Tag articoli ‘2012’

Ma la Flotta Sarda è davvero un carrozzone?

domenica, 30 settembre 2012

flotta-sarda.jpg La giunta Cappellacci istituisce la Flotta Sarda e scoppia la polemica. Secondo l’opposizione, parte della stampa e alcuni critici sarebbe un carrozzone; il costo per le casse pubbliche, programmato in massimo di 20 milioni di euro annui, sarebbe infatti eccessivo.

E’ veramente cosi? Vi potrei dire che 20 milioni di euro, circa lo 0,08 del Pil sardo, è una cifra veramente magra nel bilancio di un’ economia come quella sarda. Ad esempio il comune di Oristano spende oltre 8 milioni per pagare i suoi dipendenti e sempre a Oristano nel 2011 la Asl locale ha generato perdite per 14 milioni.

Vi potrei dire che quei 20 milioni di uscite, genereranno diversi milioni  di entrate sia come gettito fiscale che come consumi e che in tempi di recessione un centro sinistra che predica un’ austerity così radicale va palesemente contro il pensiero economico progressista che in questi anni, a causa della crisi globale, vive una straordinaria riscoperta delle teorie keynesiane.
Allo stesso modo potrei scrivere  di tutte le disquisizioni di natura economica che si stanno facendo, dimenticando che nei trasporti sardi si registra un fallimento del mercato grande quanto un palazzo. E non voglio nemmeno ricordare che l’operazione comprende uno stanziamento per consentire ai giovani dai 14 ai 27 anni di viaggiare gratis. Gratis.

Potrei dirvi tutto questo ma preferisco dirvi un’ altra cosa. La Flotta Sarda costerà 20 milioni di euro all’anno. Il Consiglio regionale della Sardegna nel 2011*, se si considerano i soldi percepiti dai membri di consiglio e giunta e i contributi per i gruppi consiliari, è costato più o meno la stessa cifra. Eppure, da che ne abbia memoria, la principale difesa a favore delle vergognose cifre del consiglio sarebbe proprio la loro bassa incidenza sul bilancio pubblico. Difesa che ho sentito sbandierare tanto dalla destra quanto dalla sinistra, che oggi grida al rischio default per il noleggio di sei navi. Ma in realtà una grossa differenza tra i soldi spesi per pagare il nostro consiglio e quelli destinati alla nostra flotta c’è. Se le spese del consiglio fossero ridotte a un quarto dell’attuale cifra, né la qualità della politica né l’andamento dell’economia ne risentirebbero; anzi. Provate a ridurre le navi della Flotta Sarda da sei a due e le rotte da tre a una e poi andate a misurare gli effetti sul turismo.

Andrea Nonne

* dal 2011 sono stati fatti alcuni tagli agli emolumenti dei politici, ma essi sono talmente bassi che in realtà quasi non ce ne siamo accorti. 

Io cambio città scelgo Aristanis Noa e Pierluigi Annis Sindaco.

venerdì, 8 giugno 2012

579667_382664015113816_1502030023_n.jpgDa una parte c’è il nuovo, il cambiamento, la speranza di un futuro diverso. Dall’altra il vecchio, la riproposizione puntuale delle logiche che hanno amministrato Oristano negli ultimi vent’anni. La lista Aristanis Noa, con Pierluigi Annis sindaco è il nuovo. Le altre proposte sono il vecchio. Lutzu e Ledda hanno fatto parte della giunta Nonnis, Uras delle giunte Barberio e Ortu, Tendas della giunta Scarpa. Porceddu pure è passato, nostalgia di qualcosa di già visto in un altro ventennio. Non  voglio dare giudizi sull’attuale stato della città, voglio che siano i cittadini a farlo. Perchè se vogliono rivivere le esperienze degli ultimi decenni non hanno che l’imbarazzo della scelta, ce n’è per tutti i gusti. Per chi invece vuole cambiare, Pierluigi Annis e la lista Aristanis Noa sono l’unica scelta possibile. Io invito i cittadini a cambiare, radicalmente. Li invito a cambiare città, ad abbandonare la triste e moribonda periferia di un’ Italia decadente per tornare a vivere in Aristanis, figlia di Tharros e madre di Eleonora, antica capitale del Mediterraneo, generatrice di sovranità, civiltà, arte e cultura. La città dalla quale gli Arborea hanno riunito il popolo sardo dando vita all’età dell’oro della Sardegna. Oggi come allora, chi desidera la sovranità della Sardegna si riunisce tra queste strade, tra queste mura e ancora una volta guarda avanti, al futuro, alle energie rinnovabili, alla mobilità sostenibile, al rilancio del turismo; con la ferma consapevolezza che solo l’indipendenza oggi può risolvere i problemi di questa terra, tasse, trasporti ed energia su tutti, e che partire dai comuni è il miglior modo per cominciare a farlo.

Brave persone gli altri sindaci; hanno la mia stima e in molti casi anche la mia simpatia. Ma non la mia fiducia. Perchè tutti hanno governato senza alzare un dito contro il consorzio industriale, che con i suoi vincoli impedisce una conversione del porto verso utilizzi commerciali e turistici. Perchè tutti hanno lasciato sola Cabras nella battaglia, inevitabilmente poi persa, per il rientro dei giganti di Monte ‘e Prama nel territorio. Perchè Oristano dal ‘98 è riconosciuta come zona franca dal governo italiano e nessuno si è mai preso la briga di dar vita ad una mobilitazione per sollecitare la notifica in sede comunitaria da parte del governo. Sarebbe bastato così poco per salvare centinaia di imprese dal fallimento e migliaia di persone dalla disoccupazione. Non l’hanno fatto. Con la stessa nonchalance con cui hanno tenuto chiusa la Torre di Mariano, hanno parlato di turismo senza neanche degnarsi di adeguare il porticciolo, mentre due kilometri più a sud l’unico albergo di Torregrande veniva tranquillamente trasformato in un condominio.

Domenica e lunedì lasciate perdere chi vi chiede il voto per amicizia. La crisi europea dovrebbe almeno chiarirci le conseguenze di un voto dato con leggerezza, nella folle convinzione che il conto del malgoverno non ci verrà mai presentato.

Domenica e lunedì lasciate perdere chi  vi parla di voto sprecato. L’unica cosa sprecata è il tempo passato ad ascoltare certi ragionamenti.

Domenica e lunedì vota e fai votare Aristanis Noa e Pierluigi Annis sindaco. Il resto è storia.

Estendo il mio invito al voto a Terralba, dove suggerisco di votare la lista Per Terralba con sindaco Pietro Paolo Piras, e Bauladu, per la lista Bauladu sceglie con candidato sindaco Davide Corriga.

Buon week end di cambiamento a tutti.

Andrea Nonne

Ci risiamo, Oristano apre i suoi monumenti due giorni all’anno. E se ne vanta pure.

domenica, 13 maggio 2012

torre_mariano.JPGBenvenuti a Oristano, città così assuefatta dal malgoverno da non riconoscere più il disastro dalla normalità.  Ci eravamo lasciati a ottobre con questa storia che con un po’ di anticipo si ripete anche nel 2012. Cittadini tartassati di tasse assistono all’apertura trionfale dei principali monumenti. La realtà è un altra: per 363 lunghissimi giorni monumenti importantissimi come la torre di Mariano resteranno inesorabilmente chiusi, tutto l’anno, tutti i giorni della settimana senza giustificazione alcuna visti gli sprechi di risorse sotto gli occhi di tutti.

Nel mio impegno per la lista civica Aristanis Noa con Pierluigi Annis ho avuto modo, insieme agli altri amici, di affermare con forza il fatto che i principali monumenti della città debbano restare aperti tutto l’anno. La nostra politica sulla valorizzazione del patrimonio storico ha un duplice scopo: mantenere viva nei cittadini la consapevolezza di quanto sia stato grande il passato del nostro popolo e arricchire l’offerta turistica del territorio con componenti favorevoli alla destagionalizzazione dei flussi.

Ieri Frantziscu Sanna, durante una bellissima presentazione del nostro programma elettorale, ha ricordato come durante gli anni venti del secolo scorso l’amministrazione comunale decise di distruggere la Porta a Mari, il castello, e buona parte delle mura medievali della città perché considerati di scarso valore architettonico. Probabilmente è questo il motivo per cui ancora oggi i monumenti restano chiusi, per una mancanza di fiducia di stima e di amore verso la nostra storia. A ben vedere dunque esiste una chiara continuità tra i politici di allora e quelli che dopo aver governato la città negli ultimi decenni si presentano oggi come candidati sindaci.

Andrea Nonne

La nuova bolla speculativa americana che terrorizza Obama e il mondo. Urge una Tobin Tax globale

martedì, 13 marzo 2012

wsjsp.gif Questa grafico mi mette i brividi ogni volta che lo guardo perchè mostra il folle livello di crescita della borsa americana negli ultimi mesi. Infatti, mentre l’economia reale continua a soffrire le pene dell’inferno in quasi tutto l’occidente, il Dow Jones ha raggiunto i valori pre-crisi subprime dell’estate 2008 mentre il Nasdaq ha superato già da un pezzo il suo massimo degli ultimi 10 anni trainata dalla crescita vertiginosa di titoli come Apple che è vicina a triplicare il suo valore pre-crisi. Ora mentre tanti economisti filosofi dell’ottimismo si perdono in deliranti previsioni di crescita infinita ( ma non preoccupatevi sono gli stessi economisti che non avevano previsto nè  la bolla della new economy nè quella dei mutui nè la crisi estiva dei debiti sovrani) io sono certo che siamo di fronte ad una nuova bolla e pure bella grossa. Le leggi che regolano i mercati azionari vogliono infatti che ad ogni massimo segua un minimo e che più è ripida e lunga la salita più lo sia la successiva discesa. Questa divergenza tra l’economia reale e l’euforia degli indici borsistici unita al fatto che da diverse sedute gli stessi sono fermi e indifferenti a qualsiasi notizia (in gergo borsistico si muovono in laterale) non lascia dubbi in proposito: stiamo assistendo alla classica quiete prima della tempesta.

In questa situazione gli scenari ribassisti che realisticamente si possono ipotizzare sono due: uno moderatamente ottimista e l’altro decisamente pessimista. Nello scenario moderatamente ottimista Wall Street stornerà gradualmente la sua euforia mantenendosi su livelli comunque elevati, ma raffredderà l’attuale spinta propulsiva e tenderà a riavvicinarsi alle condizioni di un’ economia reale che comunque sembra fuori dalla fase più critica. Nello scenario decisamente pessimista la borsa americana crollerà rovinosamente all’annuncio di una brutta notizia, tipo un aggravamento delle tensioni in Medio Oriente o il fallimento di una big company, trascinando nuovamente nel baratro l’economia mondiale. Queste previsioni son valide almeno sino a novembre quando gli Usa andranno al voto. Nella prima ipotesi infatti Obama avrebbe gioco facile vista le debolezza degli sfidanti repubblicani e alla luce dei piccoli ma continui progressi dell’economia americana, mentre nella seconda ipotesi vedrebbe le sue speranze ridotte al lumicino perchè non avrebbe nessuna possibilità di arginare le critiche di quella intellighenzia progressista che non ha digerito la generosità mostrata dal presidente nei confronti delle banche americane che tante colpe hanno avuto nella crisi subprime del 2008.

Ma proprio la rielezione di Barack Obama è fondamentale perchè potrebbe realizzare una convergenza atlantica intorno alla Tobin Tax ovvero una piccola tassa sulle transazioni finanziarie che avrebbe un duplice benefico effetto: stabilizzare gli andamenti delle borse limitando la speculazione e generare un gettito di svariate decine di miliardi da destinare al rafforzamento dell’economia reale. Stabilizzare la borsa, riducendo l’ampiezza e la velocità con cui i prezzi oscillano, potrebbe limitare quei terribili effetti di dipendenza psicologica che sempre più l’economia reale mostra nei confronti della finanza. D’altro lato se le risorse derivanti dalla nuova imposizione fiscale fossero destinate a rafforzare l’economia reale, promuovendo investimenti, innovazione e consumi da parte dei cittadini più deboli, il valore delle borse potrebbe trarne beneficio nel medio termine. In Europa ormai il fronte pro Tobin Tax è ogni giorno più forte e compatto e vede in prima linea nomi come quello di Sarkozy, Barroso, Monti, Rehn e Merkel ma tutti sono consapevoli che una riforma di questo tipo ha bisogno della partecipazione degli Stati Uniti. Se infatti fosse solo l’Europa ad applicare la misura, con tutta probabilità si assisterebbe ad una fuga di capitali verso l’altra sponda dell’Atlantico con ripercussioni per l’economia del vecchio continente. La condivisione Ue-Usa sarebbe quindi il prerequisito minimo per una svolta epocale come questa e sarebbe auspicabile pure un allargamento alle principali piazze finanziarie asiatiche.

Ma cosa pensa Obama della Tobin Tax? Inizialmente sfuggente quando non scettico avrebbe, secondo alcuni analisti, cominciato a prendere in seria considerazione l’idea. I motivi di questo cambio di prospettiva sono proprio da ricercarsi nella mostruosa crescita dei listini americani di cui ho parlato all’inizio. Quando Obama è stato eletto Presidente, in piena crisi finanziaria, si è mostrato molto clemente nei confronti della finanza, cosa che da un lato ha attirato le critiche di diversi opinionisti liberal di spicco come Joseph Stiglitz e dall’altra si è rivelata col tempo totalmente ingiustificata in quanto la finanza statunitense si è ripresa molto più prontamente dell’economia reale gonfiando la poderosa bolla su cui Obama cerca oggi di stare in equilibrio. Ovviamente annunciare una misura di questo tipo ora, a otto mesi dal voto, sarebbe una decisione azzardata in quanto una reazione negativa della borsa nel breve periodo è da mettere in conto e, come abbiamo visto sopra, potrebbe costare l’elezione a Obama, che d’altro canto però dovrebbe aver imparato la lezione e nel 2013, in caso di vittoria, potrebbe decidere di mettere mano a questa riforma così importante per le sorti dell’economia mondiale.

Andrea Nonne


Chiudi
Invia e-mail
Usiamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione nel nostro sito web.
Ok