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L’insostenibile leggerezza dei politici oristanesi in quel di Cagliari

domenica, 12 agosto 2012

piuma.jpgLa Giunta Cappellacci ha escluso la Provincia di Oristano da uno stanziamento di 342 milioni di euro destinati alle aree di crisi. Notare bene, la Provincia di Oristano è l’unica ad essere rimasta esclusa.
Spesso si dice che Oristano non è rappresentata a livello numerico nel governo regionale. Verifichiamo. La Sardegna ha all’incirca un assessore ogni 140 mila abitanti. Oristano come Cagliari ha un assessore ogni 80 mila abitanti circa. La nostra provincia insieme a Cagliari ha quindi una rappresentanza in giunta molto maggiore di quella del resto della Sardegna, tanto che agli altri territori resta la rappresentanza di un misero assessore ogni 315 mila abitanti. Nello specifico Sassari ha un assessore ogni 336 mila abitanti, Nuoro uno ogni 160 mila abitanti, Carbonia-Iglesias uno ogni 129 mila abitanti mentre Gallura, Ogliastra e Medio Capidano non godono di nessuna rappresentanza. Anche in termini assoluti Oristano dopo Cagliari è la provincia ad avere il numero più alto di assessori.
Ora ripeto:

La Giunta Cappellacci ha escluso la Provincia di Oristano da uno stanziamento di 342 milioni di euro destinati alle aree di crisi. Notare bene, la Provincia di Oristano è l’unica ad essere rimasta esclusa.

Vi ho detto qual è la quantità dei rappresentanti oristanesi in Giunta. Lascio ad ognuno le opportune considerazioni su quale sia la loro qualità.

Andrea Nonne

Caro politico dell’oristanese; riporta i Giganti di Monte ‘e Prama a Cabras e dai un futuro al tuo territorio.

domenica, 5 febbraio 2012

gigantimonteprama1.jpgAlla cortese attenzione di:

On. Oscar Cherchi e On. Angela Nonnis, Assessori della Regione autonoma della Sardegna;
On. Attilio Dedoni, On. Mario Diana, On. Domenico Gallus, On. Sergio Obinu, On. Gian Valerio Sanna e On. Antonio Solinas, Consiglieri della Regione Autonoma della Sardegna;
On. Caterina Pes Deputata del Parlamento Italiano;
tutti i membri della Giunta e del Consiglio provinciale di Oristano;
tutti i Sindaci, Assessori e Consiglieri delle amministrazioni comunali della provincia di Oristano e in particolare quelli dei comuni di Oristano, Santa Giusta, Riola Sardo, Nurachi, Zeddiani, Baratili San Pietro, San Vero Milis, Narbolia e Cuglieri;
tutti i titolari di tessere di partito e specialmente quelli aventi ruoli esecutivi negli stessi.
 

Caro politico oristanese

Come ben sai l’economia del nostro territorio versa in uno stato pietoso. Non possiamo negare che, in questa drammatica situazione, le decennali responsabilità della politica siano enormi e forse prevalenti su altre cause, soprattutto se si pensa che la nostra provincia ha fallito anche dove tutte le altre sono riuscite a sviluppare un pò di ricchezza grazie al turismo estivo. Oggi il nostro territorio rischia seriamente di naufragare, i giovani son spesso costretti all’emigrazione e chi, per amore di patria decide di restare è costretto a vivere nelle difficoltà e a sacrificare tante ambizioni. Ma come accade spesso nelle favole e meno frequentemente nella realtà, quando la situazione comincia a farsi disperata, un fortunato evento riapre la partita con una nuova grande occasione. Pare infatti che i nostri avi ci abbiano lasciato in dono un tesoro di inestimabile valore, un esercito di statue maestose, magnifiche, secondo alcuni addirittura le prime statue a tutto tondo nella storia dell’umanità. Se hai dei dubbi sul valore di queste statue per tutto il nostro territorio lasciati dire una cosa: il loro valore è inestimabile oltre che da un punto di vista artistico, culturale e identitario anche da un punto di vista economico.

Finora anche in questa vicenda i politici oristanesi hanno dimostrato tutta la loro inadeguatezza in particolare:

- hanno permesso che questo tesoro, scoperto nel ‘74 mentre tutti erano indaffarati a inaugurare la provincia dei miracoli, giacesse chiuso in uno scantinato per anni (senza rivoltare il mondo);

- hanno permesso che il centro di restauro fosse allestito nel Sassarese (senza rivoltare il mondo);

- si sono occupati di tutto e il contrario di tutto lasciando sole le amministrazioni di Cabras nella lotta contro i volgari appetiti della politica cagliaritana mentre anche un citrullo capirebbe che gli enormi benefici del rientro dei giganti vanno ben oltre i confini del comune lagunare.

Così, nonostante da molto tempo questo blog e tante altre voci abbiano lanciato l’allarme, oggi Cagliari si è assicurata una buona parte delle statue, pare la più artisticamente rilevante, che probabilmente vuol dire la più bella.

Ora lascia che ti dica un’altra cosa caro politico: se Cagliari si prenderà la metà delle statue riuscirà facilmente a catturare la gran parte dell’indotto turistico generato da esse. Potrà infatti contare su un tale vantaggio in termini di infrastrutture, capacità ricettiva e iniziative promozionali che alla nostra provincia non resteranno che le briciole, ben condite dalla solita rabbia per l’ennesima occasione persa.

Tutto questo può essere evitato semplicemente se saprai mettere l’interesse dei cittadini che ti hanno eletto prima di tutto e se ti impegnerai seguendo questi semplici consigli:

Se sei un Deputato del Parlamento italiano o un Consigliere/Assessore della Regione Autonoma della Sardegna, presenta insieme agli altri un atto consiliare urgente e forte per il rientro a Cabras di tutte le statue e pretendi che venga approvato a costo di votare NO a qualsiasi altro provvedimento ti venga proposto;

Se sei un Consigliere/Assessore/Presidente della Provincia o di qualsiasi comune del territorio, pretendi subito che la tua amministrazione metta al centro del suo lavoro la questione e faccia tutto quanto in suo potere per assicurare il rientro delle statue;

Se hai una tessera di partito (questo vale per tutti anche per chi non è amministratore), pretendi che il tuo partito o movimento prenda posizione sulla questione chiedendo il rientro di tutte le statue a Cabras. In caso contrario restituisci la tessera.

Ricordati che le statue DEVONO tornare a Cabras o le possibilità che il nostro territorio si riprenda si ridurranno enormemente. Quando si è trattato di contrastare le ipotesi del nucleare a Cirras o dell’eolico off shore nel Sinis il territorio si è compattato e ha dato prova di poter far pesare una voce forte e autorevole: la perdita di una parte delle statue rappresenterebbe un rischio ancora più grave dal punto di vista economico. Cagliari ha già concentrato su di se una serie di servizi che sarebbero naturalmente dovuti ricadere su Oristano come la logistica portuale e aeroportuale, tu stesso generalmente sei solito accusare Cagliari di soffocare Oristano o citare la compattezza dei politici nuoresi nelle vertenze del territorio. Hai una possibilità enorme: restituire al territorio un tesoro culturale che gli appartiene, salvare una colossale opera d’arte da questo vomitevole smembramento e creare un futuro di prosperità per i tuoi cittadini. Ti rendi conto di quante cose puoi fare e di quanto son grandi i meriti che ne avresti?

Nella speranza che sarai capace di recuperare il tesoro ti porgo i miei migliori saluti diffidandoti al contempo dal proseguire la tua carriera politica e dal continuare a chiedere voti in caso di fallimento.

Andrea Nonne

La mia letterina di Natale ai politici dell’oristanese; vorrei le Statue di Monte ‘e Prama a Cabras e un futuro per questo territorio.

sabato, 24 dicembre 2011
gigantimonteprama1.jpgQuesta è la mia lettera di Natale, indirizzata a tutti i politici del nostro territorio. Invito tutti a farla propria riempiendo le pagine facebook/twitter dei nostri rappresentanti e i loro blog.
 
Alla cortese attenzione di:
On. Oscar Cherchi e On. Angela Nonnis, Assessori della Regione autonoma della Sardegna;
On. Attilio Dedoni, On. Mario Diana, On. Domenico Gallus, On. Sergio Obinu, On. Gian Valerio Sanna e On. Antonio Solinas, Consiglieri della Regione Autonoma della Sardegna;
On. Caterina Pes Deputata del Parlamento Italiano;
tutti i membri della Giunta e del Consiglio provinciale di Oristano;
tutti i Sindaci, Assessori e Consiglieri delle amministrazioni comunali della provincia di Oristano e in particolare quelli dei comuni di Oristano, Santa Giusta, Riola Sardo, Nurachi, Zeddiani, Baratili San Pietro, San Vero Milis, Narbolia e Cuglieri;
tutti i titolari di tessere di partito e specialmente quelli aventi ruoli esecutivi negli stessi.
 

Caro politico oristanese

Come ben sai l’economia del nostro territorio versa in uno stato pietoso. Non possiamo negare che, in questa drammatica situazione, le decennali responsabilità della politica siano enormi e forse prevalenti su altre cause, soprattutto se si pensa che la nostra provincia ha fallito anche dove tutte le altre sono riuscite a sviluppare un pò di ricchezza grazie al turismo estivo. Oggi il nostro territorio rischia seriamente di naufragare, i giovani son spesso costretti all’emigrazione e chi, per amore di patria decide di restare è costretto a vivere nelle difficoltà e a sacrificare tante ambizioni. Ma come accade spesso nelle favole e meno frequentemente nella realtà, quando la situazione comincia a farsi disperata, un fortunato evento riapre la partita con una nuova grande occasione. Pare infatti che i nostri avi ci abbiano lasciato in dono un tesoro di inestimabile valore, un esercito di statue maestose, magnifiche, secondo alcuni addirittura le prime statue a tutto tondo nella storia dell’umanità. Se hai dei dubbi sul valore di queste statue per tutto il nostro territorio lasciati dire una cosa: il loro valore è inestimabile oltre che da un punto di vista artistico, culturale e identitario anche da un punto di vista economico.

Finora anche in questa vicenda i politici oristanesi hanno dimostrato tutta la loro inadeguatezza in particolare:

- hanno permesso che questo tesoro, scoperto nel ‘74 mentre tutti erano indaffarati a inaugurare la provincia dei miracoli, giacesse chiuso in uno scantinato per anni (senza rivoltare il mondo);

- hanno permesso che il centro di restauro fosse allestito nel Sassarese (senza rivoltare il mondo);

- si sono occupati di tutto e il contrario di tutto lasciando sole le amministrazioni di Cabras nella lotta contro i volgari appetiti della politica cagliaritana mentre anche un citrullo capirebbe che gli enormi benefici del rientro dei giganti vanno ben oltre i confini del comune lagunare.

Così, nonostante da molto tempo questo blog e tante altre voci abbiano lanciato l’allarme, oggi Cagliari si è assicurata una buona parte delle statue, pare la più artisticamente rilevante, che probabilmente vuol dire la più bella.

Ora lascia che ti dica un’altra cosa caro politico: se Cagliari si prenderà la metà delle statue riuscirà facilmente a catturare la gran parte dell’indotto turistico generato da esse. Potrà infatti contare su un tale vantaggio in termini di infrastrutture, capacità ricettiva e iniziative promozionali che alla nostra provincia non resteranno che le briciole, ben condite dalla solita rabbia per l’ennesima occasione persa.

Tutto questo può essere evitato semplicemente se saprai mettere l’interesse dei cittadini che ti hanno eletto prima di tutto e se ti impegnerai seguendo questi semplici consigli:

Se sei un Deputato del Parlamento italiano o un Consigliere/Assessore della Regione Autonoma della Sardegna, presenta insieme agli altri un atto consiliare urgente e forte per il rientro a Cabras di tutte le statue e pretendi che venga approvato a costo di votare NO a qualsiasi altro provvedimento ti venga proposto;

Se sei un Consigliere/Assessore/Presidente della Provincia o di qualsiasi comune del territorio, pretendi subito che la tua amministrazione metta al centro del suo lavoro la questione e faccia tutto quanto in suo potere per assicurare il rientro delle statue;

Se hai una tessera di partito (questo vale per tutti anche per chi non è amministratore), pretendi che il tuo partito o movimento prenda posizione sulla questione chiedendo il rientro di tutte le statue a Cabras. In caso contrario restituisci la tessera.

Ricordati che le statue DEVONO tornare a Cabras o le possibilità che il nostro territorio si riprenda si ridurranno enormemente. Quando si è trattato di contrastare le ipotesi del nucleare a Cirras o dell’eolico off shore nel Sinis il territorio si è compattato e ha dato prova di poter far pesare una voce forte e autorevole: la perdita di una parte delle statue rappresenterebbe un rischio ancora più grave dal punto di vista economico. Cagliari ha già concentrato su di se una serie di servizi che sarebbero naturalmente dovuti ricadere su Oristano come la logistica portuale e aeroportuale, tu stesso generalmente sei solito accusare Cagliari di soffocare Oristano o citare la compattezza dei politici nuoresi nelle vertenze del territorio. Hai una possibilità enorme: restituire al territorio un tesoro culturale che gli appartiene, salvare una colossale opera d’arte da questo vomitevole smembramento e creare un futuro di prosperità per i tuoi cittadini. Ti rendi conto di quante cose puoi fare e di quanto son grandi i meriti che ne avresti?

Nella speranza che sarai capace di recuperare il tesoro auguro a te e alla tua famiglia un felice anno nuovo diffidandoti al contempo dal proseguire la tua carriera politica e dal continuare a chiedere voti in caso di fallimento.

Cordiali saluti

Andrea Nonne

La Provincia di Pierino

domenica, 21 novembre 2010

 

cbk_004.jpgQualche giorno fa l’Unione Sarda ha pubblicato un bell’articolo di Beppe Meloni che riporto sotto. L’articolo è indubbiamente interessante ma non condivido la contrapposizione che Meloni attua tra i padri della Provincia e gli attuali governanti. In realtà, politicamente, gli uni sono figli degli altri e giunti alla terza generazione raccolgono i frutti tossici di 40 anni di mala semina.

E’ senz’altro vero che ai politici di allora va riconosciuto il merito di aver ottenuto l’istituzione della Provincia, cosa che da una parte ha avuto il merito di dare soggetto politico ad un territorio unico per storia, cultura e identità, dall’altro ha avuto un impatto occupazionale rilevante sul territorio.

Bisogna però constatare che gli stessi politici bravi ad ottenere questi vantaggi, non hanno avuto ne la lungimiranza strategica e ne l’onestà amministrativa per generare quelle dinamiche virtuose che, partendo dall’aumento dei redditi sul territorio, potevano contribuire in maniera decisiva alla costruzione di un tessuto produttivo competitivo e coerente con le vocazioni territoriali.

Le cose sono andate diversamente e le risorse conquistate sono state il fulcro di una mala politica clientelare buona solo a costruire una serie di feudi che tutt’ora resistono  e che creano intorno a loro un vuoto sociale, culturale, politico ed economico. Non sorprendiamoci dunque se ci ritroviamo a vivere  la squallida realtà che bene descrive Meloni nell’articolo.

Una crisi economica che nell’Oristanese dura da trent’anni

Martedì 16 novembre 2010

«A due anni di distanza dall’inizio della gravissima crisi economica e finanziaria che ha sconvolto il mondo intero, il territorio della provincia di Oristano è ancora in attesa di buone nuove».

Così l’incipit della lettera-protesta di Antonello Garau, presidente della Confindustria oristanese, pubblicata due settimane fa sulle colonne di questo giornale e rivolta anche al presidente della Giunta regionale.

Sono passati più di trent’anni e sembra ieri. Ma l’istituzione della Provincia, che oltre a una sistemazione delle competenze territoriali e amministrative, doveva servire a ritagliare, come era nei voti dei padri - nobili Corrias, Canalis, Muretti, Loy, Abis, per Oristano e il suo territorio un ruolo forte, diverso e più incisivo, più visibile sulla scena politica regionale, pare proprio non sia servita a nulla.

Se è vero che oggi, facendo i conti con quella determinante fase storica del nostro passato, dobbiamo ancora una volta amaramente registrare una seria e profonda involuzione politica e sociale, che isola e penalizza sempre di più l’Oristanese nelle scelte di fondo della politica regionale.

Gli indicatori finanziari segnalano una crisi profonda praticamente in tutti i settori economici: dall’agroalimentare al commercio al turismo, con gravi risvolti nell’edilizia da tempo bloccata. E quando in una città come Oristano, con un Piano urbanistico comunale ancora in gestazione da oltre quarant’anni, e con il Piano casa tutto da realizzare, si ferma l’edilizia, tutto si blocca e la città rischia lentamente di morire.

In mezzo a tanto squallore protestare e piangersi addosso, cosa che comunque sappiamo fare molto bene, non basta più. Tutto questo è il risultato della politica di quest’ultimo decennio che continua ad affidare ai cosiddetti tecnici ed esperti senza fissa dimora, e a consulenti di dubbia qualità e ad alto costo, la programmazione del territorio provinciale.

Correggersi, strada facendo e in democrazia, è sempre possibile, e nel caso di Oristano forse lo è ancora di più. A patto che questa vecchia e cara città, che a tratti sembra indifferente e distratta, ma spesso anche un po’ ruffiana, trovi almeno una volta la forza di reagire a uno spettacolo squallido e senza fine, fatto di mediocrità e decadenza.

BEPPE MELONI

Nozione di Nazione

martedì, 7 settembre 2010

 angioy_marcia.jpg

“La Sardegna non è una nazione”. Questo sembra il pensiero del Presidente della Provincia di Oristano Massimiliano de Seneen il quale, partendo da un odg del consigliere del Psd’Az Efisio Trincas, sostituisce il concetto di “territorio nazionale sardo” con quello di “territorio del popolo sardo”. Al di la della labilità e dell’ambiguità della modifica (la Dichiarazione Universale dei Diritti Collettivi dei Popoli afferma che ogni popolo ha il diritto ad affermarsi come nazione), si capisce chiaramente come il Presidente prenda le distanze dall’idea di nazione sarda. Un notevole passo indietro se si pensa a secoli di studi storici, politici e culturali anche di ambito non indipendentista, ma un passo indietro anche rispetto alle posizioni più volte espresse da Onida, predecessore di De Seneen. Eppure l’idea di nazione sarda, oltre ad avere una granitica coerenza con la realtà, non sembra avere al suo interno nulla di sovversivo o rivoluzionario e se vogliamo non rappresenta necessariamente una dichiarazione d’indipendenza statale-amministrativa. Forse, a costo di sembrare banali, vale la pena di andare a rivedere un paio di definizioni.

Generalmente con il termine nazione si indica una comunanza di etnia, storia, lingua, territorio, politica e cultura. Ora appare lampante come, se si esclude la politica, le altre caratteristiche accomunano senza dubbio i sardi tra di loro e li distinguono da qualsiasi altra popolo. Una definzione esclusiva a livello collettivo, perlomeno se non si intende rivoltare la teoria degli insiemi, quindi Sardegna da una parte Italia dall’altra. Ma  visto che De Sennen non è certo il solo a nutrire una irrefrenabile smania di integrazione, e anzi è in questo più giustificato di altri dalle sue origini italiane, è curioso esaminare il pensiero di alcune figure chiave della cultura italiana, giusto per andare a verificare se questo sentimento di integrazione è condiviso oltre Tirreno.

Cominciamo con Dante Alighieri, padre della lingua italiana (lingua che come abbiamo visto rappresenta uno dei cardini del concetto di nazione), che nel “De Vulgari Eloquentia” sentenzia in maniera radicale l’estraneità dei Sardi rispetto all’Italia: “E anche rigettiamo i Sardi, che non sono italici ma agli italici sembrano doversi accompagnare, perocchè questi soli ci appaiono privi di un lor proprio vulgare, e imitatori di grammatica come le scimmie degli uomini”.

Il Manzoni, altro pilastro della lingua italiana oltre che del risorgimento, pur non affrontando il problema della Sardegna, nell’ode “Marzo 1821″ definisce la nazione “una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cor” il tutto rigorosamente “tra l’Alpe ed il mare”. Anche applicando questo criteri una è l’Italia e un’altra è la Sardegna.

Eloquente è poi il fatto che la celebre encicolpedia on-line Wikipedia, apra la pagina dedicata all’Italia con una citazione del Petrarca che recita “il bel paese ch’Appennin parte e ‘l mar circonda e l’Alpe”. Il tutto in una pagina che descive in maniera scientifica l’Italia.

Ma la cosa più interessante è scoprire come nel 2002 la questione viene risolta da Marcello Veneziani, allora intellettuale di prim’ordine di Alleanza Nazionale, partito in cui il Presidente De Seneen ha militato sino all’ingresso nel Pdl e nelle cui file è stato eletto deputato del Parlamento Italiano. Ebbene Veneziani in un interessante esame “da destra” della nazione italiana parla di “particolare configurazione geografica che lascia adito a pochi equivoci: una penisola separata da un arco alpino e proiettata nel bacino mediterraneo. L’Italia esiste nella storia ma anche nella geografia (…). Non è artificio o convenzione perchè combaciano cultura e natura”. Come a dire: oltre al mare terra straniera. Senza che nessuno dei dirigenti di An abbia ripreso lo scrittore per questa definizione. Ecco la migliore fotografia del non senso di questa destra sarda unionista. Perchè se è vero che la confusione della sinistra può avanzare l’alibi dell’internazionalismo e della resistenza, la destra, anche quando non è nazionalista, fonda gran parte della sua eleborazione sull’onore e la difesa della patria. Così se confonde la patria, se al posto della propria onora quella del conquistatore, il suo impianto ideale non può che dar vita ad una politica che inevitabilemente seguirà intressi altri da quelli del popolo che l’ha messa a governare. Del resto va chiarito che questa è una trama vista e rivista nei paesi colonizzati, dove spesso sono proprio le forze conservatrici a schierersi con l’invasore che, come primo atto di governo, sovente aggredisce proprio la tradizione,  altra parola tanto cara alla destra.

Piuttosto chi giura fedeltà alla nazione italiana, soprattutto se in maniera così esclusiva, dovrebbe abbandonare tutta una serie di simboli nazionali sardi. Chi decide di essere italiano lo faccia coerentemente togliendosi dalla bocca Eleonora d’Arborea e i Giudicati, Giovanni Maria Angioy e la Sarda Rivoluzione. Che senso ha celebrare simboli e personaggi che sono morti per difendere e affermare la sovranità della Sardegna se poi si nega spudoratamente la stessa? E soprattutto qualcuno, per favore, spieghi se il 28 aprile, celebra l’impeto di libertà o il dramma della sconfitta successiva? Le scuole sarde pullulano di bambini che hanno il diritto di sapere chi sono.

Andrea Nonne


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