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Su indipendenza e cessione di sovranità la mia risposta a Pigliaru e ai sovranisti.

domenica, 26 gennaio 2014

francesco-pigliaru1-1.jpgSegue da  “Cari sovranisti ma voi cosa ci fate con Pigliaru?”

Veniamo ora al secondo punto, ovvero alla comparazione tra la situazione europea e quella statunitense. Su questo punto rimando anche alla risposta di Daniele Addis. Pigliaru cita Krugman e io concordo con l’economista americano sul fatto che gli Usa, nella reazione alla crisi, hanno mostrato tutta la loro superiorità rispetto all’Ue, sia in termini di competitività sia in termini di difesa dalle spinte speculative ribassiste. Resta da capire se il modello dello stato federato a stelle e a strisce abbia caratteristiche dimensionali e organizzative più simili a quello dei grandi stati nazionali europei come Germania, Francia, Italia e Spagna o se invece non somigli di più a quello tipico delle nazioni senza stato o delle piccole repubbliche europee. Se per la dimensione utilizziamo come criterio la dimensione della popolazione scopriamo subito che la popolazione media tra i cinquanta stati Usa è di poco superiore ai sei milioni di abitanti, un dato molto vicino a quello di Scozia e Irlanda ma soprattutto distante anni luce da quello degli stati nazionali europei, specie se si pensa che lo stato americano più popolato è proprio la California citata da Pigliaru che però ha meno della metà degli abitanti della Germania. Notevole inoltre scoprire che ben dodici sono gli stati americani con un numero di abitanti inferiore a quello della Sardegna e di questi sette hanno meno di un milione di abitanti. Il confronto non cambia se come parametro si utilizza la dimensione dell’economia. Se infatti è vero che i pochi stati che concentrano gran parte del Pil americano hanno valori simili a quelli dei grandi stati europei, confrontando il dato del 2011 scopriamo che ben otto stati americani hanno un Pil inferiore a quello della Sardegna. Anche dal punto di vista istituzionale e organizzativo viene naturale pensare che gli stati americani rispondano ad un modello molto più simile a quello che può avere un’attuale nazione senza stato, magari dotato di poteri federali o autonomistici, che non a quello dei grandi stati nazionali. La ragione di ciò è facilmente comprensibile, fino a poco tempo fa gli stati nazionali detenevano la sovranità su tutti gli aspetti della loro politica ed è proprio questa tendenza all’autarchia amministrativa che oggi va a creare i conflitti con l’Ue. Durante i tesissimi vertici europei sentiamo sempre i nomi di Merkel, Letta e Hollande e non certo quelli di Rutte o Anastasiades. Se quindi ha ragione Krugman a rimarcare la maggiore stabilità economica derivante da un’organizzazione come quella in vigore negli Usa, è d’obbligo evidenziare che il nobel statunitense non ha mai detto che il problema dell’integrazione europea sono le piccole nazioni che ambiscono a governarsi insieme agli altri stati europei. Sarebbe più interessante riflettere sul fatto che il centralismo degli stati nazionali, che spesso ha usurpato le minoranze nazionali contenute nei rispettivi confini, è lo stesso male che oggi crea tanta difficoltà alla creazione di un’Europa forte e coesa.

La terza affermazione di Pigliaru sostanzialmente argomenta sul fatto che più un’economia è piccola, più deve fare scelte di specializzazione forti, cosa che ne aumenta la volatilità. Discordo in parte da questa affermazione per diverse ragioni. In primo luogo la volatilità di un’economia è si influenzata dalla sua dimensione ma anche da altri fattori. Ad esempio una piccola repubblica può vedere limitati i rischi di volatilità se dotata di un robusto mix di settori ciclici e anticiclici e di produzioni in cui le economie di scala e dimensione non siano tra i fattori cruciali del business. In Sardegna, ad esempio, un sistema competitivo potrebbe trovare due ottimi motori di crescita in un settore marcatamente sensibile al ciclo economico come il turismo e in uno solidamente anticiclico come quello agro-industriale. Sono anche sicuro che una federazione europea di stati di dimensione medio-piccola, con volatilità maggiori rispetto a quelle degli attuali grandi stati, avrebbe maggiori stimoli verso il trasferimento in sede comunitaria di quelle competenze di welfare e fiscalità indispensabili a creare quei meccanismi di armonizzazione e compensazione tanto invocati nell’attuale dibattito economico. Insomma oggi come ieri, indipendentismo e integrazione europea sono due facce della stessa medaglia con un unico grande scoglio, il centralismo dei grandi stati nazionali. Un ulteriore motivo per cui non condivido l’affermazione di Pigliaru è che la Sardegna italiana negli ultimi decenni ha fatto scelte di concentrazione di prodotto e mercato talmente forti e fallimentari da poterci fare un caso da manuale. Senza neanche citare il disastroso petrolchimico è sufficiente ricordare che la Sardegna italiana è quella che si è illusa di poter campare vendendo il grattugia agli americani e il turismo di lusso agli italiani. Due fortissime scelte di specializzazione prodotto/mercato i cui risultati sono sotto gli occhi tutti.

Andrea Nonne

Cari sovranisti ma voi cosa ci fate con Pigliaru?

sabato, 25 gennaio 2014

310x0_1389014694520_pigliaru.jpgPersonalmente ho grande stima di Francesco Pigliaru. Ne ammiro la competenza,mi sembra una persona onesta e come me è un convinto sostenitore dell’Ue e dell’euro. Da assessore ha ottenuto importanti risultati in termini di riduzione della spesa e ha mostrato una buona capacità di intercettare la congiuntura economica internazionale con importanti risultati in termini di lotta alla disoccupazione. Inoltre da anni sul web e sulla stampa svolge una lodevole attività divulgativa. Quello che voglio dire è che, se non fossi indipendentista, probabilmente riterrei Pigliaru un ottimo Presidente. Ma essendo indipendentista rilevo una sostanziale e incolmabile distanza tra la mia prospettiva per il futuro di questa terra e la sua. E’ sufficiente infatti un rapido sguardo al sito di Pigliaru per accorgersi che il suo cavallo di battaglia è proprio la critica al decentramento e all’attribuzione di poteri alle regioni in difficoltà, critiche a cui ha spesso risposto Adriano Bomboi nel suo blog Santazione.eu. L’opinione di Pigliaru è pienamente legittima e anzi mi auguro che riesca a dimostrare le sue convinzioni in caso di vittoria. Tuttavia gli amici sovranisti, accorsi in gran numero nella colazione di centro sinistra, mi dovrebbero spiegare cosa politicamente pensano di ottenere da un Presidente che, fatte salve le ragioni di stima che ho appena espresso, negli ultimi diciotto mesi ha dedicato il 15% degli articoli pubblicati sul suo blog a criticare il decentramento dei poteri dallo stato alle regioni più deboli. Non parliamo poi del fatto che i sovranisti siano stati incapaci persino di compattarsi tra loro all’interno della colazione, svilendo in questo modo il potere contrattuale delle loro proposte.

Ma torniamo a Pigliaru e ai suoi articoli. Il più celebre fu pubblicato nel giungo del 2012 da La Nuova Sardegna e ricevette delle ottime risposte da parte di Omar Onnis e dallo stesso Paolo Maninchedda ma credo ci sia lo spazio per sviluppare e riaprire il dibattito. Il ragionamento di Pigliaru si può sintetizzare in 3 affermazioni:

1) la crisi dell’euro richiede cessione di sovranità dagli stati all’Unione e questo va in direzione opposta rispetto all’indipendentismo;

2) gli Usa sono da questo punto di vista un ottimo modello;

3) la dimensione ridotta di un’economia ne aumenta la volatilità.

Il primo punto è il meno interessante e ripete per l’ennesima volta  la vecchia e inconsistente equazione indipendentismo=separatismo=antieuropeismo. Per l’ennesima volta è necessario ricordare che l’indipendentismo sardo nasce come federalista europeo sin dalle sue radici sardiste del primo novecento oltre che da quelle presardiste di metà ottocento. Quindi mentre gli stati nazionali consolidavano il loro modello egemonico, coloniale e centralista che da li a breve avrebbe dato sfoggio di tutta la sua nocività portando il mondo ad un passo dall’olocausto per ben due volte nel giro di vent’anni, il sardismo già nasceva con le idee ben chiare su quanto fosse indispensabile federare i popoli europei in un organismo sovrastatale; chiarezza di idee ereditata puntualmente da Simon Mossa e giunta completamente intatta a quasi tutto l’indipendentismo dei giorni nostri. C’è poco da aggiungere se non rimandare alla smisurata secolare letterattura in materia. Molte di queste tematiche si possono trovare in un documento pubblicato in estate da Giuseppe Melis e dal sottoscritto. Non posso fare a meno però di riportare un curioso aneddoto.  Tutte le volte che sento qualcuno equiparare l’indipendentismo sardo ad un processo separatista antistorico mi viene in mente Benito Mussolini: correva l’anno 1922 quando il Duce lanciava le suddette accuse al Psd ’Az a seguito di un articolo pubblicato sul Solco da Luigi Battista Puggioni. In verità, l’articolo del giornale sardista tutto era tranne che separatista se si pensa che ciò che l’autore teorizzava, sulla scia di Egidio Pilia, era la nascita di una Federazione Mediterranea capace di riunire Sardegna, Corsica, Baleari, Catalogna e Sicilia nella loro aspirazione all’autogoverno rispetto al soffocante egemonismo degli stati nazionali.

Continua in “Su indipendenza e cessione di sovranità la mia risposta a Pigliaru e ai sovranisti”

Andrea Nonne

Murgia, Sedda, Maninchedda. Sinora dagli unionisti solo legna, sarà forse ora di cambiare strategia?

venerdì, 30 agosto 2013

2dipicche00.jpgCi ha provato Michela Murgia a correre insieme al movimento di Beppe Grillo, mandando inviti sempre più espliciti, sottolineando grandi differenze tra M5s e Pd/Pdl in una maniera ben poco comprensibile per il popolo indipendentista. “Manco per idea” si affretta a far sapere Manuela Serra dalle file dei grillini. “In bocca al lupo ma noi andiamo per la nostra strada”.

Ci stanno provando da mesi Paolo Maninchedda e Franciscu Sedda a partecipare alle primarie del centro sinistra con il loro Pds. Ufficialmente la coalizione non ha ancora degnato il Pds di una risposta ufficiale e definitiva ma i più hanno rivolto a Maninchedda una serie di concetti che si possono sintetizzare così: “sei appena uscito dalla maggioranza che sostiene Cappellacci, visto che siamo buoni  e visto che i voti non puzzano mai, un posto in colazione te lo lasciamo e ti fai cinque anni di purgatorio, ma di correre alle primarie non pensarci nemmeno”.

I trattamenti ricevuti dai nostri, dimostrano meglio di qualsiasi altro ragionamento il peso che le istanze indipendentiste avrebbero nelle coalizioni unioniste. Forse è il caso di riflettere su questi tentativi di alleanza, basati sulla speranza di trovare l’indipendentismo nell’unionismo. Forse è il caso di osservare quali siano stati i frutti dell’accordo programmatico psd’az/cdx del 2009. E forse non è ancora troppo tardi per riportare le diverse anime dell’indipendentismo riformista all’interno di un’alleanza da contrapporre alle coalizioni unioniste. Magari non si vincerà a questo turno ma se non altro si smetterà di perdere. Tempo e fatica.

Andrea Nonne

leggi anche:

Cari amici di Progres, se via alleate con i grillini cosa vi differenzia dai sovranisti?

Ancora su Progres e M5S. Cosa ha detto davvero la Murgia?

In Sardegna il caro traghetti si chiama PD/PDL. E anche il M5S promette bene.

martedì, 2 luglio 2013

nave-tirrenia-sharden.jpg9 marzo 2012. La giovane paladina democratica Debora Serracchiani, insieme allo storico leader sindacalista Sergio Cofferati, al celebre giornalista televisivo David Sassoli e all’altro europarlamentare Pd Andrea Cozzolino (napoletano) annunciano di aver presentato in commissione un’ interrogazione finalizzata a scongiurare il blocco della procedura di privatizzazione di Tirrenia. Come si legge nel blog della Serracchiani infatti “Rischia di saltare la vendita di Tirrenia alla cordata Cin essendo sempre più probabile la bocciatura da parte dell’Antitrust Ue alla procedura di cessione”. E ancora “Bisogna al più presto fare chiarezza su tutta la procedura di privatizzazione per scongiurarne il blocco. Le conseguenze sarebbero gravissime.Occorre sapere se la vendita alla Compagnia italiana di navigazione è compatibile con le normative comunitarie in materia di tutela della concorrenza e, in caso negativo, apportare tutti i correttivi necessari a concludere una trattativa che si trascina da troppo tempo.” Il fatto che dietro alle perplessità dell’autorità antitrust ci fosse realmente un cartello collusivo sembrava essere l’ultima delle preoccupazioni degli europdeutati Pd. Oggi sappiamo come è andata a finire la storia; l’Antitrust ha certificato l’esistenza del cartello e inflitto una sanzione di otto milioni di euro alle compagnie coinvolte. Sappiamo purtroppo anche che quel cartello ha inflitto un durissimo colpo al turismo sardo, contribuendo in maniera decisiva a mettere in ginocchia l’economia dell’isola. Quindi prendiamo nota: il Pd è un organizzazione politica che predilige gli interessi di un impresa italiana rispetto non solo al regolare e legale funzionamento della concorrenza, ma addirittura rispetto agli interessi dell’intera Sardegna. Non risultano inoltre pervenute proteste o rivolte degne di nota da parte del Pd Sardo, ne tanto meno da parte di Rita Borsellino o degli altri rappresentanti della cosiddetta “circoscrizione isole” che vede da sempre i nostri politici indaffarati a regalare i nostri voti alla Sicilia. Anzi, risulta importantissimo notare che, mentre il Pd in Europa faceva di tutto per sostenere il cartello dei mari, in Sardegna faceva di tutto per ostacolare la flotta sarda, unica iniziativa degna di nota in cinque anni di giunta Cappellacci.

19 giugno 2013. L’eurodeputato Pdl Enzo Rivellini, anche egli napoletano, diffonde una nota di cui riportiamo alcune parti “Ho presentato un’interrogazione urgente alla Commissione Europea affinché venga assicurato il massimo impegno istituzionale comunitario a garanzia dei lavoratori e dei livelli occupazionali della Tirrenia (…) La Tirrenia occupa 1500 lavoratori, oltre l’indotto, 300 di essi amministrativi, ubicati a Rione Sirignano a Napoli ed i restanti 1200 del meridione d’Italia e di questi circa il 70% appartenente al territorio campano. La Regione Sardegna non può chiedere il blocco immediato degli aumenti delle tariffe e la revisione della Convenzione con lo Stato italiano che fino al 2020 riconosce alla Tirrenia 72,6 milioni di euro all’anno per garantire la continuità territoriale con servizi di trasporto marittimo che altrimenti non sarebbero economicamente sostenibili. Così facendo la Regione Sardegna prenderebbe in ostaggio i 1500 lavoratori della Tirrenia ed il territorio campano da dove provengono questi lavoratori.”  Notevolissima l’interpretazione data da Rivellini alla continuità territoriale, la cui finalità ovviamente non è rafforzare i collegamenti da e per la Sardegna ma il mantenimento di un carrozzone inefficiente come Tirrenia. Anche in questo caso silenzio assoluto da parte del Pdl sardo.

Unendo questa vicenda al costante servilismo dei politici sardi unionisti possiamo ricavare alcune utili indicazioni:

  • i politici sardi in quanto esseri umani provano generalmente un forte interesse per la propria carriera;
  • per la carriera dei politici sardi militanti in partiti italiani è di norma più importante il favore delle segreterie romane che non quello dell’elettorato sardo;
  • per la politica italiana gli interessi dell’economia sarda sono meno importanti di quelli di un’ impresa con 1.500 dipendenti.

Aggiungiamo inoltre che:

  • le decisioni più importanti oggi si prendono in Europa;
  • la Sardegna è tenuta strutturalmente fuori dalle istituzioni europee dal sistema politico e partitico italiano.

Ma in realtà la vertenza trasporti è solo una delle tante che vedono la Sardegna imbrigliata nei meccanismi della politica italiana. Le implicazioni appena elencate purtroppo valgono per tanti dei nostri problemi e da tanto tempo. Tutto ciò mi sembra di per se sufficiente per desiderare l’autogoverno dei sardi e per esprimere il voto a favore di partiti e movimenti quanto meno sardi.

Un’ ultima annotazione infine per coloro i quali recentemente son stati folgorati dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Molti sardi sono convinti che il M5S sia diverso, geneticamente superiore, addirittura indipendentista secondo i più audaci opinionisti della fantapolitica. In realtà il M5S rispetto alla Sardegna è soggetto alle stesse dinamiche cui sono soggetti Pd e Pdl, come ho già iniziato a dimostrare e come continuerò a fare prossimamente. Giusto per restare in tema è curioso notare che finora il M5S si sia guardato bene dall’affrontare un argomento così spinoso e pure così cruciale per il futuro dei sardi. Di contro il blog di Grillo non si è potuto esimere dal dare ospitalità al padrone dei mari Vincenzo Onorato il quale, in un video di quasi dieci minuti, si dipinge come una vittima dei petrolieri e della Regione Sardegna. Il titolo del post è “Moby e Tirrenia senza pace”. Anche per Grillo quindi il problema sembra essere la sopravvivenza del gruppo monopolistico di Onorato. Se ad affondare poi è la Sardegna, chi se ne fotte.

Andrea Nonne

Indipendentismo verso le prossime nazionali: attenti alle coalizioni.

martedì, 16 aprile 2013

it_photo_1144031.jpgPartiamo da un assioma: la scena politica italiana è un circo, quella sarda ancor di più.

All’esterno e all’interno di questo poco divertente spettacolino è accesissimo e attualissimo il dibattito su quello che in molti (aiutati dall’ eccelsa dialettica giornalistica del belpaese) chiamano “inciucio”, ma che io preferisco chiamare col suo nome: “Grande Coalizione” (di seguito GC).

In Europa le GC le abbiamo già viste (più volte) in Germania e non credo siano il male assoluto. Quello che conta è il perché la politica arriva a tale soluzione. Generalmente le GC nascono per due motivi: affrontare crisi politiche (economiche o stati di guerra) e\o per azzerare politicamente scomode opposizioni alle estremità delle coalizioni o fuori da esse (questo elemento può essere letto anche come una conseguenza). Gli elementi per vedere in Italia una GC ci sono entrambi e, considerate le opposizioni che verrebbero messe all’angolo (presumibilmente Sel e M5S), non so se essa sia il male maggiore. Il vero dilemma è quale politica porteranno avanti, visti i personaggi in gioco e la difficile convergenza politica su temi fondamentali. Andiamo un po’ avanti. Per restare in Germania, il partito “più a sinistra” del governo di grossa coalizione escluso dall’accordo del 2005 (il Linke) è, nel breve termine, cresciuto elettoralmente dopo tale esclusione ma la sua crescita è stata indubbiamente drogata dall’emorragia di voti della sinistra democratica scontenta: quella del principale governo di sinistra democratica SPD. Il risultato delle successive elezioni del 2009 però, riducendo all’osso un’analisi che dovrebbe essere lunghissima, è che la Merkel (il centro destra + i liberali) ha vinto di nuovo.

Tralasciando cosa possa significare tale dinamica rapportata all’ Italia, è interessante notare come la GC politica tedesca ha retto praticamente tutta la legislatura a differenza dell’italica “Grande Coalizione montiana” che, nonostante non vedesse segretari di partito al governo, non ha retto un anno e mezzo.

L’altra grande differenza è la presenza tutto fuorché trascurabile del M5S. Tutti i ragionamenti fatti finora non vanno basati su un sistema bipolare ma tripolare, dove il M5S si pone in antagonismo con entrambi gli schieramenti e si alimenta di stallo politico ed emorragie dal bipolarismo.

Concludendo una velocissima disamina che ci serve per arrivare alla nostra Nazione, l’unica cosa certa è che le GC hanno un grande “difetto di fabbrica”: alla loro forza numerica si contrappone una prevedibile e già accennata impasse politica  sulle riforme radicali, proprio quelle di cui avrebbero bisogno Sardegna e Italia.

Da qui a breve avremo anche noi in Sardegna le nostre elezioni Nazionali, anche noi avremo una GC?

Quanti, quali, ma soprattutto “chi” saranno gli schieramenti? E dove troveremo gli indipendentisti?

Presumibilmente, salvo sorprese per il candidato premier, i primi schieramenti in termini di voti saranno tre:

-Centrodestra: candidato presidente da stabilire (o Cappellacci o cade la giunta attuale);

-Centrosinistra: candidato presidente da stabilire (Soru? Lo scontro è in corso…);

-M5S: candidato presidente da stabilire.

I partiti indipendentisti sono più di tre e alcuni di essi potrebbero (e sottolineo potrebbero) correre da soli:

-Partito Sardo d’Azione: candidato presidente da stabilire (Sanna, Colli, Maninchedda?);

-ProgReS: candidato presidente da stabilire (la doppia presidenza confonde un po’ le carte in gioco);

-iRS: candidato presidente da stabilire (Gavino Sale?);

-SNI: candidato presidente da stabilire (Bustianu Cumpostu?);

-Sardigna Libera: candidato presidente da stabilire (Claudia Zuncheddu?);

-AMpI: candidato presidente da stabilire (Cristiano Sabino?);

-MERIS: candidato presidente da stabilire (Salvatore Meloni?).

Facciamo i conti con alcuni aspetti.

Il Partito Sardo d’Azione ha issato una cortina di fumo che lascia intravedere due posizioni che paiono poco convergenti: Maninchedda spinge per un asse programmatico col centrosinistra (un centrosinistra però autonomo da Roma) mentre Sanna, per ora sornione, pare (o perlomeno non smentisce di) guardare nuovamente al centrodestra. Credo che lo scenario prospettato da Maninchedda, trattandosi di partiti indipendentisti e non che anche ideologicamente hanno poco da spartire, possa essere catalogato come una Grande Coalizione che rischierebbe di avere effetti (vedi disamina precedente) devastanti sul PSd’Az sia in chiave di governo che elettorale. Politicamente posso cercare di comprendere e accettare la dualità Maninchedda\Sanna, ma il gioco rischia di rompersi laddove il quoziente del proporzionale sarà talmente alto che i circa 30-35 mila voti del Psd’Az (per quanto importantissimi, specie in questi scenari incerti) non varranno la candela del consigliere in coalizione e nessuna coalizione farà più del 45%. Sempre restando all’interno dello scenario PD-Psd’Az non dimentichiamoci che potrebbero esserci sorprese nelle primarie e nel listino (per quest’ultimo anche nello scenario PDL) esponendo le persone più che il partito stesso. Infine, anche nell’ottica del governo, potremmo affermare senza molta difficoltà che un restyling nei volti e nelle strategie gioverebbe nel medio\lungo termine ai sardisti: andare ora e così in Consiglio rischia di diventare un boomerang, anche se il danno da assenza rischia di avere ricadute ancora peggiori. Nel frattempo la base che dice? Nescio.

ProgReS, SNI, AMpI e Meris molto difficilmente andranno in coalizione con partiti italiani. Verrebbe anche da pensare, fantasticando forse, ad una reunion di iRS con ProgReS (+ AMpI) ma in quel caso verrebbe da chiedersi quanto sia politicamente lungimirante nell’ottica soprattutto di ProgReS che si vede (seppur ancora mai impegnato sino ad oggi in elezioni nazionali, data la giovane età) “superamento” politico di iRS. La coalizione mette le ragioni elettorali oltre quelle “ideologiche” e ipotizzando che tale coalizione venisse alla luce, chi ne sarebbe il candidato presidente? Difficile pensare ad una soluzione migliore delle primarie.

Sardigna Libera, dati i precedenti della Zuncheddu,  potrebbe accasarsi in un centrosinistra costruito attorno ad un programma che veda al suo interno qualche punto di ispirazione indipendentista. Un po’ come Maninchedda, ma, a differenza di quest’ultimo e del PSd’Az, la consigliera porta in dote un numero presumibilmente più esiguo di voti.

iRS è, ai miei occhi, “illeggibile” fuori dalla già discussa coalizione indipendentista. Niente di strano nel pensare che il partito punti ad un posto in Regione ma dubito che entrare in coalizione (o nel listino) col centrosinistra sia una buona scelta per tutti. In coalizione col M5S, come qualcuno azzarda, men che meno.

Considerata dunque la situazione, i numeri dell’indipendentismo, il sistema elettorale sardo, la presenza del M5S e l’abbassamento del numero di poltrone in consiglio regionale, abbiamo solamente due certezze:

-la prima è che sarà molto difficile immaginare anche un solo consigliere indipendentista eletto fuori (e forse anche dentro) dalle coalizioni maggiori;

-la seconda è che ogni partito indipendentista dovrà essere aiutato dagli altri, in qualsiasi sede e modo.

Abbiamo già notato che le vere GC non sono un pessimo esempio da seguire: offrono grandi opportunità sia che ci si ponga all’interno che all’esterno di esse e presto anche gli indipendentisti dovranno averci a che fare.

Perché non lavorare allora su una Grande Coalizione di TUTTI gli indipendentisti per la prossima tornata elettorale che si contrapponga al tripolarismo PD-PDL-M5S? Converrebbe (si badi bene, converrebbe, e non “sarebbe giusto”) a tutti vista la situazione e potrebbe inaugurare una nuova primavera per un indipendentismo che necessita quasi dappertutto di forte rinnovamento, numeri e progetti di collaborazione sia locali che nazionali.

Con un pizzico di presunzione credo che moltissima base indipendentista (e non) guardi in quella direzione.

Sia ben chiaro che una GC indipendentista oggi, per quanto difficile, non è una convergenza per l’indipendenza, nè un nuovo partito o punto d’arrivo (viste le difficoltà alle quali fa fronte per sua natura): è un punto di partenza. Una partenza verso (il vero) Partito Nazionale Sardo.

Giovanni Scanu

Se Soru esce dal Pd, Rossomori pronti ad accoglierlo. Fantapolitica? Si vedrà!

mercoledì, 5 ottobre 2011

Riporto l’arAddio al Pd. Ora Sorupensa a un nuovo partitoticolo che da la notizia e aggiungo, per conoscenza diretta, che se Soru dovesse uscire dal Pd andrebbe con tutta probabilità a confluire nei Rossomori, partito che di fatto ha guidato in maniera neanche tanto occulta sin dalla nascita. Rimando per attinenza all’articolo pubblicato in giungo su questo blog riguardo al sovranismo. Voi cosa pensate di tutto ciò?

Di seguito l’articolo tratto da www.liberiasinistra.com.

 Addio al Pd. Ora Soru pensa a un nuovo partito

Sono sempre più insistenti le voci di un abbandono del Partito Democratico da parte di Renato Soru. Non è  un ritiro dalla politica ma il rilancio del suo progetto politico e dell’azione che lo ha visto protagonista come presidente della Regione sarda.

Ambienti a lui vicini fanno trapelare l’intenzione di creare un nuovo soggetto politico proprio nella sua isola, con uno sguardo rivolto anche alla penisola. Stanco del predominio delle vecchie logiche e dei soliti “castosauri” all’interno del PD Sardo, consapevole dell’incapacità dell’attuale gruppo dirigente di presentarsi alle prossime regionali con una proposta seria e credibile, lungimirante nella visione di una possibile alleanza strategica con SEL e con un Zedda sempre più proiettato verso una co-leadership nazionale del Partito di Vendola, il  patron  di Tiscali   medita   un bello “strike” con tutti i birilli a terra per consentire alla Sardegna una ripartenza, riprendendo il discorso interrotto dalla parentesi Cappellacci.

Soru non pensa alla presidenza della Regione. Sapendo di non essere più l’uomo vincente di alcuni anni fa, Sori oggi considera l’ipotesi di porsi nel ruolo di leader politico e di grande suggeritore. L’uomo ha imparato tanto in questi anni, si è reso conto che con compagni di strada come il segretario regionale del partito (Silvio Lai) e il leader della ex Margherita (Paolo Fadda) non si va da nessuna parte. Il suo popolo è in fermento e anche alcuni settori del PD pronti a dare manforte a un progetto che faccia da collante con le anime più progressiste della coalizione, a partire dal partito di Vendola.

Il patron di Tiscali intravvede una forte crescita della sinistra e una possibile rinascita della voglia di un modello di Sardegna eco-sostenibile e identitaria, attenta a salvaguardare il proprio patrimonio ambientale e culturale per farlo diventare una ricchezza.

In una visione strategica che vede un possibile spezzettamento del Centro Destra e del Centro Sinista per le prossime elezioni regionali, l’ipotesi di un nuovo partito alleato con quello di Zedda non appare certo un’ operazione temeraria, specie se si pensa alla voglia di “pulizia” che spazzerà Italia e Sardegna alla prossima tornata elettorale.

Il Partito Democratico dei castosauri è avvisato.

http://www.liberiasinistra.it/art/2011/10/05/addio-al-pd-ora-soru-pensa-a-un-nuovo-partito_66

Esclusivo: Oristano è governata dagli alieni. Parola di David Icke.

mercoledì, 10 agosto 2011

di Andrea Nonne

 

David Icke è uno scrittore britannico famoso per una tesi complottista/fantascientifica secondo la quale il mondo è governato da una razza aliena nota come razza dei rettiliani. In questi giorni Icke ha clamorosamente rivelato che gli alieni da decenni progettano l’invasione della terra tramite Oristano attraverso la cooptazione e il controllo delle classi  politiche. In questi giorni soggiorna nel Sinis e siamo riusciti ad intervistarlo.

Mr Icke, che ci dice degli alieni?

Dico che governano il mondo ma non nel modo in cui ho sempre pensato. I rettiliani non sono tra noi ma comandano i nostri governanti. L’epicentro di questo rapporto non è però Washington o Londra, come ho sempre sostenuto, ma Oristano e i governanti in contatto con gli alieni non sono Obama o Blair ma i vostri politici tipo Onida, De Seenen, Pes, Barberio, Nonnis ecc ecc.

Oristano? Non le sembra assurdo?

Assurdo è cercare spiegazioni razionali al modo caprino in cui siete governati, come fa lei in questo blog. Ad esempio guardi la news di questi giorni: il vostro sindaco Angela Nonnis è diventato assessore regionale ai lavori pubblici, proprio lei che ha guidato la città con le strade più disastrate di tutto l’occidente.

Continui.

Vede il fatto è che quelle voragini nell’asfalto, che sfasciano le vostre auto e che voi attribuite alla cattiva amministrazione, sono in realtà avvallamenti specificamente realizzati per accogliere le pedane degli Ufo facilitandone l’atterraggio. Ora gli alieni hanno mandato la Nonnis ai lavori pubblici per fare gli avvallamenti in tutte le strade della Sardegna, mica è li per occuparsi della Sassari/Olbia.

Ma quindi lei sta dicendo che è d’accordo anche Cappellacci?

Certo, il virus è partito da Oristano ma si sta diffondendo in tutta la Sardegna. Sa che ormai nelle stazioni intergalattiche il vostro governatore è soprannominato UFO Cappellacci. E poi per cosa pensa abbia rotto con Berlusconi?

Beh vertenza entrate, flotta sarda.

Flotta certo, ma flotta aliena. LORO (questo è il nome degli alieni ndr) odiano Berlusconi perchè le emissioni delle sue Tv disturbano gli atterraggi delle navicelle spaziali.

Torniamo a Oristano. Ci sono altri indizi?

Assolutamente si, anche i sensi unici di Sa Rodia sono voluti dagli alieni; pare che questi ultimi si rilassino nel vedere le lucettine delle vostre automobili mentre girate in tondo come dei pirla e Angela ha voluto quei piccoli labirinti per conciliare il sonno dei suoi amici spaziali. Per lo stesso motivo in questi anni avete assistito al boicottaggio di Torregrande portato avanti tramite l’erba ad altezza d’uomo a bordo spiaggia, i parcheggi a pagamento e gli schieramenti di forze dell’ordine stile Baghdad-Kabul.

Torregrande? Che fastidio da agli alieni?

Il tragitto che collega la città alla borgata marina è composto da un lungo rettilineo e, come abbiamo visto, gli alieni amano vedere le macchine in perenne moto rotatorio, non sia mai che poi comincino a soffrire di insonnia e ci annientino come topi. Per lo stesso motivo a Oristano ci sono più rotonde che macchine. Ma la ciliegina sulla torta per LORO è il completamento della rotonda di Piazza Mannu.

Eh no Icke lei vede alieni dappertutto, la rotonda di Piazza Mannu è un omaggio agli Arborea e alla loro gloriosa storia.

Si certo, allora mi spieghi come mai gli hanno tributato un omaggio a due passi dal punto in cui la loro Reggia è stata oltraggiosamente trasformata in un carcere. E poi questa giunta ha ridicolizzato la figura di Eleonora paragonandola alle donne del Risorgimento italiano. Si rende conto: lei che ha combattuto tutta la vita per la libertà e la sovranità della Sardegna inserita nel contesto in cui la stessa Sardegna ha perso la sovranità. Lei stesso ha denunciato tali vicende in questo blog se non sbaglio.

Beh si in effetti; ma allora cosa rappresenta la decorazione?

Semplicissimo. Un Alieno, un esemplare di LORO.

img_0056.JPG Scusi Icke, di nuovo non la seguo.

Ha mai provato a rovesciare la figura? Quelle che vi sembrano radici sono le antenne che tutti gli alieni hanno in testa. Attaccati al busto troviamo sei arti verdi: quattro braccia e due gambe. Infine in basso, sempre in green style, troviamo un pene circondato da sei testicoli.

Bah.

In più come si può notare lo stemma non è fatto in 3d, per essere visto da passanti e automobilisti ma è indiscutibilmente progettato per una vista dall’alto.

Questo è vero.

Certo che è vero, pensi a come godono gli extra-terrestri: una loro icona celebrativa circondata da un perenne moto circolare di fari d’auto. Oristano è davvero una città a misura di alieno. Che poi per voi arborensi questa è una passione: gli altri territori cercano di attirare turisti, investimenti, voi cercate di attrarre gli alieni. Pensi a Cuglieri, che vari decenni fa, con questo film ha suggerito a LORO uno sbarco paesaggistico a S’Archittu, proprio sopra l’arco.

Icke ma lei punta il dito sempre su esponenti del centro-destra. Sarà mica comunista?

No no, è solo che ultimamente hanno governato di più ma non si preoccupi, gli alieni lavorano da tempo anche nelle file delle opposizioni. Ha visto quanti Sanna (Gianvalerio, Alberto, Efisio, Gianni, Emanuele ndr) eletti nelle file del Pd Oristanese negli ultimi anni? E’ evidente, gli extraterrestri hanno trovato un gene compatibile su cui lavorare per preservare i loro progetti in caso di vento rosso.

E gli indipendentisti?

No, non penso che gli alieni siano interessati a gente che aspira ad autogovernarsi, anzi sa che le dico: quando Oristano sarà invasa saranno i primi ad essere spazzati via. Però anche in quest’area politica c’è uno che si chiama Sanna (Frantziscu ndr), chissà magari anche lui ha il gene UFO-compatibile.

Sarò sincero, tutto ciò che dice mi sembra poco per supportare una tesi simile. 

Ma infatti c’è dell’altro. Fenosu ad esempio, è stato progettato in maniera da naufragare subito per non disturbare il traffico UFO prossimo venturo; e poi vi siete mai chiesti come mai siete gli unici sfigati a non avere un minimo di turismo estivo nonostante le vostre coste siano tra le più belle?

Dica. 

Semplice, LORO hanno scelto di sbarcare tra voi Oristanesi e quindi non vogliono altre etnie non sperimentate tra i piedi. Ora però UFO Cappellacci ha fiutato l’opportunità: sostituire Berlusconi con i signori del cosmo. La trattativa è in corso già da mesi, per questo gli alieni hanno cominciato a deviare i flussi turistici lasciando a secco le vostre coste, devono studiare le varie comunità senza contaminazioni turistiche. Con la nomina della Nonnis poi, Cappallecci ha messo a segno un colpo da maestro. Il Vostro sindaco è il maggior rappresentante degli alieni in Sardegna e con questa mossa Cappellacci potrebbe convincerli ad atterrare su Cagliari. Pensi, dopo l’aeroporto, la zona franca e le infrastrutture Cagliari vi soffierebbe da sotto il naso pure gli extra-terrestri.

Beh, meglio no?

Insomma, mica tanto. Se non arrivano LORO chi vi libererà dai politici oristanesi?

 

Grandeovest.com ringrazia David Icke per aver prestato inconsapevolemente il suo nome a questo gioco, sperando che ciò possa essere utile a digerire più facilmente le vicende della politica Oristanese alla vigilia di Ferragosto.

Il botta e risposta tra Andrea Nonne e Caterina Pes, Deputata Pd, sui precari della scuola in Sardegna.

domenica, 8 maggio 2011

Rispondo con un po’ di ritardo all’intervento dell’On. Caterina Pes, deputata oristanese del Pd, riguardo all’articolo pubblicato su questo blog in appoggio al comitato “No pettine”. Il commento dell’On. Pes è il numero 71.

Cara Caterina

Innanzi tutto desidero ringraziarti per aver partecipato all’animata discussione che si è creata intorno al tema allorquando ho sentito il dovere di esprimere il mio punto di vista sulla delicata situazione dei precari sardi minacciati dalla riapertura delle graduatorie.

Sono d’accordo con te su molte cose: sul fatto che il disastro scuola sia da imputare al duo Tremonti-Gelmini in primis (anche se il centro-sinistra nei suoi vari governi ci ha sempre messo del suo), sul fatto che questa sia una guerra tra poveri e soprattutto ti riconosco un grande impegno di opposizione su questi temi, cosa che tra l’altro ho sempre manifestato.

Non sono d’accordo ovviamente sul resto. In primo luogo perché ritengo cinico e ingiusto rivoltare un diritto acquisito per legge; che a farlo sia la Corte costituzionale o gli dei dell’Olimpo non mi interessa: quando ad un uomo che, forte di un provvedimento di legge, mette su famiglia e casa si dice che si rimette tutto in discussione perché ciò che gli è stato assicurato è anti costituzionale, io sto dalla parte di quell’uomo. Diversamente se vogliamo anteporre la meritocrazia al rispetto dei diritti acquisiti, la mia generazione di pluri-laureati, pluri-masterizzati e pluri-precarizzati potrebbe sentirsi autorizzata ad irrompere in uffici pubblici e para-pubblici e cacciare via a pedate nel culo gli iper-accozzati, iper-atrofizzati e iper-tutelati che da decenni abbondano in tante pubbliche amministrazioni dello Stato italiano.

Credo anche che la situazione occupazionale in Sardegna sia tanto drammatica che i rappresentanti politici e sindacali, dovrebbero pensarci bene prima di anteporre a questa emergenza principi e carte che mostrano proprio in questi anni il loro drammatico fallimento.

Facciamo comunque finta per un attimo che queste cruciali premesse non vi siano e riflettiamo sulle accuse di protezionismo e leghismo. In particolare vorrei ragionare sulle tue parole:

“Il mercato del lavoro non può essere regolato da logiche protezionistiche, per quanto possa essere scomodo sostenerlo. La scuola, ancora di più, deve mettere al centro la qualità del sistema scolastico, deve mettere al centro gli alunni, e deve procedere con criteri meritocratici, non di appartenenza geografica (…) Bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di ammettere che deve essere la preparazione didattica la discriminante, non la provenienza geografica.”. Ok, ci sto, sono d’accordo. Ma se il criterio unico è la qualità dell’offerta formativa perché non aprire al mondo intero i concorsi per la scuola pubblica. Invece mi pare che pure nelle lingue straniere e nelle materie caratterizzate da peculiarità tecniche che in Italia scarseggiano, la docenza internazionale sia di fatto ostacolata dal principio di cittadinanza. Vorrei a questo punto capire se questo approccio iper-liberista si ferma a Roma, dove di fatto la recluta dei docenti è regolata da norme non solo protezioniste ma anche biecamente nazionaliste. Eccoci quindi di fronte all’ennesimo pasticciato miscuglio di liberismo e protezionismo, dove i due obsoleti ingredienti vengono dosati in tempi e quantità tali da favorire sempre il più forte. Da anni vado sostenendo che la globalizzazione economica, che negli ultimi decenni ha portato il controllo dell’economia mondiale nelle mani di una ristretta elite con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti, altro non sia che una sofisticata alchimia di protezionismo e libero-scambismo con l’obbiettivo di favorire le multinazionali rispetto alle piccole e medie imprese radicate nei territori. La storia della Sardegna italiana è poi una straordinaria collezione di questa pratica: il nostro mercato è sempre stato apertissimo quando si trattava di comprare italiano mentre non altrettanto si può dire quando erano i sardi a dover vendere in Italia. Chi ha dubbi su ciò che dico vada a verificare le logiche partitiche retrostanti il rilascio delle licenze commerciali negli anni ‘70, ‘80 e per gran parte dei ‘90. Non è un caso poi se dalla fine dell’800, grandi intellettuali sardi e non, intuendo la trappola del giogo italiano si siano posti il problema dell’integrazione della Sardegna nel Mediterraneo, in Europa e nel mondo dando vita ad un’ elaborazione politica che parte da Tuveri e arriva ai giorni nostri passando per il filosofo hegeliano Del Zio, Bellieni, Simon Mossa e tanti altri. In virtù di questo posso affermare che qui non stiamo parlando né di leghismo, né di protezionismo, né di liberismo. Qui stiamo parlando di buonsensismo e il buon senso, come anche il buon Keynes, ci dicono che in questo momento non possiamo permetterci di condannare altri sardi alla disoccupazione o all’emigrazione. Non più di quanto sta già facendo il mercato. E’ qui siamo di fronte ad un’altra contraddizione mastodontica. Quando è l’impresa privata a mandare a casa i sardi tutti si riuniscono in grandi e solitamente inutili vertenze, quando a minacciare il lavoro dei sardi è invece un ente pubblico dipende: dalla posizione del partito o magari della corrente e non mi riferisco solo a questo caso.

La scuola sarda per riprendersi ha urgente bisogno di diventare Scuola Nazionale Sarda perché almeno sul fatto che la Sardegna sia una Nazione credo siamo d’accordo entrambi: e lo dico perché conosci la storia sarda molto più di me, come anche la visione di Gramsci del Risorgimento e anche perchè conosco il tuo percorso politico. Ma se si è consapevoli di essere Nazione, al di là che si debba o non diventare stato, cosa che comunque auspico avvenga al più presto, si è consapevoli di essere popolo e come  si costruisce il futuro di un popolo se non dalla scuola, dalla trasmissione della propria coscienza di generazione in generazione e dal confronto continuo tra questa e il mondo in continuo divenire. E invece  Caterina, sia io che te siamo usciti da un glorioso liceo classico, intitolato guarda caso ad un sospetto falsario che ha passato la vita a diffondere patacche sull’italianità della Sardegna medievale, senza sapere dell’esistenza dei giganti di Monti Prama. In compenso però abbiamo smesso di studiare le lingue straniere a 15 anni, in un territorio a vocazione turistica, per far posto ad un’ overdose di Dante Alighieri, quello che paragonava i sardi alle scimmie. Quest’anno cadono i 40 anni dalla prematura morte di Antonio Simon Mossa, probabilmente una delle più grandi e innovative figure del socialismo europeo, per chi lo conosce. Non ti chiedo se sarà celebrato dal Pd sardo ma nelle nostre scuole quanti saranno i docenti che avranno la decenza di ricordarlo e gli studenti che avranno la fortuna di conoscerlo? E la lingua sarda? Vogliamo studiarla in un compartimento stagno, come il fossile di una specie estinta, o vogliamo che riviva nella totalità delle discipline, che si confronti con i concetti tecnici, artistici e riprenda così a vivere nella contemporaneità? Faccio questa domanda perché un insegnamento bilingue prevede insegnanti bilingue non necessariamente sardi ma a maggior ragione non necessariamente italiani. E proprio a questo proposito ti invito a tornare indietro agli anni in cui, in prima elementare, ai bimbi sardi veniva amputata la lingua madre con l’obbligo di parlare esclusivamente l’Italiano con gravi handicap per l’efficacia dell’insegnamento. Certo il ritardo della Sardegna in fatto di bilinguismo non può essere attribuito solo al Ministero dell’istruzione, visti i risultati ottenuti in questo senso da altre minoranze linguistiche presenti nello Stato italiano, ma anche questo va detto quando si fa un resoconto di ciò che è stata la scuola in Sardegna.

Un ultimo accenno infine sull’atteggiamento di religioso rispetto che molti politici sardi hanno verso la Corte costituzionale e verso la Costituzione. Un fenomeno che negli ultimi anni ha visto coinvolte figure di quella sinistra che cerca di contaminarsi di sardismo come Soru e Muledda. Riporto stralci di un’ analisi del 1973 che fa molto riflettere sul rapporto che è sempre esistito tra statuto autonomistico e Corte costituzionale anche se la vicenda che stiamo trattando non nasce dalla R.A.S. Un grande studioso sardo parla di “continua e studiata degradazione dell’autonomia sarda” che “presa di mira dall’occhiuto e rigoroso controllo della Corte costituzionale, che la sottopone a una serie di vincoli e di decisioni sostitutive nelle potestà legislative, “viene di fatto “umiliata da un costante atteggiamento e da una serie continuata di atti del governo centrale che denunziano un costume di ripulsa sistematica dell’iniziativa del legislatore regionale, palese attraverso tutto un susseguirsi di osservazioni cavillose, bizantine e di rinvii formalistici di ottusi burocrati, di tradizione “napoleonica“. Queste parole non sono da attribuire a qualche sardista radicale in odore di secessione ma ad un tranquillo e pacato democristiano come Giovanni Lilliu*.

Ti saluto con stima.

Andrea Nonne

* “La Nuova Sardegna” venerdi 26 gennaio 1973

The merd and the chocolate

lunedì, 26 luglio 2010

 Mi riesce impossibile provare sentimenti di rabbia nei confronti di Flavio Carboni. Il rampante anzianotto ha fatto solo il suo lavoro, quello del faccendiere. Del resto possiamo stare certi che un mondo senza faccendieri non esisterà mai visto che, come ci insegna l’antica sapienza popolare, la mamma di certe categorie di persone è sempre incinta.

Poi c’è Ugo Cappellacci, il quale conferma che nella vita di ogni uomo c’è un attimo di genio. Lui il suo l’ha usato per definirsi come meglio nessuno avrebbe potuto fare: il babbeo.  Ma in fondo mi riesce difficile biasimare anche lui; non dimentichiamoci mai che il libero arbitrio non è il suo forte. Ughino segue il movimento dei fili senza rendersi conto di ciò che fa. Non si è reso conto neanche di aver cambiato mano: prima lo muoveva il nano che ora l’ha prestato per un po’ al faccendiere. Non che in effetti la differenza sia poi tanta.

Ma la mia rabbia non è rivolta a loro che fanno ciò per cui son stati programmati. Il problema vero è che molti sapevano ma hanno fatto finta di niente. Sapevano in che letamaio stavano andando a ficcare la Sardegna. Sto parlando dei partiti di centro destra, dei centristi , del Psd’Az, del gruppo editoriale di Zuncheddu. Che sapeva ma nascondeva, disinformava e attaccava Soru. Ricordate?

Torniamo indietro ad un anno e mezzo fa quando l’emergenza era Renato Soru, da tanti accusato di  aver rovinato l’economia della Sardegna. Andiamo a vedere cos’è cambiato da quando alla console c’è l’autobabbeizzato. Iniziamo dal peggio di Soru, il grande scandalo per il caso Saatchi. Il fatto sembra grave non  lo nego, ma nel peggiore dei possibili sviluppi giudiziari resterà il gesto impulsivo dell’imprenditore che, per non far rimandare una campagna pubblicitaria importantissima e per assicurarsi un risultato all’altezza della situazione, preme per affidare tutto ad una delle agenzie pubblicitarie più geniali del pianeta. Oggi Cappellacci frequenta i peggiori affaristi, da loro si fa indicare le nomine per gli incarichi più importanti e progetta le leggi a misura dei loro affari. Ancora, Soru veniva criticato per la gestione del G8 e per la smilitarizzazione della Maddalena. Berlusca e il vassallo, da navigati self made men, hanno optato per una soluzione pragmatica e radicale: spostare il G8 lasciando nell’arsenale le costose merdate della cricca e un bell’ammasso di materiale radiattivo nei fondali. Potrei continuare a lungo ma mi limito ad un ultimo confronto legato ai numeri della disoccupazione, vera emergenza della Sardegna negli ultimi mesi. A metà del 2007, in piena era Soru, il tasso di disoccupazione segnava 8,6%. Oggi, stando agli ultimi dati diffusi dall’Istat, la disoccupazione galoppa al 16,1%. La crisi si dirà, ma allora questi brillanti economisti dovrebbero spiegare perchè la stiamo pagando molto più che altrove. Confrontiamo la Sardegna con le regioni del Sud Italia: nel secondo trimestre del 2007 la Sardegna è arrivata ad avere un tasso di disoccupazione inferiore a quello di tutte le regioni del Sud Italia, oggi registra un risultato nettamente peggiore di queste. E’ vero che questo dato è relativo ad un picco particolarmente positivo non confermato nei mesi a venire ma in generale il confronto macroeconomico tra Soru e Cappellacci restituisce un esito drammatico.

Oggi, davanti a tutto ciò, gli errori che sicuramente Soru ha commesso appaiono bazzecole e altri dovrebbero cominciare a fare la conta dei propri sbagli. E invece vedi gran parte del centro destra che piuttosto che redimersi si concentra sul rimpasto, in una volgare rappresentazione della vittoria dei soldi sulla dignità. Piccoli uomini bloccati da retribuzioni senza uguali in Europa, in un’ atmosfera che mostra chiaramente quanto la sobrietà e la moralità siano gli irrinunciabili elementi di cui la politica necessita per invertire la rotta. Poi leggi l’Unione Sarda che prova a smarcarsi dalle sue imperdonabili colpe. Noti che i militanti dei partiti di maggiornza non sono in rivolta. Nessuno chiede scusa. Nessuno ammette di aver sbagliato. In primis a non voler vedere ciò che da anni è sotto gli occhi di tutti. Il centro destra sardo è pesantemente condizionato da Bresluconi con tutto ciò che questo comporta. Le ultime elezioni regionali hanno infatti visto soccombere la parte politica della coalizione a favore di quella affaristica. E quando parlo di parte politica non mi rifersico certamente a Pisanu, legato a Flavio Carboni da frequentazioni di lungo corso. La cosa più triste è che nè la base, nè i dissidenti, nè gli alleati sembrano orientati verso l’unico gesto lecito in questo momento: tutti a casa ed elezioni subito.

Ora è inevitabile tornare con la memoria alle elezioni del febbraio 2009. La Sardegna si trovava immersa nel bipolarismo, politico sì ma ancor più morale, cosa innegabile per quanto sgradevole. Da una parte infatti vi era un centrosinistra sì mediocre, sì attraversato da lacerazioni interne, sì composto in parte da patetici leccaculo dei realtivi superiori romani, ma pur sempre una coalizione politica con i suoi difetti ma anche con i suoi pregi. Una coalizione in cui clientelismo, corruttela e mediocrità esistevano (ed esistono) in quantità ancora definibili fisiologiche. Dall’altra parte un centro destra immorale, apolitico nel peggior senso del termine, frutto dei peggiori percorsi della politica italiana; un miscuglio che, entrato in contatto con la storica sudditanza delle classi politiche sarde unioniste, ha generato un mix mortifero. Fare piazza pulita di questa gentaglia dovrebbe essere la prima preoccupazione di chiunque voglia il bene della Sardegna e, soprattutto, dovrebbe essere la prima preoccupazione delle tante persone oneste e serie che si sentono ideologicamente di destra.

Questa era la decisione cui erano chiamati i sardi. Queste che vediamo oggi le conseguenze del suicidio elettorale. Perchè nel bipolarismo morale l’ultima cosa che si deve fare è confondere la merda con il cioccolato.

Andrea Nonne


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