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Sorpresa in Catalogna. L’indipendenza non spaventa le borse e i mercati.

lunedì, 26 novembre 2012

borsa-madrid.jpgNonostante tutti gli scenari catastrofici dipinti da autorevoli analisti economici, finanziari e politici, all’indomani dell’affermazione delle forze indipendentiste catalane sui mercati finanziari non è successo assolutamente niente. Il principale indice spagnolo, l’Ibex 35, registra un modesto calo di 0,44%, perfettamente allineato alla tendenza ribassista in corso da fine settembre su molte borse europee oltre che inferiore a quelli che in giornata si son registrati su Parigi, Milano e Londra. Conferme in questo senso arrivano anche dall’euro, che non perde tonicità rispetto al dollaro, e dallo spread bonos/bund sostanzialmente invariato.

Ora tutto si può dire dei mercati finanziari tranne che siano inclini ad ignorare i rischi derivanti dai mutamenti della politica, mentre è semmai vero il contrario visto che spesso tendono a cadere sotto ondate di panico che si rivelano presto eccessive. Oggi è quindi apparso in maniera evidente che i mercati sono indifferenti al fatto che in Europa nascano nuovi stati e che quelli esistenti modifichino i loro assetti. La cosa appare abbastanza scontata visto che gli investitori sono persone notoriamente pragmatiche che badano ai contesti macroeconomici e alla qualità delle imprese piuttosto che alle nostalgie ottocentesche dei centralismi europei.

Non importa quindi se un’economia appartiene ad un grande stato o ad una piccola repubblica, ciò che importa è la vitalità del suo tessuto produttivo e la qualità delle politiche economiche che di volta in volta si mettono in campo. Le balle sparate ai quattro venti sui rischi dell’affermazione indipendentista in Catalogna, fanno perfettamente il paio con tutta quella letteratura pseudo economica che vorrebbe una Sardegna indipendente dall’Italia come uno staterello destinato a morire di fame. E visto che non ho voglia di rispondere alle solite obiezioni, anticipo a chi dirà che la Catalogna è più ricca della Sardegna che se questa fosse la discriminante il crollo da panico avrebbe dovuto riguardare la restante parte dello stato spagnolo, ma di questo come abbiamo visto non c’è stato neanche il minimo accenno.

Andrea Nonne


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