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Con lo scalo merci un’ occasione storica per Fenosu e la provincia di Oristano

domenica, 23 settembre 2012

decollo.jpgSe potessi farvi vedere  una cartina o un grafico della distribuzione dell’industria in Sardegna e nei dintorni di Oristano, avreste subito evidenza di una cosa:  nei dintorni di Oristano si riversa un’ enorme fetta della produzione industriale alimentare* sarda. E’ sufficiente rivolgere l’occhio ad imprese come 3A, Cao, Gruppo Cellino, Riso della Sardegna, Ondulor e Martini per farsi un’ idea in proposito. La questione quindi è capire il perché la produzione alimentare sarda si sia concentrata nei dintorni di Oristano, territorio che negli altri settori industriali ha mostrato una capacità di attrarre investimenti inferiore persino a quella del resto della Sardegna. Inoltre queste imprese mostrano, chi più chi meno, una capacità di reazione e adeguamento all’attuale crisi molto maggiore rispetto a quella di tante grandi aziende le cui drammatiche vicende occupano da anni le prime pagine dei nostri quotidiani; anche questo è un dato che pone diversi interrogativi. Se da un lato è vero che dietro alle vicende di un’impresa agiscono sempre diverse concause è altrettanto vero che Oristano presenta dei rilevanti vantaggi logistici per queste imprese che hanno l’esigenza di concentrare la produzione per conseguire indispensabili economie di scala, ma al contempo si trovano di fronte all’esigenza di dover distribuire i loro prodotti su tutto il territorio sardo. Non a caso infatti, le trasformazioni avvenute nei mercati del largo consumo tra gli anni ‘80 e ‘90 sono coincise con un importante periodo di crescita di molte delle aziende succitate che hanno in diversi casi raggiunto addirittura forme di dominio monopolistico. Il caso più emblematico a riguardo è quello del lattiero-caseario vaccino che, verso la metà degli anni ‘90, era caratterizzato da una manciata di piccole aziende, tutte gravate da grosse complicazioni finanziarie. Era evidente che nessuna di quelle imprese poteva sopravvivere a lungo in quelle condizioni ma era altrettanto evidente che il mercato sardo era troppo ghiotto per poter restare scoperto. L’incidenza dei costi di trasporto su prodotti caratterizzati da prezzi molto bassi rispetto ai volumi, come appunto sono gli alimentari di largo consumo, fa infatti della Sardegna una nicchia ben protetta dalla concorrenza esterna. Qui sta il punto centrale della questione; in mercati con queste caratteristiche detenere un vantaggio logistico significa spesso trovarsi in una posizione di vantaggio competitivo strategica e spesso decisiva. Cosi fu la 3A di Arborea a spuntarla sugli altri competitors del vaccino, diventando nel giro di pochi anni il colosso che tutti oggi conosciamo, con buona pace di coloro che in quegli anni definivano un suicidio far fare al latte il doppio tragitto mungitura/impianto-impianto/punto vendita.

Ma perchè, in un post dedicato a Fenosu, sto facendo una storia dell’industria oristanese? Semplicemente perché le storie di successo di queste imprese dimostrano che nello scenario commerciale sardo Oristano ha un vantaggio competitivo nelle logistica. Questo perché le imprese hanno bisogno di concentrare la produzione, lo stoccaggio e altre fasi della loro filiera per raggiungere determinate dimensioni; al di sotto di queste infatti è molto difficile stare nel mercato e, per chi deve poi distribuire i propri prodotti in tutta la Sardegna, il luogo migliore in cui concentrare le attività è un luogo che gode di centralità. Oggi molti oristanesi vedono un declassamento nell’utilizzo dell’aeroporto di Fenosu come scalo merci in quanto il sogno di far esplodere il turismo grazie ai vettori low cost, ripetendo la felice esperienza algherese di qualche anno fa, ha fatto nascere nei cittadini ambizioni e aspettative a mio avviso parecchio slegate dalla realtà. Infatti il turismo, oltre all’aeroporto, necessita di tutta una serie di assets che nel nostro territorio latitano, come un’adeguata capacità ricettiva, pianificazioni strategiche consolidate e destinazioni di notevole notorietà. Insomma Oristano non è Alghero e non può raggiungere determinati livelli quantitativi e qualitativi dall’oggi al domani. Nella logistica e nel trasporto merci invece Oristano ha delle potenzialità immediatamente spendibili che potrebbero generare in tempi brevi ricadute economiche utili anche per altri settori. Un aeroporto capace di stare in piedi grazie alle merci offrirebbe infatti al turismo la possibilità di sperimentare gradualmente e senza troppi affanni e responsabilità il potenziale dello scalo, cominciando magari con voli charter e linee stagionali, che permetterebbero alla ricettività di crescere insieme agli arrivi e viceversa.

Ora come sempre la palla passa alla politica. In primis perchè sarà fondamentale verificare e vigilare sulle effettive intenzioni della Sogaer, ente gestore dello scalo di Elmas. Per quanto infatti possa sembrare remota e assurda, l’ipotesi che vuole Cagliari interessata allo scalo oristanese solo per neutralizzare un potenziale concorrente sul versante merci non è fantascientifica. In secondo luogo la politica dovrebbe cercare di attivare quelle potenzialità da tempo inespresse nel territorio. Non dimentichiamo infatti che l’idea di sfruttare a fini logistici e commerciali la centralità di Oristano è vecchia di decenni, figlia di politici ben più lungimiranti dei loro successori. Ecco che allora, se davvero si realizzasse lo scalo merci aereo a Fenosu, gli amministratori troverebbero nel territorio altri strumenti per tentare un rilancio fino a poco tempo fa impensabile; mi riferisco al porto industriale, da declassificare in modo da poter accogliere tutte le merci e ad un decreto legge del 1998 che indica Oristano come zona franca portuale. Due misure già impostate, due opportunità per troppo tempo lasciate in un cassetto che oggi potrebbero creare, insieme all’aeroporto, una sinergia vincente per fare di Oristano il cuore logistico della Sardegna, generando occupazione e ricchezza quanto mai urgenti per invertire un trend negativo che non sarà sostenibile ancora a lungo.

Andrea Nonne

* Il ragionamento è allargabile a produzioni collegate a quelle alimentari e a tutto il grocery.

Liberas nos a Denim

martedì, 10 agosto 2010

 Circa un mese fa, in un precedente articolo, segnalai il fatto che la soluzione adottata dalla Sogeaor per aggirare la diffida Enac, che di fatto impediva la vendita dei biglietti tramite Flyoristano, apriva inquietanti interrogativi sui flussi finanziari che la Sogeaor inietta nelle casse di Denim Air.

A conferma dei sospetti avanzati, è di questi giorni la notizia del rifiuto che la Sogeaor ha opposto alla richiesta del consigliere provinciale del Pd Francesco Federico, il quale ha chiesto di poter acquisire proprio il contratto in essere tra Sogeaor e Denim Air. Il rifiuto è stato motivato da opportune ragioni di riservatezza che ne suggeriscono la non divulgazione. A tutto ciò si sommino le recenti notizie riportate dalla stampa sulle perdite della Sogeaor, che da gennaio avrebbe già abbondantemente superato i due milioni di euro. Se si considera che negli ultimi esercizi la perdita annua della società non ha mai raggiunto il milione, si deduce che l’apertura dello scalo sta avendo un impatto devastante sulle casse di Provincia e Comune visto che, in soli due mesi di operatività, i nostri amici hanno accumulato perdite per oltre un milione di euro. Viaggiamo ad un ritmo annuo di meno 12, cioè un ritmo da rovina se si pensa ai sacrifici che i nostri enti si troveranno ad affrontare a causa della manovra autunnale varata dai geniali economisti del governo “amico” italiano.

Eccoli i risulati della campagna elettorale più costosa che si sia mai vista: non bastava l’apertura ufficiale dello scalo, era indispensabile inaugurare la pista, a costo di improvvisarsi vettore aereo con tutte le conseguenze di cui sopra. Del resto loro lavorano, noi parliamo. E paghiamo.

Andrea Nonne

denim OR nothing

venerdì, 2 luglio 2010

torre2.jpg

Nuovo episodio della fantozziana saga dell’aeroporto di Fenosu. Questi i fatti: l’Enac diffida Flyoristano dalla vendita di biglietti in quanto il vettore effettivo è chiaramente Denim Air. Dopo un goffo tentativo di smentita Flyoristano adegua il suo sito e chiarisce che il vettore aereo è Denim Air. L’Enac è soddisfatto. Flyoristano è soddisfatta. La Sogeaor è soddisfatta. Sono soddisfatti tutti, quindi dovremmo essere soddisfatti anche noi cittadini, giusto? No. Assolutamente No.

La nuova manovra della Sogeaor apre scenari ancora più inquietanti dei precedenti. Se Flyoristano, capitalizzata prevalentemente da comune e provincia tramite la Sogeaor, non è più il vettore che effettua i voli, allora automaticamente non è più il soggetto che incassa il ricavato della vendita dei biglietti. I soldi dei biglietti saranno incassati da Denim Air. Fin qui tutto bene se non fosse che Flyoristano (quindi Sogeaor, quindi comune e provincia, quindi noi) paga profumatamente Denim Air per l’affitto degli aerei. Quindi ricapitolando la Sogeaor paga (con i nostri soldi) l’affitto ma gli aerei li usa Denim Air che intasca il ricavato dalla vendita dei biglietti. Un business geniale. Quasi quasi cerco un taxista e gli faccio una proposta: “Senti amico facciamo un patto. Io ti do 200 euro al giorno per affittare il tuo taxi, però continui ad usarlo tu e ti tieni tutto il ricavato del tuo lavoro. In cambio ti chiedo solo di scrivere il mio nome sullo sportello della vettura e di farmi fare qualche comunicato stampa in cui scrivo che faccio il taxista” Chissà magari accetta pure. E allora pensa che figata posso andare in giro a dire che sono un taxista, farlo scrivere sui giornali e magari la gente ci crede pure. Che culo!

In più c’è un secondo problema di non poco conto. Il flusso di denaro che passa dalla Flyoristano alla Denim Air ha tutto l’aspetto di un finanziamento pubblico ad un’impresa privata. Cosa che, salvo giustificazioni o motivazioni che non s’intravedono, sembra violare le norme comunitarie in materia di concorrenza. Con il rischio di un’ulteriore sanzione (nell’eventualità, come sempre, saremo tutti noi a pagarla) che si aggiungerebbe a quella che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato potrebbe comminare per le violazioni in materia di trasparenza pubblicitaria.

Eppure tanti cittadini sopportano questa spirale di malgoverno, nella convinzione che, pur di avere un aeroporto, qualsiasi prezzo sia adeguato. Ammesso pure che la scelta di far partire Fenosu possa dare slancio all’economia e al turismo della nostra provincia sono i modi e i (secondi) fini l’oggetto delle nostre critiche.

Inoltre, a rischio di ripetermi, torno a dire che il problema dell’oristanese, soprattutto da un punto di vista di offerta turistica, è quello dell’anonimato. Sembra che questa preoccupazione non sia condivisa dai nostri politici di maggioranza. Basta dare un’ occhiata ai manifesti pubblicitari sparsi sulla 131 per capire quanto poco si investa in promozione. Località già note e situate in posizioni meno felici tappezzano la prinicipale arteria dell’Isola con manifesti raffiguranti le proprie attrazioni. La provincia di Oristano e i comuni costieri che fanno? Non mi stupisce che Fenosu non sia ancora risucito a svolgere il suo compito: attrarre vettori e vacanzieri. Il turista di norma sceglie prima la meta e poi il modo per raggiungerla. Se poi il problema era quello di collegare Oristano con alcune città italiane la logica suggeriva una solo cosa: potenziare i collegamenti da e per l’aeroporto di Elmas, garantendo un trasporto rapido e una frequenza adeguata. Eh già, la logica.

Andrea Nonne

Dimenticare Fenosu

mercoledì, 23 giugno 2010

aeroporto-fenosu.jpg

Pensare che un aeroporto possa far decollare l’economia oristanese è una vaccata di ragguardevole dimensione. Soprattutto se si pensa al turismo, dire che il limite delle destinazioni della nostra provincia risiede nella distanza dagli scali aeroportuali non ha alcun senso. Solo per fare un esempio, il fatto di non avere un aeroporto di rilievo nelle vicinanze, non ha impedito a Firenze di diventare una delle mete turistiche più importanti del mondo. Anche restando in Sardegna la prima cosa che balza all’occhio è che, in termini di tempi di percorrenza, le spiagge del Sinis distano dallo scalo aeroportuale di Elmas una manciata di minuti in più di quanto lo stesso aeroporto non disti dalla sempre affollatissima  Villasimius.

Ma se vogliamo, c’è qualcosa di molto più grave dei quasi 20 milioni di euro buttati al vento per realizzare l’opera. Dopo i ripetuti annunci di apertura, dopo gli innumerevoli rinvii di qualche giorno, dopo una vittoria elettorale maturata con una campagna elettorale che pompava in maniera massiccia sulla trionfale e imminente apertura dello scalo (con tanto di città tappezzata con la faccia di Marcello Serra che rivendicava la sua vocazione da stacanovista della puncia), ebbene dopo tutto ciò, senza il minimo accenno di pudore, gli amministratori di provincia e comune si preparano a disinvestire mettendo in vendita l’aeroporto proprio in un momento in cui il mercato non l’ha ancora preso minimamente in considerazione.

Senza dubbio i tanti soldi spesi per la gestione e la realizzazione dello scalo avrebbero potuto trovare collocazioni più felici.  Sicuramente sarebbe stato meglio investire in promozione per risolvere il vero tallone d’Achille della nostra offerta turistica: la notorietà delle destinazioni (a chi fuori Sardegna non è mai capitato di sentirsi dire: Oristano? Dov’è? Ah si in Sardegna e dove? Vicino a Olbia? Vicino a Nuoro? All’interno?). O magari per sfruttare le ghiotte opportunità di un diportismo carente di approdi in tutta la costa occidentale sarda.

Ma ora la cosa più saggia che i nostri governanti possono fare è quella di portare avanti la Sogeaor fino a farle raggiungere  un minimo di notorietà. Innanzitutto perchè gli attuali amministratori  sono in buona parte gli stessi che hanno tirato su questo casino e in secondo luogo perché vendere ora una struttura appena malamente inaugurata non risponde a nessun criterio di logica economica. Invece pare che tutto questo non avverrà, in barba a quanto appena detto e soprattutto in barba ad ogni pudore nei confronti di un elettorato che, anche sulla base dell’entusiasmo per la tanto reclamizzata apertura, ha dato mandato al centro destra per il governo della Provincia.

Come se tutto ciò non bastasse è di oggi la notizia Ansa riguardo ad una diffida che l’Enac ha inviato alla Sogeaor il cui contenuto suona così:  Fly Oristano non e’ un vettore aereo e la Sogeaor deve cessare ogni forma di pubblicita’ e di vendita di biglietti tramite il suo sito. Secondo l’Enac le informazioni contenute nel sito si configurano come pubblicita’ ingannevole  ed è pronta una segnalazione all’Authority. Una dimostrazione esemplare della scelleratezza e dell’imprudenza con cui il centrodestra ha condotto la campagna elettorale. Pronti a pagare qualsiasi prezzo (con i soldi dei cittadini sia ben chiaro) pur di avere la possibilità di sfoggiare risultati e sbandierare il miraggio di nuove prospettive di lavoro. Ora che questo giocattolo milionario non serve più ad abbindolare i cittadini, ora che non serve più promettere posti di lavoro, Fenosu può andare a farsi benedire, lasciando in eredità ai cittadini una multa salata.

Carlo Pettinau non fa che ripetere, giustamente, che esiste un decreto, firmato 12 anni fa dal Presidente della Repubblica Italiana,  che indica  il territorio di Oristano in un elenco di zone franche riguardanti i porti e i territori ad essi circostanti. A suo tempo questa possibilità, prontamente sfruttata da altri, non venne colta dai nostri governanti, tanto impegnati nei loro rimpasti da non aver nemmeno presentato le carte. Sarebbe forse il caso di ripescare qualcosa di questo tipo e magari di aprire un serio confronto con lo stato italiano per acquisire una sovranità fiscale da spendere nella lotta alla crisi.

Ma le prossime elezioni son troppo lontane e parlare di tutto ciò adesso sarebbe inopportuno.

Andrea Nonne


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