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Indipendentismo verso le prossime nazionali: attenti alle coalizioni.

martedì, 16 aprile 2013

it_photo_1144031.jpgPartiamo da un assioma: la scena politica italiana è un circo, quella sarda ancor di più.

All’esterno e all’interno di questo poco divertente spettacolino è accesissimo e attualissimo il dibattito su quello che in molti (aiutati dall’ eccelsa dialettica giornalistica del belpaese) chiamano “inciucio”, ma che io preferisco chiamare col suo nome: “Grande Coalizione” (di seguito GC).

In Europa le GC le abbiamo già viste (più volte) in Germania e non credo siano il male assoluto. Quello che conta è il perché la politica arriva a tale soluzione. Generalmente le GC nascono per due motivi: affrontare crisi politiche (economiche o stati di guerra) e\o per azzerare politicamente scomode opposizioni alle estremità delle coalizioni o fuori da esse (questo elemento può essere letto anche come una conseguenza). Gli elementi per vedere in Italia una GC ci sono entrambi e, considerate le opposizioni che verrebbero messe all’angolo (presumibilmente Sel e M5S), non so se essa sia il male maggiore. Il vero dilemma è quale politica porteranno avanti, visti i personaggi in gioco e la difficile convergenza politica su temi fondamentali. Andiamo un po’ avanti. Per restare in Germania, il partito “più a sinistra” del governo di grossa coalizione escluso dall’accordo del 2005 (il Linke) è, nel breve termine, cresciuto elettoralmente dopo tale esclusione ma la sua crescita è stata indubbiamente drogata dall’emorragia di voti della sinistra democratica scontenta: quella del principale governo di sinistra democratica SPD. Il risultato delle successive elezioni del 2009 però, riducendo all’osso un’analisi che dovrebbe essere lunghissima, è che la Merkel (il centro destra + i liberali) ha vinto di nuovo.

Tralasciando cosa possa significare tale dinamica rapportata all’ Italia, è interessante notare come la GC politica tedesca ha retto praticamente tutta la legislatura a differenza dell’italica “Grande Coalizione montiana” che, nonostante non vedesse segretari di partito al governo, non ha retto un anno e mezzo.

L’altra grande differenza è la presenza tutto fuorché trascurabile del M5S. Tutti i ragionamenti fatti finora non vanno basati su un sistema bipolare ma tripolare, dove il M5S si pone in antagonismo con entrambi gli schieramenti e si alimenta di stallo politico ed emorragie dal bipolarismo.

Concludendo una velocissima disamina che ci serve per arrivare alla nostra Nazione, l’unica cosa certa è che le GC hanno un grande “difetto di fabbrica”: alla loro forza numerica si contrappone una prevedibile e già accennata impasse politica  sulle riforme radicali, proprio quelle di cui avrebbero bisogno Sardegna e Italia.

Da qui a breve avremo anche noi in Sardegna le nostre elezioni Nazionali, anche noi avremo una GC?

Quanti, quali, ma soprattutto “chi” saranno gli schieramenti? E dove troveremo gli indipendentisti?

Presumibilmente, salvo sorprese per il candidato premier, i primi schieramenti in termini di voti saranno tre:

-Centrodestra: candidato presidente da stabilire (o Cappellacci o cade la giunta attuale);

-Centrosinistra: candidato presidente da stabilire (Soru? Lo scontro è in corso…);

-M5S: candidato presidente da stabilire.

I partiti indipendentisti sono più di tre e alcuni di essi potrebbero (e sottolineo potrebbero) correre da soli:

-Partito Sardo d’Azione: candidato presidente da stabilire (Sanna, Colli, Maninchedda?);

-ProgReS: candidato presidente da stabilire (la doppia presidenza confonde un po’ le carte in gioco);

-iRS: candidato presidente da stabilire (Gavino Sale?);

-SNI: candidato presidente da stabilire (Bustianu Cumpostu?);

-Sardigna Libera: candidato presidente da stabilire (Claudia Zuncheddu?);

-AMpI: candidato presidente da stabilire (Cristiano Sabino?);

-MERIS: candidato presidente da stabilire (Salvatore Meloni?).

Facciamo i conti con alcuni aspetti.

Il Partito Sardo d’Azione ha issato una cortina di fumo che lascia intravedere due posizioni che paiono poco convergenti: Maninchedda spinge per un asse programmatico col centrosinistra (un centrosinistra però autonomo da Roma) mentre Sanna, per ora sornione, pare (o perlomeno non smentisce di) guardare nuovamente al centrodestra. Credo che lo scenario prospettato da Maninchedda, trattandosi di partiti indipendentisti e non che anche ideologicamente hanno poco da spartire, possa essere catalogato come una Grande Coalizione che rischierebbe di avere effetti (vedi disamina precedente) devastanti sul PSd’Az sia in chiave di governo che elettorale. Politicamente posso cercare di comprendere e accettare la dualità Maninchedda\Sanna, ma il gioco rischia di rompersi laddove il quoziente del proporzionale sarà talmente alto che i circa 30-35 mila voti del Psd’Az (per quanto importantissimi, specie in questi scenari incerti) non varranno la candela del consigliere in coalizione e nessuna coalizione farà più del 45%. Sempre restando all’interno dello scenario PD-Psd’Az non dimentichiamoci che potrebbero esserci sorprese nelle primarie e nel listino (per quest’ultimo anche nello scenario PDL) esponendo le persone più che il partito stesso. Infine, anche nell’ottica del governo, potremmo affermare senza molta difficoltà che un restyling nei volti e nelle strategie gioverebbe nel medio\lungo termine ai sardisti: andare ora e così in Consiglio rischia di diventare un boomerang, anche se il danno da assenza rischia di avere ricadute ancora peggiori. Nel frattempo la base che dice? Nescio.

ProgReS, SNI, AMpI e Meris molto difficilmente andranno in coalizione con partiti italiani. Verrebbe anche da pensare, fantasticando forse, ad una reunion di iRS con ProgReS (+ AMpI) ma in quel caso verrebbe da chiedersi quanto sia politicamente lungimirante nell’ottica soprattutto di ProgReS che si vede (seppur ancora mai impegnato sino ad oggi in elezioni nazionali, data la giovane età) “superamento” politico di iRS. La coalizione mette le ragioni elettorali oltre quelle “ideologiche” e ipotizzando che tale coalizione venisse alla luce, chi ne sarebbe il candidato presidente? Difficile pensare ad una soluzione migliore delle primarie.

Sardigna Libera, dati i precedenti della Zuncheddu,  potrebbe accasarsi in un centrosinistra costruito attorno ad un programma che veda al suo interno qualche punto di ispirazione indipendentista. Un po’ come Maninchedda, ma, a differenza di quest’ultimo e del PSd’Az, la consigliera porta in dote un numero presumibilmente più esiguo di voti.

iRS è, ai miei occhi, “illeggibile” fuori dalla già discussa coalizione indipendentista. Niente di strano nel pensare che il partito punti ad un posto in Regione ma dubito che entrare in coalizione (o nel listino) col centrosinistra sia una buona scelta per tutti. In coalizione col M5S, come qualcuno azzarda, men che meno.

Considerata dunque la situazione, i numeri dell’indipendentismo, il sistema elettorale sardo, la presenza del M5S e l’abbassamento del numero di poltrone in consiglio regionale, abbiamo solamente due certezze:

-la prima è che sarà molto difficile immaginare anche un solo consigliere indipendentista eletto fuori (e forse anche dentro) dalle coalizioni maggiori;

-la seconda è che ogni partito indipendentista dovrà essere aiutato dagli altri, in qualsiasi sede e modo.

Abbiamo già notato che le vere GC non sono un pessimo esempio da seguire: offrono grandi opportunità sia che ci si ponga all’interno che all’esterno di esse e presto anche gli indipendentisti dovranno averci a che fare.

Perché non lavorare allora su una Grande Coalizione di TUTTI gli indipendentisti per la prossima tornata elettorale che si contrapponga al tripolarismo PD-PDL-M5S? Converrebbe (si badi bene, converrebbe, e non “sarebbe giusto”) a tutti vista la situazione e potrebbe inaugurare una nuova primavera per un indipendentismo che necessita quasi dappertutto di forte rinnovamento, numeri e progetti di collaborazione sia locali che nazionali.

Con un pizzico di presunzione credo che moltissima base indipendentista (e non) guardi in quella direzione.

Sia ben chiaro che una GC indipendentista oggi, per quanto difficile, non è una convergenza per l’indipendenza, nè un nuovo partito o punto d’arrivo (viste le difficoltà alle quali fa fronte per sua natura): è un punto di partenza. Una partenza verso (il vero) Partito Nazionale Sardo.

Giovanni Scanu


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