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Oristano, la Ztl e la città di Johnny Stecchino.

sabato, 28 dicembre 2013

jhonny-stecchino-1.jpgIn città molti si son detti preoccupati per le recenti aperture, già avvenute o previste, di esercizi della grande distribuzione. Io trovo invece che il fenomeno sia positivo e proficuo. Se inevitabilmente la maggiore concorrenza rappresenta una minaccia per le imprese dello stesso settore, complessivamente la città va a beneficiare di un notevole arricchimento della sua offerta commerciale. Oristano in due parole aumenterà la sua competitività rispetto ai principali comuni della Sardegna,  Cagliari, Sassari e Nuoro in primis, e potrà riportare fette di consumo dal web al commercio fisico.  Mi sembra inoltre positivo il fatto che Oristano riesca ancora ad attrarre investimenti in misura massiccia; è una conferma del fatto che il territorio ha ancora delle potenzialità. Molti di queste imprese avrebbero aperto già da anni se la politica non avesse bloccato tutto con un Puc rimasto fermo per decenni. Ora finalmente Oristano può ambire a riprendersi quell’importanza commerciale che ha esercitato per secoli e il maggiore traffico generato dalle nuove aperture rappresenta un’ importante opportunità per le imprese e i cittadini.

Ovviamente le opportunità vanno sapute cogliere e in economia spesso vale il principio per cui un’ ipotetica opportunità, se non colta, si trasforma in una minaccia concreta. In questo senso particolare attenzione meritano le politiche dell’amministrazione comunale in materia di mobilità e regolamento del commercio. In un recente articolo ho confrontato il programma di Aristanis Noa con alcune misure adottate dall’attuale amministrazione. Abbiamo proposto la riduzione dei parcheggi a pagamento e, nonostante la sostenibilità economica della proposta, la giunta ha riposto con un aumento delle tariffe e delle zone soggette a pagamento. Abbiamo proposto di risolvere il problema creato alla circolazione nella zona di Sa Rodia dalla giunta Nonnis e ancora nulla si è visto in tal senso. Ma soprattutto abbiamo assistito allo scippo delle nostre intenzioni programmatiche in tema di mobilità pubblica; purtroppo se lo spirito della proposta fosse stato compreso in pieno (maggiore frequenza e minore capillarità del servizio, periodo di gratuità più lungo) probabilmente oggi gli autobus non girerebbero vuoti. Aggiungiamo a queste misure un Imu in prima battuta salatissima per il commercio cittadino, altri insopportabili balzelli come la fantascientifica tassa sull’ombra, e possiamo tranquillamente concludere che il primo settore produttivo della città finora non ha di certo trovato nell’amministrazione comunale un alleato.

In questo contesto va secondo me valutata la proposta di istituzione di una nuova ZTL annunciata in questi giorni, mirata ad estendere le zone a transito pedonale ed inasprire le penalità per i trasgressori. Premesso che non ho nulla contro le zone pedonali, va detto che la porzione di territorio vietata al traffico automobilistico ha già dimensioni ragguardevoli. Di contro va evidenziato il fatto che proprio queste zone sono spesso sottoutilizzate dai cittadini e che si assiste invece ad una certa sofferenza commerciale di tutto il centro. A quel punto se si hanno a cuore gli interessi del commercio cittadino, sarebbe quanto meno il caso di interpellare gli esercenti, dando valore prioritario alle loro esigenze e al loro parere. Molti degli imprenditori che conosco hanno giustamente la sensazione di non poter competere ad armi pari con le imprese della zona nord, dove i parcheggi sono gratuiti e la cicolazione è libera. Ma al di la di tutte queste considerazioni sull’opportunità o meno di una Ztl, è sull’approccio che discordo. Piuttosto che partire da un’analisi adogmatica della città e dei suoi bisogni, si preferisce sottomettersi ad una visione ideologica costituita dai vecchi clichè di una sinistra tipicamente italiana. L’auto è il frutto inquinante del malvagio capitalismo occidentale, i cittadini un branco di rozzi inconsapevoli la cui mobilità va limitata per il loro stesso bene e il commercio una volgare attività speculativa di cui si può anche fare a meno. Il paradosso di questa miope politica del vietare, del dirigere e del contrapporre si trova quando si vanno ad analizzare le pesanti mancanze di questa amministrazione a quasi due anni dal suo insediamento. In ambito di valorizzazione del centro storico, ad esempio, è sconfortante rilevare che ad oggi la Torre di Mariano è ancora chiusa al pubblico, che spesso si sentono lamentele di turisti per la mancanza di personale plurilingue in musei e info-point, che manca una qualsiasi politica di destinazione della città e del suo centro. Se invece pensiamo all’inquinamento, che come è noto non è il primo problema di Oristano, è facile notare che la miope avversità verso l’auto nasconde una totale mancanza di sensibilità dell’amministrazione sul problema ambientale nel suo complesso. Non mi pare infatti che il comune Oristano, a differenza di altre amministrazioni realmente virtuose in materia, svolga una capillare e intensa attività di verifica rispetto alla manutenzione e della messa a norma degli scarichi auto e delle caldaie per il riscaldamento domestico. Mi pare piuttosto che questa sottomissione a ideologie pensate per altri contesti, sortisca il solo effetto di accecare la vista di alcuni amministrazioni rispetto al fatto che l’utilizzo del mezzo privato, in Sardegna, è la conseguenza combinata delle carenze in termini di trasporto pubblico, carenze di cui la stessa giunta Tendas si sta rendendo responsabile con un servizio pubblico inadeguato, e della bassa densità abitativa del suolo sardo. Sarebbe anche bene non dimenticare che oggi l’auto in Sardegna occupa una grossa fetta dell’economia e che, per questo motivo, occorre muoversi con particolare attenzione e delicatezza quando si agisce in questi ambiti.

Il Sindaco Tendas ha costantemente motivato la sua politica anti-auto richiamando le strategie di Europa 2020 e i vincoli derivanti. Giova forse ricordare che gli obbiettivi di Europa 2020 sono declinati a livello di stato e non di comune e che Oristano, all’interno dello stato italiano, è sistematicamente tra i capoluoghi meno inquinati ma anche tra quelli maggiormente colpiti da povertà e disoccupazione. Il rischio di non vedere le cose come stanno è quello di trasformare Oristano  nella città di Johnny Stecchino dove l’unico drammatico irrisolvibile problema è, appunto, il traffico.

Andrea Nonne

Al mio esordio nelle gare di trading un undicesimo posto che sa di vittoria.

sabato, 7 dicembre 2013

dsc05614.JPGPer la prima volta dopo tre anni abuso di questo blog e pubblico qualcosa di personale. La verità è che sento forte l’esigenza di esternare la mia gioia per un risultato che mi ripaga di tanto lavoro. Come anticipato nel titolo mi sono classificato undicesimo nel forex contest organizzato da Activ Trades, primaria società di brokeraggio di livello europeo. Il contest consisteva in una competizione di trading online sui cambi delle valute, effettuata con soldi veri, con 127 trader iscritti. Si è svolto dal 23 settembre al 29 novembre e in questo periodo ho conseguito un rendimento lordo del 5,72% rispetto al capitale iniziale. Guardando la classifica si potrebbe dire che il risultato è si discreto ma non giustifica il mio stato di esaltazione. Eppure i motivi per cui venerdì scorso sono andato a dormire con la sensazione di aver vinto la champions segnando il gol decisivo all’ultimo minuto di recupero sono tanti. Innanzitutto la classifica stessa non è male; è vero che ho 10 trader davanti con risultati in alcuni casi sorprendenti, ma è pure vero che dietro di me ci sono ben 116 concorrenti e il mio rendimento del 5,72% corrisponde su base annua ad un 30% pieno, risultato in linea con quelli conseguiti dai migliori fondi di gestione. Il paragone mi sembra realistico visto che il mio profitto non è frutto di poche operazioni casuali ma di un numero abbastanza elevato di compravendite.

C’è poi da dire che faccio trading da poco. Ho cominciato a giochicchiare circa due anni fa e ho fatto la mia prima vera operazione nel febbraio 2012, quando comprai delle azioni Unicredit proprio nel momento in cui segnavano il massimo. A pochi minuti dal mio ingresso mi crollò tutto addosso. Ne uscii dopo diversi giorni con una perdita del 15%. Un massacro. Oggi, ripensandoci, credo che quella dolorosa esperienza sia stata davvero istruttiva, sia per come ha inciso sul mio approccio alla borsa e sia per il forte stimolo che mi ha dato ad impegnarmi nello studio del trading. Ma sicuramente, se in quel momento mi avessero detto che un anno e mezzo dopo avrei sfiorato la top ten del Gotha del forex trading, non ci avrei creduto.

Ma c’è dell’altro. Io non ho mai tradato seriamente le valute prima di questo concorso. Mi sono iscritto convinto di poter operare sui metalli preziosi, per i quali in primavera ho messo a punto alcuni sistemi interessanti. Invece il broker mi ha confermato che il concorso era limitato alle sole valute e il mercato delle valute è un mercato che non mi piace; faccio fatica a trovare dei trend ben definiti se non nel breve periodo dove però, lavorando tutto il giorno, ho poche possibilità di operare. In un contesto per me tanto insidioso e privo degli strumenti che utilizzo solitamente sui futures e sulle azioni, l’unica possibilità che avevo era quella di muovermi con estrema prudenza. Ho utilizzato una piccolissima parte del capitale a disposizione, ho selezionato le operazioni limitandomi a situazioni in cui il rapporto rischio/rendimento fosse vistosamente a mio vantaggio, cosa che mi ha permesso di tagliare radicalmente le perdite, e mi sono astenuto dall’operare quando, verso la metà di novembre, i cambi fin li utilizzati hanno cominciato ad assumere andamenti per me incomprensibili. Quest’ultima scelta mi ha permesso di guadagnare 10 posizioni nel finale di campionato, semplicemente stando fermo. Il confronto con la classifica dell’edizione 2012 mostra in modo impietoso che quest’anno le condizioni di mercato hanno trasformato il contest in un massacro, specialmente nell’ultimo quarto di gara. Questa forse è in definitiva la cosa che mi fa più piacere; l’essere riuscito a progettare un metodo con una qualche efficacia e avere avuto la costanza di seguirlo sino in fondo. Unico piccolissimo rimpianto, quello di non aver utilizzato un po di capitale in più. Raddoppiare il profitto, col senno di poi, era un risultato alla portata. Ma del senno di poi…

Andrea Nonne

Mobilità ad Oristano tra parcheggi per nababbi, autobus deserti e i labirinti di Sa Rodia

lunedì, 4 novembre 2013

Oggi voglio provare a confrontare alcuni aspetti della viabilità nella gestione Tendas con ciò che insieme ad alcuni amici indipendentisti scrissi per il programma di Aristanis Noa un anno e mezzo fa. Proviamo a ragionare per punti.

Parcheggi a pagamento. Proprio in questi giorni è arrivata la conferma che le tariffe dei parcheggi a pagamento subiranno aumenti da capogiro. Questo nonostante le enormi difficoltà che incontra il commercio nelle zone centrali della città. Noi, unici in tutta la competizione elettorale, proponemmo di ridurre l’area destinata ai parcheggi e le fasce orarie di applicazione. Oggi sappiamo che un intervento simile si potrebbe realizzare con poche decine di migliaia di euro, dando ossigeno alle imprese in difficoltà e rivitalizzando il centro della città.

252764_400783323301885_1482951240_n3.jpgTrasporti pubblici. Anche qui la nostra proposta di cambiamento era tanto semplice quanto radicale: maggiore frequenza, minore capillarità e un lungo periodo di gratuità finalizzato a modificare le abitudini degli oristanesi. Tendas fece sua quest’ultima parte della proposta, pur senza citare la fonte, per il ballottaggio con Uras ma purtroppo constatiamo che gli autobus continuano a girare per la città vuoti. Se il periodo di gratuità si è rivelato a dir poco simbolico, la frequenza del servizio non è sufficiente. Con lo stesso parco mezzi a disposizione si potrebbe agire in maniera fortemente differenziata tra le zone dotando almeno la Via Cagliari, per tutta la sua lunghezza, di un servizio ad alta frequenza. Se anche questo dovesse andare a discapito della capillarità e della frequenza del servizio nelle altre zone della città, non ha senso far girare gli autobus vuoti quando si potrebbe soddisfare in maniera molto efficace l’esigenza di mobilità di una notevole fetta di utenti. Ci tengo a sottolineare l’intento costruttivo di quest’ultima critica. Una rimodulazione della mobilità in questo senso, si integrerebbe infatti benissimo con la recente ottima iniziativa del comune di Oristano in materia di mobilità sociale.

Sa Rodia. Che dire invece del caotico labirinto in cui è stata trasformata la zona di Sa Rodia in concomitanza con l’apertura del ponte di Brabau? Certo stiamo parlando di un atto dell’amministrazione precedente ma è doveroso sottolineare il fatto che, ad un anno e mezzo dall’insediamento, nulla è stato fatto a riguardo dalla giunta attuale. Qualcuno continua a dire che dietro a quelle varianti ci sia chissà quale studio di chissà quale esperto. Io vi consiglio di fare un esperimento se avete dubbi a riguardo: provate a fornire ad un turista le indicazioni per andare da via Rockfeller al prolungamento di viale Repubblica o da quest’ultimo al Mistral II e tenete bene a mente che quando la pratica contraddice la teoria, la teoria è sbagliata. Anche la risoluzione di questo punto, col ripristino della scorrevolezza perduta, era esplicitamente contemplato nel programma di Aristanis Noa.

Scrivo tutto questo non per beatificare il lavoro fatto con Aristanis Noa, ma per cercare di richiamare l’attenzione su problematiche di grande importanza per il futuro dei cittadini e delle imprese. Sarebbe il caso di mettere da parte i cliché ideoliogici sulla bontà delle tasse e sulla nocività delle automobili per cominciare seriamente ad analizzare i veri problemi di Oristano e cercare di risolverli.

Andrea Nonne

Sindaco Tendas, non La invito a dimettersi ma a ripassare la storia oristanese. Carte false per essere italiani parte II.

lunedì, 8 luglio 2013

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In questi giorni il sindaco di Oristano Guido Tendas è stato travolto da un coro di polemiche a causa di alcune dichiarazioni rilasciate a Bruxelles sulla zona franca e sul concetto di nazione sarda. Tralasciamo in questo articolo il discorso sulla zona franca e occupiamoci invece del concetto di nazione sarda, riguardo al quale Tendas si è espresso in estrema sintesi così: “Oristano è una città che nell’800 si inventò le Carte di Arborea per costruire il mito della nazione sarda”.

In questo video (min 13:45 ca) Tendas mostra un testo* curato da Luciano Marroccu e composto dagli atti di un convegno dedicato proprio ai falsi di Arborea a riprova dell’opportunità delle sue affermazioni. Nonostante il convegno, svoltosi nel marzo del 1996, sia stato organizzato dalla giunta comunale in cui Tendas era assessore alla cultura, mi viene in mente che il sindaco oristanese quel libro non l’abbia mai letto; se l’avesse fatto sono infatti sicuro che avrebbe evitato di lanciarsi in un’ affermazione tanto spericolata e infondata. Questo perchè il risultato di quello studio è l’esatto opposto di quanto ha detto Tendas a Bruxelles e il libro mostrato dal sindaco per scagionarsi dalle accuse è in realtà la prova che lo “condanna” definitivamente. Per l’appunto i falsi di Arborea non hanno creato il mito della nazione sarda ma hanno di fatto generato una costruzione artificiale volta a far confluire il millenario sentimento identitario del popolo sardo all’interno della neonata nazione italiana. Basta leggere le pagine 327-328-329 del testo, tratte proprio dalla relazione di Marroccu sul processo di costruzione delle identità nazionali, per accertarsene. Per sciogliere ogni eventuale dubbio residuo è sufficiente poi ricordare che l’enorme notorietà delle carte nelle accademie filologiche di tutta Europa, non  fu originata certo dalle improbabili scoperte archeologiche o dalle gesta di Gialeto, ma dal tentativo di far risalire le origini della lingua italiana alla Sardegna medioevale. Le carte sostituirono il recente ricordo dei moti rivoluzionari di fine settecento con la mostruosa visione di una posticcia Eleonora in salsa tricolore. Di fatto viste le connotazioni di forte esclusività proprie del concetto di nazione, questa dinamica ha finito per creare una sorta di schizofrenia identitaria ancora oggi dominante. Sardi ma italiani, italiani ma sardi, italiani speciali, nucelo originario dela fusione perfetta. In questo senso i valori scaturiti dalla più grande patacca della nostra storia vivono oggi nell’essenza stessa della politica italiana in Sardegna, in questo suo continuo valzer tra identità sarda e identità italiana. E proprio il sindaco oristanese ha dimostrato di saper danzare con magistrale leggiadria tra le inconciliabili sponde di questo costrutto. In questi mesi, infatti, abbiamo assistito al Tendas romantico difensore della storia giudicale, che si batte vigorosamente per il recupero dell’antica reggia, che si definisce erede dei giudici nella sua funzione istituzionale, coraggioso visionario impegnato a riportare agli antichi splendori la vocazione agricola del Campidano oristanese e allo stesso tempo al Tendas gelido burocrate dello stato italiano, che definisce un dovere, quando non un’opportunità, ospitare il fior fiore della criminalità italiana nel carcere di Massama e non muove un dito di fronte al grido disperato del comparto agricolo di Arborea, abbandonato dalle principali istituzioni a combattere con uno dei principali prodotti del capitalismo illiberale italiano, la Saras.

Ma sarebbe un crimine politico e intellettuale affermare che Tendas è solo in questa danza. Tutti i politici sardi militanti in organizzazioni italiane e unioniste sono da decenni specializzati in questo esercizio di doppiezza e sembra addirittura che la loro abilità in materia sia direttamente proporzionale al successo politico personale. La genuflessione verso le segreterie romane va infatti accompagnata con un minimo di prensentabilità verso l’elettorato e spesso una spruzzatina di folklore è più che sufficiente in tal senso. Oggi a questo proposito hanno inventato il sovranismo per il quale un’ottima definizione ci viene fornita da Vito Biolchini nel suo blog  “una linea in grado di coniugare i valori della Costituzione a quelli dell’autogoverno della Sardegna, mettendo al centro i valori della nostra identità e del bilinguismo.” Chi conosce il pensiero politico di un democristiano onestamente autonomista come Giovanni Lilliu si rende conto che una roba del genere in termini di sovranità è soltanto un grosso passo indietro rispetto a quanto visto nel dopoguerra.

In conclusione  le false Carte di Arborea possono essere considerate a buon diritto il vero manifesto storico, politico e culturale della politica italiana in Sardegna.

Andrea Nonne

*Le carte d’Arborea. Falsi e falsari nella Sardegna del XIX secolo. A cura di Luciano Marroccu. AM&D edizioni.

Quest’articolo è l’ideale continuazione di un pezzo scritto due anni fa in polemica con la strumentalizzazione della storia giudicale operata dalla giunta Nonnis. Per leggere il pezzo clicca qui. 

Ma i comunisti* oristanesi sono nemici del Giudicato di Arborea?

lunedì, 13 maggio 2013

eleonora-murino.jpgA Oristano, in vari ambiti della sinistra cittadina, si sta formando un forte movimento di opposizione verso l’idea di avviare azioni di recupero della reggia giudicale sulla quale è stato costruito l’ormai ex carcere di Piazza Mannu. Quando, poco più che bambino, ho cominciato a comprendere che l’attuale aspetto della città racconta una storia di devastazione della memoria, ho iniziato a vedere quelle crepe nei resti delle mura giudicali come profonde ferite inflitte alla storia della città. Quando poi, pochi anni dopo, ho scoperto la grandezza del passato arborense quelle ferite sono diventate insopportabili e inspiegabili. Mi è sempre parso naturale che queste sensazioni fossero condivise da tutte le persone che amano Oristano ma oggi noto con grande stupore che molti, di fronte alla possibilità di recuperare importanti pezzi di quella storia violata, si scoprono amanti dell’insolente struttura carceraria.

Il primo intervento in tal senso è da accreditare a Ivo Serafino Fenu che, a valutazioni tecniche in merito alle quali non mi esprimo, aggiunge considerazioni di altra natura sull’opportunità di valorizzare l’attuale struttura carceraria piuttosto che intervenire a favore del recupero degli elementi di età giudicale. Fenu parla di “mix di provincialismo e miopia culturale infarcita di una visione della storia del medioevo che sconfina nella mito” mentre mostra apprezzamento per l’attuale aspetto dell’edificio elogiando “le dignitose linee classiciste con le quali è stato rivestito agli inizi del secolo scorso e che conferirono alla piazza quella dimensione austera e in sintonia con il sobrio “decoro” ottocentesco che contribuì a fare di Oristano una città.”
Le riflessioni di Fenu hanno raccolto un certo consenso all’interno della sinistra oristanese da parte di cittadini, consiglieri comunali e segretari di partito ma la manifestazione più convinta è avvenuta sulle pagine de “La Furia Rossa” blog oristanese di orientamento comunista. In quest’articolo viene condivisa la seguente parte del ragionamento di Fenu:

E, sempre in quest’ottica, mi chiedo se sia più utile per la crescita culturale e turistica della città, mettere a nudo qualche pietra medioevale (magari da condannare all’oblio e al degrado come avviene per gran parte del patrimonio storico) – in un’Italia ben più ricca di testimonianza di quell’epoca e di ben altro valore artistico – e non, piuttosto, valorizzarne la sua storia recente: una delle strutture carcerarie più inospitali e dure, nel bene e nel male, testimonianza di civiltà e inciviltà, coi suoi spazi collettivi e suoi luoghi del dolore individuale nei quali è passata una parte importante della nostra storia recente e delle sue contraddizioni umane e sociali. Un “monumento” e una testimonianza a suo modo unica, un carcere, una prigione, un “non luogo” da preservare in quanto tale, uno spazio da far vivere con iniziative legate alla contemporaneità e alle sue peculiarità contaminative dei linguaggi dell’arte, della musica e del teatro… altro che medioevo”

Davide Pinna, autore dell’articolo, aggiunge che “ In fondo non abbiamo dubbi: tra la celebrazione della gloria di re che combattevano per interesse dinastico e la testimonianza del dolore e della sofferenza degli ultimi scegliamo questa seconda opzione.” Questa posizione è ovviamente del tutto legittima, anche se mi chiedo perchè gli amici de “La Furia Rossa” non abbiano esternato la loro avversità agli Arborea durante la recente campagna elettorale che li ha visti vincitori al fianco del sindaco Tendas, il quale da sempre è un convinto sostenitore del recupero della reggia giudicale. Venendo al titolo di questo articolo preciso subito che sono convintissimo che i comunisti oristanesi generalmente provino amore e rispetto per l’epoca giudicale  e per il relativo patrimonio artistico-culturale. Tuttavia ritengo probabile che la particolare posizione dei ragazzi de “La Furia Rossa” sia riconducibile alla loro formazione politica e che nello specifico sia frutto di una diffusa tendenza a ricondurre tutto alla dinamica classista. La visione classista ha sicuramente la sua utilità ed è parte importante della comprensione della storia ma ha i suoi limiti; perdere di vista questi limiti significa perdere di vista la comprensione di alcune dinamiche storiche fondamentali. Il grande intellettuale sardo Antonio Simon Mossa, figura politicamente complessa ma per certi versi molto di sinistra, ebbe la brillante intuizione di sostituire il modello di oppressione tra classi con quello di oppressione tra popoli. Questa prospettiva fornì a Simon Mossa le basi per costruire il suo originale e innovativo pensiero che ancora oggi stupisce per attualità e attinenza con l’evolversi degli eventi politici globali. Tornando alla reggia-carcere di Oristano, se ci si limita alla contrapposizione giudici/carcerati si prede di vista il fatto che la trasformazione della reggia in carcere rappresentò un chiarissimo gesto di oppressione da parte dello stato italiano verso la storia  e la cultura del popolo sardo.

Fa inoltre sorridere che l’accusa di provincialismo rivolta a chi intende recuperare le tracce dell’epoca giudicale anche a fini turistici, provenga da chi enfatizza potenzialità turistiche nell’apertura dell’attuale struttura carceraria. Chi si immagina una specie di Alcatraz del Mediterraneo, dimentica forse che Oristano è storicamente una delle province più sicure dello stato italiano. Poi nel mercato si sa, tutto può succedere, ma sulla carta, in termini di marketing, l’appeal turistico del carcere di una città sicurissima, tranquillissima e noiosetta come Oristano non sembra essere molto invitante.

Per tutti questi motivi se fosse possibile sarei ben lieto di recarmi in loco come volontario armato di piccone per demolire la parte carceraria della struttura e lasciare il posto a valenti archeologi per il recupero della reggia giudicale. Non più di un anno fa come Aristanis Noa proponemmo di destinare l’edificio a sede dell’Università, una volta terminato il recupero e verificato lo stato della struttura originaria. Ma se anche, come molti temono, il recupero dovesse rivelarsi impossibile sarei ben felice di non dover più vedere quella costruzione oltraggiosa. Tutto sommato certi vuoti, anche da un punto di vista architettonico, son più gradevoli e valorizzabili di ciò che li riempiva precedentemente. Pensate ad un bel prato con decorazioni floreali rivolte al cielo e l’immancabile albero arborense sovrastato da una dedica: “GRAZIE ARBOREA. QUAGGIU’ (quasi) NESSUNO VI HA DIMENTICATO.”

Andrea Nonne

* Per esigenze di semplicità e immediatezza in questo articolo col termine comunisti ho inteso identificare solo i comunisti unionisti. Tutte le considerazioni fatte a questo proposito non sono nella maniera più assoluta rivolte ai comunisti indipendentisti sardi.

“VIA i Moratti da Arborea” è l’unico VIA che mi interessa.

mercoledì, 1 maggio 2013

vai-via.jpgUn celebre detto statunitense recita che “quello che va bene per la General Motors va bene per l’America”. Parafrasando si potrebbe affermare che “quello che va bene per la 3A va bene per la provincia di Oristano”. Se qualcuno sta ridacchiando pensando ad un’esagerazione sappia che la 3A pesa sul pil della provincia  circa 4-5 volte quello che la General Motors pesa sul pil Usa. Immagino quindi che se nei dintorni di Detroit provasse a insediarsi un qualcosa in grado di minacciare concretamente il futuro della celebre casa automobilistica, questo qualcosa troverebbe una forte e compatta opposizione da parte di tutta le rappresentanze politiche della città di Detroit ma anche dello stato del Michigan e dello stato centrale. Questo è ciò che avviene normalmente per le big company in tutto il mondo; il loro elevato peso sull’economia nazionale in termini di reddito e occupazione rende necessaria una particolare attenzione della politica laddove il futuro di queste imprese sia in qualche modo minacciato.

Stupisce quindi parecchio che nonostante la contrarietà espressa dalla 3A e da tutto il vasto comparto agricolo di Arborea, una parte rilevante della politica sarda e addirittura alcuni esponenti di spicco della politica oristanese siano favorevoli o possibilisti di fronte al progetto Eleonora gas della Saras. Tra i pareri favorevoli spiccano quello del Pd sardo e di Mario Diana mentre tra i possibilisti troviamo Gianvalerio Sanna, Guido Tendas e Salvatore Ledda. Evito di commentare la posizione dei favorevoli per spendere due parole sui possibilisti. La posizione di questi ultimi generalmente si può riassumere così: senza una VIA (valutazione di impatto ambientale) è impossibile esprimere una valutazione corretta, capire quali siano i benefici e i costi del progetto, e quindi assumere una posizione di contrarietà. Attendere gli esiti del VIA per poter esprimere una valutazione basata su dati scientifici potrebbe sembrare un atteggiamento di grande buon senso ma in realtà non lo è. Intanto non mi risulta che qualche anno fa, quando un piccolo gruppo di sconosciuti imprenditori presentò un progetto per la costruzione di una centrale eolica off-shore a ridosso dalle coste del Sinis, qualcuno dei succitati politici si sia opposto al movimento popolare di protesta adducendo che bisognava attendere il VIA. Verrebbe quindi da pensare che, dietro al loro invito ad approfondire, più che un attitudine al metodo scientifico ci sia una qualche forma di gradimento verso il progetto della Saras. Detto questo è necessario ricordare che la VIA è una valutazione che si presta a soggettività, errori e che molto difficilmente può inquadrare le ricadute sull’economia del territorio nel suo complesso. Da questo punto di vista la contrarietà della 3A e di tutto il tessuto agro-industriale dovrebbe di per se essere sufficiente a sollevare forti perplessità sul progetto dei Moratti. Questo sia per il peso che queste produzioni hanno sull’economia del territorio e sia perchè se c’è una cosa che solitamente le imprese di successo sanno fare molto bene è valutare i rischi e le opportunità, anche perché generalmente chi vive nel mercato ha le informazioni prima e meglio degli altri. In questo caso le imprese di Arborea ritengono il danno d’immagine derivante dall’insediamento di un impianto estrattivo più probabile e di maggiore impatto rispetto agli eventuali risparmi sul costo dell’energia. E poi ci sono proprio loro, i Moratti, che hanno già mostrato ai sardi quanto son bravi a far passare per ecologico qualcosa che è tutto fuorchè ecologico, anche grazie all’aiuto della sempre generosa macchina burocratica italiana. Si pensi che ogni anni i cittadini pagano fior di milioni affinchè la Saras bruci gli scarti della lavorazione del petrolio producendo energia che non si sa con quale criterio viene assimilata a quella rinnovabile. Ma tutto il fallimento del settore energetico in Sardegna dovrebbe aver insegnato qualcosa; inquinamento, crisi occupazionali e surplus di produzione ma il costo dell’energia in Sardegna ha pochi eguali nel mondo, nonostante i quintali di promesse e rassicurazioni in senso contrario che hanno accompagnato la nascita di ogni impresa energetica. Lasciatemi aggiungere poi una breve considerazione su un esempio che i Moratti stanno utilizzando come cavallo di battaglia per sostenere la compatibilità tra il loro progetto e la realtà produttiva arborense, ovvero la provincia di Parma che è notoriamente un territorio ricco di produzioni alimentari ma al contempo ospita quasi 300 pozzi di estrazione. Mi sono laureato in marketing proprio a Parma avendo per anni come riferimento la realtà industriale presente in quel territorio ma, per ironia della sorte, ho fatto la mia tesi proprio sulla 3A e alla 3A. Conosco quindi abbastanza le due realtà per cogliere le macroscopiche differenze che corrono tra esse. Parma è in effetti una delle grandi food valley d’Europa basata però, più che sull’agricoltura e sull’integrazione tra questa e l’industria, sull’industria di trasformazione. In poche parole a Parma sono bravissimi, molto molto molto più di noi, a trasformare prodotti alimentari e venderli in tutto il mondo. E sono talmente bravi da essere addirittura leader nella produzione di macchinari per l’industria alimentare. Ma Parma acquista la gran parte della materia prima lontano dal suo territorio, sia che si parli di latte, sia che si parli di grano, sia che si parli di carni suine. La cosa emblematica è che, ai tempi in cui preparavo la mia tesi, tra i fornitori di latte della Parmalat vi era proprio la 3A che rivendeva al colosso emiliano una parte del prodotto conferito dai soci tramite il Colvas, un consorzio di proprietà della cooperativa arborense destinato proprio alla vendita del latte prodotto in eccesso rispetto alle capacità di vendita. Insomma per Arborea, che ospita una parte consistente delle lavorazioni agricole a monte del processo industriale, la terra rappresenta un vantaggio competitivo ed è parte importante del core business; per Parma no. Tutto questo dovrebbe far capire quanto sia fuorviante il paragone proposto dai Moratti; non a caso tra i capoluoghi di provincia dello stato italiano Parma è sistematicamente uno dei più inquinati mentre Oristano è sempre tra quelli che lo sono di meno.

Ecco allora che, tornando alle dichiarazioni possibiliste dei nostri rappresentanti, mi viene da pensare che alla base di queste posizioni ci sia la pesante assenza di un modello di sviluppo per questo territorio, di una vision di ampio respiro. Se infatti si condivide l’idea che lo sviluppo industriale sardo passi in buona parte per la valorizzazione delle eccellenze del nostro settore agricolo e che sia necessario lasciarci definitivamente alle spalle la tentazione di importare da fuori modelli incompatibili col territorio e spesso anche con il mercato, beh in questo caso il progetto della Saras potrà ottenere tutti i VIA che vuole, regolarmente rilasciati da rigorosissimi uffici totalmente impermeabili al fascino della famiglia Moratti, ma io sarò sempre profondamente contrario alla realizzazione di quel progetto, semplicemente perchè non è conciliabile col modello di sviluppo che ritengo più appropriato per questa terra. A meno che il modello di sviluppo che molti politici sardi hanno in mente sia molto, molto diverso dal mio. Ma forse la realtà è proprio questa visto che nel tessuto industriale sardo la fabbrica petrol-chimica maleodorante, imbottita di denaro pubblico e spesso rovinosamente precipitata nel dissesto finanziario e occupazionale è la regola, mentre l’integrazione tra industria e agricoltura e il successo imprenditoriale sono purtroppo una rara eccezione. Da difendere e diffondere.

Andrea Nonne

Con lo scalo merci un’ occasione storica per Fenosu e la provincia di Oristano

domenica, 23 settembre 2012

decollo.jpgSe potessi farvi vedere  una cartina o un grafico della distribuzione dell’industria in Sardegna e nei dintorni di Oristano, avreste subito evidenza di una cosa:  nei dintorni di Oristano si riversa un’ enorme fetta della produzione industriale alimentare* sarda. E’ sufficiente rivolgere l’occhio ad imprese come 3A, Cao, Gruppo Cellino, Riso della Sardegna, Ondulor e Martini per farsi un’ idea in proposito. La questione quindi è capire il perché la produzione alimentare sarda si sia concentrata nei dintorni di Oristano, territorio che negli altri settori industriali ha mostrato una capacità di attrarre investimenti inferiore persino a quella del resto della Sardegna. Inoltre queste imprese mostrano, chi più chi meno, una capacità di reazione e adeguamento all’attuale crisi molto maggiore rispetto a quella di tante grandi aziende le cui drammatiche vicende occupano da anni le prime pagine dei nostri quotidiani; anche questo è un dato che pone diversi interrogativi. Se da un lato è vero che dietro alle vicende di un’impresa agiscono sempre diverse concause è altrettanto vero che Oristano presenta dei rilevanti vantaggi logistici per queste imprese che hanno l’esigenza di concentrare la produzione per conseguire indispensabili economie di scala, ma al contempo si trovano di fronte all’esigenza di dover distribuire i loro prodotti su tutto il territorio sardo. Non a caso infatti, le trasformazioni avvenute nei mercati del largo consumo tra gli anni ‘80 e ‘90 sono coincise con un importante periodo di crescita di molte delle aziende succitate che hanno in diversi casi raggiunto addirittura forme di dominio monopolistico. Il caso più emblematico a riguardo è quello del lattiero-caseario vaccino che, verso la metà degli anni ‘90, era caratterizzato da una manciata di piccole aziende, tutte gravate da grosse complicazioni finanziarie. Era evidente che nessuna di quelle imprese poteva sopravvivere a lungo in quelle condizioni ma era altrettanto evidente che il mercato sardo era troppo ghiotto per poter restare scoperto. L’incidenza dei costi di trasporto su prodotti caratterizzati da prezzi molto bassi rispetto ai volumi, come appunto sono gli alimentari di largo consumo, fa infatti della Sardegna una nicchia ben protetta dalla concorrenza esterna. Qui sta il punto centrale della questione; in mercati con queste caratteristiche detenere un vantaggio logistico significa spesso trovarsi in una posizione di vantaggio competitivo strategica e spesso decisiva. Cosi fu la 3A di Arborea a spuntarla sugli altri competitors del vaccino, diventando nel giro di pochi anni il colosso che tutti oggi conosciamo, con buona pace di coloro che in quegli anni definivano un suicidio far fare al latte il doppio tragitto mungitura/impianto-impianto/punto vendita.

Ma perchè, in un post dedicato a Fenosu, sto facendo una storia dell’industria oristanese? Semplicemente perché le storie di successo di queste imprese dimostrano che nello scenario commerciale sardo Oristano ha un vantaggio competitivo nelle logistica. Questo perché le imprese hanno bisogno di concentrare la produzione, lo stoccaggio e altre fasi della loro filiera per raggiungere determinate dimensioni; al di sotto di queste infatti è molto difficile stare nel mercato e, per chi deve poi distribuire i propri prodotti in tutta la Sardegna, il luogo migliore in cui concentrare le attività è un luogo che gode di centralità. Oggi molti oristanesi vedono un declassamento nell’utilizzo dell’aeroporto di Fenosu come scalo merci in quanto il sogno di far esplodere il turismo grazie ai vettori low cost, ripetendo la felice esperienza algherese di qualche anno fa, ha fatto nascere nei cittadini ambizioni e aspettative a mio avviso parecchio slegate dalla realtà. Infatti il turismo, oltre all’aeroporto, necessita di tutta una serie di assets che nel nostro territorio latitano, come un’adeguata capacità ricettiva, pianificazioni strategiche consolidate e destinazioni di notevole notorietà. Insomma Oristano non è Alghero e non può raggiungere determinati livelli quantitativi e qualitativi dall’oggi al domani. Nella logistica e nel trasporto merci invece Oristano ha delle potenzialità immediatamente spendibili che potrebbero generare in tempi brevi ricadute economiche utili anche per altri settori. Un aeroporto capace di stare in piedi grazie alle merci offrirebbe infatti al turismo la possibilità di sperimentare gradualmente e senza troppi affanni e responsabilità il potenziale dello scalo, cominciando magari con voli charter e linee stagionali, che permetterebbero alla ricettività di crescere insieme agli arrivi e viceversa.

Ora come sempre la palla passa alla politica. In primis perchè sarà fondamentale verificare e vigilare sulle effettive intenzioni della Sogaer, ente gestore dello scalo di Elmas. Per quanto infatti possa sembrare remota e assurda, l’ipotesi che vuole Cagliari interessata allo scalo oristanese solo per neutralizzare un potenziale concorrente sul versante merci non è fantascientifica. In secondo luogo la politica dovrebbe cercare di attivare quelle potenzialità da tempo inespresse nel territorio. Non dimentichiamo infatti che l’idea di sfruttare a fini logistici e commerciali la centralità di Oristano è vecchia di decenni, figlia di politici ben più lungimiranti dei loro successori. Ecco che allora, se davvero si realizzasse lo scalo merci aereo a Fenosu, gli amministratori troverebbero nel territorio altri strumenti per tentare un rilancio fino a poco tempo fa impensabile; mi riferisco al porto industriale, da declassificare in modo da poter accogliere tutte le merci e ad un decreto legge del 1998 che indica Oristano come zona franca portuale. Due misure già impostate, due opportunità per troppo tempo lasciate in un cassetto che oggi potrebbero creare, insieme all’aeroporto, una sinergia vincente per fare di Oristano il cuore logistico della Sardegna, generando occupazione e ricchezza quanto mai urgenti per invertire un trend negativo che non sarà sostenibile ancora a lungo.

Andrea Nonne

* Il ragionamento è allargabile a produzioni collegate a quelle alimentari e a tutto il grocery.

L’insostenibile leggerezza dei politici oristanesi in quel di Cagliari

domenica, 12 agosto 2012

piuma.jpgLa Giunta Cappellacci ha escluso la Provincia di Oristano da uno stanziamento di 342 milioni di euro destinati alle aree di crisi. Notare bene, la Provincia di Oristano è l’unica ad essere rimasta esclusa.
Spesso si dice che Oristano non è rappresentata a livello numerico nel governo regionale. Verifichiamo. La Sardegna ha all’incirca un assessore ogni 140 mila abitanti. Oristano come Cagliari ha un assessore ogni 80 mila abitanti circa. La nostra provincia insieme a Cagliari ha quindi una rappresentanza in giunta molto maggiore di quella del resto della Sardegna, tanto che agli altri territori resta la rappresentanza di un misero assessore ogni 315 mila abitanti. Nello specifico Sassari ha un assessore ogni 336 mila abitanti, Nuoro uno ogni 160 mila abitanti, Carbonia-Iglesias uno ogni 129 mila abitanti mentre Gallura, Ogliastra e Medio Capidano non godono di nessuna rappresentanza. Anche in termini assoluti Oristano dopo Cagliari è la provincia ad avere il numero più alto di assessori.
Ora ripeto:

La Giunta Cappellacci ha escluso la Provincia di Oristano da uno stanziamento di 342 milioni di euro destinati alle aree di crisi. Notare bene, la Provincia di Oristano è l’unica ad essere rimasta esclusa.

Vi ho detto qual è la quantità dei rappresentanti oristanesi in Giunta. Lascio ad ognuno le opportune considerazioni su quale sia la loro qualità.

Andrea Nonne

Io cambio città scelgo Aristanis Noa e Pierluigi Annis Sindaco.

venerdì, 8 giugno 2012

579667_382664015113816_1502030023_n.jpgDa una parte c’è il nuovo, il cambiamento, la speranza di un futuro diverso. Dall’altra il vecchio, la riproposizione puntuale delle logiche che hanno amministrato Oristano negli ultimi vent’anni. La lista Aristanis Noa, con Pierluigi Annis sindaco è il nuovo. Le altre proposte sono il vecchio. Lutzu e Ledda hanno fatto parte della giunta Nonnis, Uras delle giunte Barberio e Ortu, Tendas della giunta Scarpa. Porceddu pure è passato, nostalgia di qualcosa di già visto in un altro ventennio. Non  voglio dare giudizi sull’attuale stato della città, voglio che siano i cittadini a farlo. Perchè se vogliono rivivere le esperienze degli ultimi decenni non hanno che l’imbarazzo della scelta, ce n’è per tutti i gusti. Per chi invece vuole cambiare, Pierluigi Annis e la lista Aristanis Noa sono l’unica scelta possibile. Io invito i cittadini a cambiare, radicalmente. Li invito a cambiare città, ad abbandonare la triste e moribonda periferia di un’ Italia decadente per tornare a vivere in Aristanis, figlia di Tharros e madre di Eleonora, antica capitale del Mediterraneo, generatrice di sovranità, civiltà, arte e cultura. La città dalla quale gli Arborea hanno riunito il popolo sardo dando vita all’età dell’oro della Sardegna. Oggi come allora, chi desidera la sovranità della Sardegna si riunisce tra queste strade, tra queste mura e ancora una volta guarda avanti, al futuro, alle energie rinnovabili, alla mobilità sostenibile, al rilancio del turismo; con la ferma consapevolezza che solo l’indipendenza oggi può risolvere i problemi di questa terra, tasse, trasporti ed energia su tutti, e che partire dai comuni è il miglior modo per cominciare a farlo.

Brave persone gli altri sindaci; hanno la mia stima e in molti casi anche la mia simpatia. Ma non la mia fiducia. Perchè tutti hanno governato senza alzare un dito contro il consorzio industriale, che con i suoi vincoli impedisce una conversione del porto verso utilizzi commerciali e turistici. Perchè tutti hanno lasciato sola Cabras nella battaglia, inevitabilmente poi persa, per il rientro dei giganti di Monte ‘e Prama nel territorio. Perchè Oristano dal ‘98 è riconosciuta come zona franca dal governo italiano e nessuno si è mai preso la briga di dar vita ad una mobilitazione per sollecitare la notifica in sede comunitaria da parte del governo. Sarebbe bastato così poco per salvare centinaia di imprese dal fallimento e migliaia di persone dalla disoccupazione. Non l’hanno fatto. Con la stessa nonchalance con cui hanno tenuto chiusa la Torre di Mariano, hanno parlato di turismo senza neanche degnarsi di adeguare il porticciolo, mentre due kilometri più a sud l’unico albergo di Torregrande veniva tranquillamente trasformato in un condominio.

Domenica e lunedì lasciate perdere chi vi chiede il voto per amicizia. La crisi europea dovrebbe almeno chiarirci le conseguenze di un voto dato con leggerezza, nella folle convinzione che il conto del malgoverno non ci verrà mai presentato.

Domenica e lunedì lasciate perdere chi  vi parla di voto sprecato. L’unica cosa sprecata è il tempo passato ad ascoltare certi ragionamenti.

Domenica e lunedì vota e fai votare Aristanis Noa e Pierluigi Annis sindaco. Il resto è storia.

Estendo il mio invito al voto a Terralba, dove suggerisco di votare la lista Per Terralba con sindaco Pietro Paolo Piras, e Bauladu, per la lista Bauladu sceglie con candidato sindaco Davide Corriga.

Buon week end di cambiamento a tutti.

Andrea Nonne

Ci risiamo, Oristano apre i suoi monumenti due giorni all’anno. E se ne vanta pure.

domenica, 13 maggio 2012

torre_mariano.JPGBenvenuti a Oristano, città così assuefatta dal malgoverno da non riconoscere più il disastro dalla normalità.  Ci eravamo lasciati a ottobre con questa storia che con un po’ di anticipo si ripete anche nel 2012. Cittadini tartassati di tasse assistono all’apertura trionfale dei principali monumenti. La realtà è un altra: per 363 lunghissimi giorni monumenti importantissimi come la torre di Mariano resteranno inesorabilmente chiusi, tutto l’anno, tutti i giorni della settimana senza giustificazione alcuna visti gli sprechi di risorse sotto gli occhi di tutti.

Nel mio impegno per la lista civica Aristanis Noa con Pierluigi Annis ho avuto modo, insieme agli altri amici, di affermare con forza il fatto che i principali monumenti della città debbano restare aperti tutto l’anno. La nostra politica sulla valorizzazione del patrimonio storico ha un duplice scopo: mantenere viva nei cittadini la consapevolezza di quanto sia stato grande il passato del nostro popolo e arricchire l’offerta turistica del territorio con componenti favorevoli alla destagionalizzazione dei flussi.

Ieri Frantziscu Sanna, durante una bellissima presentazione del nostro programma elettorale, ha ricordato come durante gli anni venti del secolo scorso l’amministrazione comunale decise di distruggere la Porta a Mari, il castello, e buona parte delle mura medievali della città perché considerati di scarso valore architettonico. Probabilmente è questo il motivo per cui ancora oggi i monumenti restano chiusi, per una mancanza di fiducia di stima e di amore verso la nostra storia. A ben vedere dunque esiste una chiara continuità tra i politici di allora e quelli che dopo aver governato la città negli ultimi decenni si presentano oggi come candidati sindaci.

Andrea Nonne


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