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E se invece contro le alluvioni servisse più cemento?

domenica, 1 dicembre 2013

fudai-il-muro-anti-tsunami-di-kotaku-01.jpgHo volutamente atteso qualche giorno prima di scrivere alcune mie personalissime considerazioni. Ho atteso soprattutto perché sfruttare certi momenti per rinforzare delle posizioni personali credo sia quanto meno di cattivo gusto. Ho compreso, ma non condiviso, l’opposta visione per la quale si dovesse parlare “subito” per evitare che parole importanti si perdessero in seguito.

A nascondere una situazione che non avrà uno ma tantissimi colpevoli (e tantissimi fa a volte rima con nessuno) sento e leggo troppo spesso del “cemento” come uno dei principali indiziati. A meno che qualcosa non sia cambiato negli ultimi tempi, mi pare che il cemento non ragioni, resti dove messo in posto, non vada a spasso, non prenda bustarelle e non faccia campagna elettorale sulla pelle degli altri.

Facciamo un esempio.

Nella costa nord-orientale del Giappone c’è un paesino che ha gli stessi abitanti di Uras (circa 3000), Fudai.

Non mi dilungherò sui particolari della storia (la troverete facilmente sul web) ma riassumendola vi posso dire che un tenacissimo sindaco decise, in tempi non sospetti (fine anni 60), di fare un muro alto 16 metri largo 2,5 che costò l’equivalente di 25 milioni di euro. Un mostro di cemento, oggi qualcuno direbbe “ecomostro”. Le motivazioni di Wamura erano semplici : se arriverà uno tsunami, il nostro muro, a differenza degli altri, potrà reggere di più.

unnamed.jpgLa popolazione lo attacca: “è inutile” “è costoso” “è brutto”. Il cemento assassino.

2011: terremoto e maremoto. Fukushima. La costa nord-orientale è distrutta. I paesini vengono spazzati via dall’onda. Tranne uno, Fudai, che non avrà né danni né vittime tranne un pescatore che era uscito a pescare. La scuola elementare, attaccata al muro, si bagna appena. Wamura, da tempo deceduto, è diventato dal 2011 l’eroe del paese.

Davanti a tragedie come queste, che hanno anche sfiorato casa mia e la mia famiglia che viviamo a 7 km da Uras, non posso sentirmi dire che il “cemento” è il responsabile. Sono stanco di proclami e sono stanco di scarica barile. Purtroppo non è detto che verranno evidenziate chiare e precise responsabilità per tutti i colpevoli ma alcune ci dovranno essere, necessariamente.

Chi oggi accusa il “cemento” senza articolare la propria posizione è semplicemente schiavo di pregiudiziali ideologiche che hanno come unico fine il soddisfacimento della sete di colpevoli di cui soffre l’opinione pubblica o, in alternativa, vuole scaricare sull’inanimato cemento una responsabilità tutta umana.

Tanti che oggi (oggi, ieri dove eravate?) criticano hanno contribuito attivamente o passivamente a questo disastro. Anche chi sembra apparentemente innocente ha magari ignorato il passato non agendo per cercare di mettere in sicurezza zone a rischio ed ora è veramente paradossale leggere di vincoli assoluti e\o di battaglie per de-vincolarsi, magari scambiate per colpe.

Nonostante sia già drammaticamente troppo tardi, ricordiamoci che ogni qualvolta agiremo in futuro senza tener conto di quello che è stato, staremo mettendo a rischio la vita dei nostri cari e dei nostri connazionali.

Sulla risposta della popolazione si è già detto abbastanza. Noi sardi siamo un po’ così.

Ci piace dimenticare tutti i giorni di essere un unico popolo, ma i fatti ci danno puntualmente torto.

Giovanni Scanu


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