Tag articoli ‘guido tendas’

Sindaco Tendas, non La invito a dimettersi ma a ripassare la storia oristanese. Carte false per essere italiani parte II.

lunedì, 8 luglio 2013

image.jpg

In questi giorni il sindaco di Oristano Guido Tendas è stato travolto da un coro di polemiche a causa di alcune dichiarazioni rilasciate a Bruxelles sulla zona franca e sul concetto di nazione sarda. Tralasciamo in questo articolo il discorso sulla zona franca e occupiamoci invece del concetto di nazione sarda, riguardo al quale Tendas si è espresso in estrema sintesi così: “Oristano è una città che nell’800 si inventò le Carte di Arborea per costruire il mito della nazione sarda”.

In questo video (min 13:45 ca) Tendas mostra un testo* curato da Luciano Marroccu e composto dagli atti di un convegno dedicato proprio ai falsi di Arborea a riprova dell’opportunità delle sue affermazioni. Nonostante il convegno, svoltosi nel marzo del 1996, sia stato organizzato dalla giunta comunale in cui Tendas era assessore alla cultura, mi viene in mente che il sindaco oristanese quel libro non l’abbia mai letto; se l’avesse fatto sono infatti sicuro che avrebbe evitato di lanciarsi in un’ affermazione tanto spericolata e infondata. Questo perchè il risultato di quello studio è l’esatto opposto di quanto ha detto Tendas a Bruxelles e il libro mostrato dal sindaco per scagionarsi dalle accuse è in realtà la prova che lo “condanna” definitivamente. Per l’appunto i falsi di Arborea non hanno creato il mito della nazione sarda ma hanno di fatto generato una costruzione artificiale volta a far confluire il millenario sentimento identitario del popolo sardo all’interno della neonata nazione italiana. Basta leggere le pagine 327-328-329 del testo, tratte proprio dalla relazione di Marroccu sul processo di costruzione delle identità nazionali, per accertarsene. Per sciogliere ogni eventuale dubbio residuo è sufficiente poi ricordare che l’enorme notorietà delle carte nelle accademie filologiche di tutta Europa, non  fu originata certo dalle improbabili scoperte archeologiche o dalle gesta di Gialeto, ma dal tentativo di far risalire le origini della lingua italiana alla Sardegna medioevale. Le carte sostituirono il recente ricordo dei moti rivoluzionari di fine settecento con la mostruosa visione di una posticcia Eleonora in salsa tricolore. Di fatto viste le connotazioni di forte esclusività proprie del concetto di nazione, questa dinamica ha finito per creare una sorta di schizofrenia identitaria ancora oggi dominante. Sardi ma italiani, italiani ma sardi, italiani speciali, nucelo originario dela fusione perfetta. In questo senso i valori scaturiti dalla più grande patacca della nostra storia vivono oggi nell’essenza stessa della politica italiana in Sardegna, in questo suo continuo valzer tra identità sarda e identità italiana. E proprio il sindaco oristanese ha dimostrato di saper danzare con magistrale leggiadria tra le inconciliabili sponde di questo costrutto. In questi mesi, infatti, abbiamo assistito al Tendas romantico difensore della storia giudicale, che si batte vigorosamente per il recupero dell’antica reggia, che si definisce erede dei giudici nella sua funzione istituzionale, coraggioso visionario impegnato a riportare agli antichi splendori la vocazione agricola del Campidano oristanese e allo stesso tempo al Tendas gelido burocrate dello stato italiano, che definisce un dovere, quando non un’opportunità, ospitare il fior fiore della criminalità italiana nel carcere di Massama e non muove un dito di fronte al grido disperato del comparto agricolo di Arborea, abbandonato dalle principali istituzioni a combattere con uno dei principali prodotti del capitalismo illiberale italiano, la Saras.

Ma sarebbe un crimine politico e intellettuale affermare che Tendas è solo in questa danza. Tutti i politici sardi militanti in organizzazioni italiane e unioniste sono da decenni specializzati in questo esercizio di doppiezza e sembra addirittura che la loro abilità in materia sia direttamente proporzionale al successo politico personale. La genuflessione verso le segreterie romane va infatti accompagnata con un minimo di prensentabilità verso l’elettorato e spesso una spruzzatina di folklore è più che sufficiente in tal senso. Oggi a questo proposito hanno inventato il sovranismo per il quale un’ottima definizione ci viene fornita da Vito Biolchini nel suo blog  “una linea in grado di coniugare i valori della Costituzione a quelli dell’autogoverno della Sardegna, mettendo al centro i valori della nostra identità e del bilinguismo.” Chi conosce il pensiero politico di un democristiano onestamente autonomista come Giovanni Lilliu si rende conto che una roba del genere in termini di sovranità è soltanto un grosso passo indietro rispetto a quanto visto nel dopoguerra.

In conclusione  le false Carte di Arborea possono essere considerate a buon diritto il vero manifesto storico, politico e culturale della politica italiana in Sardegna.

Andrea Nonne

*Le carte d’Arborea. Falsi e falsari nella Sardegna del XIX secolo. A cura di Luciano Marroccu. AM&D edizioni.

Quest’articolo è l’ideale continuazione di un pezzo scritto due anni fa in polemica con la strumentalizzazione della storia giudicale operata dalla giunta Nonnis. Per leggere il pezzo clicca qui. 

“VIA i Moratti da Arborea” è l’unico VIA che mi interessa.

mercoledì, 1 maggio 2013

vai-via.jpgUn celebre detto statunitense recita che “quello che va bene per la General Motors va bene per l’America”. Parafrasando si potrebbe affermare che “quello che va bene per la 3A va bene per la provincia di Oristano”. Se qualcuno sta ridacchiando pensando ad un’esagerazione sappia che la 3A pesa sul pil della provincia  circa 4-5 volte quello che la General Motors pesa sul pil Usa. Immagino quindi che se nei dintorni di Detroit provasse a insediarsi un qualcosa in grado di minacciare concretamente il futuro della celebre casa automobilistica, questo qualcosa troverebbe una forte e compatta opposizione da parte di tutta le rappresentanze politiche della città di Detroit ma anche dello stato del Michigan e dello stato centrale. Questo è ciò che avviene normalmente per le big company in tutto il mondo; il loro elevato peso sull’economia nazionale in termini di reddito e occupazione rende necessaria una particolare attenzione della politica laddove il futuro di queste imprese sia in qualche modo minacciato.

Stupisce quindi parecchio che nonostante la contrarietà espressa dalla 3A e da tutto il vasto comparto agricolo di Arborea, una parte rilevante della politica sarda e addirittura alcuni esponenti di spicco della politica oristanese siano favorevoli o possibilisti di fronte al progetto Eleonora gas della Saras. Tra i pareri favorevoli spiccano quello del Pd sardo e di Mario Diana mentre tra i possibilisti troviamo Gianvalerio Sanna, Guido Tendas e Salvatore Ledda. Evito di commentare la posizione dei favorevoli per spendere due parole sui possibilisti. La posizione di questi ultimi generalmente si può riassumere così: senza una VIA (valutazione di impatto ambientale) è impossibile esprimere una valutazione corretta, capire quali siano i benefici e i costi del progetto, e quindi assumere una posizione di contrarietà. Attendere gli esiti del VIA per poter esprimere una valutazione basata su dati scientifici potrebbe sembrare un atteggiamento di grande buon senso ma in realtà non lo è. Intanto non mi risulta che qualche anno fa, quando un piccolo gruppo di sconosciuti imprenditori presentò un progetto per la costruzione di una centrale eolica off-shore a ridosso dalle coste del Sinis, qualcuno dei succitati politici si sia opposto al movimento popolare di protesta adducendo che bisognava attendere il VIA. Verrebbe quindi da pensare che, dietro al loro invito ad approfondire, più che un attitudine al metodo scientifico ci sia una qualche forma di gradimento verso il progetto della Saras. Detto questo è necessario ricordare che la VIA è una valutazione che si presta a soggettività, errori e che molto difficilmente può inquadrare le ricadute sull’economia del territorio nel suo complesso. Da questo punto di vista la contrarietà della 3A e di tutto il tessuto agro-industriale dovrebbe di per se essere sufficiente a sollevare forti perplessità sul progetto dei Moratti. Questo sia per il peso che queste produzioni hanno sull’economia del territorio e sia perchè se c’è una cosa che solitamente le imprese di successo sanno fare molto bene è valutare i rischi e le opportunità, anche perché generalmente chi vive nel mercato ha le informazioni prima e meglio degli altri. In questo caso le imprese di Arborea ritengono il danno d’immagine derivante dall’insediamento di un impianto estrattivo più probabile e di maggiore impatto rispetto agli eventuali risparmi sul costo dell’energia. E poi ci sono proprio loro, i Moratti, che hanno già mostrato ai sardi quanto son bravi a far passare per ecologico qualcosa che è tutto fuorchè ecologico, anche grazie all’aiuto della sempre generosa macchina burocratica italiana. Si pensi che ogni anni i cittadini pagano fior di milioni affinchè la Saras bruci gli scarti della lavorazione del petrolio producendo energia che non si sa con quale criterio viene assimilata a quella rinnovabile. Ma tutto il fallimento del settore energetico in Sardegna dovrebbe aver insegnato qualcosa; inquinamento, crisi occupazionali e surplus di produzione ma il costo dell’energia in Sardegna ha pochi eguali nel mondo, nonostante i quintali di promesse e rassicurazioni in senso contrario che hanno accompagnato la nascita di ogni impresa energetica. Lasciatemi aggiungere poi una breve considerazione su un esempio che i Moratti stanno utilizzando come cavallo di battaglia per sostenere la compatibilità tra il loro progetto e la realtà produttiva arborense, ovvero la provincia di Parma che è notoriamente un territorio ricco di produzioni alimentari ma al contempo ospita quasi 300 pozzi di estrazione. Mi sono laureato in marketing proprio a Parma avendo per anni come riferimento la realtà industriale presente in quel territorio ma, per ironia della sorte, ho fatto la mia tesi proprio sulla 3A e alla 3A. Conosco quindi abbastanza le due realtà per cogliere le macroscopiche differenze che corrono tra esse. Parma è in effetti una delle grandi food valley d’Europa basata però, più che sull’agricoltura e sull’integrazione tra questa e l’industria, sull’industria di trasformazione. In poche parole a Parma sono bravissimi, molto molto molto più di noi, a trasformare prodotti alimentari e venderli in tutto il mondo. E sono talmente bravi da essere addirittura leader nella produzione di macchinari per l’industria alimentare. Ma Parma acquista la gran parte della materia prima lontano dal suo territorio, sia che si parli di latte, sia che si parli di grano, sia che si parli di carni suine. La cosa emblematica è che, ai tempi in cui preparavo la mia tesi, tra i fornitori di latte della Parmalat vi era proprio la 3A che rivendeva al colosso emiliano una parte del prodotto conferito dai soci tramite il Colvas, un consorzio di proprietà della cooperativa arborense destinato proprio alla vendita del latte prodotto in eccesso rispetto alle capacità di vendita. Insomma per Arborea, che ospita una parte consistente delle lavorazioni agricole a monte del processo industriale, la terra rappresenta un vantaggio competitivo ed è parte importante del core business; per Parma no. Tutto questo dovrebbe far capire quanto sia fuorviante il paragone proposto dai Moratti; non a caso tra i capoluoghi di provincia dello stato italiano Parma è sistematicamente uno dei più inquinati mentre Oristano è sempre tra quelli che lo sono di meno.

Ecco allora che, tornando alle dichiarazioni possibiliste dei nostri rappresentanti, mi viene da pensare che alla base di queste posizioni ci sia la pesante assenza di un modello di sviluppo per questo territorio, di una vision di ampio respiro. Se infatti si condivide l’idea che lo sviluppo industriale sardo passi in buona parte per la valorizzazione delle eccellenze del nostro settore agricolo e che sia necessario lasciarci definitivamente alle spalle la tentazione di importare da fuori modelli incompatibili col territorio e spesso anche con il mercato, beh in questo caso il progetto della Saras potrà ottenere tutti i VIA che vuole, regolarmente rilasciati da rigorosissimi uffici totalmente impermeabili al fascino della famiglia Moratti, ma io sarò sempre profondamente contrario alla realizzazione di quel progetto, semplicemente perchè non è conciliabile col modello di sviluppo che ritengo più appropriato per questa terra. A meno che il modello di sviluppo che molti politici sardi hanno in mente sia molto, molto diverso dal mio. Ma forse la realtà è proprio questa visto che nel tessuto industriale sardo la fabbrica petrol-chimica maleodorante, imbottita di denaro pubblico e spesso rovinosamente precipitata nel dissesto finanziario e occupazionale è la regola, mentre l’integrazione tra industria e agricoltura e il successo imprenditoriale sono purtroppo una rara eccezione. Da difendere e diffondere.

Andrea Nonne

Chi vincerà le primarie oristanesi?

lunedì, 23 gennaio 2012

nuoto.jpg

Con la chiusura della presentazione delle candidature per le primarie del centrosinistra, si entra nel vivo della competizione che a fine primavera decreterà il nome del prossimo sindaco della città. Proviamo, tenendo bene a mente che stiamo parlando dell’elezione imprevedibile per eccellenza, a tentare qualche pronostico sui risultati finali.

La competizione

Il favorito è senz’altro Peppino Marras e a dirlo sono in primo luogo i numeri, che lo vedono tra i recordman di tutte le ultime competizioni elettorali. Dalla sua parte un bacino elettorale consolidato, l’esperienza e il fatto di essere consigliere in provincia e anche in comune prima del commissariamento. Il diretto inseguitore, anch’esso con buone possibilità di vittoria, sarà invece Guido Tendas; il movimento attorno al suo nome si fa sempre più insistente e può contare su un lungo lavoro portato avanti  da pezzi importanti del Pd da oltre un anno e mezzo. Inoltre potrebbe essere il più immune dalla frammentazione del voto in area Pd per il fatto di aver lavorato molto in ambiti esterni al partito. Per lo stesso motivo vedo un gradino sotto Gianni Sanna, che comunque potrà beneficiare della dirigenza del partito e di alcuni appoggi di peso, e a seguire Francesco Federico che apparentemente rischia di pagare più di tutti l’affollamento in casa Pd ma che ha sicuramente le sue carte da giocare. Il nome del vincitore uscirà con ogni probabilità da questo gruppo, mentre è più difficile stabilire chi tra Erminia Tanda, Giuseppe Obinu e Giampaolo Lilliu potrà avvicinarsi al gruppo di testa.

Il caso oristanopoli

Da registrare una violenta polemica che si è appena consumata sulla nota pagina facebook “Oristanopoli”. Tutto è partito da una pesante accusa nei confronti di Guido Tendas reo, a detta degli amministratori, di essersi fatto campagna elettorale durante il suo lavoro di preside al De Castro. Il post è stato commentato da numerosi utenti indignati a difesa di Tendas, cosa che ha portato gli amministratori della pagina a ritirare le accuse e a scusarsi per poi chiedere ai lettori di esprimersi rispetto al fatto di chiudere o meno la pagina. Da lettore divertito della loro satira sull’oristanesità rispondo qui: “ragazzi tenete aperto ma se non fate il vostro nome non fate neanche quello degli altri. La città ha bisogno di voci non di veleni”.

Oltre le primarie

Resta poi da vedere quali saranno i movimenti della coalizione di centro, se è vero che il commissario dell’Udc Oppus sarebbe stato nominato proprio per portare a termine un accordo con il centro-sinistra, dando vita ad una coalizione in grado di assicurare una facile vittoria già al primo turno. A quel punto il centro potrebbe voler imporre il candidato sindaco e il centrosinistra si troverebbe di fronte all’ eventualità di annullare le primarie. Sul fronte del centrodestra invece tutto sembra legato all’esito del prossimo congresso del Pdl. Se dovesse prevalere l’area Cherchi ci potrebbe essere una riapertura della trattativa col centro, anche se in questo caso resterebbero fuori i Riformatori dai quali però potrebbe  uscire Angela Nonnis, ormai legatissima a Cappellacci. Se invece dovesse prevalere l’area Diana, con tutta probabilità si assisterebbe ad una coalizione formata da Pdl e liste civiche guidata dall’ex assessore Salvatore Ledda, anche se vi sono voci che danno la sua candidatura in caduta libera nelle ultime settimane. Affollato potrebbe essere poi il panorama delle liste civiche tra cui potrebbe spiccare un’eventuale lista di area indipendentista, che dopo un 2011 ricco di tensione e divisioni, sembra aver trovato una rinnovata unità proprio ad Aristanis.

Andrea Nonne


Chiudi
Invia e-mail
Usiamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione nel nostro sito web.
Ok