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Tre consigli per un Partito Nazionale Sardo

domenica, 15 dicembre 2013

Segue da Partito Nazionale Sardo? Io ci sono.

dms_winning_team.jpgMa quali caratteristiche dovrebbe avere un Pns in grado di ricompattare l’indipendentismo e costruire un’ alternativa concreta ai poli unionisti nello scenario politico sardo? Mi permetto di sottolineare tre punti particolarmente importanti per la costruzione di un’ idea per la quale mi batto da tempi non sospetti:

  1. Ne ho già parlato nella prima parte di questo pezzo ma voglio ripetermi. E’ assolutamente necessario coinvolgere Progres e Psd’Az con una trattativa aperta che renda evidente e palese agli occhi degli elettori chi è contrario a questa prospettiva tra i partiti e nei partiti;
  2. bisogna scongiurare da subito il rischio che questa convergenza si esaurisca all’indomani del voto. Di una lista elettorale per un seggio in consiglio la Sardegna non se fa niente. La Sardegna ha bisogno di un nuovo soggetto politico inclusivo verso tutto l’indipendentismo riformista ma alternativo rispetto ai poli unionisti. Regole chiare sottoscritte da tutti; partito aperto e struttura democratica e trasparente. Solo così un partito può diventare quella macchina capace di coniugare in maniera costruttiva l’interesse personale dei candidati forti con la passione politica della base e gli interessi della collettività. A livello di comunicazione è necessario mettere via i vecchi simboli e costruire una forte immagine unitaria e moderna. Anche i leader devono fare un passo indietro laddove non supportati da un consistente seguito elettorale;
  3. é necessario evitare un posizionamento politico troppo ristretto per accogliere l’indipendentismo riformista sardo in tutta la sua ampiezza. L’approccio migliore da questo punto di vista è quello liberale in quanto concentrandosi sull’uomo e sulle soluzioni più che sulle contrapposizioni ideologiche è quello più adeguato per far convivere e convergere posizioni diverse. Non a caso attualmente il liberalismo democratico europeo ospita un ventaglio di posizioni che va dal liberismo classico, al socialismo, passando per eccellenze dell’indipendentismo come il Pnv basco e il Cdc catalano; sempre all’interno dell’europeismo e dell’integrazione federale europea. Da questo punto di vista anche la storia del Psd’Az, che con tutti i suoi difetti è stato spesso capace di una produzione politica innovativa nel coniugare libertà individuale e giustizia sociale, è un precedente importante.

Andrea Nonne

Partito Nazionale Sardo? Io ci sono.

sabato, 14 dicembre 2013

keep-calm-because-we-are-one-team-6.png“La politica è sangue e merda” diceva Rino Formica, individuando con una schiettezza disarmante i due grandi motori dell’attività politica: passione ed interesse. Ed è con questo concetto che rispondo a chi mi fa notare che, dietro all’improvviso spirito di convergenza che sta investendo gran parte dell’indipendentismo sardo, c’è un mero calcolo di opportunità elettorale e di sopravvivenza politica. Perchè è si vero che il Pds proviene dal tentativo fallito di partecipare alle primarie del centrosinistra italiano, che Irs e Sl sono rimasti dietro le quinte in attesa di individuare le migliori opportunità e che la svolta legalitaria dei Rm fa quanto meno sorridere (il partito è nato nel 2009 per sostenere Soru, allora rinviato a giudizio, e quando nel 2010 mi opposi all’alleanza con Milia, allora candidato in appello, rischiai il linciaggio politico).Come è vero che un progetto di questo tipo andava lanciato anni fa invece di collezionare scissioni su scissioni. E soprattutto è vero e, lasciatemi aggiungere, piuttosto imbarazzante che i principali fautori di questa ritrovata unità siano Matteo Renzi e Niki Vendola che con le loro direttive hanno indirettamente lasciato a bocca asciutta quanti nell’ indipendentismo speravano in un’alleanza con Pd e Sel.

Ma è anche vero che questo è l’indipendentismo sardo e queste sono forze che hanno contribuito molto a definirlo nel corso degli anni. Nel male ma anche nel bene se si pensa che una siffatta coalizione racchiuderebbe sia gli esponenti con la maggiore rappresentanza elettorale, sia gli autori delle più importanti innovazioni apportate recentemente al pensiero indipendentista. Innovazioni che hanno avuto il merito di rinnovare una proposta politica che rischiava di non reggere il passo con i cambiamenti dettati dall’evolversi dello scenario politico mondiale. E soprattutto è innegabile che la Sardegna ha estrema necessità di una forte alternativa alla politica unionista e chi, come me, trova che la via del Partito Nazionale Sardo doveva essere intrapresa già da tempo non può oggi a maggior ragione esimersi dal dare il proprio contributo a questa iniziativa. Non va neppure dimenticato che molti di questi leader, cui tante cose giustamente rimproveriamo, avrebbero con tutta probabilità avuto carriere politiche più profittevoli percorrendo strade diverse da quelle dell’indipendentismo.

Parliamo anche di Progres e Psd’Az, al momento fuori dal dibattito intorno a questa alleanza. Inutile dire che il loro coinvolgimento è nell’interesse di tutti. Della coalizione, per il grande patrimonio politico che queste due forze porterebbero in dote, ma anche delle medesime che potrebbero pagare a caro prezzo l’emarginazione dal progetto. Se da un lato Progres, correndo in una coalizione condivisa con due liste civiche di chiara matrice unionista, rischia di vedere molto indebolito il proprio messaggio indipendentista, il Psd’Az, nella probabile eventualità di un’alleanza con il centrosinistra italiano, rischierebbe di trovarsi davvero a margini della politica indipendentista, specie in caso di sconfitta. Non dimentichiamo inoltre che in entrambi i partiti esistono forti pressioni a favore di un’alleanza di questo tipo, che nel caso del Psd’Az hanno prodotto addirittura una mozione, promossa dalla sezione di Oristano e poi respinta dal consiglio nazionale. Ma alla luce dei nuovi scenari queste minoranze interne possono trovare nuovi stimoli per rilanciare il loro desiderio di riunificazione dell’indipendentismo.

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Andrea Nonne

Sovranismo? Io non ci sono.

venerdì, 9 agosto 2013

images1.jpgEra nell’aria da tempo. Da anni. Da anni se ne parla, anche nelle pagine di questo blog. Da anni io e altri stiamo mettendo in guardia rispetto alla manovra politica che si sta confezionando per le elezioni nazionali sarde di inizio 2014.

Parliamo un attimo dei partiti e dei movimenti indipendentisti sardi. Alcuni pensano che attorno al Partito Democratico si possa costruire un’ alleanza in grado di cambiare, in meglio, la Sardegna. Avete letto bene. Il Pd. Lo stesso partito che in Sardegna osteggiava la flotta sarda e a Bruxelles sosteneva e difendeva la costruzione del monopolio dei mari Tirrenia/Onorato/Cin. Lo stesso partito che in questi mesi ha fatto da ariete in consiglio alla Saras per trivellare la piana di Arborea, mostrandosi completamente sordo alle preoccupazioni avanzate dai cittadini e dalle imprese del territorio. Lo stesso partito che, in tutte gli accenni di presa di coscienza indipendentista mostrati in questa legislatura da parti del consiglio regionale, ha sempre mostrato in maniera chiara e inequivocabile il suo conservatorismo centralista e nazionalista (italiano). Altri pensano invece che il cambiamento possa nascere grazie alla collaborazione con il Movimento 5 Stelle. Avete letto bene. Il M5S. Lo stesso movimento che vuole togliere la sanità alle regioni per restituirla allo stato italiano. Lo stesso movimento che, totalmente sprezzante di un contesto sociale come quello vigente da secoli in Sardegna, vuole sopprimere tutti i comuni al di sotto dei 5 mila abitanti. Lo stesso movimento la cui capolista Emanuela Corda, all’indomani della sue elezione nel Parlamento italiano ha dichiarato qualcosa tipo “il nostro compito è riportare la Sardegna in Italia”. Lo stesso partito che ha aggredito la Pinna, rea di essere nata a Quartucciu e aver pensato di far parte di un’ organizzazione dove è tutelata la libertà di pensiero e di espressione. Se poi qualcuno dovesse pensare di fare alleanze sovraniste col Pdl, beh, non saprei proprio cosa dire.

Sovranismo, in Sardegna, è una parola sputtanata persino più del termine autonomismo, nella patetica e immotivata ambizione di superare quest’ultimo. Mi son convinto che verso le alleanze con le sigle italiane non si debba avere una contrarietà assoluta e aprioristica. Tuttavia andrebbero limitate a casi estremi, in cui il gioco valga veramente la candela e a determinate condizioni. Innanzitutto è necessario che all’interno di un’ eventuale alleanza, l’indipendentismo abbia una struttura è un organizzazione tale da poter esprimere una forza contrattuale adeguata rispetto alle controparti. Ora si da il caso che a trattare con le sigle italiane siano prevalentemente micromovimenti frutto dello scissionismo che ha caratterizzato l’indipendentismo in questi anni e, ironia della sorte, gli indipendentisti i cui nomi circolano all’interno dell’ipotesi sovranista sono stati protagonisti quando non artefici di molte di queste scissioni. Un’ altra condizione importante è che accordi di questo tipo vengano stipulati all’insegna della convergenza su punti programmatici chiari e definiti, senza attribuire inverosimili connotazioni indipendentiste alle succursali sarde dei partiti romani. Il patto col diavolo, se proprio si fa, deve restare tale. Dietro all’esplosione del sovranismo in Sardegna vi è invece il tentativo di spostare la motivazione dell’alleanza dal piano programmatico al piano ideologico, come se, ragionando in termini orwelliani, alcuni partiti/movimenti italiani fossero “più uguali degli altri”.

Andrea Nonne

Sorpresa in Catalogna. L’indipendenza non spaventa le borse e i mercati.

lunedì, 26 novembre 2012

borsa-madrid.jpgNonostante tutti gli scenari catastrofici dipinti da autorevoli analisti economici, finanziari e politici, all’indomani dell’affermazione delle forze indipendentiste catalane sui mercati finanziari non è successo assolutamente niente. Il principale indice spagnolo, l’Ibex 35, registra un modesto calo di 0,44%, perfettamente allineato alla tendenza ribassista in corso da fine settembre su molte borse europee oltre che inferiore a quelli che in giornata si son registrati su Parigi, Milano e Londra. Conferme in questo senso arrivano anche dall’euro, che non perde tonicità rispetto al dollaro, e dallo spread bonos/bund sostanzialmente invariato.

Ora tutto si può dire dei mercati finanziari tranne che siano inclini ad ignorare i rischi derivanti dai mutamenti della politica, mentre è semmai vero il contrario visto che spesso tendono a cadere sotto ondate di panico che si rivelano presto eccessive. Oggi è quindi apparso in maniera evidente che i mercati sono indifferenti al fatto che in Europa nascano nuovi stati e che quelli esistenti modifichino i loro assetti. La cosa appare abbastanza scontata visto che gli investitori sono persone notoriamente pragmatiche che badano ai contesti macroeconomici e alla qualità delle imprese piuttosto che alle nostalgie ottocentesche dei centralismi europei.

Non importa quindi se un’economia appartiene ad un grande stato o ad una piccola repubblica, ciò che importa è la vitalità del suo tessuto produttivo e la qualità delle politiche economiche che di volta in volta si mettono in campo. Le balle sparate ai quattro venti sui rischi dell’affermazione indipendentista in Catalogna, fanno perfettamente il paio con tutta quella letteratura pseudo economica che vorrebbe una Sardegna indipendente dall’Italia come uno staterello destinato a morire di fame. E visto che non ho voglia di rispondere alle solite obiezioni, anticipo a chi dirà che la Catalogna è più ricca della Sardegna che se questa fosse la discriminante il crollo da panico avrebbe dovuto riguardare la restante parte dello stato spagnolo, ma di questo come abbiamo visto non c’è stato neanche il minimo accenno.

Andrea Nonne

Io cambio città scelgo Aristanis Noa e Pierluigi Annis Sindaco.

venerdì, 8 giugno 2012

579667_382664015113816_1502030023_n.jpgDa una parte c’è il nuovo, il cambiamento, la speranza di un futuro diverso. Dall’altra il vecchio, la riproposizione puntuale delle logiche che hanno amministrato Oristano negli ultimi vent’anni. La lista Aristanis Noa, con Pierluigi Annis sindaco è il nuovo. Le altre proposte sono il vecchio. Lutzu e Ledda hanno fatto parte della giunta Nonnis, Uras delle giunte Barberio e Ortu, Tendas della giunta Scarpa. Porceddu pure è passato, nostalgia di qualcosa di già visto in un altro ventennio. Non  voglio dare giudizi sull’attuale stato della città, voglio che siano i cittadini a farlo. Perchè se vogliono rivivere le esperienze degli ultimi decenni non hanno che l’imbarazzo della scelta, ce n’è per tutti i gusti. Per chi invece vuole cambiare, Pierluigi Annis e la lista Aristanis Noa sono l’unica scelta possibile. Io invito i cittadini a cambiare, radicalmente. Li invito a cambiare città, ad abbandonare la triste e moribonda periferia di un’ Italia decadente per tornare a vivere in Aristanis, figlia di Tharros e madre di Eleonora, antica capitale del Mediterraneo, generatrice di sovranità, civiltà, arte e cultura. La città dalla quale gli Arborea hanno riunito il popolo sardo dando vita all’età dell’oro della Sardegna. Oggi come allora, chi desidera la sovranità della Sardegna si riunisce tra queste strade, tra queste mura e ancora una volta guarda avanti, al futuro, alle energie rinnovabili, alla mobilità sostenibile, al rilancio del turismo; con la ferma consapevolezza che solo l’indipendenza oggi può risolvere i problemi di questa terra, tasse, trasporti ed energia su tutti, e che partire dai comuni è il miglior modo per cominciare a farlo.

Brave persone gli altri sindaci; hanno la mia stima e in molti casi anche la mia simpatia. Ma non la mia fiducia. Perchè tutti hanno governato senza alzare un dito contro il consorzio industriale, che con i suoi vincoli impedisce una conversione del porto verso utilizzi commerciali e turistici. Perchè tutti hanno lasciato sola Cabras nella battaglia, inevitabilmente poi persa, per il rientro dei giganti di Monte ‘e Prama nel territorio. Perchè Oristano dal ‘98 è riconosciuta come zona franca dal governo italiano e nessuno si è mai preso la briga di dar vita ad una mobilitazione per sollecitare la notifica in sede comunitaria da parte del governo. Sarebbe bastato così poco per salvare centinaia di imprese dal fallimento e migliaia di persone dalla disoccupazione. Non l’hanno fatto. Con la stessa nonchalance con cui hanno tenuto chiusa la Torre di Mariano, hanno parlato di turismo senza neanche degnarsi di adeguare il porticciolo, mentre due kilometri più a sud l’unico albergo di Torregrande veniva tranquillamente trasformato in un condominio.

Domenica e lunedì lasciate perdere chi vi chiede il voto per amicizia. La crisi europea dovrebbe almeno chiarirci le conseguenze di un voto dato con leggerezza, nella folle convinzione che il conto del malgoverno non ci verrà mai presentato.

Domenica e lunedì lasciate perdere chi  vi parla di voto sprecato. L’unica cosa sprecata è il tempo passato ad ascoltare certi ragionamenti.

Domenica e lunedì vota e fai votare Aristanis Noa e Pierluigi Annis sindaco. Il resto è storia.

Estendo il mio invito al voto a Terralba, dove suggerisco di votare la lista Per Terralba con sindaco Pietro Paolo Piras, e Bauladu, per la lista Bauladu sceglie con candidato sindaco Davide Corriga.

Buon week end di cambiamento a tutti.

Andrea Nonne

Ci risiamo, Oristano apre i suoi monumenti due giorni all’anno. E se ne vanta pure.

domenica, 13 maggio 2012

torre_mariano.JPGBenvenuti a Oristano, città così assuefatta dal malgoverno da non riconoscere più il disastro dalla normalità.  Ci eravamo lasciati a ottobre con questa storia che con un po’ di anticipo si ripete anche nel 2012. Cittadini tartassati di tasse assistono all’apertura trionfale dei principali monumenti. La realtà è un altra: per 363 lunghissimi giorni monumenti importantissimi come la torre di Mariano resteranno inesorabilmente chiusi, tutto l’anno, tutti i giorni della settimana senza giustificazione alcuna visti gli sprechi di risorse sotto gli occhi di tutti.

Nel mio impegno per la lista civica Aristanis Noa con Pierluigi Annis ho avuto modo, insieme agli altri amici, di affermare con forza il fatto che i principali monumenti della città debbano restare aperti tutto l’anno. La nostra politica sulla valorizzazione del patrimonio storico ha un duplice scopo: mantenere viva nei cittadini la consapevolezza di quanto sia stato grande il passato del nostro popolo e arricchire l’offerta turistica del territorio con componenti favorevoli alla destagionalizzazione dei flussi.

Ieri Frantziscu Sanna, durante una bellissima presentazione del nostro programma elettorale, ha ricordato come durante gli anni venti del secolo scorso l’amministrazione comunale decise di distruggere la Porta a Mari, il castello, e buona parte delle mura medievali della città perché considerati di scarso valore architettonico. Probabilmente è questo il motivo per cui ancora oggi i monumenti restano chiusi, per una mancanza di fiducia di stima e di amore verso la nostra storia. A ben vedere dunque esiste una chiara continuità tra i politici di allora e quelli che dopo aver governato la città negli ultimi decenni si presentano oggi come candidati sindaci.

Andrea Nonne


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