Ma i comunisti* oristanesi sono nemici del Giudicato di Arborea?

eleonora-murino.jpgA Oristano, in vari ambiti della sinistra cittadina, si sta formando un forte movimento di opposizione verso l’idea di avviare azioni di recupero della reggia giudicale sulla quale è stato costruito l’ormai ex carcere di Piazza Mannu. Quando, poco più che bambino, ho cominciato a comprendere che l’attuale aspetto della città racconta una storia di devastazione della memoria, ho iniziato a vedere quelle crepe nei resti delle mura giudicali come profonde ferite inflitte alla storia della città. Quando poi, pochi anni dopo, ho scoperto la grandezza del passato arborense quelle ferite sono diventate insopportabili e inspiegabili. Mi è sempre parso naturale che queste sensazioni fossero condivise da tutte le persone che amano Oristano ma oggi noto con grande stupore che molti, di fronte alla possibilità di recuperare importanti pezzi di quella storia violata, si scoprono amanti dell’insolente struttura carceraria.

Il primo intervento in tal senso è da accreditare a Ivo Serafino Fenu che, a valutazioni tecniche in merito alle quali non mi esprimo, aggiunge considerazioni di altra natura sull’opportunità di valorizzare l’attuale struttura carceraria piuttosto che intervenire a favore del recupero degli elementi di età giudicale. Fenu parla di “mix di provincialismo e miopia culturale infarcita di una visione della storia del medioevo che sconfina nella mito” mentre mostra apprezzamento per l’attuale aspetto dell’edificio elogiando “le dignitose linee classiciste con le quali è stato rivestito agli inizi del secolo scorso e che conferirono alla piazza quella dimensione austera e in sintonia con il sobrio “decoro” ottocentesco che contribuì a fare di Oristano una città.”
Le riflessioni di Fenu hanno raccolto un certo consenso all’interno della sinistra oristanese da parte di cittadini, consiglieri comunali e segretari di partito ma la manifestazione più convinta è avvenuta sulle pagine de “La Furia Rossa” blog oristanese di orientamento comunista. In quest’articolo viene condivisa la seguente parte del ragionamento di Fenu:

E, sempre in quest’ottica, mi chiedo se sia più utile per la crescita culturale e turistica della città, mettere a nudo qualche pietra medioevale (magari da condannare all’oblio e al degrado come avviene per gran parte del patrimonio storico) – in un’Italia ben più ricca di testimonianza di quell’epoca e di ben altro valore artistico – e non, piuttosto, valorizzarne la sua storia recente: una delle strutture carcerarie più inospitali e dure, nel bene e nel male, testimonianza di civiltà e inciviltà, coi suoi spazi collettivi e suoi luoghi del dolore individuale nei quali è passata una parte importante della nostra storia recente e delle sue contraddizioni umane e sociali. Un “monumento” e una testimonianza a suo modo unica, un carcere, una prigione, un “non luogo” da preservare in quanto tale, uno spazio da far vivere con iniziative legate alla contemporaneità e alle sue peculiarità contaminative dei linguaggi dell’arte, della musica e del teatro… altro che medioevo”

Davide Pinna, autore dell’articolo, aggiunge che “ In fondo non abbiamo dubbi: tra la celebrazione della gloria di re che combattevano per interesse dinastico e la testimonianza del dolore e della sofferenza degli ultimi scegliamo questa seconda opzione.” Questa posizione è ovviamente del tutto legittima, anche se mi chiedo perchè gli amici de “La Furia Rossa” non abbiano esternato la loro avversità agli Arborea durante la recente campagna elettorale che li ha visti vincitori al fianco del sindaco Tendas, il quale da sempre è un convinto sostenitore del recupero della reggia giudicale. Venendo al titolo di questo articolo preciso subito che sono convintissimo che i comunisti oristanesi generalmente provino amore e rispetto per l’epoca giudicale  e per il relativo patrimonio artistico-culturale. Tuttavia ritengo probabile che la particolare posizione dei ragazzi de “La Furia Rossa” sia riconducibile alla loro formazione politica e che nello specifico sia frutto di una diffusa tendenza a ricondurre tutto alla dinamica classista. La visione classista ha sicuramente la sua utilità ed è parte importante della comprensione della storia ma ha i suoi limiti; perdere di vista questi limiti significa perdere di vista la comprensione di alcune dinamiche storiche fondamentali. Il grande intellettuale sardo Antonio Simon Mossa, figura politicamente complessa ma per certi versi molto di sinistra, ebbe la brillante intuizione di sostituire il modello di oppressione tra classi con quello di oppressione tra popoli. Questa prospettiva fornì a Simon Mossa le basi per costruire il suo originale e innovativo pensiero che ancora oggi stupisce per attualità e attinenza con l’evolversi degli eventi politici globali. Tornando alla reggia-carcere di Oristano, se ci si limita alla contrapposizione giudici/carcerati si prede di vista il fatto che la trasformazione della reggia in carcere rappresentò un chiarissimo gesto di oppressione da parte dello stato italiano verso la storia  e la cultura del popolo sardo.

Fa inoltre sorridere che l’accusa di provincialismo rivolta a chi intende recuperare le tracce dell’epoca giudicale anche a fini turistici, provenga da chi enfatizza potenzialità turistiche nell’apertura dell’attuale struttura carceraria. Chi si immagina una specie di Alcatraz del Mediterraneo, dimentica forse che Oristano è storicamente una delle province più sicure dello stato italiano. Poi nel mercato si sa, tutto può succedere, ma sulla carta, in termini di marketing, l’appeal turistico del carcere di una città sicurissima, tranquillissima e noiosetta come Oristano non sembra essere molto invitante.

Per tutti questi motivi se fosse possibile sarei ben lieto di recarmi in loco come volontario armato di piccone per demolire la parte carceraria della struttura e lasciare il posto a valenti archeologi per il recupero della reggia giudicale. Non più di un anno fa come Aristanis Noa proponemmo di destinare l’edificio a sede dell’Università, una volta terminato il recupero e verificato lo stato della struttura originaria. Ma se anche, come molti temono, il recupero dovesse rivelarsi impossibile sarei ben felice di non dover più vedere quella costruzione oltraggiosa. Tutto sommato certi vuoti, anche da un punto di vista architettonico, son più gradevoli e valorizzabili di ciò che li riempiva precedentemente. Pensate ad un bel prato con decorazioni floreali rivolte al cielo e l’immancabile albero arborense sovrastato da una dedica: “GRAZIE ARBOREA. QUAGGIU’ (quasi) NESSUNO VI HA DIMENTICATO.”

Andrea Nonne

* Per esigenze di semplicità e immediatezza in questo articolo col termine comunisti ho inteso identificare solo i comunisti unionisti. Tutte le considerazioni fatte a questo proposito non sono nella maniera più assoluta rivolte ai comunisti indipendentisti sardi.

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4 Commenti in “Ma i comunisti* oristanesi sono nemici del Giudicato di Arborea?”

  1. Davids Scrive:

    linko un articolo di Giulio Gaviano che tratta l’argomento con spunti interessanti; parrebbe possibile infatti valorizzare entrambe le testimonianze, sia quella frutto di ‘un’architettura ispirata ai canoni dell’allora nascente scienza del diritto penitenziario’, che le poche vestigia dell’era giudicale.
    http://giuliogaviano.wordpress.com/2013/05/07/monumenti-aperti-e-il-palazzo-giudicale/

  2. Davide Pinna Scrive:

    Sull’essere comunista non ho molti dubbi; piuttosto non penso di essere unionista: l’inno italiano non l’ho canto dalle elementari non ho mai sventolato un tricolore, non tifo nemmeno la nazionale di calcio. Anzi mi pare che ogni atto che compio nell’ambito della mia attività politica sia rivolto alla creazione di conflitto contro lo stato italiano. Non ho mai mostrato segno di disprezzare la cultura e la storia sarda né tantomeno hanno mai fatto gli altri compagni della Furia Rossa. Hai ragione, Andrea, è una questione di formazione che segna il solco fra le nostre posizioni. Tu parli di sostituire il concetto della lotta di classe con quello di lotta fra popoli e mi sembra che sia abbastanza pericoloso: non vorrei che si dimenticasse facilmente “L’Italia proletaria fra le nazioni” di mussoliniana memoria. Credo che il concetto di nazione sia fondamentalmente un’invenzione frutto di un certo clima politico e culturale ottocentesco e novecentesco che oggi trascina i suoi strascichi nel terzo millennio. Non mi interessa sventolare né il tricolore né i quattro mori perché credo che ogni popolo sia attraversato da molteplici fratture al suo interno e molte di queste sono transnazionali e sono proprio queste che mi interessano. Tu invece vedi i popoli, o meglio le nazioni, come blocchi di marmo che si contrappongono fra di loro. Tornando al carcere/reggia, semplicemente abbiamo voluto entrare nel dibattito che si era venuto a creare. Penso che là dentro ci sia lo spazio per fare, come mi sembra abbia detto Enrico Carta, entrambe le cose e non è nemmeno quello che mi interessa. Mi interessa che quella struttura venga considerata un BENE COMUNE degli Oristanesi e che siano loro a gestirlo secondo i criteri del libero accesso di tutte e tutti ai beni comuni e non da un’azienda o dal comune secondo i criteri del profitto e che non venga consegnato alla questura o alla prefettura per farci uffici pubblici. Penso che lo debbano decidere gli oristanesi cosa fare là dentro e penso che se si tenterà di sottrarglielo dovranno difenderlo dalla speculazione.

  3. FùlviuM.SeòneDejana Scrive:

    ;) “GRAZIE ARBOREA. QUAGGIU’ (quasi) NESSUNO VI HA DIMENTICATO.”

  4. Davide Pinna Scrive:

    Ovviamente pardon per l’errore (l’ho canto) dovuto al fatto che volevo scrivere non “l’ho cantato”! Una prova in più del fatto che non sono unionista!

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