiuti di Stato a imprese e settori e di fatto la misura appena descritta risulterebbe a prima vista incompatibile con l’art 107 del Tfeu. Ma la storia non finisce necessariamente qui perchè l’art 107 ammette delle deroghe. Non viviamo infatti più nell’800 dove i principi economici venivano concepiti come verità assolute e quindi se la UE si è voluta dare una regolamentazione fortemente liberoscambista ha ovviamente previsto delle deroghe per i cosiddetti “fallimenti del mercato” ovvero quelle situazioni in cui i mercati non sono in grado di garantire in maniera efficiente ed efficace la produzione di beni e l’erogazione di servizi. In particolare lo stesso Tfeu disciplina, all’art 349, riguardo alle deroghe concesse ad alcuni territori proprio in virtù di una situazione economica resa difficile da caratteristiche quali distanza, insularità e ridotte dimensioni. Si avete letto bene, insularità, e se è vero che alcuni di questi territori vivono situazioni troppo diverse dalla Sardegna per poter azzardare un paragone, risulta interessante andare ad analizzare la situazione della Canarie spagnole e di Madeira. Queste due isole, distanti dall’Europa continentale non così tanto più della Sardegna, da decenni beneficiano di un regime fiscale agevolato che consente loro di avere un’economia florida e vivace. Inoltre la Ue, grazie ad una specifica disciplina,  ha fatto si che i vantaggi fiscali si indirizzassero realmente verso le esigenze economiche del territorio evitando così il rischio  di creare paradisi fiscali. La Sardegna è sicuramente meno svantaggiata di questi due territori dal punto di vista della distanza, essendo al  centro del mediterraneo, ma il fallimento del mercato nei collegamenti con l’Europa continentale, così come nei trasporti interni, è evidente e palesato da tutta una serie di disagi e inefficienze. Ecco quindi che una zona franca logistica potrebbe essere un buon compromesso tra la necessità di risolvere i problemi legati all’insularità e la difficoltà di ottenere una zona franca totale in un momento così difficile per le finanze europee. Del resto c’è da dire che oggi l’attuale continuità territoriale non è certo gratuita per le casse pubbliche e se si pensa anche al perenne stato di perdita dei vettori aerei e navali, con un pò di ottimismo si potrebbe ipotizzare di coprire il mancato introito fiscale sia tramite i risparmi degli attuali incentivi sia grazie agli effetti positivi sul turismo e sull’economia sarda in genere. Presentata in questo modo la zona franca logistica potrebbe rappresentare una possibilità concreta per l’Europa di risolvere un fallimento del mercato senza interventi pubblici diretti. Del resto proprio il Psd’Az ha sottolineato la disparità di trattamenti che scontiamo in Europa sui trattamenti fiscali compensativi dello status di insularità; si tratta quindi di dare centralità all’approccio europeo, cominciando a sostituire i collegamenti verso rotte secondarie come Napoli e Verona con quelli verso le principali capitali europee.

Andrea Nonne

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3 Commenti in “Per i trasporti sardi la soluzione è in Europa”

  1. fùlviu Michèli Sèone Scrive:

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  2. fùlviu Michèli Sèone Scrive:

    Verso uno spazio europeo per il trasporto marittimo senza frontiere

    La presente comunicazione propone la creazione di uno spazio per il trasporto marittimo senza frontiere all’interno dell’Unione europea (UE) al fine di migliorare l’efficienza e la competitività del trasporto marittimo intracomunitario e di rendere le procedure semplici al pari di altri modi di trasporto.
    ATTO

    Comunicazione e piano d’azione, del 21 gennaio 2009, nella prospettiva della creazione di uno spazio europeo per il trasporto marittimo senza frontiere [COM(2009) 10 def. – Non pubblicata nella Gazzetta ufficiale].
    SINTESI

    Il trasporto marittimo è soggetto a complesse procedure amministrative, anche quando si tratta di trasporto intracomunitario (navigazione tra porti dell’Unione europea) e il loro carico è costituito unicamente da merci in libera circolazione nell’Unione europea. Tali procedure generano costi e tempi che ne riducono la competitività rispetto ad altri modi di trasporto che beneficiano maggiormente del mercato interno.

    Tra i vari metodi di trasporto merci, il trasporto marittimo a corto raggio (Short Sea Shipping - SSS) presenta vantaggi sia in termini economici che ambientali. L’estensione delle coste europee ben si adatta al suo sviluppo. Va quindi promosso per rispondere ad una crescente richiesta di trasporto e permettere così un trasporto delle merci sostenibile e sicuro.

    Nella sua comunicazione «Mantenere l’Europa in movimento – Una mobilità sostenibile per il nostro continente», la Commissione riteneva necessario eliminare gli ostacoli connessi al trasporto marittimo intracomunitario. La presente comunicazione propone un piano d’azione che consenta la realizzazione di un mercato interno del trasporto marittimo intracomunitario.

    Piano d’azione

    Per semplificare le formalità amministrative applicabili al trasporto marittimo intracomunitario, la comunicazione propone di:

    semplificare le formalità doganali per le navi che trasportano merci tra i porti dell’Unione europea, introducendo la presunzione che le merci che vengono trasportate fra due porti della Comunità hanno la posizione doganale di merci comunitarie, mediante una modifica del regolamento di applicazione del codice doganale comunitario.
    redigere linee guida includendo le migliori pratiche utilizzate in alcuni porti per garantire controlli dei prodotti animali più efficienti e rapidi, senza compromettere la salute pubblica.
    sostituire la direttiva 2002/6/CE sulle formalità di dichiarazione con una direttiva che chiarisca l’utilizzo dei formulari armonizzati della convenzione FAL dell’Organizzazione marittima internazionale (OMI). Tale proposta prevede la trasmissione elettronica delle informazioni nel 2013.
    semplificare le formalità amministrative per le navi che viaggiano tra porti dell’UE ma che effettuano scali in un paese terzo o in una zona franca.
    rendere più efficace la trasmissione elettronica dei dati mediante la creazione di sistemi di informatizzazione del traffico marittimo (e-Maritime), annunciati dalla Commissione nel suo Libro bianco sulla politica dei trasporti. Tali sistemi dovranno inoltre essere integralmente compatibili con i sistemi di digitalizzazione delle attività doganali (e-Customs) istituiti con decisione 70/2008/CE e consentiranno di alleggerire sia le procedure amministrative sia le procedure doganali nei porti. Le diverse reti per lo scambio di informazioni sul traffico marittimo tra i vari Stati membri devono inoltre essere integrate a livello di Unione europea.
    istituire degli «sportelli nazionali unici» per ridurre il numero di soggetti operanti nei porti e garantire così un trattamento più efficace delle merci a costi inferiori, rafforzando al contempo l’affidabilità generale del sistema.
    razionalizzare le norme sul trasporto intermodale di merci pericolose, dove si sovrappongono le normative marittime a quelle terrestri.

    Raccomandazioni per gli Stati membri

    Gli Stati membri sono invitati a coordinare le ispezioni amministrative a bordo delle navi e a razionalizzare i flussi e gli spazi nei porti. Ciò contribuirà a ridurre i tempi di sosta delle navi nei porti, assicurando la qualità dei controlli. Inoltre gli Stati membri dovranno studiare la possibilità di utilizzare una lingua comune o l’inglese per migliorare la comunicazione tra il personale portuale e gli equipaggi delle navi. Infine sono invitati a istituire regole che agevolino il rilascio di certificati di esenzione di pilotaggio sulla base delle migliori pratiche esistenti.

    Contesto

    La creazione di uno spazio europeo per il trasporto marittimo senza frontiere si inserisce nel quadro di una strategia comunitaria volta a favorire lo sviluppo delle autostrade del mare e dei servizi per la navigazione a corto raggio, che comprende anche, tra le altre misure, il programma Marco Polo II e le reti transeuropee di trasporto (TEN-T).

  3. grandeovest.com Scrive:

    Fulvio grazie per i commenti e per quest’importante contributo

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