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Zona franca in Sardegna e politici italiani. Un amore impossibile.

mercoledì, 28 novembre 2012

beppe-grillo-2581.jpgE’ una vecchia storia. Quando un partito, movimento, personaggio politico o quant’altro dall’Italia cerca di far breccia in Sardegna solitamente pesca dal repertorio del sardismo e/o dell’indipendentismo. Quante ne abbiamo viste? Bilinguismo, flotta sarda, storia e cultura sarda, lo stesso Statuto di autonomia e tanto altro sono figli di questo schema.

Passa il tempo ma la minestra resta sempre la stessa anche perché ricetta che vince non si cambia e i politici italiani e unionisti, molto più abili di quelli sardisti/indipendentisti nel marketing politico, hanno capito benissimo che per abbindolare i sardi non c’è niente di meglio che abbinare i temi dell’autogoverno al fascino mediatico del gossip politico italiano. Non deve quindi meravigliare che sia Giulio Tremonti, all’indomani della presentazione del suo nuovo movimento 3L, sia alcuni movimenti facenti parte del 5 Stelle di Grillo, prossimo a presentarsi per la prima volta alle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale, si stiano in questi giorni buttando a capofitto su un’idea sardista di inizio novecento, ovvero la zona franca.

Su Tremonti c’è poco da discutere, ha occupato il Ministero dell’Economia e delle Finanze per oltre sette degli ultimi undici anni e in questo lungo lasso di tempo mai una sola volta ha pronunciato la frase “zona franca in Sardegna”. La sua quindi è semplicemente una versione elevata al cubo della sfacciataggine sui cui si basa la tipica retorica dei politici italiani in Sardegna.

Un po più complesso, ma non più di tanto, il discorso da fare sul Movimento 5 stelle. Qui si potrebbe pensare ad un movimento che lavora per portare benefici al proprio territorio e da questo punto di vista il solo fatto che questi cittadini si accodino a chi da tempo si batte per questo tema è positivo. Tuttavia osservando il modo in cui stanno affrontando la questione, l’impressione che si ha è quella di un’azione confusa e frenetica, tesa principalmente ad associare il tema della zona franca al simbolo di 5 stelle e/o del movimento collegato. Mi spiego meglio: i grillini sono gli ultimi arrivati in tema di zona franca visto che la questione è portata avanti da sempre da alcuni movimenti e partiti indipendentisti tra cui il Psd’Az che in questi mesi ha portato più volte il tema all’attenzione del dibattito in consiglio regionale. Per cavalcare il tema in maniera originale e legittimare la forza con cui si stanno muovendo serviva un pretesto e il pretesto l’hanno trovato in un’autentica bufala che si può sintetizzare così: “da giugno 2013 sara’ impossibile realizzare nuove zone franche in Europa  in quanto scadrà il Trattato di Lisbona  e saranno vietati gli aiuti di stato” (secondo altre interpretazioni della bufala la scadenza di giugno 2013 è legata all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona che vieterà gli aiuti di stato). Ora, come è noto, il Trattato di Lisbona è in vigore dalla fine del 2009 e da allora vieta gli aiuti di stato fra cui rientrano ovviamente anche le zone franche. La scadenza del giugno 2013 riguarda un regolamento comunitario doganale e la sua interpretazione su ciò che interessa a noi è quantomeno controversa se è vero che è stata contestata addirittura da Mario Carboni, a mio avviso il maggior esperto sul tema della zona franca in Sardegna. Ma anche se l’interpretazione che si sta dando dell’art 188 del regolamento CE 450 fosse corretta, lo stesso avrebbe effetto solo per l’attuazione di una zona franca doganale. Ciò che ha suscitato il panico è il fatto che un’ interpretazione di questo tipo andrebbe a inficiare di fatto il Dl 75/98 del governo italiano che istituì in Sardegna sei punti franchi portuali. Tuttavia se si ha idea di quali siano gli orientamenti comunitari sottostanti all’approvazione di una zona franca si dovrebbe nutrire ben poca fiducia in quel decreto. Infatti il Dl 75/98 è stato approvato dal governo italiano in virtù del fatto che applica l’art 12 dello statuto di autonomia che è legge di rango costituzionale, ma a Bruxelles tutto ciò non ha valore visto che la Ue rende possibile una zona franca non perché lo stabilisce la costituzione di uno stato membro ma perché ritiene che il territorio interessato detenga particolari requisiti di perifericità, insularità e  disagio economico. E anche se così non fosse bisogna ammettere che la scadenza del giugno 2013 appare davvero troppo vicina perché si possa sperare di portare a termine una procedura così complessa con così tanti livelli istituzionali coinvolti. Da notare poi che all’interno del movimento si è creata una serie di posizioni quanto meno contrastanti l’una con l’altra: c’è chi infatti ha portato avanti la bufala in piena regola, chi si è mantenuto un pò più prudente e chi qualche giorno fa sembra finalmente aver inquadrato i termini della questione. Difficile a questo punto capire quali siano le intenzioni del movimento 5 stelle in termini di zona franca ma lasciatemi dire che, trattandosi di una forza italiana, perché la proposta di una zona franca in Sardegna sia credibile questa dovrebbe essere adottata dai vertici del movimento. In conclusione stupisce che chi proclama il nuovo a tutti i costi e fa della critica radicale ai partiti il proprio cavallo di battaglia cerchi di associare la propria immagine ad una proposta di 90 anni fa che è figlia di un partito che più partito non si può. Magari loro diranno che la politica sarda in tutti questi anni non è riuscita ad ottenere la zona franca nonostante lo statuto sardo del 48 e il decreto italiano del 1998 e su questo sono totalmente d’accordo, la politica sarda unionista in questa vicenda più che in qualsiasi altra ha mostrato tutta la sua scandalosa inadeguatezza. Ma stando a quanto ho appena scritto dubito fortemente che loro saprebbero fare meglio.

Andrea Nonne

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