Sindaco Tendas, non La invito a dimettersi ma a ripassare la storia oristanese. Carte false per essere italiani parte II.

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In questi giorni il sindaco di Oristano Guido Tendas è stato travolto da un coro di polemiche a causa di alcune dichiarazioni rilasciate a Bruxelles sulla zona franca e sul concetto di nazione sarda. Tralasciamo in questo articolo il discorso sulla zona franca e occupiamoci invece del concetto di nazione sarda, riguardo al quale Tendas si è espresso in estrema sintesi così: “Oristano è una città che nell’800 si inventò le Carte di Arborea per costruire il mito della nazione sarda”.

In questo video (min 13:45 ca) Tendas mostra un testo* curato da Luciano Marroccu e composto dagli atti di un convegno dedicato proprio ai falsi di Arborea a riprova dell’opportunità delle sue affermazioni. Nonostante il convegno, svoltosi nel marzo del 1996, sia stato organizzato dalla giunta comunale in cui Tendas era assessore alla cultura, mi viene in mente che il sindaco oristanese quel libro non l’abbia mai letto; se l’avesse fatto sono infatti sicuro che avrebbe evitato di lanciarsi in un’ affermazione tanto spericolata e infondata. Questo perchè il risultato di quello studio è l’esatto opposto di quanto ha detto Tendas a Bruxelles e il libro mostrato dal sindaco per scagionarsi dalle accuse è in realtà la prova che lo “condanna” definitivamente. Per l’appunto i falsi di Arborea non hanno creato il mito della nazione sarda ma hanno di fatto generato una costruzione artificiale volta a far confluire il millenario sentimento identitario del popolo sardo all’interno della neonata nazione italiana. Basta leggere le pagine 327-328-329 del testo, tratte proprio dalla relazione di Marroccu sul processo di costruzione delle identità nazionali, per accertarsene. Per sciogliere ogni eventuale dubbio residuo è sufficiente poi ricordare che l’enorme notorietà delle carte nelle accademie filologiche di tutta Europa, non  fu originata certo dalle improbabili scoperte archeologiche o dalle gesta di Gialeto, ma dal tentativo di far risalire le origini della lingua italiana alla Sardegna medioevale. Le carte sostituirono il recente ricordo dei moti rivoluzionari di fine settecento con la mostruosa visione di una posticcia Eleonora in salsa tricolore. Di fatto viste le connotazioni di forte esclusività proprie del concetto di nazione, questa dinamica ha finito per creare una sorta di schizofrenia identitaria ancora oggi dominante. Sardi ma italiani, italiani ma sardi, italiani speciali, nucelo originario dela fusione perfetta. In questo senso i valori scaturiti dalla più grande patacca della nostra storia vivono oggi nell’essenza stessa della politica italiana in Sardegna, in questo suo continuo valzer tra identità sarda e identità italiana. E proprio il sindaco oristanese ha dimostrato di saper danzare con magistrale leggiadria tra le inconciliabili sponde di questo costrutto. In questi mesi, infatti, abbiamo assistito al Tendas romantico difensore della storia giudicale, che si batte vigorosamente per il recupero dell’antica reggia, che si definisce erede dei giudici nella sua funzione istituzionale, coraggioso visionario impegnato a riportare agli antichi splendori la vocazione agricola del Campidano oristanese e allo stesso tempo al Tendas gelido burocrate dello stato italiano, che definisce un dovere, quando non un’opportunità, ospitare il fior fiore della criminalità italiana nel carcere di Massama e non muove un dito di fronte al grido disperato del comparto agricolo di Arborea, abbandonato dalle principali istituzioni a combattere con uno dei principali prodotti del capitalismo illiberale italiano, la Saras.

Ma sarebbe un crimine politico e intellettuale affermare che Tendas è solo in questa danza. Tutti i politici sardi militanti in organizzazioni italiane e unioniste sono da decenni specializzati in questo esercizio di doppiezza e sembra addirittura che la loro abilità in materia sia direttamente proporzionale al successo politico personale. La genuflessione verso le segreterie romane va infatti accompagnata con un minimo di prensentabilità verso l’elettorato e spesso una spruzzatina di folklore è più che sufficiente in tal senso. Oggi a questo proposito hanno inventato il sovranismo per il quale un’ottima definizione ci viene fornita da Vito Biolchini nel suo blog  “una linea in grado di coniugare i valori della Costituzione a quelli dell’autogoverno della Sardegna, mettendo al centro i valori della nostra identità e del bilinguismo.” Chi conosce il pensiero politico di un democristiano onestamente autonomista come Giovanni Lilliu si rende conto che una roba del genere in termini di sovranità è soltanto un grosso passo indietro rispetto a quanto visto nel dopoguerra.

In conclusione  le false Carte di Arborea possono essere considerate a buon diritto il vero manifesto storico, politico e culturale della politica italiana in Sardegna.

Andrea Nonne

*Le carte d’Arborea. Falsi e falsari nella Sardegna del XIX secolo. A cura di Luciano Marroccu. AM&D edizioni.

Quest’articolo è l’ideale continuazione di un pezzo scritto due anni fa in polemica con la strumentalizzazione della storia giudicale operata dalla giunta Nonnis. Per leggere il pezzo clicca qui. 

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2 Commenti in “Sindaco Tendas, non La invito a dimettersi ma a ripassare la storia oristanese. Carte false per essere italiani parte II.”

  1. Francesco Casula Scrive:

    E’ polemica durissima fra il sindaco di Oristano Guido Tendas e un gruppo di sostenitori della Zona franca che hanno chiesto le sue dimissioni. All’origine della contestazione un intervento di Tendas a Bruxelles in cui – oltre che a prendere le distanze dalla mozione approvata dal Consiglio comunale oristanese – avrebbe “offeso la storia e la città di Eleonora”, rispolverando artatamente le “false Carte di Arborea”. Su questa questione vorrei soffermarmi mentre consegno la narrazione sulla Zona Franca agli esperti. Sotto la denominazione impropria di “Carte d’Arborea” si raccoglie un insieme di pergamene, di codici cartacei e di documenti (una quarantina di testi di varie dimensioni, attualmente custoditi quasi tutti nella Biblioteca universitaria di Cagliari, riguardanti il periodo dal VI al XV secolo, ovvero dalla dominazione romana al Medioevo) che, a partire dal 1845 vennero offerti in vendita dal frate Cosimo Manca del Convento di santa Rosalia in Cagliari. Il frate ne asseriva la provenienza dagli Archivi dei re-Giudici d’Arborea di Oristano, da qui il nome di Carte di Arborea. Che comunque – è bene sottolinearlo – niente a che fare hanno con la Carta de Logu della regina-giudicessa Eleonora d’Arborea. La prima pergamena (conosciuta come Pergamena di Arborea) fu offerta allo storico sardo Pietro Martini proprio nel 1845 che la pubblicherà un anno dopo, nel 1846. La raccolta definitiva delle Carte fu pubblicata nel 1863. Sottoposte a una équipe di esperti costituita da accademici dell’Università di Berlino – fra cui il grande storico ed epigrafista Theodor Mommsen – sulla base di una rigorosa analisi intrinseche (scrittura, inchiostri e materiali scrittori) e di ragioni estrinseche (caratteri filologici e storici) ne fu decretata la falsità. Tutto a posto, allora? No, per niente. Quei falsi – ha sostenuto lo scrittore Natalino Piras – interpretano lo spirito dei Sardi più di qualsiasi «tradizione storiografica europea». Ne costituiscono il romanzo storico, come giustamente dice lo storico Manlio Brigaglia, ma allo stesso tempo svelano quanto di falso, compresso, abraso, cancellato, manipolato, imposto con forza ci sia nella tradizione storiografica che si occupa di Sardegna. In altre parole sono certo dei “Falsi” che però raccontano dell’Isola e della sua civiltà politica e letteraria, più verità di quanto non ne racconti la storia ufficiale narrata dai “vincitori”.
    Pubblicato su SARDEGNA Quotidiano del 8-7-2013

  2. massimo Scrive:

    Come cittadino ringrazio, come sardo ringrazio, come amante della verità ringrazio.
    Ringrazio anche per questa lezione di storia gratuita e per l’impegno profuso a favore di tutti.
    Fortza paris in questa terra meravigliosa!
    massimo

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