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Cari amici di Progres, se via alleate con i grillini cosa vi differenzia dai sovranisti?

giovedì, 22 agosto 2013

grillo_urlor439_thumb400x275.jpgIn seguito alle richieste di alcuni amici di Progres che stimo molto sia dal punto di vista politico che umano, in queste settimane ho deciso di sostenere Progres e Michela Murgia per le prossime elezioni nazionali sarde. Nel mio piccolo ero già al lavoro per cercare di creare consenso intorno al progetto ma purtroppo, a seguito di alcune interviste rilasciate recentemente dalla Murgia  non sono più sicuro di potermi e volermi impegnare in tal senso.

I motivi che mi hanno spinto a voler sostenere il progetto di Progres sono principalmente tre: l’intenzione di dar vita ad una coalizione alternativa agli interessi unionisti, la stima che ho per Progres e l’efficacia mediatica del nome di Michela Murgia. Fermamente convinto che la politica sia l’arte del possibile questi tre punti sono stati finora sufficienti a sopportare diverse cose:

  • ho sopportato il fatto che la candidatura della Murgia, per i tempi e i modi che l’hanno caratterizzata, abbia di fatto inficiato il lavoro svolto da una parte di Progres per cercare di ricompattare un indipendentismo lacerato dalle recenti frammentazioni;
  • ho sopportato il fatto che la Murgia abbia finora messo in campo una visione della politica molto diversa dalla mia; in particolare  in campo economico il suo pensiero mi è parso insensibile rispetto all’urgenza di ridurre drasticamente la spesa pubblica e intriso di statalismo dirigista;
  • ho sopportato il rischio di inciuci post voto con la coalizione di centro sinistra, convinto che insieme a Progres si potesse lavorare per costruire garanzie in questo senso;
  • ho sopportato infine il massiccio ingresso di figure legate alla sinistra italiana e il crescente lavoro di annacquamento della connotazione indipendentista del progetto. Mi son sentito garantito dal fatto che la Murgia sia indipendentista e che Progres sia l’unica forza politica di una coalizione composta per il resto da forze civiche.

Ciò che invece non sono assolutamente disposto a sopportare è un’alleanza con il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo. In politica ogni scelta è lecita e degna di rispetto ma, in qualità di elettore ed eventualmente sostenitore esigo trasparenza. Progres e la Murgia dicano chiaramente se stanno tentando di dare vita alla terza coalizione unionista, perchè solo in questo modo si può definire una coalizione caratterizzata da una presenza ingombrante e caratterizzane come quella del movimento di Beppe Grillo. Non c’è infatti nessun ragionevole motivo per considerare quest’ultimo diverso da Pd e Pdl rispetto alla dicotomia unionismo-indipendentismo. Anzi. Come ho già spiegato diverse volte in questo blog, il M5S ha un programma molto centralista, sicuramente più di Pd e Pdl. Si pensi inoltre che il M5s è l’unico dei tre ad essere permeato da un marcato e diffuso sentimento di euroscetticismo e si da il caso che l’europeismo è una colonna portante di quasi tutto il pensiero indipendentista moderno. Ma il più macroscopico ed evidente surplus di centralismo del M5s rispetto a Pd e Pdl non risiede nella base ideologica bensì nella forma organizzativa. Mentre infatti, Pd e Pdl sono organizzazioni caratterizzate da una seppure discutibile democrazia interna, che prevede congressi, autonomie territoriali e proprietà collettiva di simbolo e mezzi, il M5s è una proprietà personale di Beppe Grillo che ha già ampiamente dimostrato, a forza di epurazioni, di poter disporre del movimento come meglio crede. Se quindi si afferma, a mio parere giustamente, che Pd e Pdl dipendono dalle rispettive segreterie romane per il M5s vale un discorso ancora più estremo: il M5s è Beppe Grillo e sperare che quest’ultimo in futuro possa discriminare gli interessi nazionali italiani a favore degli interessi nazionali sardi a mio avviso è pura utopia. Questo se vogliamo fare una seria analisi politica senza farci accecare dall’ennesimo fenomeno del gossip politico italiano che strumentalizza la sofferenza delle persone a forza di demagogia e populismo.

Mi auguro che queste affermazioni siano quindi imprudenze dovute all’adrenalina della competizione elettorale e che Progres le voglia prontamente correggere in forma ufficiale. Ripongo grandi speranze nel partito e ho apprezzato molto il modo in cui in questi anni ha dato vita ad un’organizzazione democratica, plurale e dinamica. In un momento in cui i protagonisti delle scissioni si ritrovano in trattativa con il Pd e il M5s, Progres potrebbe rappresentare una valida alternativa per chi, come me, trova poco interessante un’alleanza con le sigle italiane. E non credo di essere se è vero che quel famoso studio,  vede il 40% dei sardi interessati all’opzione indipendentista.

Andrea Nonne

Il Sardo-Grillismo no, non l’avevo considerato.

domenica, 10 marzo 2013

l43-beppe-grillo-130206144019_medium.jpgOggi non voglio parlare di ciò che penso di Grillo, ovvero che il mix di potere politico, populismo e autoritarismo che caratterizza la sua azione politica rappresenta un grosso pericolo per la democrazia, la pace e l’economia europea. Non voglio neanche parlare degli aderenti sardi al M5S, che rispetto come rispetto i sardi che militano in sigle politiche italiane e unioniste, ne mi interessa soffermarmi su quegli indipendentisti che hanno votato Grillo per protesta o perché convinti che la sua proposta sia la migliore per l’Italia e in quanto tale possa generare qualche beneficio anche per la Sardegna.

Voglio piuttosto concentrarmi sugli indipendentisti, a quanto pare non pochi, che hanno votato Grillo dietro precisa e convinta motivazione politica ovvero in quanto convinti che il M5S fosse in qualche modo a favore dell’indipendenza della Sardegna. Il tentativo di far passare una sigla italiana unionista come attenta e interessata alle sorti dell’indipendentismo sardo non è certo un’ innovazione di Grillo ma finora nessuno era riuscito a convincere gli indipendentisti sardi della bontà delle sue intenzioni.

Ma perché molti indipendentisti hanno ritenuto credibile l’immagine di un Grillo interessato all’indipendenza della Sardegna e a quella dei grillini sardi indipendentisti? E soprattutto da dove hanno ricavato gli elementi per maturare una simile convinzione? Si è detto che il M5s avrebbe copiato il programma dall’indipendentismo, ma se questo è avvenuto sicuramente non è stato fatto rispetto agli elementi caratterizzanti dell’indipendentismo stesso. Da alcuni elementi del programma M5s  si evincono infatti alcune posizioni che risultano palesemente incompatibili con qualsiasi forma di indipendentismo oltre che degne di un centralismo che credevo sparito persino dai partiti italiani di impostazione più conservatrice. Per esempio risulta notevole il pensiero del M5s a proposito di sanità laddove si afferma che:

“Due fatti però stanno minando alle basi l’universalità e l’omogeneità del Servizio Sanitario Nazionale: la devolution, che affida alle Regioni l’assistenza sanitaria e il suo finanziamento e accentua le differenze territoriali(…)”

Ora si da il caso che il settore della pubblica amministrazione dove la Sardegna si avvicina maggiormente ad una qualche forma di sovranità è proprio la sanità. Evidentemente, a torto o a ragione, il m5s ha un’idea profondamente diversa dello stato e delle sue funzioni, che per garantire a tutti i cittadini stesse prestazioni devono essere gestite in maniera centrale. Non essendo pervenuta dai grillini sardi nessuna protesta o precisazione a difesa delle prerogative autonomistiche dobbiamo dedurre che il loro pensiero è allineato al suddetto programma che del resto pare essere il frutto del lavoro della base. Difficile quindi immaginarsi una proiezione verso l’indipendentismo da chi si oppone persino al debole decentramento concesso alla Sardegna da suo regime di autonomia.

Ma c’è dell’altro, perché una delle proposte che a mio parere cozza di più con lo spirito di autodeterminazione che da sempre è alla base dell’indipendentismo sardo è quella di accorpare tutti i comuni sotto i 5.000 abitanti. Anche qui non entro nel merito della proposta ma mi limito ad osservare che da sempre il comune è in assoluto l’entità politica che più riflette il principio di spontanea autodeterminazione dei popoli. E la Sardegna è fatta di 377 comuni, di cui 312 con una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, comuni in cui si è fatta la storia, la cultura e l’arte della Nazione sarda. Ridurre l’83% delle comunità sarde in una serie di frazionamenti burocratici non mi sembra un gran punto di inizio per restituire ad un popolo la sua sovranità.

Del resto gli elettori che hanno creduto all’indipendentismo a 5 stelle sono stati svegliati da una secchiata gelida lanciata dalla neo deputata grillina Emanuela Corda che, a due giorni dal voto, ha prontamente dichiarato che ”il nostro compito è riportare la Sardegna in Italia”. Come si dice, a ognuno il suo.

Andrea Nonne


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