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The merd and the chocolate

lunedì, 26 luglio 2010

 Mi riesce impossibile provare sentimenti di rabbia nei confronti di Flavio Carboni. Il rampante anzianotto ha fatto solo il suo lavoro, quello del faccendiere. Del resto possiamo stare certi che un mondo senza faccendieri non esisterà mai visto che, come ci insegna l’antica sapienza popolare, la mamma di certe categorie di persone è sempre incinta.

Poi c’è Ugo Cappellacci, il quale conferma che nella vita di ogni uomo c’è un attimo di genio. Lui il suo l’ha usato per definirsi come meglio nessuno avrebbe potuto fare: il babbeo.  Ma in fondo mi riesce difficile biasimare anche lui; non dimentichiamoci mai che il libero arbitrio non è il suo forte. Ughino segue il movimento dei fili senza rendersi conto di ciò che fa. Non si è reso conto neanche di aver cambiato mano: prima lo muoveva il nano che ora l’ha prestato per un po’ al faccendiere. Non che in effetti la differenza sia poi tanta.

Ma la mia rabbia non è rivolta a loro che fanno ciò per cui son stati programmati. Il problema vero è che molti sapevano ma hanno fatto finta di niente. Sapevano in che letamaio stavano andando a ficcare la Sardegna. Sto parlando dei partiti di centro destra, dei centristi , del Psd’Az, del gruppo editoriale di Zuncheddu. Che sapeva ma nascondeva, disinformava e attaccava Soru. Ricordate?

Torniamo indietro ad un anno e mezzo fa quando l’emergenza era Renato Soru, da tanti accusato di  aver rovinato l’economia della Sardegna. Andiamo a vedere cos’è cambiato da quando alla console c’è l’autobabbeizzato. Iniziamo dal peggio di Soru, il grande scandalo per il caso Saatchi. Il fatto sembra grave non  lo nego, ma nel peggiore dei possibili sviluppi giudiziari resterà il gesto impulsivo dell’imprenditore che, per non far rimandare una campagna pubblicitaria importantissima e per assicurarsi un risultato all’altezza della situazione, preme per affidare tutto ad una delle agenzie pubblicitarie più geniali del pianeta. Oggi Cappellacci frequenta i peggiori affaristi, da loro si fa indicare le nomine per gli incarichi più importanti e progetta le leggi a misura dei loro affari. Ancora, Soru veniva criticato per la gestione del G8 e per la smilitarizzazione della Maddalena. Berlusca e il vassallo, da navigati self made men, hanno optato per una soluzione pragmatica e radicale: spostare il G8 lasciando nell’arsenale le costose merdate della cricca e un bell’ammasso di materiale radiattivo nei fondali. Potrei continuare a lungo ma mi limito ad un ultimo confronto legato ai numeri della disoccupazione, vera emergenza della Sardegna negli ultimi mesi. A metà del 2007, in piena era Soru, il tasso di disoccupazione segnava 8,6%. Oggi, stando agli ultimi dati diffusi dall’Istat, la disoccupazione galoppa al 16,1%. La crisi si dirà, ma allora questi brillanti economisti dovrebbero spiegare perchè la stiamo pagando molto più che altrove. Confrontiamo la Sardegna con le regioni del Sud Italia: nel secondo trimestre del 2007 la Sardegna è arrivata ad avere un tasso di disoccupazione inferiore a quello di tutte le regioni del Sud Italia, oggi registra un risultato nettamente peggiore di queste. E’ vero che questo dato è relativo ad un picco particolarmente positivo non confermato nei mesi a venire ma in generale il confronto macroeconomico tra Soru e Cappellacci restituisce un esito drammatico.

Oggi, davanti a tutto ciò, gli errori che sicuramente Soru ha commesso appaiono bazzecole e altri dovrebbero cominciare a fare la conta dei propri sbagli. E invece vedi gran parte del centro destra che piuttosto che redimersi si concentra sul rimpasto, in una volgare rappresentazione della vittoria dei soldi sulla dignità. Piccoli uomini bloccati da retribuzioni senza uguali in Europa, in un’ atmosfera che mostra chiaramente quanto la sobrietà e la moralità siano gli irrinunciabili elementi di cui la politica necessita per invertire la rotta. Poi leggi l’Unione Sarda che prova a smarcarsi dalle sue imperdonabili colpe. Noti che i militanti dei partiti di maggiornza non sono in rivolta. Nessuno chiede scusa. Nessuno ammette di aver sbagliato. In primis a non voler vedere ciò che da anni è sotto gli occhi di tutti. Il centro destra sardo è pesantemente condizionato da Bresluconi con tutto ciò che questo comporta. Le ultime elezioni regionali hanno infatti visto soccombere la parte politica della coalizione a favore di quella affaristica. E quando parlo di parte politica non mi rifersico certamente a Pisanu, legato a Flavio Carboni da frequentazioni di lungo corso. La cosa più triste è che nè la base, nè i dissidenti, nè gli alleati sembrano orientati verso l’unico gesto lecito in questo momento: tutti a casa ed elezioni subito.

Ora è inevitabile tornare con la memoria alle elezioni del febbraio 2009. La Sardegna si trovava immersa nel bipolarismo, politico sì ma ancor più morale, cosa innegabile per quanto sgradevole. Da una parte infatti vi era un centrosinistra sì mediocre, sì attraversato da lacerazioni interne, sì composto in parte da patetici leccaculo dei realtivi superiori romani, ma pur sempre una coalizione politica con i suoi difetti ma anche con i suoi pregi. Una coalizione in cui clientelismo, corruttela e mediocrità esistevano (ed esistono) in quantità ancora definibili fisiologiche. Dall’altra parte un centro destra immorale, apolitico nel peggior senso del termine, frutto dei peggiori percorsi della politica italiana; un miscuglio che, entrato in contatto con la storica sudditanza delle classi politiche sarde unioniste, ha generato un mix mortifero. Fare piazza pulita di questa gentaglia dovrebbe essere la prima preoccupazione di chiunque voglia il bene della Sardegna e, soprattutto, dovrebbe essere la prima preoccupazione delle tante persone oneste e serie che si sentono ideologicamente di destra.

Questa era la decisione cui erano chiamati i sardi. Queste che vediamo oggi le conseguenze del suicidio elettorale. Perchè nel bipolarismo morale l’ultima cosa che si deve fare è confondere la merda con il cioccolato.

Andrea Nonne

denim OR nothing

venerdì, 2 luglio 2010

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Nuovo episodio della fantozziana saga dell’aeroporto di Fenosu. Questi i fatti: l’Enac diffida Flyoristano dalla vendita di biglietti in quanto il vettore effettivo è chiaramente Denim Air. Dopo un goffo tentativo di smentita Flyoristano adegua il suo sito e chiarisce che il vettore aereo è Denim Air. L’Enac è soddisfatto. Flyoristano è soddisfatta. La Sogeaor è soddisfatta. Sono soddisfatti tutti, quindi dovremmo essere soddisfatti anche noi cittadini, giusto? No. Assolutamente No.

La nuova manovra della Sogeaor apre scenari ancora più inquietanti dei precedenti. Se Flyoristano, capitalizzata prevalentemente da comune e provincia tramite la Sogeaor, non è più il vettore che effettua i voli, allora automaticamente non è più il soggetto che incassa il ricavato della vendita dei biglietti. I soldi dei biglietti saranno incassati da Denim Air. Fin qui tutto bene se non fosse che Flyoristano (quindi Sogeaor, quindi comune e provincia, quindi noi) paga profumatamente Denim Air per l’affitto degli aerei. Quindi ricapitolando la Sogeaor paga (con i nostri soldi) l’affitto ma gli aerei li usa Denim Air che intasca il ricavato dalla vendita dei biglietti. Un business geniale. Quasi quasi cerco un taxista e gli faccio una proposta: “Senti amico facciamo un patto. Io ti do 200 euro al giorno per affittare il tuo taxi, però continui ad usarlo tu e ti tieni tutto il ricavato del tuo lavoro. In cambio ti chiedo solo di scrivere il mio nome sullo sportello della vettura e di farmi fare qualche comunicato stampa in cui scrivo che faccio il taxista” Chissà magari accetta pure. E allora pensa che figata posso andare in giro a dire che sono un taxista, farlo scrivere sui giornali e magari la gente ci crede pure. Che culo!

In più c’è un secondo problema di non poco conto. Il flusso di denaro che passa dalla Flyoristano alla Denim Air ha tutto l’aspetto di un finanziamento pubblico ad un’impresa privata. Cosa che, salvo giustificazioni o motivazioni che non s’intravedono, sembra violare le norme comunitarie in materia di concorrenza. Con il rischio di un’ulteriore sanzione (nell’eventualità, come sempre, saremo tutti noi a pagarla) che si aggiungerebbe a quella che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato potrebbe comminare per le violazioni in materia di trasparenza pubblicitaria.

Eppure tanti cittadini sopportano questa spirale di malgoverno, nella convinzione che, pur di avere un aeroporto, qualsiasi prezzo sia adeguato. Ammesso pure che la scelta di far partire Fenosu possa dare slancio all’economia e al turismo della nostra provincia sono i modi e i (secondi) fini l’oggetto delle nostre critiche.

Inoltre, a rischio di ripetermi, torno a dire che il problema dell’oristanese, soprattutto da un punto di vista di offerta turistica, è quello dell’anonimato. Sembra che questa preoccupazione non sia condivisa dai nostri politici di maggioranza. Basta dare un’ occhiata ai manifesti pubblicitari sparsi sulla 131 per capire quanto poco si investa in promozione. Località già note e situate in posizioni meno felici tappezzano la prinicipale arteria dell’Isola con manifesti raffiguranti le proprie attrazioni. La provincia di Oristano e i comuni costieri che fanno? Non mi stupisce che Fenosu non sia ancora risucito a svolgere il suo compito: attrarre vettori e vacanzieri. Il turista di norma sceglie prima la meta e poi il modo per raggiungerla. Se poi il problema era quello di collegare Oristano con alcune città italiane la logica suggeriva una solo cosa: potenziare i collegamenti da e per l’aeroporto di Elmas, garantendo un trasporto rapido e una frequenza adeguata. Eh già, la logica.

Andrea Nonne

Dimenticare Fenosu

mercoledì, 23 giugno 2010

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Pensare che un aeroporto possa far decollare l’economia oristanese è una vaccata di ragguardevole dimensione. Soprattutto se si pensa al turismo, dire che il limite delle destinazioni della nostra provincia risiede nella distanza dagli scali aeroportuali non ha alcun senso. Solo per fare un esempio, il fatto di non avere un aeroporto di rilievo nelle vicinanze, non ha impedito a Firenze di diventare una delle mete turistiche più importanti del mondo. Anche restando in Sardegna la prima cosa che balza all’occhio è che, in termini di tempi di percorrenza, le spiagge del Sinis distano dallo scalo aeroportuale di Elmas una manciata di minuti in più di quanto lo stesso aeroporto non disti dalla sempre affollatissima  Villasimius.

Ma se vogliamo, c’è qualcosa di molto più grave dei quasi 20 milioni di euro buttati al vento per realizzare l’opera. Dopo i ripetuti annunci di apertura, dopo gli innumerevoli rinvii di qualche giorno, dopo una vittoria elettorale maturata con una campagna elettorale che pompava in maniera massiccia sulla trionfale e imminente apertura dello scalo (con tanto di città tappezzata con la faccia di Marcello Serra che rivendicava la sua vocazione da stacanovista della puncia), ebbene dopo tutto ciò, senza il minimo accenno di pudore, gli amministratori di provincia e comune si preparano a disinvestire mettendo in vendita l’aeroporto proprio in un momento in cui il mercato non l’ha ancora preso minimamente in considerazione.

Senza dubbio i tanti soldi spesi per la gestione e la realizzazione dello scalo avrebbero potuto trovare collocazioni più felici.  Sicuramente sarebbe stato meglio investire in promozione per risolvere il vero tallone d’Achille della nostra offerta turistica: la notorietà delle destinazioni (a chi fuori Sardegna non è mai capitato di sentirsi dire: Oristano? Dov’è? Ah si in Sardegna e dove? Vicino a Olbia? Vicino a Nuoro? All’interno?). O magari per sfruttare le ghiotte opportunità di un diportismo carente di approdi in tutta la costa occidentale sarda.

Ma ora la cosa più saggia che i nostri governanti possono fare è quella di portare avanti la Sogeaor fino a farle raggiungere  un minimo di notorietà. Innanzitutto perchè gli attuali amministratori  sono in buona parte gli stessi che hanno tirato su questo casino e in secondo luogo perché vendere ora una struttura appena malamente inaugurata non risponde a nessun criterio di logica economica. Invece pare che tutto questo non avverrà, in barba a quanto appena detto e soprattutto in barba ad ogni pudore nei confronti di un elettorato che, anche sulla base dell’entusiasmo per la tanto reclamizzata apertura, ha dato mandato al centro destra per il governo della Provincia.

Come se tutto ciò non bastasse è di oggi la notizia Ansa riguardo ad una diffida che l’Enac ha inviato alla Sogeaor il cui contenuto suona così:  Fly Oristano non e’ un vettore aereo e la Sogeaor deve cessare ogni forma di pubblicita’ e di vendita di biglietti tramite il suo sito. Secondo l’Enac le informazioni contenute nel sito si configurano come pubblicita’ ingannevole  ed è pronta una segnalazione all’Authority. Una dimostrazione esemplare della scelleratezza e dell’imprudenza con cui il centrodestra ha condotto la campagna elettorale. Pronti a pagare qualsiasi prezzo (con i soldi dei cittadini sia ben chiaro) pur di avere la possibilità di sfoggiare risultati e sbandierare il miraggio di nuove prospettive di lavoro. Ora che questo giocattolo milionario non serve più ad abbindolare i cittadini, ora che non serve più promettere posti di lavoro, Fenosu può andare a farsi benedire, lasciando in eredità ai cittadini una multa salata.

Carlo Pettinau non fa che ripetere, giustamente, che esiste un decreto, firmato 12 anni fa dal Presidente della Repubblica Italiana,  che indica  il territorio di Oristano in un elenco di zone franche riguardanti i porti e i territori ad essi circostanti. A suo tempo questa possibilità, prontamente sfruttata da altri, non venne colta dai nostri governanti, tanto impegnati nei loro rimpasti da non aver nemmeno presentato le carte. Sarebbe forse il caso di ripescare qualcosa di questo tipo e magari di aprire un serio confronto con lo stato italiano per acquisire una sovranità fiscale da spendere nella lotta alla crisi.

Ma le prossime elezioni son troppo lontane e parlare di tutto ciò adesso sarebbe inopportuno.

Andrea Nonne

Il cielo sardo, la cappa e il grandeovest.

sabato, 19 giugno 2010

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Quando mi affaccio alla finestra e alzo gli occhi penso che il cielo sardo sia di per se un motivo valido per vivere in questa terra, qualsiasi sacrificio o frustrazione questo comporti.

Per apprezzare il cielo sardo bisogna vivere senza. Bisogna stare lontano da questo dipinto in full-hd, da questa successione di colori dalla nitidezza abbagliante. Perdere l’abbonamento quotidiano a giochi di nuvole che sembrano creati da qualche mago degli effetti speciali. Sentire la mancanza di un tramonto che puoi ritrovare solo nelle post produzioni dei kolossal hollywoodiani.

Forse davo per scontato il cielo che avevo sopra la testa proprio perché era lo stesso che vedevo al cinema.

Ma è proprio nel cielo, nell’aria che sta la differenza. Quella luce che fa risplendere persino la nuda terra autunnale o la polvere di uno sterrato. Anche l’azzurro del mare di cui tanto ci vantiamo non è che un riflesso del cielo.

E’ il cielo che fa la differenza. Anche quando piove e soprattutto quando smette. Quando il sole esplode in uno squarcio tra nuvole grandi come montagne.

E’ bello scoprire di avere una nuova risorsa. Ed è frustrante ancora una volta scontrarsi con la mediocrità di chi non sente, non capisce, non decide. Ma amministra.

Perché il cielo sardo è bellissimo ma non può illuminare il futuro dei suoi figli fino a che è filtrato dalla cappa.

Si la cappa, che non è altro che la classe politica che da decenni guida la nostra terra e il nostro popolo verso il baratro. Un manipolo di persone che scimmiotta tutti i vizi dei governanti italioti ma che alla megalomania preferisce la mediocrità. Quella soffocante, che mantiene i cittadini in uno stato di servilismo clientelare, in una sorta di neo-feudalesimo burocratico. Troppo squallidi persino per essere casta, perfettamente calzanti nella metafora con una cappa mortifera che schiaccia tutto con il peso della sua inutilità, con la voce distorta dell’informazione comprata. Un sistema che fa di tutto per emarginare il talento, il merito e la voglia di riscatto dei giovani in fuga.

Questo blog non è la soluzione di tutti questi problemi ma solo una voce libera e innamorata. Innamorata della Sardegna e della provincia di Oristano. Si parlerà della Sardegna, dell’Europa, del mondo. Ma sempre guardando il tutto dall’Oristanese, col suo passato glorioso alle spalle ed un futuro precario davanti.

Questa voce sarà tanto più forte quanto più sarà partecipata. Solo una profonda presa di coscienza e un autentico senso civico possono garantirci un futuro diverso da quello tragico che si profila. Perché non ci sono più alibi per loro. Ma neanche per noi.

Andrea Nonne


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