E se invece contro le alluvioni servisse più cemento?

fudai-il-muro-anti-tsunami-di-kotaku-01.jpgHo volutamente atteso qualche giorno prima di scrivere alcune mie personalissime considerazioni. Ho atteso soprattutto perché sfruttare certi momenti per rinforzare delle posizioni personali credo sia quanto meno di cattivo gusto. Ho compreso, ma non condiviso, l’opposta visione per la quale si dovesse parlare “subito” per evitare che parole importanti si perdessero in seguito.

A nascondere una situazione che non avrà uno ma tantissimi colpevoli (e tantissimi fa a volte rima con nessuno) sento e leggo troppo spesso del “cemento” come uno dei principali indiziati. A meno che qualcosa non sia cambiato negli ultimi tempi, mi pare che il cemento non ragioni, resti dove messo in posto, non vada a spasso, non prenda bustarelle e non faccia campagna elettorale sulla pelle degli altri.

Facciamo un esempio.

Nella costa nord-orientale del Giappone c’è un paesino che ha gli stessi abitanti di Uras (circa 3000), Fudai.

Non mi dilungherò sui particolari della storia (la troverete facilmente sul web) ma riassumendola vi posso dire che un tenacissimo sindaco decise, in tempi non sospetti (fine anni 60), di fare un muro alto 16 metri largo 2,5 che costò l’equivalente di 25 milioni di euro. Un mostro di cemento, oggi qualcuno direbbe “ecomostro”. Le motivazioni di Wamura erano semplici : se arriverà uno tsunami, il nostro muro, a differenza degli altri, potrà reggere di più.

unnamed.jpgLa popolazione lo attacca: “è inutile” “è costoso” “è brutto”. Il cemento assassino.

2011: terremoto e maremoto. Fukushima. La costa nord-orientale è distrutta. I paesini vengono spazzati via dall’onda. Tranne uno, Fudai, che non avrà né danni né vittime tranne un pescatore che era uscito a pescare. La scuola elementare, attaccata al muro, si bagna appena. Wamura, da tempo deceduto, è diventato dal 2011 l’eroe del paese.

Davanti a tragedie come queste, che hanno anche sfiorato casa mia e la mia famiglia che viviamo a 7 km da Uras, non posso sentirmi dire che il “cemento” è il responsabile. Sono stanco di proclami e sono stanco di scarica barile. Purtroppo non è detto che verranno evidenziate chiare e precise responsabilità per tutti i colpevoli ma alcune ci dovranno essere, necessariamente.

Chi oggi accusa il “cemento” senza articolare la propria posizione è semplicemente schiavo di pregiudiziali ideologiche che hanno come unico fine il soddisfacimento della sete di colpevoli di cui soffre l’opinione pubblica o, in alternativa, vuole scaricare sull’inanimato cemento una responsabilità tutta umana.

Tanti che oggi (oggi, ieri dove eravate?) criticano hanno contribuito attivamente o passivamente a questo disastro. Anche chi sembra apparentemente innocente ha magari ignorato il passato non agendo per cercare di mettere in sicurezza zone a rischio ed ora è veramente paradossale leggere di vincoli assoluti e\o di battaglie per de-vincolarsi, magari scambiate per colpe.

Nonostante sia già drammaticamente troppo tardi, ricordiamoci che ogni qualvolta agiremo in futuro senza tener conto di quello che è stato, staremo mettendo a rischio la vita dei nostri cari e dei nostri connazionali.

Sulla risposta della popolazione si è già detto abbastanza. Noi sardi siamo un po’ così.

Ci piace dimenticare tutti i giorni di essere un unico popolo, ma i fatti ci danno puntualmente torto.

Giovanni Scanu

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7 Commenti in “E se invece contro le alluvioni servisse più cemento?”

  1. Momoti Scrive:

    Guarda, il cemento è responsabile comunque del fatto che si viva in centri abitati che fanno semplicemente ribrezzo tanto son brutti. La questione è dunque su come utilizzarlo e in Sardegna è stato sparpagliato piuttosto male, in fretta, a cazzo di cane. Un ponte che crolla è per colpa di un coglione di ingegnere, di un impresario disonesto e dei politici corrotti. Se qualcuno affoga in uno scantinato è èer colpa ancora di un farabutto che ha concesso l’abitabiltà, cosa da non fare prima di tutto per questioni di dignità. Portare come esempio quanto fatto in Giappone è una colossale cazzata.

  2. Corrado Putzu Scrive:

    L’esempio di quanto fatto in Giappone indica la differenza tra una politica che si occupa di proteggere i cittadini e un’altra che si preoccupa di proteggere se stessa. Che il disastro in Sardegna abbia a che fare anche con la mancata realizzazione e cura di opere pubbliche a difesa delle popolazioni è un tema da affrontare.

  3. Sara Mirai Scrive:

    Mi permetto il lusso di risponderti, momoti:la storia di fudai e’l'esempio lampante di come l’uomo concepisca la citta’.Luogo di bellezza,luogo di cultura, luogo di massima espressione dell’estro umano.Peccato che, come affermato dalla scienza, i lapidei ornamentali utilizzati nel settore edilizio debbano possedere precisi requisiti tecnici e annesso valore ornamentale che costituisce conditio sine qua non ma non può essere l’unica ratio del suo utilizzo. Ergo, il fattore estetico è senza ombra di dubbio ciò che muove la promozione o la negazione della realizzazione di opere pubbliche ma non deve essere fattore vincolante. Deviamo letti di fiume costruendo in zone a pericolo e rischio idrogeologico, perché le due circostanze sono semanticamente e sostanzialmente diverse, chiedendo che non si denaturi l’ecosistema. Ma l’ecosistema risponde alle perturbazioni come meglio può poiché si ritorni alle condizioni iniziali. In soldoni, non possiamo modificare l’ambiente senza metterci in sicurezza perché un fiume deviato in maniera inadeguata , senza ma e senza perché, tornerà a fare danni. Per cui, vista la nostra concezione antropocentrica, si cerchi perlomeno di modificare adeguando e progettando ogni eventualità. Fudai è un esempio all’avanguardia per noi. Noi, mezzo sardi e poco italiani. Noi, insofferenti e rssistenti al cambiamento. Non possiamo ancora capire. Tanta acqua dovrà ancora scorrere sotto i nostri ponti-non ponti.

  4. Carlos V - Scrive:

    I ponti che crollano,cosi come le “incompiute” nella 131,sono sintomi di una corsa al “RIBASSO” dei costi - Le imprese serie,sono scappate via dalla Sardegna,ASTALDI in primis - L’incapacità di creare opere e abitazioni in coerenza con un ambiente e un territorio a così scarsa densità di abitanti,non si può ridurre sempre ad una stucchevole demagogia da campagna elettorale -
    Giusto salvaguardare il territorio,ma anche giusto permettere che si costruisca coi giusti criteri - No ai blocchi del “caro” EX,per fortuna,presidente Renato Soru,ce di fatto col blocco indiscriminato ha creato solo DISOCCUPAZIONE e DISASTRATO il settore edile,portando disperazione e fallimenti in questa povera terra di Sardegna -

  5. Ivan Dessì Scrive:

    “Nonostante sia già drammaticamente troppo tardi, ricordiamoci che ogni qualvolta agiremo in futuro senza tener conto di quello che è stato, staremo mettendo a rischio la vita dei nostri cari e dei nostri connazionali”

    Questa è l’unica giusta affermazione rispetto a quanto scritto.
    Il resto è puro concentrato di superficialità ambientale.

  6. Giovanni Scanu Scrive:

    Caro Momoti, grazie per avermi dato ragione senza forse accorgertene. Forse hai sbagliato errando nella battitura…forse volevi scrivere “cosa calzante” e non “colossale cazzata”.

    Carlos V, perfettamente d’accordo.

  7. Luca Scrive:

    I discorsi alla mommoti, sono inutili, anzi dannosi come i depistaggi. Se il cemento fa tanto schifo nessuno vieta di vivere in una tana.
    Se si vogliono cambiare le cose in meglio è necessario fare delle analisi obiettive ed entrare nel merito dei fatti, a slogan si fa solo propaganda sterile.
    In Sardegna a parte il fiume Tirso mi sa che tutto il resto sono torrenti, che vengono riempiti da piogge torrenziali, che non si verificano ogni mille anni ma molte volte nell’arco di un secolo, nel 1951 dopo 4 giorni consecutivi di tempesta si rilevarono ben 1.400 mm di pioggia, circa 3 volte quella caduta il 18 novembre. Relativamente al cemento, sicuramente la dove si è rinchiuso un torrente in un tubo da 1.8 metri di diametro serviva più cemento, in quanto si è racchiuso in appena 2.5 mq di sezione ciò che senza grandi calcoli si capisce che ha bisogno di circa 8-10 mq.
    E relativamente al resto è assai banale dimostrare che serviva più cemento, non si può realizzare un ponte con dei tubi in un caso, e nell’altro in terra, in entrambi i casi serviva un solaio in cemento armato. Con molta probabilità gran parte dei torrenti in zona urbana o sua vicinanza, durante le varie fasi di sistemazione sono stati via via ridotti in sezione, con argomentazioni barbine del tipo tanto ormai non piove più come un tempo e simili, sarei curioso di andare a confrontare la situazione attuale con quelle delle mappe redatte ai primi del 1900 sia dal Demanio che dai Tecnici del Catasto, chissà che ne salterebbe fuori.
    Purtroppo anche se per pochi giorni, magari ogni 10 anni, quel torrente bello largo serve, invece abbiamo canali che sembrano dei grandi cunettoni.

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