Cari sovranisti ma voi cosa ci fate con Pigliaru?

310x0_1389014694520_pigliaru.jpgPersonalmente ho grande stima di Francesco Pigliaru. Ne ammiro la competenza,mi sembra una persona onesta e come me è un convinto sostenitore dell’Ue e dell’euro. Da assessore ha ottenuto importanti risultati in termini di riduzione della spesa e ha mostrato una buona capacità di intercettare la congiuntura economica internazionale con importanti risultati in termini di lotta alla disoccupazione. Inoltre da anni sul web e sulla stampa svolge una lodevole attività divulgativa. Quello che voglio dire è che, se non fossi indipendentista, probabilmente riterrei Pigliaru un ottimo Presidente. Ma essendo indipendentista rilevo una sostanziale e incolmabile distanza tra la mia prospettiva per il futuro di questa terra e la sua. E’ sufficiente infatti un rapido sguardo al sito di Pigliaru per accorgersi che il suo cavallo di battaglia è proprio la critica al decentramento e all’attribuzione di poteri alle regioni in difficoltà, critiche a cui ha spesso risposto Adriano Bomboi nel suo blog Santazione.eu. L’opinione di Pigliaru è pienamente legittima e anzi mi auguro che riesca a dimostrare le sue convinzioni in caso di vittoria. Tuttavia gli amici sovranisti, accorsi in gran numero nella colazione di centro sinistra, mi dovrebbero spiegare cosa politicamente pensano di ottenere da un Presidente che, fatte salve le ragioni di stima che ho appena espresso, negli ultimi diciotto mesi ha dedicato il 15% degli articoli pubblicati sul suo blog a criticare il decentramento dei poteri dallo stato alle regioni più deboli. Non parliamo poi del fatto che i sovranisti siano stati incapaci persino di compattarsi tra loro all’interno della colazione, svilendo in questo modo il potere contrattuale delle loro proposte.

Ma torniamo a Pigliaru e ai suoi articoli. Il più celebre fu pubblicato nel giungo del 2012 da La Nuova Sardegna e ricevette delle ottime risposte da parte di Omar Onnis e dallo stesso Paolo Maninchedda ma credo ci sia lo spazio per sviluppare e riaprire il dibattito. Il ragionamento di Pigliaru si può sintetizzare in 3 affermazioni:

1) la crisi dell’euro richiede cessione di sovranità dagli stati all’Unione e questo va in direzione opposta rispetto all’indipendentismo;

2) gli Usa sono da questo punto di vista un ottimo modello;

3) la dimensione ridotta di un’economia ne aumenta la volatilità.

Il primo punto è il meno interessante e ripete per l’ennesima volta  la vecchia e inconsistente equazione indipendentismo=separatismo=antieuropeismo. Per l’ennesima volta è necessario ricordare che l’indipendentismo sardo nasce come federalista europeo sin dalle sue radici sardiste del primo novecento oltre che da quelle presardiste di metà ottocento. Quindi mentre gli stati nazionali consolidavano il loro modello egemonico, coloniale e centralista che da li a breve avrebbe dato sfoggio di tutta la sua nocività portando il mondo ad un passo dall’olocausto per ben due volte nel giro di vent’anni, il sardismo già nasceva con le idee ben chiare su quanto fosse indispensabile federare i popoli europei in un organismo sovrastatale; chiarezza di idee ereditata puntualmente da Simon Mossa e giunta completamente intatta a quasi tutto l’indipendentismo dei giorni nostri. C’è poco da aggiungere se non rimandare alla smisurata secolare letterattura in materia. Molte di queste tematiche si possono trovare in un documento pubblicato in estate da Giuseppe Melis e dal sottoscritto. Non posso fare a meno però di riportare un curioso aneddoto.  Tutte le volte che sento qualcuno equiparare l’indipendentismo sardo ad un processo separatista antistorico mi viene in mente Benito Mussolini: correva l’anno 1922 quando il Duce lanciava le suddette accuse al Psd ’Az a seguito di un articolo pubblicato sul Solco da Luigi Battista Puggioni. In verità, l’articolo del giornale sardista tutto era tranne che separatista se si pensa che ciò che l’autore teorizzava, sulla scia di Egidio Pilia, era la nascita di una Federazione Mediterranea capace di riunire Sardegna, Corsica, Baleari, Catalogna e Sicilia nella loro aspirazione all’autogoverno rispetto al soffocante egemonismo degli stati nazionali.

Continua in “Su indipendenza e cessione di sovranità la mia risposta a Pigliaru e ai sovranisti”

Andrea Nonne

Tag: , , , , , , , , , , , , ,

2 Commenti in “Cari sovranisti ma voi cosa ci fate con Pigliaru?”

  1. Francesco Scrive:

    Dove continua l’articolo?! Se “continua” è un link allora non funziona.

  2. grandeovest.com Scrive:

    Ciao Francesco
    La seconda parte sarà pubblicata nelle prossime ore.

Lascia un Commento


Chiudi
Invia e-mail
Usiamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione nel nostro sito web.
Ok