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Ancora su Progres e M5S. Cosa ha detto davvero la Murgia?

venerdì, 23 agosto 2013

Il precedente articolo ha suscitato diverse polemiche su facebook. Anche se la maggior parte degli amici di Progres ha capito benissimo l’intento costruttivo del pezzo, alcuni utenti di varia estrazione politica mi hanno accusato di aver detto delle assurdità riguardo alle dichirazioni della Murgia sul M5S. Per cercare di proseguire la discussione su un binario di confronto costruttivo, lasciando dietro le polemiche infondate e sterili, posto gli stralci delle interviste cui ho fatto riferimento.

 Intervista sull’Unione Sarda del 17 agosto.

“Quindi voi giocate nel ruolo di libero.

«Sì, ma un libero aperto. Sono loro che hanno problemi di vincoli. Pd e Pdl hanno fatto emergere un elettorato che è stanco dei loro sistemi. Un elettorato di stanchezza e di rabbia».

I Cinque Stelle.

«Di questo parlavo. L’importante è che stanchezza e rabbia diano poi vita ad un progetto concreto. Nei confronti dei 5 Stelle siamo aperti a ipotesi comuni».”

Intervista sul Fatto Quotidiano del 20 agosto.

Sul vostro terreno avete un competitore forte come il Movimento 5 Stelle.

Non so quanto sia un competitore e non un alleato. È  un contenitore di istanze di cambiamento e di giusta rabbia. Credo che il M5S possa affiancarsi al tipo di cambiamento che indichiamo noi.

È una proposta di alleanza?

Si. Noi non siamo il vecchio della politica. Questa legge elettorale è fatta perché molto si decida dopo. Hanno costruito un meccanismo che ripropone le larghe imprese anche a livello locale. Possiamo impedirlo.

Vista l’importanza e la diffusione delle testate, nonchè la chiarezza delle dichirazioni riportate sopra auspico una smentita ufficiale riguardo a queste voci. E lo faccio ripetendo che voglio votare Progres e Michela Murgia.

Andrea Nonne

Cari amici di Progres, se via alleate con i grillini cosa vi differenzia dai sovranisti?

giovedì, 22 agosto 2013

grillo_urlor439_thumb400x275.jpgIn seguito alle richieste di alcuni amici di Progres che stimo molto sia dal punto di vista politico che umano, in queste settimane ho deciso di sostenere Progres e Michela Murgia per le prossime elezioni nazionali sarde. Nel mio piccolo ero già al lavoro per cercare di creare consenso intorno al progetto ma purtroppo, a seguito di alcune interviste rilasciate recentemente dalla Murgia  non sono più sicuro di potermi e volermi impegnare in tal senso.

I motivi che mi hanno spinto a voler sostenere il progetto di Progres sono principalmente tre: l’intenzione di dar vita ad una coalizione alternativa agli interessi unionisti, la stima che ho per Progres e l’efficacia mediatica del nome di Michela Murgia. Fermamente convinto che la politica sia l’arte del possibile questi tre punti sono stati finora sufficienti a sopportare diverse cose:

  • ho sopportato il fatto che la candidatura della Murgia, per i tempi e i modi che l’hanno caratterizzata, abbia di fatto inficiato il lavoro svolto da una parte di Progres per cercare di ricompattare un indipendentismo lacerato dalle recenti frammentazioni;
  • ho sopportato il fatto che la Murgia abbia finora messo in campo una visione della politica molto diversa dalla mia; in particolare  in campo economico il suo pensiero mi è parso insensibile rispetto all’urgenza di ridurre drasticamente la spesa pubblica e intriso di statalismo dirigista;
  • ho sopportato il rischio di inciuci post voto con la coalizione di centro sinistra, convinto che insieme a Progres si potesse lavorare per costruire garanzie in questo senso;
  • ho sopportato infine il massiccio ingresso di figure legate alla sinistra italiana e il crescente lavoro di annacquamento della connotazione indipendentista del progetto. Mi son sentito garantito dal fatto che la Murgia sia indipendentista e che Progres sia l’unica forza politica di una coalizione composta per il resto da forze civiche.

Ciò che invece non sono assolutamente disposto a sopportare è un’alleanza con il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo. In politica ogni scelta è lecita e degna di rispetto ma, in qualità di elettore ed eventualmente sostenitore esigo trasparenza. Progres e la Murgia dicano chiaramente se stanno tentando di dare vita alla terza coalizione unionista, perchè solo in questo modo si può definire una coalizione caratterizzata da una presenza ingombrante e caratterizzane come quella del movimento di Beppe Grillo. Non c’è infatti nessun ragionevole motivo per considerare quest’ultimo diverso da Pd e Pdl rispetto alla dicotomia unionismo-indipendentismo. Anzi. Come ho già spiegato diverse volte in questo blog, il M5S ha un programma molto centralista, sicuramente più di Pd e Pdl. Si pensi inoltre che il M5s è l’unico dei tre ad essere permeato da un marcato e diffuso sentimento di euroscetticismo e si da il caso che l’europeismo è una colonna portante di quasi tutto il pensiero indipendentista moderno. Ma il più macroscopico ed evidente surplus di centralismo del M5s rispetto a Pd e Pdl non risiede nella base ideologica bensì nella forma organizzativa. Mentre infatti, Pd e Pdl sono organizzazioni caratterizzate da una seppure discutibile democrazia interna, che prevede congressi, autonomie territoriali e proprietà collettiva di simbolo e mezzi, il M5s è una proprietà personale di Beppe Grillo che ha già ampiamente dimostrato, a forza di epurazioni, di poter disporre del movimento come meglio crede. Se quindi si afferma, a mio parere giustamente, che Pd e Pdl dipendono dalle rispettive segreterie romane per il M5s vale un discorso ancora più estremo: il M5s è Beppe Grillo e sperare che quest’ultimo in futuro possa discriminare gli interessi nazionali italiani a favore degli interessi nazionali sardi a mio avviso è pura utopia. Questo se vogliamo fare una seria analisi politica senza farci accecare dall’ennesimo fenomeno del gossip politico italiano che strumentalizza la sofferenza delle persone a forza di demagogia e populismo.

Mi auguro che queste affermazioni siano quindi imprudenze dovute all’adrenalina della competizione elettorale e che Progres le voglia prontamente correggere in forma ufficiale. Ripongo grandi speranze nel partito e ho apprezzato molto il modo in cui in questi anni ha dato vita ad un’organizzazione democratica, plurale e dinamica. In un momento in cui i protagonisti delle scissioni si ritrovano in trattativa con il Pd e il M5s, Progres potrebbe rappresentare una valida alternativa per chi, come me, trova poco interessante un’alleanza con le sigle italiane. E non credo di essere se è vero che quel famoso studio,  vede il 40% dei sardi interessati all’opzione indipendentista.

Andrea Nonne

Sovranismo? Io non ci sono.

venerdì, 9 agosto 2013

images1.jpgEra nell’aria da tempo. Da anni. Da anni se ne parla, anche nelle pagine di questo blog. Da anni io e altri stiamo mettendo in guardia rispetto alla manovra politica che si sta confezionando per le elezioni nazionali sarde di inizio 2014.

Parliamo un attimo dei partiti e dei movimenti indipendentisti sardi. Alcuni pensano che attorno al Partito Democratico si possa costruire un’ alleanza in grado di cambiare, in meglio, la Sardegna. Avete letto bene. Il Pd. Lo stesso partito che in Sardegna osteggiava la flotta sarda e a Bruxelles sosteneva e difendeva la costruzione del monopolio dei mari Tirrenia/Onorato/Cin. Lo stesso partito che in questi mesi ha fatto da ariete in consiglio alla Saras per trivellare la piana di Arborea, mostrandosi completamente sordo alle preoccupazioni avanzate dai cittadini e dalle imprese del territorio. Lo stesso partito che, in tutte gli accenni di presa di coscienza indipendentista mostrati in questa legislatura da parti del consiglio regionale, ha sempre mostrato in maniera chiara e inequivocabile il suo conservatorismo centralista e nazionalista (italiano). Altri pensano invece che il cambiamento possa nascere grazie alla collaborazione con il Movimento 5 Stelle. Avete letto bene. Il M5S. Lo stesso movimento che vuole togliere la sanità alle regioni per restituirla allo stato italiano. Lo stesso movimento che, totalmente sprezzante di un contesto sociale come quello vigente da secoli in Sardegna, vuole sopprimere tutti i comuni al di sotto dei 5 mila abitanti. Lo stesso movimento la cui capolista Emanuela Corda, all’indomani della sue elezione nel Parlamento italiano ha dichiarato qualcosa tipo “il nostro compito è riportare la Sardegna in Italia”. Lo stesso partito che ha aggredito la Pinna, rea di essere nata a Quartucciu e aver pensato di far parte di un’ organizzazione dove è tutelata la libertà di pensiero e di espressione. Se poi qualcuno dovesse pensare di fare alleanze sovraniste col Pdl, beh, non saprei proprio cosa dire.

Sovranismo, in Sardegna, è una parola sputtanata persino più del termine autonomismo, nella patetica e immotivata ambizione di superare quest’ultimo. Mi son convinto che verso le alleanze con le sigle italiane non si debba avere una contrarietà assoluta e aprioristica. Tuttavia andrebbero limitate a casi estremi, in cui il gioco valga veramente la candela e a determinate condizioni. Innanzitutto è necessario che all’interno di un’ eventuale alleanza, l’indipendentismo abbia una struttura è un organizzazione tale da poter esprimere una forza contrattuale adeguata rispetto alle controparti. Ora si da il caso che a trattare con le sigle italiane siano prevalentemente micromovimenti frutto dello scissionismo che ha caratterizzato l’indipendentismo in questi anni e, ironia della sorte, gli indipendentisti i cui nomi circolano all’interno dell’ipotesi sovranista sono stati protagonisti quando non artefici di molte di queste scissioni. Un’ altra condizione importante è che accordi di questo tipo vengano stipulati all’insegna della convergenza su punti programmatici chiari e definiti, senza attribuire inverosimili connotazioni indipendentiste alle succursali sarde dei partiti romani. Il patto col diavolo, se proprio si fa, deve restare tale. Dietro all’esplosione del sovranismo in Sardegna vi è invece il tentativo di spostare la motivazione dell’alleanza dal piano programmatico al piano ideologico, come se, ragionando in termini orwelliani, alcuni partiti/movimenti italiani fossero “più uguali degli altri”.

Andrea Nonne

In Sardegna il caro traghetti si chiama PD/PDL. E anche il M5S promette bene.

martedì, 2 luglio 2013

nave-tirrenia-sharden.jpg9 marzo 2012. La giovane paladina democratica Debora Serracchiani, insieme allo storico leader sindacalista Sergio Cofferati, al celebre giornalista televisivo David Sassoli e all’altro europarlamentare Pd Andrea Cozzolino (napoletano) annunciano di aver presentato in commissione un’ interrogazione finalizzata a scongiurare il blocco della procedura di privatizzazione di Tirrenia. Come si legge nel blog della Serracchiani infatti “Rischia di saltare la vendita di Tirrenia alla cordata Cin essendo sempre più probabile la bocciatura da parte dell’Antitrust Ue alla procedura di cessione”. E ancora “Bisogna al più presto fare chiarezza su tutta la procedura di privatizzazione per scongiurarne il blocco. Le conseguenze sarebbero gravissime.Occorre sapere se la vendita alla Compagnia italiana di navigazione è compatibile con le normative comunitarie in materia di tutela della concorrenza e, in caso negativo, apportare tutti i correttivi necessari a concludere una trattativa che si trascina da troppo tempo.” Il fatto che dietro alle perplessità dell’autorità antitrust ci fosse realmente un cartello collusivo sembrava essere l’ultima delle preoccupazioni degli europdeutati Pd. Oggi sappiamo come è andata a finire la storia; l’Antitrust ha certificato l’esistenza del cartello e inflitto una sanzione di otto milioni di euro alle compagnie coinvolte. Sappiamo purtroppo anche che quel cartello ha inflitto un durissimo colpo al turismo sardo, contribuendo in maniera decisiva a mettere in ginocchia l’economia dell’isola. Quindi prendiamo nota: il Pd è un organizzazione politica che predilige gli interessi di un impresa italiana rispetto non solo al regolare e legale funzionamento della concorrenza, ma addirittura rispetto agli interessi dell’intera Sardegna. Non risultano inoltre pervenute proteste o rivolte degne di nota da parte del Pd Sardo, ne tanto meno da parte di Rita Borsellino o degli altri rappresentanti della cosiddetta “circoscrizione isole” che vede da sempre i nostri politici indaffarati a regalare i nostri voti alla Sicilia. Anzi, risulta importantissimo notare che, mentre il Pd in Europa faceva di tutto per sostenere il cartello dei mari, in Sardegna faceva di tutto per ostacolare la flotta sarda, unica iniziativa degna di nota in cinque anni di giunta Cappellacci.

19 giugno 2013. L’eurodeputato Pdl Enzo Rivellini, anche egli napoletano, diffonde una nota di cui riportiamo alcune parti “Ho presentato un’interrogazione urgente alla Commissione Europea affinché venga assicurato il massimo impegno istituzionale comunitario a garanzia dei lavoratori e dei livelli occupazionali della Tirrenia (…) La Tirrenia occupa 1500 lavoratori, oltre l’indotto, 300 di essi amministrativi, ubicati a Rione Sirignano a Napoli ed i restanti 1200 del meridione d’Italia e di questi circa il 70% appartenente al territorio campano. La Regione Sardegna non può chiedere il blocco immediato degli aumenti delle tariffe e la revisione della Convenzione con lo Stato italiano che fino al 2020 riconosce alla Tirrenia 72,6 milioni di euro all’anno per garantire la continuità territoriale con servizi di trasporto marittimo che altrimenti non sarebbero economicamente sostenibili. Così facendo la Regione Sardegna prenderebbe in ostaggio i 1500 lavoratori della Tirrenia ed il territorio campano da dove provengono questi lavoratori.”  Notevolissima l’interpretazione data da Rivellini alla continuità territoriale, la cui finalità ovviamente non è rafforzare i collegamenti da e per la Sardegna ma il mantenimento di un carrozzone inefficiente come Tirrenia. Anche in questo caso silenzio assoluto da parte del Pdl sardo.

Unendo questa vicenda al costante servilismo dei politici sardi unionisti possiamo ricavare alcune utili indicazioni:

  • i politici sardi in quanto esseri umani provano generalmente un forte interesse per la propria carriera;
  • per la carriera dei politici sardi militanti in partiti italiani è di norma più importante il favore delle segreterie romane che non quello dell’elettorato sardo;
  • per la politica italiana gli interessi dell’economia sarda sono meno importanti di quelli di un’ impresa con 1.500 dipendenti.

Aggiungiamo inoltre che:

  • le decisioni più importanti oggi si prendono in Europa;
  • la Sardegna è tenuta strutturalmente fuori dalle istituzioni europee dal sistema politico e partitico italiano.

Ma in realtà la vertenza trasporti è solo una delle tante che vedono la Sardegna imbrigliata nei meccanismi della politica italiana. Le implicazioni appena elencate purtroppo valgono per tanti dei nostri problemi e da tanto tempo. Tutto ciò mi sembra di per se sufficiente per desiderare l’autogoverno dei sardi e per esprimere il voto a favore di partiti e movimenti quanto meno sardi.

Un’ ultima annotazione infine per coloro i quali recentemente son stati folgorati dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Molti sardi sono convinti che il M5S sia diverso, geneticamente superiore, addirittura indipendentista secondo i più audaci opinionisti della fantapolitica. In realtà il M5S rispetto alla Sardegna è soggetto alle stesse dinamiche cui sono soggetti Pd e Pdl, come ho già iniziato a dimostrare e come continuerò a fare prossimamente. Giusto per restare in tema è curioso notare che finora il M5S si sia guardato bene dall’affrontare un argomento così spinoso e pure così cruciale per il futuro dei sardi. Di contro il blog di Grillo non si è potuto esimere dal dare ospitalità al padrone dei mari Vincenzo Onorato il quale, in un video di quasi dieci minuti, si dipinge come una vittima dei petrolieri e della Regione Sardegna. Il titolo del post è “Moby e Tirrenia senza pace”. Anche per Grillo quindi il problema sembra essere la sopravvivenza del gruppo monopolistico di Onorato. Se ad affondare poi è la Sardegna, chi se ne fotte.

Andrea Nonne

Il Sardo-Grillismo no, non l’avevo considerato.

domenica, 10 marzo 2013

l43-beppe-grillo-130206144019_medium.jpgOggi non voglio parlare di ciò che penso di Grillo, ovvero che il mix di potere politico, populismo e autoritarismo che caratterizza la sua azione politica rappresenta un grosso pericolo per la democrazia, la pace e l’economia europea. Non voglio neanche parlare degli aderenti sardi al M5S, che rispetto come rispetto i sardi che militano in sigle politiche italiane e unioniste, ne mi interessa soffermarmi su quegli indipendentisti che hanno votato Grillo per protesta o perché convinti che la sua proposta sia la migliore per l’Italia e in quanto tale possa generare qualche beneficio anche per la Sardegna.

Voglio piuttosto concentrarmi sugli indipendentisti, a quanto pare non pochi, che hanno votato Grillo dietro precisa e convinta motivazione politica ovvero in quanto convinti che il M5S fosse in qualche modo a favore dell’indipendenza della Sardegna. Il tentativo di far passare una sigla italiana unionista come attenta e interessata alle sorti dell’indipendentismo sardo non è certo un’ innovazione di Grillo ma finora nessuno era riuscito a convincere gli indipendentisti sardi della bontà delle sue intenzioni.

Ma perché molti indipendentisti hanno ritenuto credibile l’immagine di un Grillo interessato all’indipendenza della Sardegna e a quella dei grillini sardi indipendentisti? E soprattutto da dove hanno ricavato gli elementi per maturare una simile convinzione? Si è detto che il M5s avrebbe copiato il programma dall’indipendentismo, ma se questo è avvenuto sicuramente non è stato fatto rispetto agli elementi caratterizzanti dell’indipendentismo stesso. Da alcuni elementi del programma M5s  si evincono infatti alcune posizioni che risultano palesemente incompatibili con qualsiasi forma di indipendentismo oltre che degne di un centralismo che credevo sparito persino dai partiti italiani di impostazione più conservatrice. Per esempio risulta notevole il pensiero del M5s a proposito di sanità laddove si afferma che:

“Due fatti però stanno minando alle basi l’universalità e l’omogeneità del Servizio Sanitario Nazionale: la devolution, che affida alle Regioni l’assistenza sanitaria e il suo finanziamento e accentua le differenze territoriali(…)”

Ora si da il caso che il settore della pubblica amministrazione dove la Sardegna si avvicina maggiormente ad una qualche forma di sovranità è proprio la sanità. Evidentemente, a torto o a ragione, il m5s ha un’idea profondamente diversa dello stato e delle sue funzioni, che per garantire a tutti i cittadini stesse prestazioni devono essere gestite in maniera centrale. Non essendo pervenuta dai grillini sardi nessuna protesta o precisazione a difesa delle prerogative autonomistiche dobbiamo dedurre che il loro pensiero è allineato al suddetto programma che del resto pare essere il frutto del lavoro della base. Difficile quindi immaginarsi una proiezione verso l’indipendentismo da chi si oppone persino al debole decentramento concesso alla Sardegna da suo regime di autonomia.

Ma c’è dell’altro, perché una delle proposte che a mio parere cozza di più con lo spirito di autodeterminazione che da sempre è alla base dell’indipendentismo sardo è quella di accorpare tutti i comuni sotto i 5.000 abitanti. Anche qui non entro nel merito della proposta ma mi limito ad osservare che da sempre il comune è in assoluto l’entità politica che più riflette il principio di spontanea autodeterminazione dei popoli. E la Sardegna è fatta di 377 comuni, di cui 312 con una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, comuni in cui si è fatta la storia, la cultura e l’arte della Nazione sarda. Ridurre l’83% delle comunità sarde in una serie di frazionamenti burocratici non mi sembra un gran punto di inizio per restituire ad un popolo la sua sovranità.

Del resto gli elettori che hanno creduto all’indipendentismo a 5 stelle sono stati svegliati da una secchiata gelida lanciata dalla neo deputata grillina Emanuela Corda che, a due giorni dal voto, ha prontamente dichiarato che ”il nostro compito è riportare la Sardegna in Italia”. Come si dice, a ognuno il suo.

Andrea Nonne

Zona franca in Sardegna e politici italiani. Un amore impossibile.

mercoledì, 28 novembre 2012

beppe-grillo-2581.jpgE’ una vecchia storia. Quando un partito, movimento, personaggio politico o quant’altro dall’Italia cerca di far breccia in Sardegna solitamente pesca dal repertorio del sardismo e/o dell’indipendentismo. Quante ne abbiamo viste? Bilinguismo, flotta sarda, storia e cultura sarda, lo stesso Statuto di autonomia e tanto altro sono figli di questo schema.

Passa il tempo ma la minestra resta sempre la stessa anche perché ricetta che vince non si cambia e i politici italiani e unionisti, molto più abili di quelli sardisti/indipendentisti nel marketing politico, hanno capito benissimo che per abbindolare i sardi non c’è niente di meglio che abbinare i temi dell’autogoverno al fascino mediatico del gossip politico italiano. Non deve quindi meravigliare che sia Giulio Tremonti, all’indomani della presentazione del suo nuovo movimento 3L, sia alcuni movimenti facenti parte del 5 Stelle di Grillo, prossimo a presentarsi per la prima volta alle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale, si stiano in questi giorni buttando a capofitto su un’idea sardista di inizio novecento, ovvero la zona franca.

Su Tremonti c’è poco da discutere, ha occupato il Ministero dell’Economia e delle Finanze per oltre sette degli ultimi undici anni e in questo lungo lasso di tempo mai una sola volta ha pronunciato la frase “zona franca in Sardegna”. La sua quindi è semplicemente una versione elevata al cubo della sfacciataggine sui cui si basa la tipica retorica dei politici italiani in Sardegna.

Un po più complesso, ma non più di tanto, il discorso da fare sul Movimento 5 stelle. Qui si potrebbe pensare ad un movimento che lavora per portare benefici al proprio territorio e da questo punto di vista il solo fatto che questi cittadini si accodino a chi da tempo si batte per questo tema è positivo. Tuttavia osservando il modo in cui stanno affrontando la questione, l’impressione che si ha è quella di un’azione confusa e frenetica, tesa principalmente ad associare il tema della zona franca al simbolo di 5 stelle e/o del movimento collegato. Mi spiego meglio: i grillini sono gli ultimi arrivati in tema di zona franca visto che la questione è portata avanti da sempre da alcuni movimenti e partiti indipendentisti tra cui il Psd’Az che in questi mesi ha portato più volte il tema all’attenzione del dibattito in consiglio regionale. Per cavalcare il tema in maniera originale e legittimare la forza con cui si stanno muovendo serviva un pretesto e il pretesto l’hanno trovato in un’autentica bufala che si può sintetizzare così: “da giugno 2013 sara’ impossibile realizzare nuove zone franche in Europa  in quanto scadrà il Trattato di Lisbona  e saranno vietati gli aiuti di stato” (secondo altre interpretazioni della bufala la scadenza di giugno 2013 è legata all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona che vieterà gli aiuti di stato). Ora, come è noto, il Trattato di Lisbona è in vigore dalla fine del 2009 e da allora vieta gli aiuti di stato fra cui rientrano ovviamente anche le zone franche. La scadenza del giugno 2013 riguarda un regolamento comunitario doganale e la sua interpretazione su ciò che interessa a noi è quantomeno controversa se è vero che è stata contestata addirittura da Mario Carboni, a mio avviso il maggior esperto sul tema della zona franca in Sardegna. Ma anche se l’interpretazione che si sta dando dell’art 188 del regolamento CE 450 fosse corretta, lo stesso avrebbe effetto solo per l’attuazione di una zona franca doganale. Ciò che ha suscitato il panico è il fatto che un’ interpretazione di questo tipo andrebbe a inficiare di fatto il Dl 75/98 del governo italiano che istituì in Sardegna sei punti franchi portuali. Tuttavia se si ha idea di quali siano gli orientamenti comunitari sottostanti all’approvazione di una zona franca si dovrebbe nutrire ben poca fiducia in quel decreto. Infatti il Dl 75/98 è stato approvato dal governo italiano in virtù del fatto che applica l’art 12 dello statuto di autonomia che è legge di rango costituzionale, ma a Bruxelles tutto ciò non ha valore visto che la Ue rende possibile una zona franca non perché lo stabilisce la costituzione di uno stato membro ma perché ritiene che il territorio interessato detenga particolari requisiti di perifericità, insularità e  disagio economico. E anche se così non fosse bisogna ammettere che la scadenza del giugno 2013 appare davvero troppo vicina perché si possa sperare di portare a termine una procedura così complessa con così tanti livelli istituzionali coinvolti. Da notare poi che all’interno del movimento si è creata una serie di posizioni quanto meno contrastanti l’una con l’altra: c’è chi infatti ha portato avanti la bufala in piena regola, chi si è mantenuto un pò più prudente e chi qualche giorno fa sembra finalmente aver inquadrato i termini della questione. Difficile a questo punto capire quali siano le intenzioni del movimento 5 stelle in termini di zona franca ma lasciatemi dire che, trattandosi di una forza italiana, perché la proposta di una zona franca in Sardegna sia credibile questa dovrebbe essere adottata dai vertici del movimento. In conclusione stupisce che chi proclama il nuovo a tutti i costi e fa della critica radicale ai partiti il proprio cavallo di battaglia cerchi di associare la propria immagine ad una proposta di 90 anni fa che è figlia di un partito che più partito non si può. Magari loro diranno che la politica sarda in tutti questi anni non è riuscita ad ottenere la zona franca nonostante lo statuto sardo del 48 e il decreto italiano del 1998 e su questo sono totalmente d’accordo, la politica sarda unionista in questa vicenda più che in qualsiasi altra ha mostrato tutta la sua scandalosa inadeguatezza. Ma stando a quanto ho appena scritto dubito fortemente che loro saprebbero fare meglio.

Andrea Nonne

Leggi la mia proposta di Zona Franca Logistica per la Sardegna


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