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A Oristano la settimana verde della mobilità diventa la settimana nera del commercio. Per il Commissario Ghiani una prima da dimenticare.

sabato, 24 settembre 2011

locandina_settimana_europea_della_mobilitx_sostenibile_350x250.jpgNon me ne voglia il Commissario Ghiani per la crudezza del titolo. Credo infatti che abbia due grossi alibi riguardo a quanto sto per scrivere: il primo è che comprensibilmente non ha ancora capito dov’è finito; il secondo è che l’iniziativa l’ha presa con il benestare di persone che Oristano la conoscono o dovrebbero conoscerla. Alla fine della giostra il dato è uno solo: l’iniziativa ecologica del comune di Oristano ha bruciato quasi completamente una settimana di lavoro per la maggior parte dei commercianti del centro. Ora uniamo questa considerazione ad un’altra: Oristano ha tutti i problemi tranne quello dell’inquinamento mentre la crisi del commercio, uno dei pochi settori produttivi che seppur a fatica resiste nella nostra disastrata economia, è una colossale emergenza che tuttavia non viene percepita dalla pubblica amministrazione. Dietro la rassicurante facciata ecologica dell’iniziativa vi sono decine di famiglie, molte delle quali in seria difficoltà e parlo per conoscenza diretta, cui è stata decurtata gran parte degli introiti settimanali e questo è un fatto gravissimo. Sicuramente bisogna aggiungere, anche a parziale discolpa di Ghiani, che è assurdo, e per certi versi incomprensibile, che il centro di una città si fermi per un leggero e temporaneo aumento dell’area pedonale ma qui arriviamo al nocciolo della questione: la mobilità alternativa a quella automobilistica, che doveva essere uno degli obbiettivi dell’iniziativa, a Oristano è resa quasi impossibile da tutta una serie di situazioni create dalla pessima politica che abbiamo visto all’opera negli ultimi decenni. Provate ad attraversare la città in bici insieme a vostro figlio o magari toccate con mano l’assurdità con cui è organizzato un servizio autobus che rende impossibile anche percorrere via Cagliari (quanto sarebbe semplice e utile una linea autobus che colleghi in maniera frequente e rapida almeno gli estremi di questa via che assorbe una parte così consistente del traffico cittadino). Aggiungete poi il problema dei parcheggi nelle aree limitrofe al centro e il risultato è bello che servito: la città a misura di alieno non ti lascia altra alternativa che startene a casa.

Ma c’è un problema pure più grave, che ho omesso dal titolo sarcastico per rispetto. Alcune persone con problemi di mobilità, per le quali quindi la macchina è una scelta obbligata, mi hanno fatto notare come le vie del centro siano state completamente transennate impedendo così di fatto l’accesso in auto anche a chi ne ha indiscutibilmente e imprescindibilmente diritto. Giustamente queste persone evidenziano una cosa che, per quanto ovvia, rischiava di passare inosservata: un semplice segnale di “divieto di transito escluso veicoli autorizzati” accompagnato da un transennamento parziale e magari da uno dei tanti agenti di servizio a Oristano, avrebbe non solo ovviato il problema ma anche evitato la pessima immagine di un’amministrazione che considera i suoi cittadini alla stregua di trogloditi incapaci di rispettare un indicazione stradale. Mi associo pertanto totalmente al loro azzeccatissimo slogan: “quando ragionate, invece di usare i piedi, usate la testa”.

In sostanza non voglio criticare l’iniziativa in se ma il modo in cui è stata portata avanti. In attesa che la mobilità alternativa di Oristano venga portata a livelli decenti  lasciamo tranquillamente il centro al suo ruolo di cuore commerciale, amministrativo e culturale della città e concentriamoci su altre priorità. E a questo proposito, Commissario Ghiani, le chiederei gentilmente un favore: vada a constatare in che stato si trova la torre di un certo Mariano II de Bas Serra e magari si adoperi per aprirla permanentemente restituendola così a cittadini, commercianti e visitatori. Passeggiare tra quei gradini sarebbe, per tutta la città, ben più salutare che passeggiare nell’asfalto di via Tirso.

Andrea Nonne

Esclusivo: Oristano è governata dagli alieni. Parola di David Icke.

mercoledì, 10 agosto 2011

di Andrea Nonne

 

David Icke è uno scrittore britannico famoso per una tesi complottista/fantascientifica secondo la quale il mondo è governato da una razza aliena nota come razza dei rettiliani. In questi giorni Icke ha clamorosamente rivelato che gli alieni da decenni progettano l’invasione della terra tramite Oristano attraverso la cooptazione e il controllo delle classi  politiche. In questi giorni soggiorna nel Sinis e siamo riusciti ad intervistarlo.

Mr Icke, che ci dice degli alieni?

Dico che governano il mondo ma non nel modo in cui ho sempre pensato. I rettiliani non sono tra noi ma comandano i nostri governanti. L’epicentro di questo rapporto non è però Washington o Londra, come ho sempre sostenuto, ma Oristano e i governanti in contatto con gli alieni non sono Obama o Blair ma i vostri politici tipo Onida, De Seenen, Pes, Barberio, Nonnis ecc ecc.

Oristano? Non le sembra assurdo?

Assurdo è cercare spiegazioni razionali al modo caprino in cui siete governati, come fa lei in questo blog. Ad esempio guardi la news di questi giorni: il vostro sindaco Angela Nonnis è diventato assessore regionale ai lavori pubblici, proprio lei che ha guidato la città con le strade più disastrate di tutto l’occidente.

Continui.

Vede il fatto è che quelle voragini nell’asfalto, che sfasciano le vostre auto e che voi attribuite alla cattiva amministrazione, sono in realtà avvallamenti specificamente realizzati per accogliere le pedane degli Ufo facilitandone l’atterraggio. Ora gli alieni hanno mandato la Nonnis ai lavori pubblici per fare gli avvallamenti in tutte le strade della Sardegna, mica è li per occuparsi della Sassari/Olbia.

Ma quindi lei sta dicendo che è d’accordo anche Cappellacci?

Certo, il virus è partito da Oristano ma si sta diffondendo in tutta la Sardegna. Sa che ormai nelle stazioni intergalattiche il vostro governatore è soprannominato UFO Cappellacci. E poi per cosa pensa abbia rotto con Berlusconi?

Beh vertenza entrate, flotta sarda.

Flotta certo, ma flotta aliena. LORO (questo è il nome degli alieni ndr) odiano Berlusconi perchè le emissioni delle sue Tv disturbano gli atterraggi delle navicelle spaziali.

Torniamo a Oristano. Ci sono altri indizi?

Assolutamente si, anche i sensi unici di Sa Rodia sono voluti dagli alieni; pare che questi ultimi si rilassino nel vedere le lucettine delle vostre automobili mentre girate in tondo come dei pirla e Angela ha voluto quei piccoli labirinti per conciliare il sonno dei suoi amici spaziali. Per lo stesso motivo in questi anni avete assistito al boicottaggio di Torregrande portato avanti tramite l’erba ad altezza d’uomo a bordo spiaggia, i parcheggi a pagamento e gli schieramenti di forze dell’ordine stile Baghdad-Kabul.

Torregrande? Che fastidio da agli alieni?

Il tragitto che collega la città alla borgata marina è composto da un lungo rettilineo e, come abbiamo visto, gli alieni amano vedere le macchine in perenne moto rotatorio, non sia mai che poi comincino a soffrire di insonnia e ci annientino come topi. Per lo stesso motivo a Oristano ci sono più rotonde che macchine. Ma la ciliegina sulla torta per LORO è il completamento della rotonda di Piazza Mannu.

Eh no Icke lei vede alieni dappertutto, la rotonda di Piazza Mannu è un omaggio agli Arborea e alla loro gloriosa storia.

Si certo, allora mi spieghi come mai gli hanno tributato un omaggio a due passi dal punto in cui la loro Reggia è stata oltraggiosamente trasformata in un carcere. E poi questa giunta ha ridicolizzato la figura di Eleonora paragonandola alle donne del Risorgimento italiano. Si rende conto: lei che ha combattuto tutta la vita per la libertà e la sovranità della Sardegna inserita nel contesto in cui la stessa Sardegna ha perso la sovranità. Lei stesso ha denunciato tali vicende in questo blog se non sbaglio.

Beh si in effetti; ma allora cosa rappresenta la decorazione?

Semplicissimo. Un Alieno, un esemplare di LORO.

img_0056.JPG Scusi Icke, di nuovo non la seguo.

Ha mai provato a rovesciare la figura? Quelle che vi sembrano radici sono le antenne che tutti gli alieni hanno in testa. Attaccati al busto troviamo sei arti verdi: quattro braccia e due gambe. Infine in basso, sempre in green style, troviamo un pene circondato da sei testicoli.

Bah.

In più come si può notare lo stemma non è fatto in 3d, per essere visto da passanti e automobilisti ma è indiscutibilmente progettato per una vista dall’alto.

Questo è vero.

Certo che è vero, pensi a come godono gli extra-terrestri: una loro icona celebrativa circondata da un perenne moto circolare di fari d’auto. Oristano è davvero una città a misura di alieno. Che poi per voi arborensi questa è una passione: gli altri territori cercano di attirare turisti, investimenti, voi cercate di attrarre gli alieni. Pensi a Cuglieri, che vari decenni fa, con questo film ha suggerito a LORO uno sbarco paesaggistico a S’Archittu, proprio sopra l’arco.

Icke ma lei punta il dito sempre su esponenti del centro-destra. Sarà mica comunista?

No no, è solo che ultimamente hanno governato di più ma non si preoccupi, gli alieni lavorano da tempo anche nelle file delle opposizioni. Ha visto quanti Sanna (Gianvalerio, Alberto, Efisio, Gianni, Emanuele ndr) eletti nelle file del Pd Oristanese negli ultimi anni? E’ evidente, gli extraterrestri hanno trovato un gene compatibile su cui lavorare per preservare i loro progetti in caso di vento rosso.

E gli indipendentisti?

No, non penso che gli alieni siano interessati a gente che aspira ad autogovernarsi, anzi sa che le dico: quando Oristano sarà invasa saranno i primi ad essere spazzati via. Però anche in quest’area politica c’è uno che si chiama Sanna (Frantziscu ndr), chissà magari anche lui ha il gene UFO-compatibile.

Sarò sincero, tutto ciò che dice mi sembra poco per supportare una tesi simile. 

Ma infatti c’è dell’altro. Fenosu ad esempio, è stato progettato in maniera da naufragare subito per non disturbare il traffico UFO prossimo venturo; e poi vi siete mai chiesti come mai siete gli unici sfigati a non avere un minimo di turismo estivo nonostante le vostre coste siano tra le più belle?

Dica. 

Semplice, LORO hanno scelto di sbarcare tra voi Oristanesi e quindi non vogliono altre etnie non sperimentate tra i piedi. Ora però UFO Cappellacci ha fiutato l’opportunità: sostituire Berlusconi con i signori del cosmo. La trattativa è in corso già da mesi, per questo gli alieni hanno cominciato a deviare i flussi turistici lasciando a secco le vostre coste, devono studiare le varie comunità senza contaminazioni turistiche. Con la nomina della Nonnis poi, Cappallecci ha messo a segno un colpo da maestro. Il Vostro sindaco è il maggior rappresentante degli alieni in Sardegna e con questa mossa Cappellacci potrebbe convincerli ad atterrare su Cagliari. Pensi, dopo l’aeroporto, la zona franca e le infrastrutture Cagliari vi soffierebbe da sotto il naso pure gli extra-terrestri.

Beh, meglio no?

Insomma, mica tanto. Se non arrivano LORO chi vi libererà dai politici oristanesi?

 

Grandeovest.com ringrazia David Icke per aver prestato inconsapevolemente il suo nome a questo gioco, sperando che ciò possa essere utile a digerire più facilmente le vicende della politica Oristanese alla vigilia di Ferragosto.

Cronache da Brabau: Oristano-Cabras sola andata. Ovvero 30 anni per costruire un ponte, 3 giorni per boicottarlo con un labirinto di sensi unici.

giovedì, 21 luglio 2011

labirinto1.gifProvate a raggiungere il Ponte di Brabau da Oristano. Come già ben sapete, da qualsiasi punto della città partiate, vi troverete a dover affrontare voragini degne del miglior safari, code ai semafori da grande metropoli e una raffica di sensi unici e deviazioni contrari a qualsiasi principio di gestione del traffico. Complicato per uno che a Oristano c’è nato e cresciuto, complicatissimo per un turista. Ma poi succede che al ponte ci si arriva e, una volta percorso, magari si decide di svoltare verso Cabras.  E allora si imbocca la strada appena inaugurata dalla giunta del comune lagunare; una circonvallazione di neanche un chilometro, due corsie larghissime, l’asfalto liscio come un biliardo e una pista ciclabile degna di questo nome. Si giunge quindi ad un’ampia rotonda che porta in via Leopardi la quale, in un batter d’occhio, permette di raggiungere il centro della cittadina in maniera estremamente scorrevole.

Il colpo d’occhio che si ha nel passaggio da Oristano a Cabras da l’idea di una differenza abissale, di un passaggio da una città allo sbando ad una civiltà normale, ordinata e razionale. Questo tragitto non è l’unico a evidenziare un divario che non è recente e non riguarda solo Cabras. Anche Santa Giusta è infinitamente preferibile a Oristano in quanto a gestione della cosa pubblica e non da ieri.

Un mio caro amico va da tempo sostenendo che Oristano è volontariamente tenuta in stato di sottosviluppo da un potentato filo-casteddaio che da anni la governa facendo attenzione a non disturbare gli appetiti della capitale sarda. A dire il vero è una credenza piuttuosto diffusa che però mi ha sempre lasciato perplesso, apparendomi più che altro un genersoso alibi verso la palese incapacità della politica oristanese. Ma gli effetti di una pluridecennale perseveranza in politiche autolesioniste comincia ad assumere contorni grotteschi anche per me.

Andrea Nonne

Carte false per essere italiani. Da Pillito all’attuale giunta oristanese.

martedì, 5 aprile 2011

falsi-arborea-copia.jpegSu quanto grottesca sarebbe stata l’iniziativa del comune di Oristano, col suo vaneggiare collegamenti tra Eleonora d’Arborea e il Risorgimento Italiano, si è scritto giustamente tanto. Rischia però di passare inosservato un aspetto curioso della faccenda che può aiutarci a comprendere meglio le origini della schizofrenia identitaria sarda, ovvero di quel diffuso sentimento che attribuisce ai sardi una specie di doppia nazionalità, sarda e italiana, per poi sfociare nell’immondo concetto della piccola patria.

In realtà Sabato a Oristano non è andata in onda una prima ma un remake o meglio un vero e proprio anniversario di fatti avvenuti circa 150 anni fa proprio nel centro storico della città. Siamo nel bel mezzo del risorgimento Italiano, la Sardegna subisce la fusione perfetta con un duplice stato d’animo: da una parte il ricordo della feroce repressione dei moti angioini determina un senso di inferiorità diffuso, dall’altra permane un sentimento di popolo che molti intellettuali dell’epoca interpretano come orgoglio di appartenenza ad una nazione, la Nazione Sarda. Capita allora che un distinto e colto oristanese del tempo, Ignazio Pillito, vuoi per far fronte alle difficoltà economiche di una prole in rapida crescita, vuoi per dar sfogo alla propria vanità intellettuale fiuti questo bisogno e metta su la più grande patacca della storia sarda: le Carte d’Arborea. In questa consistente mole di documenti medievali (falsi), si narrano mirabolanti gesta di eroi mai esistiti (Gialeto era tra questi per chi non lo sapesse), si illustrano idoli sardo-fenici che se li guardi oggi sembrano fatti da un designer sessantottino in delirio da LSD e soprattutto si colloca la nascita del volgare italiano proprio nel giudicato di Arborea. Lo schema è in sintesi questo: la Sardegna è una Nazione che ha combattuto per anni le invasioni degli stranieri per poi ricongiungersi alla madre patria Italia. Momento apicale di questo percorso è appunto il periodo giudicale e la figura centrale è proprio Eleonora d’Arborea. Grazie alle carte i sardi potevano entrare in Italia a testa alta, fieri di un grande passato finalmente svelato e portando in dote niente popodimeno che le origini della lingua italiana, alla faccia di Dante e delle sue metafore scimmiesche.

A guardar bene la statua di Eleonora era il punto più indicato attorno a cui svolgere l’evento messo in campo dall’amministrazione oristanese. Il monumento nasce infatti proprio sulle ali di quel culto degli Arborea  creato dalle Carte al fine di conciliare l’inconciliabile: il millenario orgoglio nazionale sardo che orgogliosamente decide di soccombere nel neonato orgoglio nazionale italiano. Molti dicono addirittura che la statua fosse destinata originariamente a festeggiare l’unità d’Italia così come si sprecano le voci sul peso e sull’influenza che ebbe la massoneria locale, allora più che mai fedele agli ideali risorgimentali, nell’ideazione e nella realizzazione del monumento. Probabilmente va pure addebitato ad una cultura para-massonica il fatto che Eleonora abbia acquisito in questa letteratura romantica pre-sardista una notorietà infinitamente superiore rispetto a figure storicamente importanti quanto o più di lei: è proprio in quel periodo infatti che, in ambienti forse non perfettamente coincidenti ma senz’altro vicini alla massoneria, il culto del femminino diventa centrale. Di fatto Eleonora, tirata fuori dalle nebbie della storia viene santificata per essere poi stuprata sull’altare dei Savoia in nome dell’unità d’Italia. Potremmo quindi affermare che la retorica della piccola patria, ripresa per decenni dal sardismo e ancora cara a tanti, nasce proprio qui, a Oristano, sotto questa statua durante il risorgimento.

Ciò non ci deve indurre però nell’errore di reputare i nostri attuali amministratori come degni eredi del Pillito. Il falsario ottocentesco costruì una falsificazione talmente accurata da ingannare per oltre un decennio gli storici e i filologi di tutta Europa e da dividerli per ancora molti anni fino a  quando nel 1870 la falsità delle carte venne definitivamente dimostrata dalla Accademia delle Scienze di Berlino. Anche se il contraccolpo successivo alla scoperta dell’impostura fu durissimo in quei venticinque anni Oristano si ritrovò al centro del dibattito storico dei maggiori centri di cultura europei. L’evento di sabato invece, si è svolto in una sala semi deserta, con gli organizzatori che, resisi conto della dimensione della gaffe, si sono esibiti in un improbabile quanto maldestra retromarcia e l’unica cosa degna di nota della giornata è stata la difesa della storia sarda da parte di tanti giovani indipendentisti, loro si indiscutibili eredi delle donne e degli uomini che hanno combattuto per la libertà della Sardegna.

Andrea Nonne

Testi consultati:
Le carte d’Arborea. Falsi e falsari nella Sardegna del XIX secolo. A cura di Luciano Marroccu. AM&D edizioni. Dallo stesso testo l’illustrazione (pag 300) tratta a sua volta da A.La Marmora.
Maria Maddalena e la Dea dell’ombra. Mario Arturo Iannaccone. Sugarco Edizioni.

Il pettine italiano che taglia la testa ai sardi

mercoledì, 16 marzo 2011

Mentre il progressismo sardo, nel suo eterno percorso di scimmiottamento della mediocre sinistra italiana, continua ad interrogarsi sul quoziente intellettivo della Gelmini i nostri tanti precari della scuola si ritrovano di fronte ad una mannaia che rischia di infliggere un ulteriore durissimo colpo al mondo del lavoro sardo. Un numero cospicuo di precari, inseriti da anni in graduatoria, si vede, a causa di una sentenza della Corte Costituzionale Italiana, scavalcata da precari provenienti da tutta Italia. Il silenzio più o meno parziale delle istituzioni,  delle opposizioni e di molti sindacati dimostra chiaramente che chi ha la pancia piena ama riempirsi anche la bocca di principi di liberalismo ottocentesco, di richiami ad un religioso rispetto per la Corte Costituzionale Italiana, di ipocriti atteggiamenti pseudo-meritocratici. Di fronte ad una serie di record negativi sull’occupazione in Europa, di fronte ad una soglia di disoccupazione giovanile che prosegue la sua marcia funebre verso l’impronunciabile soglia del 50%, di fronte a tutto questo si ha ancora la faccia di giustificare una manovra spudoratamente finalizzata a favorire altri territori sbandierano la Costituzione come fosse il libro che tutto risolve. Giova ricordare che l’art. 3* della Costituzione non è mai riuscito a garantire ai Sardi condizioni di vita diffusamente accettabili. Non ha impedito che i nostri giovani siano tuttora carne privilegiata per il macello nelle guerre dello Stato Italiano. Nulla ha potuto contro un’ invasione militare e chimica che ha avvelenato la nostra salute e sventrato il nostro ambiente. Ha assistito in silenzio all’amputazione della lingua sarda per opera del sistema scolastico italiano. La Costituzione Italiana è una garanzia talmente grande che non riesce neanche a garantire che ci vengano dati i soldi che essa stessa sancisce come nostri, in quanto principalmente da noi prodotti. In attesa che le solite meritevoli eccezioni suonino la sveglia ai sinistri ben pensanti invito tutti a riflettere, nel giorno in cui l’Italia celebra il suo compleanno, su quanto ancora si voglia attendere per spegnere i talk show della politica italiana e iniziare a scrivere una nuova Costituzione del Popolo Sardo. Per il Popolo Sardo.

Riporto di seguito una nota di Luciano Atzori, attivista oristanese del comitato “No Pettine”, che spiega in maniera chiara il perverso meccanismo del provvedimento in oggetto.

Documento precari Sardegna

I colleghi precari della Regione Sardegna rischiano il posto (PRECARIO).

Tragedia annunciata per i docenti precari della scuola, perché il prossimo anno la Regione Sardegna probabilmente sarà invasa da colleghi provenienti da ogni parte d’Italia e centinaia di quelli della Provincia che attualmente avevano buone speranze di passare di ruolo potrebbero non riuscirci più e addirittura perdere il lavoro. Il tutto in virtù di una sentenza della Corte Costituzionale che ha eliminato una norma (del 2009) che consentiva ai precari di iscriversi in tre province ulteriori rispetto a quella di origine, ma solo in coda alle liste vigenti, anche quando essi fossero stati titolari di punteggi più alti rispetto ai colleghi già inseriti negli anni precedenti.

Perciò nei prossimi mesi arriverà un vero fiume in piena, poiché con la riapertura dei termini per l’aggiornamento delle liste si attende un esodo biblico che attirerà nella nostra provincia centinaia di precari proveniente da ogni parte d’Italia.

Noi precari della regione non siamo assolutamente d’accordo sulla riapertura delle graduatorie e chiediamo che venga ripristinato quanto stabilito dalla legge 27/12/2006, n.296 art. 1 comma 605 che aveva modificato le graduatorie da permanenti in graduatorie ad esaurimento (Governo Prodi, Ministro Fioroni). Questo comma aveva motivato la speranza/illusione della formazione di graduatorie definitive, così molti precari avevano costruito nelle province oggetto di scelta e di relativo trasferimento un progetto di vita, anche se con questo avevano dovuto affrontare scelte di vita drastiche e sacrifici enormi. In tutto questo dramma assistiamo al silenzio totale dei nostri rappresentanti politici istituzionali e auspichiamo che almeno a livello locale i sindacati prendano una posizione netta e decisa. Non sembra infatti che la nostra realtà regionale possa in alcun modo sopportare ulteriori perdite di posti di lavoro.

Siccome il miglior meccanismo per ridurre il periodo di precariato di un docente è avere le graduatorie chiuse, noi stiamo patrocinando una iniziativa che, grazie alla rete ed ai movimenti contro la riapertura, avrà valenza nazionale.

Dal 14 al 19 marzo faremo la “Settimana della Raccomandata”: ogni docente contrario all’inserimento a pettine dovrà spedire al Miur con il testo riportato sul sito orgoglioprecario.it. La raccomandata dovrà essere inviata al Ministro della Pubblica Istruzione.

Luciano Atzori

* Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Delirium Nonnis. Nella città più sicura dello stato italiano si svendono gli immobili pubblici per un impianto di videosorveglianza.

mercoledì, 8 dicembre 2010

14.jpgChe Oristano fosse una città tanto, per alcuni anche troppo, tranquilla era noto da tanto e a tutti. E’ di pochi giorni fa la pubblicazione del rapporto del Sole 24 Ore sulla qualità della vita nella quale la provincia di Oristano alla voce ordine pubblico conquista addirittura il primo posto.

E’ di oggi invece la notizia che vede l’amministrazione comunale del capoluogo decisa a  installare un impianto di video sorveglianza per le vie del centro. L’operazione, stando alle dichiarazioni rilasciate alla stampa dal Sindaco, verrà finanziata dalla aste immobiliari recentemente bandite dal comune. Ma c’è da dire che il mercato immobiliare è depresso, quindi vendere oggi significa con tutta probabilità svendere. Ma ammettiamo pure che, a causa del massacrante patto di stabilità confezionato da quel signore basso che tre anni e mezzo fa in Piazza Eleonora  si scatenava con la Nonnis al grido di “chi non salta comunista è”,  la Giunta sia giustificata a dismettere il patrimonio dei cittadini. E lungi da me il voler criticare in termini assoluti l’utilità e la necessità dell’investimento. Il problema è un altro, anzi i problemi sono una marea e una Giunta con un minimo di sensibilità e lungimiranza politica dovrebbe capire che, quando le risorse sono scarse, saper riconoscere le priorità diventa fondamentale. Andatelo ora a dire a chi ha i figli fuggiti all’estero in cerca di lavoro, a chi tutti i giorni percorre le strade disastrate, a chi non ha un posto in asilo per i propri bambini, a chi affoga nel nulla culturale proposto da questa politica. Andate a dirlo ai tanti piccoli imprenditori  disperati, magari a quei commercianti che hanno l’attività in quelle vie cui recentemente questa giunta ha esteso le strisce blu. Così, giusto per dare il colpo di grazia ai pochi che ancora resistono e cercano disperatamente di non mandare a puttane una vita di lavoro. Giusto per mantenere in piedi un carrozzone che è ormai una nave guidata da ciechi.

Non ci pensate e sorridete. Da domani potreste essere in Tv.

Andrea Nonne

Foto Andrea Atzori

La Provincia di Pierino

domenica, 21 novembre 2010

 

cbk_004.jpgQualche giorno fa l’Unione Sarda ha pubblicato un bell’articolo di Beppe Meloni che riporto sotto. L’articolo è indubbiamente interessante ma non condivido la contrapposizione che Meloni attua tra i padri della Provincia e gli attuali governanti. In realtà, politicamente, gli uni sono figli degli altri e giunti alla terza generazione raccolgono i frutti tossici di 40 anni di mala semina.

E’ senz’altro vero che ai politici di allora va riconosciuto il merito di aver ottenuto l’istituzione della Provincia, cosa che da una parte ha avuto il merito di dare soggetto politico ad un territorio unico per storia, cultura e identità, dall’altro ha avuto un impatto occupazionale rilevante sul territorio.

Bisogna però constatare che gli stessi politici bravi ad ottenere questi vantaggi, non hanno avuto ne la lungimiranza strategica e ne l’onestà amministrativa per generare quelle dinamiche virtuose che, partendo dall’aumento dei redditi sul territorio, potevano contribuire in maniera decisiva alla costruzione di un tessuto produttivo competitivo e coerente con le vocazioni territoriali.

Le cose sono andate diversamente e le risorse conquistate sono state il fulcro di una mala politica clientelare buona solo a costruire una serie di feudi che tutt’ora resistono  e che creano intorno a loro un vuoto sociale, culturale, politico ed economico. Non sorprendiamoci dunque se ci ritroviamo a vivere  la squallida realtà che bene descrive Meloni nell’articolo.

Una crisi economica che nell’Oristanese dura da trent’anni

Martedì 16 novembre 2010

«A due anni di distanza dall’inizio della gravissima crisi economica e finanziaria che ha sconvolto il mondo intero, il territorio della provincia di Oristano è ancora in attesa di buone nuove».

Così l’incipit della lettera-protesta di Antonello Garau, presidente della Confindustria oristanese, pubblicata due settimane fa sulle colonne di questo giornale e rivolta anche al presidente della Giunta regionale.

Sono passati più di trent’anni e sembra ieri. Ma l’istituzione della Provincia, che oltre a una sistemazione delle competenze territoriali e amministrative, doveva servire a ritagliare, come era nei voti dei padri - nobili Corrias, Canalis, Muretti, Loy, Abis, per Oristano e il suo territorio un ruolo forte, diverso e più incisivo, più visibile sulla scena politica regionale, pare proprio non sia servita a nulla.

Se è vero che oggi, facendo i conti con quella determinante fase storica del nostro passato, dobbiamo ancora una volta amaramente registrare una seria e profonda involuzione politica e sociale, che isola e penalizza sempre di più l’Oristanese nelle scelte di fondo della politica regionale.

Gli indicatori finanziari segnalano una crisi profonda praticamente in tutti i settori economici: dall’agroalimentare al commercio al turismo, con gravi risvolti nell’edilizia da tempo bloccata. E quando in una città come Oristano, con un Piano urbanistico comunale ancora in gestazione da oltre quarant’anni, e con il Piano casa tutto da realizzare, si ferma l’edilizia, tutto si blocca e la città rischia lentamente di morire.

In mezzo a tanto squallore protestare e piangersi addosso, cosa che comunque sappiamo fare molto bene, non basta più. Tutto questo è il risultato della politica di quest’ultimo decennio che continua ad affidare ai cosiddetti tecnici ed esperti senza fissa dimora, e a consulenti di dubbia qualità e ad alto costo, la programmazione del territorio provinciale.

Correggersi, strada facendo e in democrazia, è sempre possibile, e nel caso di Oristano forse lo è ancora di più. A patto che questa vecchia e cara città, che a tratti sembra indifferente e distratta, ma spesso anche un po’ ruffiana, trovi almeno una volta la forza di reagire a uno spettacolo squallido e senza fine, fatto di mediocrità e decadenza.

BEPPE MELONI

Nozione di Nazione

martedì, 7 settembre 2010

 angioy_marcia.jpg

“La Sardegna non è una nazione”. Questo sembra il pensiero del Presidente della Provincia di Oristano Massimiliano de Seneen il quale, partendo da un odg del consigliere del Psd’Az Efisio Trincas, sostituisce il concetto di “territorio nazionale sardo” con quello di “territorio del popolo sardo”. Al di la della labilità e dell’ambiguità della modifica (la Dichiarazione Universale dei Diritti Collettivi dei Popoli afferma che ogni popolo ha il diritto ad affermarsi come nazione), si capisce chiaramente come il Presidente prenda le distanze dall’idea di nazione sarda. Un notevole passo indietro se si pensa a secoli di studi storici, politici e culturali anche di ambito non indipendentista, ma un passo indietro anche rispetto alle posizioni più volte espresse da Onida, predecessore di De Seneen. Eppure l’idea di nazione sarda, oltre ad avere una granitica coerenza con la realtà, non sembra avere al suo interno nulla di sovversivo o rivoluzionario e se vogliamo non rappresenta necessariamente una dichiarazione d’indipendenza statale-amministrativa. Forse, a costo di sembrare banali, vale la pena di andare a rivedere un paio di definizioni.

Generalmente con il termine nazione si indica una comunanza di etnia, storia, lingua, territorio, politica e cultura. Ora appare lampante come, se si esclude la politica, le altre caratteristiche accomunano senza dubbio i sardi tra di loro e li distinguono da qualsiasi altra popolo. Una definzione esclusiva a livello collettivo, perlomeno se non si intende rivoltare la teoria degli insiemi, quindi Sardegna da una parte Italia dall’altra. Ma  visto che De Sennen non è certo il solo a nutrire una irrefrenabile smania di integrazione, e anzi è in questo più giustificato di altri dalle sue origini italiane, è curioso esaminare il pensiero di alcune figure chiave della cultura italiana, giusto per andare a verificare se questo sentimento di integrazione è condiviso oltre Tirreno.

Cominciamo con Dante Alighieri, padre della lingua italiana (lingua che come abbiamo visto rappresenta uno dei cardini del concetto di nazione), che nel “De Vulgari Eloquentia” sentenzia in maniera radicale l’estraneità dei Sardi rispetto all’Italia: “E anche rigettiamo i Sardi, che non sono italici ma agli italici sembrano doversi accompagnare, perocchè questi soli ci appaiono privi di un lor proprio vulgare, e imitatori di grammatica come le scimmie degli uomini”.

Il Manzoni, altro pilastro della lingua italiana oltre che del risorgimento, pur non affrontando il problema della Sardegna, nell’ode “Marzo 1821″ definisce la nazione “una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cor” il tutto rigorosamente “tra l’Alpe ed il mare”. Anche applicando questo criteri una è l’Italia e un’altra è la Sardegna.

Eloquente è poi il fatto che la celebre encicolpedia on-line Wikipedia, apra la pagina dedicata all’Italia con una citazione del Petrarca che recita “il bel paese ch’Appennin parte e ‘l mar circonda e l’Alpe”. Il tutto in una pagina che descive in maniera scientifica l’Italia.

Ma la cosa più interessante è scoprire come nel 2002 la questione viene risolta da Marcello Veneziani, allora intellettuale di prim’ordine di Alleanza Nazionale, partito in cui il Presidente De Seneen ha militato sino all’ingresso nel Pdl e nelle cui file è stato eletto deputato del Parlamento Italiano. Ebbene Veneziani in un interessante esame “da destra” della nazione italiana parla di “particolare configurazione geografica che lascia adito a pochi equivoci: una penisola separata da un arco alpino e proiettata nel bacino mediterraneo. L’Italia esiste nella storia ma anche nella geografia (…). Non è artificio o convenzione perchè combaciano cultura e natura”. Come a dire: oltre al mare terra straniera. Senza che nessuno dei dirigenti di An abbia ripreso lo scrittore per questa definizione. Ecco la migliore fotografia del non senso di questa destra sarda unionista. Perchè se è vero che la confusione della sinistra può avanzare l’alibi dell’internazionalismo e della resistenza, la destra, anche quando non è nazionalista, fonda gran parte della sua eleborazione sull’onore e la difesa della patria. Così se confonde la patria, se al posto della propria onora quella del conquistatore, il suo impianto ideale non può che dar vita ad una politica che inevitabilemente seguirà intressi altri da quelli del popolo che l’ha messa a governare. Del resto va chiarito che questa è una trama vista e rivista nei paesi colonizzati, dove spesso sono proprio le forze conservatrici a schierersi con l’invasore che, come primo atto di governo, sovente aggredisce proprio la tradizione,  altra parola tanto cara alla destra.

Piuttosto chi giura fedeltà alla nazione italiana, soprattutto se in maniera così esclusiva, dovrebbe abbandonare tutta una serie di simboli nazionali sardi. Chi decide di essere italiano lo faccia coerentemente togliendosi dalla bocca Eleonora d’Arborea e i Giudicati, Giovanni Maria Angioy e la Sarda Rivoluzione. Che senso ha celebrare simboli e personaggi che sono morti per difendere e affermare la sovranità della Sardegna se poi si nega spudoratamente la stessa? E soprattutto qualcuno, per favore, spieghi se il 28 aprile, celebra l’impeto di libertà o il dramma della sconfitta successiva? Le scuole sarde pullulano di bambini che hanno il diritto di sapere chi sono.

Andrea Nonne

Liberas nos a Denim

martedì, 10 agosto 2010

 Circa un mese fa, in un precedente articolo, segnalai il fatto che la soluzione adottata dalla Sogeaor per aggirare la diffida Enac, che di fatto impediva la vendita dei biglietti tramite Flyoristano, apriva inquietanti interrogativi sui flussi finanziari che la Sogeaor inietta nelle casse di Denim Air.

A conferma dei sospetti avanzati, è di questi giorni la notizia del rifiuto che la Sogeaor ha opposto alla richiesta del consigliere provinciale del Pd Francesco Federico, il quale ha chiesto di poter acquisire proprio il contratto in essere tra Sogeaor e Denim Air. Il rifiuto è stato motivato da opportune ragioni di riservatezza che ne suggeriscono la non divulgazione. A tutto ciò si sommino le recenti notizie riportate dalla stampa sulle perdite della Sogeaor, che da gennaio avrebbe già abbondantemente superato i due milioni di euro. Se si considera che negli ultimi esercizi la perdita annua della società non ha mai raggiunto il milione, si deduce che l’apertura dello scalo sta avendo un impatto devastante sulle casse di Provincia e Comune visto che, in soli due mesi di operatività, i nostri amici hanno accumulato perdite per oltre un milione di euro. Viaggiamo ad un ritmo annuo di meno 12, cioè un ritmo da rovina se si pensa ai sacrifici che i nostri enti si troveranno ad affrontare a causa della manovra autunnale varata dai geniali economisti del governo “amico” italiano.

Eccoli i risulati della campagna elettorale più costosa che si sia mai vista: non bastava l’apertura ufficiale dello scalo, era indispensabile inaugurare la pista, a costo di improvvisarsi vettore aereo con tutte le conseguenze di cui sopra. Del resto loro lavorano, noi parliamo. E paghiamo.

Andrea Nonne

denim OR nothing

venerdì, 2 luglio 2010

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Nuovo episodio della fantozziana saga dell’aeroporto di Fenosu. Questi i fatti: l’Enac diffida Flyoristano dalla vendita di biglietti in quanto il vettore effettivo è chiaramente Denim Air. Dopo un goffo tentativo di smentita Flyoristano adegua il suo sito e chiarisce che il vettore aereo è Denim Air. L’Enac è soddisfatto. Flyoristano è soddisfatta. La Sogeaor è soddisfatta. Sono soddisfatti tutti, quindi dovremmo essere soddisfatti anche noi cittadini, giusto? No. Assolutamente No.

La nuova manovra della Sogeaor apre scenari ancora più inquietanti dei precedenti. Se Flyoristano, capitalizzata prevalentemente da comune e provincia tramite la Sogeaor, non è più il vettore che effettua i voli, allora automaticamente non è più il soggetto che incassa il ricavato della vendita dei biglietti. I soldi dei biglietti saranno incassati da Denim Air. Fin qui tutto bene se non fosse che Flyoristano (quindi Sogeaor, quindi comune e provincia, quindi noi) paga profumatamente Denim Air per l’affitto degli aerei. Quindi ricapitolando la Sogeaor paga (con i nostri soldi) l’affitto ma gli aerei li usa Denim Air che intasca il ricavato dalla vendita dei biglietti. Un business geniale. Quasi quasi cerco un taxista e gli faccio una proposta: “Senti amico facciamo un patto. Io ti do 200 euro al giorno per affittare il tuo taxi, però continui ad usarlo tu e ti tieni tutto il ricavato del tuo lavoro. In cambio ti chiedo solo di scrivere il mio nome sullo sportello della vettura e di farmi fare qualche comunicato stampa in cui scrivo che faccio il taxista” Chissà magari accetta pure. E allora pensa che figata posso andare in giro a dire che sono un taxista, farlo scrivere sui giornali e magari la gente ci crede pure. Che culo!

In più c’è un secondo problema di non poco conto. Il flusso di denaro che passa dalla Flyoristano alla Denim Air ha tutto l’aspetto di un finanziamento pubblico ad un’impresa privata. Cosa che, salvo giustificazioni o motivazioni che non s’intravedono, sembra violare le norme comunitarie in materia di concorrenza. Con il rischio di un’ulteriore sanzione (nell’eventualità, come sempre, saremo tutti noi a pagarla) che si aggiungerebbe a quella che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato potrebbe comminare per le violazioni in materia di trasparenza pubblicitaria.

Eppure tanti cittadini sopportano questa spirale di malgoverno, nella convinzione che, pur di avere un aeroporto, qualsiasi prezzo sia adeguato. Ammesso pure che la scelta di far partire Fenosu possa dare slancio all’economia e al turismo della nostra provincia sono i modi e i (secondi) fini l’oggetto delle nostre critiche.

Inoltre, a rischio di ripetermi, torno a dire che il problema dell’oristanese, soprattutto da un punto di vista di offerta turistica, è quello dell’anonimato. Sembra che questa preoccupazione non sia condivisa dai nostri politici di maggioranza. Basta dare un’ occhiata ai manifesti pubblicitari sparsi sulla 131 per capire quanto poco si investa in promozione. Località già note e situate in posizioni meno felici tappezzano la prinicipale arteria dell’Isola con manifesti raffiguranti le proprie attrazioni. La provincia di Oristano e i comuni costieri che fanno? Non mi stupisce che Fenosu non sia ancora risucito a svolgere il suo compito: attrarre vettori e vacanzieri. Il turista di norma sceglie prima la meta e poi il modo per raggiungerla. Se poi il problema era quello di collegare Oristano con alcune città italiane la logica suggeriva una solo cosa: potenziare i collegamenti da e per l’aeroporto di Elmas, garantendo un trasporto rapido e una frequenza adeguata. Eh già, la logica.

Andrea Nonne


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