Cappellacci, Keynes e la zona franca in Sardegna.

cappellacci-notizie_415368877.jpgQualche giorno fa su Videolina il Presidente Cappellacci, a domanda su come si potessero coprire le mancante entrate derivanti dall’istituzione della zona franca integrale, ha risposto che il moltiplicatore keynesiano dimostra in modo chiaro e inequivocabile che l’esenzione dalle tasse genererà un incremento dell’economia tale da compensare ampiamente le mancate entrate. In teoria ciò che ha detto Cappellacci è possibile, anche se più che citare Keynes avrebbe forse dovuto citare Laffer, ma lasciamo per un attimo il nostro Presidente e il suo sofferto rapporto con la macroeconomia per cercare di capire una cosa importantissima, ovvero quale sia la crescita economica necessaria per compensare le mancate entrate previste nella zona franca richiesta da Cappellacci all’Ue (che ha appena risposto di non essere competente come avevo previsto da subito).

Ricordiamo velocemente che Cappellacci ha richiesto una zona franca integrale con spostamento dell’isola al di fuori del confine doganale europeo. In conseguenza di ciò la Sardegna sarebbe esentata dal pagamento di iva e accise e questo indubbiamente stimolerebbe  l’economia generando aumenti dell’occupazione, delle vendite e degli utili. Questo a sua volta incrementerebbe il gettito derivante dalle imposte sul reddito delle persone e delle imprese. La domanda è se questo aumento sarebbe sufficiente a compensare le entrate che verrebbero a mancare a seguito dell’abolizione di iva e accise. Cominciamo con vedere a grandi linee quali sono le principali cifre in campo. Mi rifaccio ad un documento di previsione delle entrate relative al 2011; le cifre hanno subito leggeri cambiamenti ma questo non influenza la nostra verifica in maniera rilevante. Dunque con un po di approssimazione che semplifica le riflessioni e non influenza le conclusioni la situazione è più o meno questa:

IVA  2 miliardi
ACCISE 700 milioni

IRPEF 2 miliardi
IRES 600 milioni
IRAP 800 milioni

In sostanza per compensare l’ammanco di 2,7 mld derivante dall’eliminazione di iva e accise e necessario che irpef, ires e irap aumentino della stessa misura. Voglio essere ottimista. Ammettiamo che la zona franca di colpo cancelli la disoccupazione anche se la disoccupazione a zero è una condizione pressoché impossibile. Avremo quindi circa 110 mila posti di lavoro in più dall’oggi al domani. Sempre per continuare ad essere molto ottimisti ipotizziamo che ognuno di questi lavoratori percepisca circa 1.900 euro lordi al mese in modo da poter generare un gettito irpef annuo di circa 4.500 euro pro capite. Abbiamo quindi un aumento di irpef pari a 110.000×4500=495 mln di euro. C’è ora da stimare l’aumento di reddito derivante dalle imprese. Supporre un aumento del 30% significherebbe già essere molto ottimisti ma io voglio continuare ad essere super ottimista e quindi voglio sparare un aumento del 50%. Quindi ires e irap aumenterebbero complessivamente di 700 mln mentre per l’irpef è necessario calcolare l’aumento solo sui redditi da lavoro autonomo che, col solito generoso ottimismo, credo si possano stimare in circa 300 mln. Abbiamo quindi ulteriori 150 mln di gettito addizionale. Riassumendo tra autonomi e dipendenti abbiamo un aumento dell’irpef di 650 mln che si sommano a 300 mln di ires e 400 di irap. Quindi in conclusione abbiamo entrate addizionali per 650+300+400=1,35 mld. In pratica pur con queste stime estremamente ottimistiche abbiamo coperto solo metà del gettito mancante. E di ottimismo ce ne è davvero tanto in questi numeri visto che stiamo parlando di un aumento del pil di circa il 15%. Roba da far impallidire la Cina. Aggiungo, per dovere di cronaca, che Cappellacci, contraddicendo quanto ha detto finora, è stato costretto ad ammettere di voler dosare le esenzioni in maniera graduale negli anni. Al di la delle problematiche tecniche insite in un’idea di questo tipo va detta chiaramente una cosa: questa non sarebbe l’istituzione di una zona franca ma una graduale riduzione di alcune imposte con benefici limitati nel breve periodo finalizzata all’ipotetica realizzazione di una zona franca in un futuro non meglio specificato e a condizione che tutto fili liscio, cosa che in economia politica succede raramente, specie di questi tempi e da queste parti.

Questo è probabilmente il motivo per cui chi come me si appassiona da anni al tema della zona franca, per non parlare di chi se ne occupa da decenni, ha immaginato soluzioni diverse, basate quasi sempre su esenzioni fiscali mirate a risolvere i principali problemi strutturali dell’economia sarda, dando finalmente spinta propulsiva alla nascita di un settore produttivo compatibile tanto con il territorio quanto con il mercato. Per quanto mi riguarda faccio notare che da tempo ho proposto la zona franca logistica per risolvere i problemi dei trasporti interni ed esterni grazie ad una complessiva defiscalizzazione dei trasporti; un intervento realizzabile con “appena” 5/600 mln di euro. Con altri 200 mln di euro si potrebbe dimezzare l’ires (escludendo dalle esenzioni le imprese ad elevato impatto ambientale per la gioia della famiglia Moratti) attirando così investimenti di imprese industriali strutturate e profittevoli che rischiano invece di restare escluse dal modello proposto da Cappellacci. Stiamo parlando inoltre di una misura che, contrariamente a quanto afferma qualcuno, potrebbe trovare terreno fertile in Europa, visto che si tratta di una versione moderata delle defiscalizzazioni prevista dall’Ue per risolvere il problema delle isole ultra-periferiche. Sicuramente portare proposte di questo tipo a Bruxelles, magari insieme ad altre isole del Mediterraneo, garantirebbe a Cappellacci figure ben più dignitose di quelle che ha fatto ultimamente inviando in sede Ue proposte chiaramente destinate allo stato italiano (cosa ripeto prevista nel mio articolo dell’ 11 febbraio).*

Chiudo ricordando a Cappellacci che se è in grado di eliminare tutte le imposte dirette senza creare deficit, candidarsi nuovamente alla guida della Sardegna sarebbe poco. Come minimo lo attenderebbero un nobel per l’economia e il ministero del tesoro nel prossimo governo repubblicano statunitense.

Andrea Nonne

* Si ricorda che la creazione di una zona franca fiscale oltre agli stati membri coinvolge maggiormente l’Ue, a differenza delle zone franche previste dal codice doganale che come ha recentemente ricordato Zoutek a Cappellacci sono di competenza degli stati membri salvo per alcuni passaggi amministrativi che comunque è sempre lo stato a dover portare in sede comunitaria.

NB l’area commenti è come sempre disponibile per osservazioni, correzioni, contestazioni nel merito del ragionamento, dei calcoli e delle conclusioni.

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38 Commenti in “Cappellacci, Keynes e la zona franca in Sardegna.”

  1. Giuseppe Scrive:

    Complimenti Andrea!!!
    Davvero un eccellente intervento!!!

  2. grandeovest.com Scrive:

    Grazie Prof. Melis
    Gentilissimo

  3. Maria Scrive:

    Andrea chi? io leggo “grandeovest”… io non sono una prof. ma le lasci dire una cosa: Studi con la sua testa non con quella degli altri.

  4. grandeovest.com Scrive:

    Maria come ho specificato “NB l’area commenti è come sempre disponibile per osservazioni, correzioni, contestazioni nel merito del ragionamento, dei calcoli e delle conclusioni.”
    Per la cronaca il pezzo è firmato con nome e cognome.

  5. BUSTIANU CUMPOSTU Scrive:

    De custu interventu competente si cumprendet ite cheriapo narrere deo in sa trasmissione de Videolina. Aipo fatu deo puru sos contos e aiapo carculadu unu ammancu de 2.3 miliardos de euros, cifra chi apo citadu in trasmissione.
    Bellu traballu a beru Andria, cumplimentos meda.

  6. grandeovest.com Scrive:

    Gratzias meda Bustianu
    Fintzas a s’indipendentzia

  7. Angelo Ru Scrive:

    Complimenti Andrea, un analisi di facile lettura anche per i non addetti ai lavori,solo una cosa non riesco a capire, perché queste analisi che ripeto condivido appieno, non si riesce mai a portarle davanti a quelli che vedono la Zona Franca come un miraggio da perseguire a tutti i costi,
    e non riescono a vederne i rischi che potrebbero conseguirne?
    Grazie.

  8. Marta Aresu Scrive:

    Condivido in toto , il problema é :come si fa a farlo capire alla gente ?

  9. Luigi De Murtas Scrive:

    Bell’articolo, vorrei fare solo una piccola considerazione che si può toccare con mano e io la tocco tutti i giorni…. è vero che con la Zona Franca si perdono 2,7 mld derivanti dall’iva e dalle accise, ma se restiamo come ora, si perderebbero comunque…. Tutte le aziende stanno chiudendo e i consumi sono all’osso, la mia domanda è DA CHI SI RECUPERA L’IVA??? Dalla SARAS che ha sede legale a Milano ??? o dall’Auchan ??? Signori se non si fa la Zona Franca, la Saregna tra 5 anni sarà DISABITATA….

  10. grandeovest.com Scrive:

    Grazie a tutti!

    @Angelo è una cosa che non riesco a capire nemmeno io.

    @Luigi ho proposto una zf logistica che costa circa 1/3 e potrebbe avere enormi benefici visto che è mirata a risolvere i principali problemi dell’isola: trasporti e carenza di investimenti di qualità

  11. grandeovest.com Scrive:

    @Marta: ormai l’onda della rivendicazione cieca ha raggiunto il suo picco; ora crollerà e dopo un po, con le acqua clame, si potrà riprendere a parlare seriamente di zf…ma prima ci sono le elezioni

  12. Luigi De Murtas Scrive:

    @Angelo Ru se secondo te la Zona Franca “è pericolosa” fatti un giro a Livigno e intervista le varie attività e gli abitanti così ti rendi conto…. sai bisogna girare per sapere le cose….

    @grandeovest.com cosa sarebbe questa Z.F. logistica ??? Non sarà per caso la Z.F. Urbana, quella inventata a Parigi per levare i Marocchini dalla strada ???
    No grazie, in Sardegna serve solo la Zona Franca extra-doganale Integrale !!! Poi possiamo correre dei rischi, tanto PEGGIO DI COSI NON PUO ANDARE….

  13. Marco Scrive:

    sicuramente non vorrei mettere malizia, ma vistosi l’ora alcuni dormivano mentre Cappellacci a risposto alla domanda del giornalista Muroni di dove si recuperavano i soldi della mancata entrate da parte dello stato. Se siete persone serie RIVEDETEVI il programma

  14. Ferdinando Mattana Scrive:

    Anche a me e’ piaciuta la sua disamina, complimenti! Ma sono totalmente d’accordo con Luigi De Murtas, i 2,7 mld spariranno perche’ le aziende chiudono, le maestranze verranno licenziate e non potranno piu’ acquistare viaggiare e andare nei ristoranti cinema ecc.! Poi la Sardegna non vanta circa 10mld dallo stato che potrebbero servire da volano per quei 5 anni necessari a creare ricchezza e opportunita’ nell’Isola? Io non credo che le aziende profittevoli da lei nominate vengano escluse dal modello Zona Franca Integrale (non e’ il modello di Cappellacci)! La ringrazio.

  15. Giuseppe Scrive:

    Complimenti bellissimo articolo, ma non ci dobbiamo scordare che lo stato italiano incassa circa 2 euro al seconda dalle servitù militari!

  16. Fabio Usai Scrive:

    Peccau che non stiamo vedendo ne IVA e ne Accise e pure da parecchi anni!! E peccato pure che la sanità potremo evitare di accollarcela in toto(circa 3mld)così come stupidamente previsto da precedenti governi..immagino pure amici vostri… ;)
    Ma sopratutto peccato che non tutte le aziende che operano in terra nostra, pagano le imposte in Sardegna..nonostante caghinti puru tottu su logu… state avvalorando costoro?

  17. grandeovest.com Scrive:

    @luigi de murtas cos’è la zf logistica lo puoi vedere nell’articolo linkato. Come vedrai non ha nulla a che vedere con le zf urbane
    http://grandeovest.com/2012/02/27/per-i-trasporti-sardi-la-soluzione-e-in-europa/

  18. grandeovest.com Scrive:

    @marco se sei persona seria rileggiti l’articolo; le cose sono 3:
    1) i numeri che ho riportato sono errati;
    2) ho sbagliato i calcoli;
    3) la previsione è poco ottimistica.
    Delle tre l’una, dimmi tu. Ma per favore non citarmi Cappellacci come fonte affidabile.

  19. grandeovest.com Scrive:

    @Ferdinando: la zf integrale attira prevalentemente imprese commerciali e imprese interessate a fare import/export estero su estero. Purtroppo per questa attività la Sardegna non è competitiva è il problema non sono i dazi. Viceversa dimezzare l’Ires significherebbe creare un area altamente competitiva al centro del Mediterraneo perchè tutte le società di capitali che fanno utili avrebbero un bell’incentivo. Ricordate che l’Iva è una partita di giro per le imprese, favorisce i consumi ma non necessariamente di prodotti sardi.

  20. Ugo Non Cappellacci Scrive:

    Forse i calcoli si possono rifare aggiornando la previsione al 2014, così dovresti fare i conti con un gettito realistico molto più basso. Le aziende chiudono e quelle che non chiudono stanno ridimensionando…mi sembra importante tenerne conto

  21. grandeovest.com Scrive:

    Ugo hai i dati? Io non li ho trovati ma considera che viste le conclusioni la differenza dovrebbe essere del 50% circa per quadrare, mentre il calo delle imposte dirette dovrebbe essere proporzionale al calo dei consumi che è ben lontano da quelle cifre. Comunque se trovi i dati sarebbe utile ripetere l’esperimento.

  22. max Scrive:

    1) non avete fatto i conti con le persone che NON pagando piu’ IVA rimettono in circolazione piu’ facilmente moneta, investendo con piu’ facilita’….
    2) Diventare zona franca sarebbe come diventare una comunita’ autonoma come Le Canarie ( io non voglio nulla ma tu stato italiano non mi chiedi niente)
    3) Inizieremo a viaggiare a pannelli solari, se ci mettessimo daccordo nessuno pagherebbe piu’ energia, anzi la vendiamo noi. Senza iva i costi si abbasserebbero per costruirli in casa…….
    4) I nostri prodotti con piu’ manodopera basterebbero per tutti, riprenderebbero a viaggiare numerose industrie ecc ecc ecc……..QUESTA e’ la linea da seguire, fare della Sardegna una piccola Argentina. Mi fate ridere esperti di economia…..ormai le leggi dell economia non so piu’ come le studiavamo prima, tutto dipende sempre dalla MONETA messa in circolazione (che deve tornare sovrana e non della Bce)

  23. grandeovest.com Scrive:

    @max
    1) come no; leggi bene ho ipotizzato un aumento complessivo dell’economia elevatissimo ma i conti non tornano lo stesso;
    2)dai miei conti risulta proprio il contrario in quanto i maggiori deficit aumenterebbero la dipendenza; inoltre l’autonomia si misura con gli assetti istituzionali più che con le politiche fiscali;
    3) mi sembra poco attinente, senza iva scendono tutti i prezzi; il fatto che poi i consumi si indirizzino maggiormente verso il fotovoltaico è tutto da dimostrare;
    4) non c’è nessun nesso tra la zona franca integrale e il consumo di prodotti locali anche perchè l’iva per le imprese è una partita di giro.

  24. Gianfranco Muggianu Scrive:

    Ho letto le sue considerazioni intorno al recupero, attraverso imposte sul reddito da lavoro, di quanto si perderebbe per effetto dell’abbattimento di IVA e Accise, senza altre considerazioni sull’opportunità di modulare diversamente l’azione di riduzione di più imposte, sopratutto di quelle che richiedono minore “negoziabilità” con i diversi livelli istituzionali.
    Vorrei fare però una premessa sul numero intorno al quale ruota il suo ragionamento: i disoccupati in Sardegna.
    Su una popolazione di 1.639.000 abitanti la ripartizione per fasce di età fornisce:
    200.000 età 0-14 anni;
    168.000 età 15-24 anni;
    211.600 età 25-34 anni;
    814.126 età 35-64 anni;
    326160 età >65 anni.
    Di queste persone in età 15-64 anni risultano Attive 652.800;
    Nella stessa fascia di età Risultano Inattive 460.100.
    Fra le “Attive” vi sono i circa 110.000 disoccupati, che secondo l’Istat sono in cerca di lavoro da più di 15 anni. Lo stesso Istituto Nazionale ci dà il tasso di occupazione, che porta il numero a circa la metà delle Attive, in cui sono incluse tutte le differenti forme contrattuali, più o meno stabili, oltre al variegato popolo delle partite IVA, tutti comunque disposti a scappare ben volentieri dalla condizione lavorativa attuale.
    In Sardegna ci sono circa 30.000 nuovi disoccupati solo nell’ultimo trimestre del 2012, compresi i lavoratori stagionali del settore turistico.
    Occorre dunque riconsiderare che le persone senza lavoro sono in numero ben superiore ai disoccupati “ufficiali”.
    Alla fine del mese di dicembre dello scorso anno, le persone in cerca di occupazione, iscritte presso i Centri dei Servizi per il Lavoro della Sardegna, sono state 407.875, di cui 293.942 disoccupati e 113.933 ancora in cerca di un primo impiego.
    Per quanto premesso, creare il lavoro per quel numero apparentemente miracoloso di 110.000 persone è un livello da cui partire e non l’obiettivo.
    Che tutto ciò si persegua in un congruo numero di anni di avvio, da 5 a 10 per esempio, sarebbe ragionevole, si tratterebbe di iniziare con riduzioni graduali, ad esempio con obiettivo alla fine del primo anno nell’ordine di 30/35.000 nuovi posti di lavoro. Ragionare con un programma pluriennale, un percorso con un orizzonte percepibile, restituirebbe la fiducia necessaria a cittadini e imprese, senza la quale nessuna politica potrà avere successo.
    La Zona Franca di cui allo Statuto e al decreto legislativo di attuazione, insieme alla ineludibile necessità di creare una forte fiscalità di vantaggio, nelle forme di stiamo ora discutendo, contiene argomenti sufficienti per attrarre investimenti. E’ auspicabile, per quanto ovvio, che tali investimenti siano orientati da una politica Regionale degna di questo nome, che preveda la crescita di determinati settori dell’economia con la penalizzazione di altri.
    Aggiungo che la stessa Regione, con la L.R.10/2008, ha impegnato la Giunta a includere fra le aree funzionalmente collegate ai punti franchi, le superfici dei consorzi industriali, rendendo integrale e fisicamente connessa tutta la Sardegna in un tale fitto reticolo viario, che non è certo fatto di tubi in vetro ma di strade, il cui controllo doganale degli attraversamenti costituirebbe una vera e propria occupazione militare, se non si trattasse di un’unica Zona Franca.
    In alternativa non vedo alcuna ricetta, ascolto e leggo le diverse posizioni politiche, ciò che si coglie è il deserto creato da posizioni “contro” qualcuno, mai per avanzare compiute e credibili proposte. Ho letto degli aiuti di Stato per ciò che viene chiamata zona franca urbana del Sulcis, il cui incerto finanziamento proviene da sanzioni applicate a industrie finanziate per decenni. Non capisco davvero a cosa siano serviti tutti gli sforzi politici e le norme create per consentire la creazione dell’unico strumento economico in grado di offrire una risposta credibile alla crisi in cui il rigore sta solo dando il colpo di grazia al sistema economico isolano. Sul nobel non sono d’accordo con Lei: il nostro presidente deve mettersi in fila e attendere la consegna del medesimo premio Nobel ai vari Amato, Prodi, Berlusconi, Monti e altri salvatori della Patria che lo hanno anticipato.

  25. Mario Nanni (blog Maralai) Scrive:

    maralai.ilcannocchiale.itda una discussione a FB di stasera.
    lo posto anche qua
    mn(blog Maralai)
    http://www.maralai.ilcannocchiale.it
    ^^^

    altro che Sardegna Franca! non si riesce neppure ad avere uno Stadio Franco! ma che dico, neppure un Deputato Franco che si attira i pubblici ministeri anche in visita al carcere. E Cappellacci lo rinviano a giudizio. chissà che la smetta di parlare di Minkiate Franche! però una cosa semplice semplice la voglio dire in dissenso all’analisi di Nonne(autore dell’articolo). che dove la zona franca esiste nessuno pensa di sopprimerla o di scappare all’estero, come avviene in Sardegna. dove gli intellettuali non si spremono le meningi per pensare positivo, ma catastrofico! Si preoccupano degli interessi di uno Stato che ci strozza. Pensate all’Isola strozzata, non allo strozzino!

  26. grandeovest.com Scrive:

    @Mario grazie per il contributo. Condivido molte del tuo disappunto sulla ns situazione politica.
    Sulle zf: nell’articolo ho proposto una zf molto simile a diversi modelli utilizzati in Europa. Mentre una zfi come quella da Cappellacci in Europa non esiste, se si considerano territori paragonabili alla Sardegna.

  27. grandeovest.com Scrive:

    @Gianfranco le tue considerazioni sono interessanti. Se non interpreto male il tuo pensiero, suggeriresti di utilizzare il tasso di occupazione al posto di quello di disoccupazione. Ti confesso che ho ipotizzato la disoccupazione a zero (situazione impossibile nella realtà) proprio per prevenire osservazioni sui cosiddetti scoraggiati. Con riferimento al tasso di occupazione tu che target proporresti? Tieni anche in considerazione il lavoro nero, fenomeno evidentemente non correlato alla presenza o meno di una zf.

  28. Marco Orrù Scrive:

    A parer mio, la ZFI non può fare che del bene!
    E’ inutile pensare ad alternative (parziali), bisogna solo pensare che se l’attuale pressione fiscale supera il 50% (e son sempre meno le aziende e le persone occupate), magari (e sparo un numero) se la pressione fiscale scendesse al 25% ma con la disoccupazione quasi a zero, più tanti altri sardi che ritornerebbero nella loro terra e più ad altri italiani/stranieri, avremo forse più introiti di sempre! no?
    Intendo dire, meno pressione fiscale ma più persone che creano “gettito”.

    E poi, ci son ZF povere nel Mondo? No!

    E non mi dite, “la realtà italiana/europea è diversa”, “non siamo sovrani” o altre cavolate simili…
    Siamo una Regione come tante e non siamo da meno.
    L’unica cosa da aggiungere sarebbe l’Agenzia delle Entrate Sarda attuando il “progetto Fiocco Verde” e non riesumare il “modello Soru” (che non sarebbe esaustivo)!

  29. grandeovest.com Scrive:

    Marco: il fatto è che in Europa non esiste un territorio simile alla Sardegna con un regime di zf simile a quello proposto da Cappellacci. Viceversa ne esistono molti in cui operano zf simili a quelle che propongo io.

  30. Gianfranco Muggianu Scrive:

    @grandeovest, ho fatto dei ragionamenti intorno alla contemporanea, o poco “sfasata”, presenza di Zona Franca da Statuto (punti franchi e aree funzionalmente collegate; Fiscalità di Vantaggio e Agenzia delle Entrate Regionale. La strage cui assistiamo non è compatibile con nessuna logica, tantomeno con logiche da cosiddette minori entrate, poichè nella realtà si tratta di asimmetrie che conducono, fra Sanzioni, Aggi e Interessi al raddoppio del debito, spesso dichiarato, in meno di due anni e alla sua decuplicazione in meno di sette. Tornando all’argomento Target la soglia che ho individuato con un modello semplificato mi porta a ritenere compensativo un numero di 160/200.000 nuovi posti di lavoro del valore medio di circa 26/30.000 €/anno. Questo non escluderebbe la presenza in Sardegna di nuovi occupati provenienti anche dall’esterno, se fossimo nella condizione di piena occupazione, ma non credo che sia questa la situazione. Il calcolo si svolge con leggere variazioni in funzione delle quote trattenibili ai sensi dell’art.8 dello Statuto. Nell’ipotesi di considerare che l’80% delle risorse lasciate nelle tasche di cittadini e imprese vada a consumi, si considera il moltiplicatore compreso fra 2,5 e 5, che mi porta ad un ipotetico maggiore reddito in cui ipotizzo che la manodopera incida in percentuale compresa fra il 30 e 40%. Su questa ultima quota calcolo delle imposte virtuali che cumulo in circa il 30%(persone fisiche e imprese etc.). Detto calcolo nell’ipotesi di 1,35 Mld di “restituzione” fornirebbe circa 108.000 posti di lavoro. Tuttavia, penso che l’elemento più importante in assoluto risieda nella restituzione della fiducia, mai più uno Stato nemico del cittadino “ladro ed evasore”, dando nel contempo un orizzonte di speranza con un progetto di Sardegna Sostenibile in senso lato. Solo cosi le persone si convinceranno a “intraprendere”…

  31. mario Scrive:

    penso che manchi un dato fondamentale nelle analisi. in caso di eliminazione di iva e accise, come succede a livigno, si puo’ introdurre quello che loro chiamano tributo speciale, nel caso dei carburanti per esempio è di 23 centesimi al litro, e nel caso delle sigarette è il 19% del costo finale al pubblico. Solo con queste due imposte (considerando che nello scorso anno, il consumo annuo di carburante è sceso del 15%) si recuperano tra i 500 e i 600 milioni di euro. Ovviamente il flusso turistico aumenterebbe e con questo anche le entrate. Saluti Mario

  32. Teo Scrive:

    Grande Ovest.
    il tuo ragionamento di calcolo matematico presuppone che tu stia seriamente valutando costi e benefici in zona franca integrale. Quindi stai ammettendo visto il tuo contributo matematico che ne abbiamo diritto per legge. Altrimenti non avrebbe senso fasciarsi la testa prima di rompersela. Quindi ragionando in opportunità di politica economica per la Sardegna ad essere o meno zona franca Integrale oppure come alternativa restare nella fiscalità statale attuale, credo onestamente che ogni tuo sforzo verrebbe smentito da qualsiasi economista o da un qualsiasi studente di economia. Non puoi paragonare la pressione fiscale attuale che porta alla chiusura di aziende e aumenta la disoccupazione, con la zona franca integrale che fa aprire aziende e crea occupazione. Sono due scenari opposti, nei quali la zona franca integrale permette una crescita graduale dell’economia e del reddito e di conseguenza di entrate maggiori nel lungo periodo.

    Ma torniamo alla matematica e diciamo che dai tuoi calcoli per andare in pareggio di entrate zona franca integrale mancherebbero circa 1 MLD di euro. dove recuperarlo? Sai che alle canarie hanno istituito IGIC al 7% per sostituire IVA spagnola? Quindi la Sardegna potrebbe al primo anno sostituire IVA italiana con la “IGIC” sarda al 10% e recuperare quel miliardo (dal momento che i 2 mld si ottengono con Iva attuale al 21%). Vedi che se ci confrontiamo prima o poi la soluzione la troviamo… Ciao

  33. grandeovest.com Scrive:

    Teo
    il mio è un ragionamento per ipotesi tanto ottimistiche da sfociare nell’utopia. la mia alternativa non è l’attuale sistema fiscale ma la zf logistica. Se poi mi parli di iva ridotta al 10% non mi stai più parlando di una zf integrale e devi ridimensionare anche gli effetti sull’economia. Se quindi l’abolizione totale di iva e accise genera 1,35 mld di gettito addizionale, la riduzione dell’iva al 10 te ne generameno di un miliardo e quindi il disavanzo da coprire aumenta

  34. teo Scrive:

    Grande Ovest, la zona franca Integrale elimina accise e Iva e Dazi, ma non significa avere un paradiso fiscale. I comuni ad esempio possono contribuire a recuperare velocemente quel disavanzo con imposte maggiori sui canoni di locazione dei terreni e dei fabbricati. La soluzione và studiata e perfezionata con appositi piani economici di lungo periodo.

  35. massimo matta Scrive:

    gentile Andrea,

    i tuoi calcoli sono carenti sotto molti aspetti.
    1) non tieni conto della diminuzione del gettito in atto (circa il 30%) in meno, quindi dati di introitamento molto minori;
    2) non tieni conto che 110 mila occupati vogliono dire anche 55 mila disoccupati in CIG (o CIGS) che sono costi notevoli;
    3) non tieni conto del moltiplicatore del reddito;
    4) non tieni conto che il mancato gettito è per lo stato italiano e non per i sardi!
    5) non tieni conto che della parte di gettito che torna indietro da Roma non va’ a cittadini sotto forma di servizi ma sono in gran parte sprechi (Tirrenia, ANAS, sanità, ecc.);
    6) non tieni conto dei DIRITTI SPECIALI, tributi che possono incamerare direttamente gli enti locali e generare servizi;
    7) ricordati che se non paghi tributi rimangono in tasca ai sardi, TUTTI.
    8) vi sono anche tante altre cose ma non hai mai partecipato a nessun incontro….
    9) tieniti stretto anche quanto detto dall’Ing. Muggianu.
    10) sempre pronto al confronto fuori dal pc.
    11) Fortza paris.

  36. grandeovest.com Scrive:

    massimo forse ti è sfuggito che ho stimato un aumento del pil del 15% ;)
    Saluti

  37. Sandro Scrive:

    Nell’analisi di Andrea si è azzerata completamente l’imposta iva come anche di tutte le accise .
    Con l’entrata in vigore della Zona franca Integrale nessuno ha mai detto che sia l’iva che le accise verrebbero azzerate del tutto. Se proviamo a fare lo stesso ragionamento con un iva al 6% anziché al 22% e con un abbattimento delle accise del 80% avremmo comunque un fortissimo incremento di aziende che verrebbero in sardegna azzerando o quasi la disoccupazione, aumentando il turismo del 250% non ci sarebbe nessun ammanco di entrate anzitutto il contrario.

  38. teo Scrive:

    Secondo l’ISTAT la popolazione sarda entro il 2050 si ridurrà di 300 mila abitanti in maggioranza giovani che lasceranno l’isola in cerca di lavoro.
    La Sardegna si ritroverà quindi sempre più disabitata e povera.

    La Regione Sardegna, può ancora far fronte a questa emergenza per rilanciare l’economia dell’Isola ed evitare un maggior spopolamento, applicando il decreto legislativo 75/1998 che ha istituito le zone franche nei porti e nelle aree industriali collegate e collegabili già dal 1998.
    Tale decreto ancora in vigore potrebbe consentire ai sardi, imprese e cittadini di avere una IVA agevolata su prodotti e servizi e il taglio delle accise sui carburanti e sulle bollette di luce e gas, come avviene ad esempio nelle zone franche delle Isole Canarie.

    Il vero problema e che noi sardi per primi siamo pessimisti e non ci fidiamo nemmeno della nostra ombra e litighiamo anche tra fratelli e sorelle… figuriamoci se siamo capaci di restare uniti e sostenere questa rivendicazione del diritto supportando persone esperte come l’avv.to Francesco Scifo e la dott.ssa Randaccio… no… noi sardi preferiamo essere guidati da Roma e da professori e politici, perchè in fondo a noi sardi va bene vivere cosi come abbiamo sempre vissuto di “assistenzialismo e raccomandazioni”

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