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“VIA i Moratti da Arborea” è l’unico VIA che mi interessa.

mercoledì, 1 maggio 2013

vai-via.jpgUn celebre detto statunitense recita che “quello che va bene per la General Motors va bene per l’America”. Parafrasando si potrebbe affermare che “quello che va bene per la 3A va bene per la provincia di Oristano”. Se qualcuno sta ridacchiando pensando ad un’esagerazione sappia che la 3A pesa sul pil della provincia  circa 4-5 volte quello che la General Motors pesa sul pil Usa. Immagino quindi che se nei dintorni di Detroit provasse a insediarsi un qualcosa in grado di minacciare concretamente il futuro della celebre casa automobilistica, questo qualcosa troverebbe una forte e compatta opposizione da parte di tutta le rappresentanze politiche della città di Detroit ma anche dello stato del Michigan e dello stato centrale. Questo è ciò che avviene normalmente per le big company in tutto il mondo; il loro elevato peso sull’economia nazionale in termini di reddito e occupazione rende necessaria una particolare attenzione della politica laddove il futuro di queste imprese sia in qualche modo minacciato.

Stupisce quindi parecchio che nonostante la contrarietà espressa dalla 3A e da tutto il vasto comparto agricolo di Arborea, una parte rilevante della politica sarda e addirittura alcuni esponenti di spicco della politica oristanese siano favorevoli o possibilisti di fronte al progetto Eleonora gas della Saras. Tra i pareri favorevoli spiccano quello del Pd sardo e di Mario Diana mentre tra i possibilisti troviamo Gianvalerio Sanna, Guido Tendas e Salvatore Ledda. Evito di commentare la posizione dei favorevoli per spendere due parole sui possibilisti. La posizione di questi ultimi generalmente si può riassumere così: senza una VIA (valutazione di impatto ambientale) è impossibile esprimere una valutazione corretta, capire quali siano i benefici e i costi del progetto, e quindi assumere una posizione di contrarietà. Attendere gli esiti del VIA per poter esprimere una valutazione basata su dati scientifici potrebbe sembrare un atteggiamento di grande buon senso ma in realtà non lo è. Intanto non mi risulta che qualche anno fa, quando un piccolo gruppo di sconosciuti imprenditori presentò un progetto per la costruzione di una centrale eolica off-shore a ridosso dalle coste del Sinis, qualcuno dei succitati politici si sia opposto al movimento popolare di protesta adducendo che bisognava attendere il VIA. Verrebbe quindi da pensare che, dietro al loro invito ad approfondire, più che un attitudine al metodo scientifico ci sia una qualche forma di gradimento verso il progetto della Saras. Detto questo è necessario ricordare che la VIA è una valutazione che si presta a soggettività, errori e che molto difficilmente può inquadrare le ricadute sull’economia del territorio nel suo complesso. Da questo punto di vista la contrarietà della 3A e di tutto il tessuto agro-industriale dovrebbe di per se essere sufficiente a sollevare forti perplessità sul progetto dei Moratti. Questo sia per il peso che queste produzioni hanno sull’economia del territorio e sia perchè se c’è una cosa che solitamente le imprese di successo sanno fare molto bene è valutare i rischi e le opportunità, anche perché generalmente chi vive nel mercato ha le informazioni prima e meglio degli altri. In questo caso le imprese di Arborea ritengono il danno d’immagine derivante dall’insediamento di un impianto estrattivo più probabile e di maggiore impatto rispetto agli eventuali risparmi sul costo dell’energia. E poi ci sono proprio loro, i Moratti, che hanno già mostrato ai sardi quanto son bravi a far passare per ecologico qualcosa che è tutto fuorchè ecologico, anche grazie all’aiuto della sempre generosa macchina burocratica italiana. Si pensi che ogni anni i cittadini pagano fior di milioni affinchè la Saras bruci gli scarti della lavorazione del petrolio producendo energia che non si sa con quale criterio viene assimilata a quella rinnovabile. Ma tutto il fallimento del settore energetico in Sardegna dovrebbe aver insegnato qualcosa; inquinamento, crisi occupazionali e surplus di produzione ma il costo dell’energia in Sardegna ha pochi eguali nel mondo, nonostante i quintali di promesse e rassicurazioni in senso contrario che hanno accompagnato la nascita di ogni impresa energetica. Lasciatemi aggiungere poi una breve considerazione su un esempio che i Moratti stanno utilizzando come cavallo di battaglia per sostenere la compatibilità tra il loro progetto e la realtà produttiva arborense, ovvero la provincia di Parma che è notoriamente un territorio ricco di produzioni alimentari ma al contempo ospita quasi 300 pozzi di estrazione. Mi sono laureato in marketing proprio a Parma avendo per anni come riferimento la realtà industriale presente in quel territorio ma, per ironia della sorte, ho fatto la mia tesi proprio sulla 3A e alla 3A. Conosco quindi abbastanza le due realtà per cogliere le macroscopiche differenze che corrono tra esse. Parma è in effetti una delle grandi food valley d’Europa basata però, più che sull’agricoltura e sull’integrazione tra questa e l’industria, sull’industria di trasformazione. In poche parole a Parma sono bravissimi, molto molto molto più di noi, a trasformare prodotti alimentari e venderli in tutto il mondo. E sono talmente bravi da essere addirittura leader nella produzione di macchinari per l’industria alimentare. Ma Parma acquista la gran parte della materia prima lontano dal suo territorio, sia che si parli di latte, sia che si parli di grano, sia che si parli di carni suine. La cosa emblematica è che, ai tempi in cui preparavo la mia tesi, tra i fornitori di latte della Parmalat vi era proprio la 3A che rivendeva al colosso emiliano una parte del prodotto conferito dai soci tramite il Colvas, un consorzio di proprietà della cooperativa arborense destinato proprio alla vendita del latte prodotto in eccesso rispetto alle capacità di vendita. Insomma per Arborea, che ospita una parte consistente delle lavorazioni agricole a monte del processo industriale, la terra rappresenta un vantaggio competitivo ed è parte importante del core business; per Parma no. Tutto questo dovrebbe far capire quanto sia fuorviante il paragone proposto dai Moratti; non a caso tra i capoluoghi di provincia dello stato italiano Parma è sistematicamente uno dei più inquinati mentre Oristano è sempre tra quelli che lo sono di meno.

Ecco allora che, tornando alle dichiarazioni possibiliste dei nostri rappresentanti, mi viene da pensare che alla base di queste posizioni ci sia la pesante assenza di un modello di sviluppo per questo territorio, di una vision di ampio respiro. Se infatti si condivide l’idea che lo sviluppo industriale sardo passi in buona parte per la valorizzazione delle eccellenze del nostro settore agricolo e che sia necessario lasciarci definitivamente alle spalle la tentazione di importare da fuori modelli incompatibili col territorio e spesso anche con il mercato, beh in questo caso il progetto della Saras potrà ottenere tutti i VIA che vuole, regolarmente rilasciati da rigorosissimi uffici totalmente impermeabili al fascino della famiglia Moratti, ma io sarò sempre profondamente contrario alla realizzazione di quel progetto, semplicemente perchè non è conciliabile col modello di sviluppo che ritengo più appropriato per questa terra. A meno che il modello di sviluppo che molti politici sardi hanno in mente sia molto, molto diverso dal mio. Ma forse la realtà è proprio questa visto che nel tessuto industriale sardo la fabbrica petrol-chimica maleodorante, imbottita di denaro pubblico e spesso rovinosamente precipitata nel dissesto finanziario e occupazionale è la regola, mentre l’integrazione tra industria e agricoltura e il successo imprenditoriale sono purtroppo una rara eccezione. Da difendere e diffondere.

Andrea Nonne


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