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Se Soru esce dal Pd, Rossomori pronti ad accoglierlo. Fantapolitica? Si vedrà!

mercoledì, 5 ottobre 2011

Riporto l’arAddio al Pd. Ora Sorupensa a un nuovo partitoticolo che da la notizia e aggiungo, per conoscenza diretta, che se Soru dovesse uscire dal Pd andrebbe con tutta probabilità a confluire nei Rossomori, partito che di fatto ha guidato in maniera neanche tanto occulta sin dalla nascita. Rimando per attinenza all’articolo pubblicato in giungo su questo blog riguardo al sovranismo. Voi cosa pensate di tutto ciò?

Di seguito l’articolo tratto da www.liberiasinistra.com.

 Addio al Pd. Ora Soru pensa a un nuovo partito

Sono sempre più insistenti le voci di un abbandono del Partito Democratico da parte di Renato Soru. Non è  un ritiro dalla politica ma il rilancio del suo progetto politico e dell’azione che lo ha visto protagonista come presidente della Regione sarda.

Ambienti a lui vicini fanno trapelare l’intenzione di creare un nuovo soggetto politico proprio nella sua isola, con uno sguardo rivolto anche alla penisola. Stanco del predominio delle vecchie logiche e dei soliti “castosauri” all’interno del PD Sardo, consapevole dell’incapacità dell’attuale gruppo dirigente di presentarsi alle prossime regionali con una proposta seria e credibile, lungimirante nella visione di una possibile alleanza strategica con SEL e con un Zedda sempre più proiettato verso una co-leadership nazionale del Partito di Vendola, il  patron  di Tiscali   medita   un bello “strike” con tutti i birilli a terra per consentire alla Sardegna una ripartenza, riprendendo il discorso interrotto dalla parentesi Cappellacci.

Soru non pensa alla presidenza della Regione. Sapendo di non essere più l’uomo vincente di alcuni anni fa, Sori oggi considera l’ipotesi di porsi nel ruolo di leader politico e di grande suggeritore. L’uomo ha imparato tanto in questi anni, si è reso conto che con compagni di strada come il segretario regionale del partito (Silvio Lai) e il leader della ex Margherita (Paolo Fadda) non si va da nessuna parte. Il suo popolo è in fermento e anche alcuni settori del PD pronti a dare manforte a un progetto che faccia da collante con le anime più progressiste della coalizione, a partire dal partito di Vendola.

Il patron di Tiscali intravvede una forte crescita della sinistra e una possibile rinascita della voglia di un modello di Sardegna eco-sostenibile e identitaria, attenta a salvaguardare il proprio patrimonio ambientale e culturale per farlo diventare una ricchezza.

In una visione strategica che vede un possibile spezzettamento del Centro Destra e del Centro Sinista per le prossime elezioni regionali, l’ipotesi di un nuovo partito alleato con quello di Zedda non appare certo un’ operazione temeraria, specie se si pensa alla voglia di “pulizia” che spazzerà Italia e Sardegna alla prossima tornata elettorale.

Il Partito Democratico dei castosauri è avvisato.

http://www.liberiasinistra.it/art/2011/10/05/addio-al-pd-ora-soru-pensa-a-un-nuovo-partito_66

Muledda e Maninchedda si corteggiano all’ombra del “sovranismo”, parola che potrebbe decidere le prossime elezioni sarde. Con due nuovi quotidiani in rampa di lancio.

domenica, 12 giugno 2011

cons-reg-sar.jpgLa parola sovranismo deve avere doti magiche se è vero che riesce a mettere d’amore e d’accordo due persone come Gesuino Muledda, segretario dei Rossomori, e Paolo Maninchedda consigliere regionale Psd’Az. Lo scenario in cui si stanno svolgendo i fatti  è il sito sardegnaeliberta.it il cui amministratore è proprio Maninchedda che, apparentemente, ha lanciato il primo sasso con quest’articolo del 31 marzo dove auspica la formazione di una coalizione “sovranista” che includa oltre al Psd’Az  ProgRes, Rossomori,  Riformatori, Udc e le parti di Pd e Pdl più sensibili ai temi dell’autogoverno. Il consigliere sardista ha poi ripreso il tema in altri articoli del sito. Le risposte non si sono fatte attendere: se da un lato Franciscu Sedda si è prudentemente limitato a  puntualizzare, cosa finora non scontata, che la sovranità di cui è utile discutere è la sovranità nazionale sarda, ben più calorosa sembra essere la reazione suscitata in ambito Rossomori. Da qualche giorno, infatti, gli articoli pubblicati da Maninchedda vengono commentati da un utente che si firma Rossomori con tanto di link al sito ufficiale del partito. I commenti mostrano condivisione e apertura rispetto ai ragionamenti del consigliere sardista. Per onestà non possiamo escludere la remota possibilità che i commenti siano inseriti da un anonimo burlone anche se, da quello che leggo, mi sembra di riconoscere chiaramente l’argomentare tipico di Gesuino Muledda o al limite di Paolo Mureddu, assessore nella giunta Milia e strettissimo collaboratore di Muledda. Ora forse molti potrebbero trovare normale tutto ciò: Maninchedda lancia un invito e la Segreteria Rossomori risponde. Io però so che l’attuale segreteria di Rossomori non fa mai nulla per caso, specie quando si tratta di alleanze e contrapposizioni. Mi spiego meglio. Dal settembre 2009 al novembre 2010, quindi in un arco di tempo di quattordici mesi, sul sito Rossomori sono stati pubblicati ventisei articoli in cui si parla di Maninchedda. Se si escludono alcuni di articoli di Mureddu, della Zuncheddu, di Carlo Mannoni e uno del sottoscritto, i restanti articoli sono firmati tutti da Muledda che colpisce Maninchedda con sarcasmo sprezzante e spesso volgare. Ventisei articoli per un sito aggiornato con scarsa frequenza come rossomori.eu sono un record o forse è meglio dire un ossessione. Da novembre 2010, però, Muledda e il sito Rossomori smettono di pubblicare articoli riguardanti Maninchedda in maniera tanto improvvisa e misteriosa da ricordare l’enigma dell’Isola di Pasqua, nella quale gli abitanti interruppero di colpo la costruizione dei maoi, gigantesche statue di pietra che per secoli avevano eretto in ogni angolo della loro terra. Visto e considerato che l’oggetto delle critiche cui era sottoposto Maninchedda risiede nella sua permanenza pur polemica nella maggioranza di centro-destra e visto che questa situazione non è mutata, o se è mutata ciò è avvenuto molto prima del cessate il fuoco di Muledda, la spiegazione va cercata al di fuori dei due partiti sardisti e tirando in ballo Renato Soru. Se infatti si considera che Maninchedda ha in quest’ultimo anno operato una graduale ma notevole rivalutazione del Soru politico e se si aggiunge che Muledda e Mureddu hanno sempre guidato i Rossomori in piena sintonia con le esigenze di Soru, al punto da far perdere al partito un consigliere e un assessore alle provinciali 2010 (Nuoro) e una probabile candidata sindaco alle recenti elezioni cagliaritane, si capisce chiaramente che quella che si sta giocando è una partita che potrebbe decidere le prossime elezioni nazionali sarde. La trattativa, che Muledda sta gestendo per Soru, è infatti articolata in questo modo: Maninchedda auspica la nascita di una colazione con forte matrice centrista che in nome della sovranità possa amalgamare Psd’Az, Riformatori, Udc, porzioni di Fli e Pdl, parte del Pd, ProgRes e Rossomori. Viceversa Soru, forte della sua recente assoluzione nel caso Saatchi, del ridimensionamento di Cabras e della contemporanea risalita del centro-sinistra e della sua immagine, punta con decisione ad un progressivo deterioramento della Giunta Cappellacci per assicurare il successo di una coalizione progressista contaminata di sardismo, che è un pò l’idea che ha caratterizzato tutta la sua storia politica. Anzi la verità è che Soru vede il sardismo come un’ amante di cui è innamorato mentre è costretto a vivere con una moglie che non ama, una moglie chiamata Pd. Questo matrimonio è obbligatorio per un imprenditore che vive a contatto con un capitalismo mafioso come quello italiano, ma Soru oggi spera di essere l’artefice della riunificazione di quel sardismo che due anni e mezzo fa si è diviso proprio intorno alla sua figura. A fare da sfondo a queste vicende la nascita di due nuovi quotidiani: uno di stampo progressista denominato “Sardegna 24″sponsorizzato da Soru e diretto da Bellu, l’altro, più difficile da catalogare, sarà promosso dagli ex lavoratori del gruppo e-polis e guarda caso benificerà della collaborazione di Maninchedda.

Dare un parere su tutto ciò è difficile. Una cosa certa è che, se mai si dovesse verificare questa unione, ciò avverrà all’interno di una coalizione di centro sinistra. In generale poi non so quanto queste strategia possa far bene ad una Sardegna intesa come Nazione e desiderata come stato. Io sarei favorevole ad una coalizione di larghe intese che si ponga obbiettivi minimi condivisi come la lotta per il riconoscimento dello status di nazione, la sovranità fiscale, energetica e scolastica; ma questi obbiettivi, in quanto minimi, dovrebbero essere perseguiti senza alcuna esitazione ed è proprio su questo che ho qualche dubbio.  Il sardismo di cui Soru è innamorato è quello Lussiano, quello che si scontra con Roma per proiettarsi verso l’Italia e in quanto tale non é nè il sardismo migliore nè il più autentico nè il più attuale. D’altra parte Muledda ha più volte esplicitato la sua idea di sovranità nel suoi documenti politici. Ho sempre sostenuto che l’espressione “Soberania est indipendentzia”, tanto cara al segretario Rossomori, è la prima parte di un sillogismo in cui la parola indipendenza è destinata a sparire in quanto, equivalendo alla parola sovranità, pronunciare la seconda equivale a pronunciare la prima. Ma è proprio nei ragionamenti di Muledda che questa sovranità si risolve in una sorta di indipendenza sostanziale (che in quanto non formale risulta non statale e quindi non è un indipendenza), in una concettualizzazione della non-dipendenza per sfociare infine nella fattispecie normativa della regione associata all’Europa che però, si badi bene, è una fattispecie che non esiste e in quanto tale più utopistica di qualsiasi ipotesi indipendentista. Del resto Paolo Muredddu, intervistato durante i festeggiamenti per la vittoria di Zedda, si è espresso più o meno così: “noi non siamo indipendentisti, non ce ne facciamo niente di un altro staterello, noi siamo “sovranisti”. Ho inoltre notizia, da persone interne al movimento, che il prossimo congresso sancirà la fine di ogni aspirazione indipendentista. C’è poi Maninchedda che definisce il sovranismo come un passo avanti rispetto all’autonomismo e un passo indietro rispetto al pieno indipendentismo. Mi lascia perplesso che a parlare di passi indietro sia proprio la persona che, al di là di qualsiasi altra considerazione, ha portato il Psd’Az in doppia cifra con un linguaggio realmente indipendentista, che dalla presidenza della commissione bilancio ha più volte parlato di conti che consentirebbero subito un’ indipendenza economicamente sostenibile e che evidenzia il fatto che gli introiti fiscali derivanti dalle imprese sono prossimi allo zero, cosa che apre la strada a prospettive di riduzione della pressione fiscale quanto mai urgenti.

Mi chiedo se forse non sia più urgente dedicarsi, insieme agli altri indipendentisti, all’organizzazione di un progetto moderno, concreto e credibile. Un vero partito della Nazione sarda capace, per organizzazione, elaborazione e immagine, di combattere il bipolarismo italiano. Certo non è una proposta vincente per le prossime elezioni. Ma le prove che governare in questi contesti non avvicini all’indipendenza cominciano ad essere abbastanza ingombranti e se veramente si vuole fare piazza pulita del bipolarismo italiano sarebbe il caso di cominciare a costruirla davvero questa forza realmente alternativa.

Andrea Nonne

La Zuncheddu non deve niente. Tutti i numeri della grossolana patacca messa su da Muledda per infangare la consigliera dimmissionaria.

sabato, 12 febbraio 2011

muledda.jpgGesuino Muledda, Segretario dei Rossomori, replicando alle dimissioni di Claudia  Zuncheddu, sposta il baricentro della polemica sul piano delle contribuzioni al Partito. A quanto riferisce la stampa, Muledda parla di circa 60.000 euro dovuti ma questa cifra non trova riscontro da nessuna parte, per quanto mi sia sforzato di trovare una logica nel dettaglio mandato dal tesoriere Luigi Concas alla Zuncheddu.

Voglio fare una premessa: i consiglieri regionali guadagnano troppo e Claudia Zuncheddu non fa eccezione. Lei però ha subito affrontato il problema, preparando una proposta di legge che finora nessuno degli altri consiglieri ha firmato, e che dimezzerebbe gli stipendi dei politici restituendo ogni anni circa 7 milioni di  Euro ai cittadini tramite il risparmio di danari pubblici quanto mai utili in questi tempi di dura crisi. Ora, per dovere di cronaca, è giusto che si sappia che Gesuino Muledda, nei suoi trascorsi in Regione nelle file del Pci si è ben guardato dal compiere un simile gesto di autolesionismo finanziario.

Ma veniamo alla richiesta in oggetto e alle tante incongruenze in essa contenute. Anche questa volta esporrò i fatti per punti al fine di agevolare eventuali repliche finora non pervenute relativamente al mio precedente articolo sul tema. Ragioniamo insieme tenendo a mente che lo Statuto Rossomori fissa la misura dei versamenti dovuti dai consiglieri regionali nella misura del 20% della somma di indennità e compensi da essi percepiti:

- durante il Consiglio Nazionale Rossomori svoltosi a Tramatza una settimana fa, il tesoriere Luigi Concas ha fatto presente che il versamento mensile dovuto dalla consigliera Zuncheddu è di 1.800 euro. Nel fax inviato ieri, lo stesso Concas, fa incredibilmente lievitare questa somma oltre i 3.900 euro. Due sono i casi:

1) è giusta la seconda e quindi Concas è un pessimo e inaffidabile tesoriere (nominato in totale solitudine dal Segretario Muledda);

2) è giusta la prima e quindi Concas è un bravo tesoriere ma si è supinamente piegato a questa magra figura per compiacere Muledda che, di fronte alle dimissioni di Claudia Zuncheddu, sta provando ad infangarne il nome e a spennarla come avviene in certi divorzi da gossip;

- la cifra di 3.900 euro presuppone un reddito mensile di 19.500 euro; ma la falsità di questo dato può essere verificata dalle tante inchieste sull’argomento nonché dal sito del Consiglio Regionale dal quale risulta che un consigliere regionale residente in Cagliari percepisce 8.000 euro al mese (maggiorati nel caso della Zuncheddu da un’ indennità di carica che porta la cifra poco sopra i 9.000 euro) tra indennità e compensi (le sole voci citate dallo Statuto Rossomori e di fatto le uniche rientranti nella busta paga);

- si include in questa somma il rimborso forfettario delle spese sostenute per spese di segreteria e rappresentanza per mantenere il rapporto tra eletto ed elettori (3.352 euro mensili) ma queste non sono né indennità né compensi bensì rimborsi spese finalizzati a scopi specifici;

- si include in questa somma il contributo per spese di documentazione, aggiornamento, stampa e strumentazioni tecnologiche (780 euro mensili); ma anche qui si continuano a confondere fischi per fiaschi visto che di nuovo si parla di rimborsi finalizzati non certo alle casse di un partito. Di più: nella richiesta questa somma lievita magicamente da 780 a 2.274 euro. Come è possibile tanta alchimia? Il sito del Consiglio Regionale recita “Al Consigliere Regionale compete un rimborso forfetario annuo, erogato in tre quote, di 9.362,91 euro per spese di documentazione, aggiornamento, stampa e strumentazioni tecnologiche” quindi se la matematica non è un’ opinione 9.362,91/12=780,23. Anche qui ci sono almeno 4 opzioni:

1) Muledda e Concas facendosi supporto l’uno con l’altro non riescono a leggere;

2) Muledda e Concas facendosi supporto l’uno con l’altro riescono a leggere ma non a capire ciò che leggono;

3) Muledda e Concas sommando le rispettive capacità intellettive non riescono a fare una divisione neanche con l’ausilio di calcolatori elettronici;

4) Muledda e Concas sanno leggere, capire e fare le divisioni ma in mala fede cercano interpretazioni fuorvianti per infangare la rivale politica;

- si include nella somma la quota riservata al Gruppo Consiliare “Sel-Comunisti- La Sinistra Sarda - Rossomori” ma si trascura il fatto che queste somme possono essere utilizzate solo per lo svolgimento di attività politiche dietro presentazione di fattura o specifica richiesta  di contributo e che il versamento al Partito auspicato dai nostri due amici è considerato attività illegale dalle leggi vigenti, come dimostrano le diverse inchieste giudiziarie aperte su questo tema;

- si considera come riferimento normativo interno lo Statuto Rossomori (Art. 32) approvato all’atto della costituzione del partito avvenuta nel marzo 2010. Tuttavia, in maniera a dir poco inspiegabile, i due retrodatano la validità della norma a marzo 2009. Ma allora non esisteva né l’articolo, né lo Statuto in quanto non esisteva il Movimento. Tecnicamente, Rossomori era una lista civica regolata da una associazione privata che nulla stabilisce a riguardo nel proprio Statuto. Loro stanno basando la rivendicazione in oggetto su questa norma e loro devono prendere atto che la stessa è in vigore da 11 mesi e non da 23 visto che il regolamento statutario non è retroattivo. Questo è un punto cruciale dal momento che Muledda sostiene di voler addirittura fare ricorso ad azioni legali;

- anche applicando i loro numeri fantasiosi  3.906×23 mesi il risultato (comunque totalmente falso) è di 89.838 mentre loro lo portano in maniera matematicamente incomprensibile a 97.650, un po’ come fanno certi mercanti che annacquano il vino per aumentare il proprio profitto;

- Muledda e Concas sostengono che i versamenti della Zuncheddu ammontano ad oggi a euro 37.471 euro. Ora tenendo conto dell’interpretazione che sto dando io alla faccenda, che oltre ad essere letterale rispetto alle norme era pacifica all’interno del Movimento fino al momento delle dimissioni della Consigliera, la somma dei versamenti dovuti da Claudia Zuncheddu ammonterebbe a 1.800 (euro) x 11 (mesi)= 19.800 euro e quindi sono stati versati volontariamente 17.671 euro in più del dovuto. Ma voglio andare oltre, voglio prendere per buona la loro revisione dell’ultima ora. Ai 19.531 togliamo solo i 3.000 euro del gruppo consiliare (che sarebbe reato girare a Rossomori) e correggiamo il grossolano errore sul calcolo delle spese di documentazione, aggiornamento ecc ecc (come visto sopra 2.274-780=1494). Vediamo allora un pò cosa ci dice questa odiosa scienza chiamata matematica: 19.531-3.000-1.494=15.040, il cui 20% è 3.008 che moltiplicato per gli 11 mesi da cui è in vigore lo Statuto Rossomori fa 3.008×11=33.088: Anche in questo caso i Rossomori superstiti possono beneficiare di un tesoretto di oltre 4.000 euro che bene farebbero ad impiegare per finanziare a Segretario e Tesoriere la partecipazione alla XXV edizione del corso “Le 4 operazioni elementari e l’economia domestica”. O magari un corso di onestà umana e intellettuale.

C’è un’ultima richiesta, stavolta di natura non economica dove la Segreteria Rossomori sconfina nel ridicolo: Claudia Zuncheddu si dovrebbe dimettere dal consiglio in quanto eletta dai Rossomori. Dimenticano che esattamente 2 anni fa Claudia Zuncheddu, consigliera comunale di Cagliari eletta col Psd’Az, abbandonò il partito per passare ai Rossomori e come lei fecero tanti altri amministratori eletti con sigle diverse. Stranamente allora nessuno ebbe nulla da ridire. Eppure il loro slogan recita “La memoria non s’inganna“.

Ora io non credo che Muledda sia a tal punto incapace di fare di conto, cosa che tra l’altro aprirebbe inquietanti interrogativi sui numeri con cui infarcisce le sue analisi politico-economiche. Mi sembra verosimile pensare invece che questa sia una volgare e velenosa patacca creata ad arte per infangare l’immagine di chi sta abbandonando il suo Partito muovendo precise critiche di coerenza politica e trasparenza gestionale. E’opportuno comunque non escludere a priori la prima ipotesi vista la dimensione delle scemenze in campo.

Bene farebbe Muledda a spiegare ai militanti come sono stati spesi i circa 130.000 euro introitati da Rossomori lasciando affrontare alle Federazioni le provinciali del 2010 con la misera somma di 500 euro. Ma forse ciò che non digerisce è proprio il fatto che la consigliera indipendentista abbia presentato una proposta di legge tesa a ridurre i costi della politica a favore dei cittadini e non ad alimentare simili gestioni partitiche.

Andrea Nonne

Le dimissioni di Claudia Zuncheddu viste da vicino.

giovedì, 10 febbraio 2011

zuncheddu_claudia-150x150.jpgOra la meneranno per un mese con la storia del “poco, locos e malunydos”, come se quel conquistatore spagnolo fosse Nostradamus e come se divisioni e scissioni riguardassero solo i sardi. Pazienza, passerà.

Claudia  Zuncheddu lascia i Rossomori; non sarà certo la sola a farlo e, come in tutte le storie di vasi che traboccano, ci sono le gocce che riempiono e quella che fa traboccare. Cominciamo da quest’ultima. Sabato a Tramatza, durante un Consiglio Nazionale Rossomori, Claudia Zuncheddu è stata vittima di un vile, scorretto e volgare attacco di massa. La colpa? Aver intrapreso una decisa battaglia per la trasparenza interna anche relativamente alla gestione dei flussi finanziari. Una consistente fetta dei militanti desiderava che il movimento funzionasse un po’ come un moderno ristorante con cucina a vista dove, non solo i militanti, ma anche i cittadini possono verificare gli ingredienti e le modalità con cui si preparano le ricette da proporre alla società sarda. Da notare che questa richiesta ha acquisito forza anche a seguito del centralismo finanziario imposto dalla Segreteria: da tesoriere della Federazione di Aristanis posso dire che i contributi erogati alla nostra Federazione si limitano a 1.000 euro. Rapportateli ai circa 130.000 che Rossomori ha introitato in  due anni e capirete la dimensione del problema risorse, che non è l’unico.

Perché se il vaso trabocca vuol dire che è stato riempito sino all’orlo e le altre gocce sono di natura prettamente politica. Rossomori nasce con la scissione dal Psd’Az nel momento dell’alleanza con Cappellacci per le elezioni del 2009. In quei  giorni a me e ad altri fu prospettata la possibilità di creare un partito indipendentista e progressista, la possibilità di salvare il sardismo. Ad oggi non solo si può dire che questo obbiettivo è stato disatteso, ma le accuse di sputtanamento del sardismo fatte dal Segretario dei Rossomori ai danni del Psd’Az appaiono quantomeno ridicole. Non mi riferisco all’esperienza consiliare, dove il Psd’Az paga l’imperdonabile appoggio alla disastrosa Giunta Cappellacci (cui tra l’altro partecipa) e dove per due anni i Rossomori hanno beneficiato dall’azione virtuosa e instancabile della Zuncheddu, ma all’elaborazione politica. Rossomori è oggi una succursale del Pd con venature folkloristiche vintage e una base composta in larga parte da non-indipendentisti imbarcati in fretta e furia con promesse evidentemente diverse da quella fatte al sottoscritto e a tanti altri.

Di seguito un breve resoconto di fatti e situazioni da me vissuti in prima persona:

- i fuoriusciti dal Psd’Az di Aristanis, vengono tagliati fuori dalle elezioni del 2009. Si preferisce affidare la preparazione della lista a figure del Pd Oristanese che, per tutta risposta, non presentano nessuna lista;

- un gruppo di 3-4 persone prende la guida degli scissionisti per l’emergenza elettorale del 2009. Si capisc da subito che non era un atto di beneficenza. Quelle stesse persone, terminate le elezioni, si piazzano alla guida del movimento, vi rimangono sino al marzo del 2010 allorquando si legittimano tramite l’elezione per acclamazione del Segretario Gesuino Muledda in una costituente bufala che di fatto, per tempi di preavviso e metodi di gestione, non ha consentito la preparazione di un’alternativa politica. Si sottolinea subito che la carica è provvisoria e che nell’ autunno 2010 si andrà a congresso. Ad oggi Muledda è ancora il Segretario del movimento e nulla si sa sulla data del Congresso;

- nella primavera 2009, alla vigilia delle elezioni europee, Rossomori, unico tra tutte le forze indipendentiste, non chiama i sardi all’astensione come forma di protesta civile contro l’esclusione strutturale dei rappresentanti sardi nel parlamento europeo:  Claudia Zuncheddu, in nome della salvaguardia dell’unità del movimento, si impegna con grande sforzo in una complessa posizione conciliatoria;

- appena eletto per acclamazione il Segretario Muledda chiama tutte le forze del centro sinistra e indipendentiste ad una mobilitazione in difesa della costituzione italiana dimenticando sin da subito di guidare un movimento indipendentista che, per sua natura, ha obbiettivi contrastanti con i principi fondamentali della Carta in oggetto. Notare come anche in questa occasione, con grande sacrificio e spirito unitario, Claudia Zuncheddu cerchi una soluzione di conciliazione rispetto alla gaffe della dirigenza;

- nella primavera 2010 la Federazione di Cagliari appoggia in maniera servile e incondizionata la candidatura di Graziano Milia, non curante della fresca condanna per abuso d’ufficio riportata in appello da quest’ultimo, non curante del forte disagio avvertito da gran parte del movimento e sfociato con tre dimissioni dal Consiglio Nazionale, estromettendo di fatto dall’azione politica del movimento la questione morale e candidandosi a navigare nei peggiori vizi della mala politica italiana;

- la linea politica della segreteria si allontana sempre di più da un indipendentismo moderno, arrampicandosi nell’ipotetica figura della regione associata all’Europa, con conseguente abbandono del concetto di Nazione Sarda e il recupero di un internazionalismo di antica memoria;

- nel dicembre 2010, per le primarie di Cagliari, nonostante la base si fosse espressa sul nome della Zuncheddu, nonostante la stessa avesse offerto la sua disponibilità e nonostante la proposta raccogliesse un crescente consenso trasversale all’esterno del movimento, la Segreteria ostacola in tutti i modi questa possibilità, rifiutandosi di fatto di formulare la richiesta alla Zuncheddu e proponendo addirittura la candidatura di Giuseppe Andreozzi al quale va comunque il mio personale riconoscimento per l’impegno e la dignità che hanno caratterizzato la sua campagna elettorale. Nulla può invece liberare la Segreteria dalla gravissima responsabilità di non aver fatto tutto quanto in suo potere per dare alla città di Cagliari un sindaco indipendentista, responsabilità aggravata dalla sconfitta di Cabras che da’, nelle sue dimensioni, l’idea dell’opportunità persa.

Queste e altre ragioni alla base di quello che succederà nei prossimi giorni. A Claudia va la conferma della mia fiducia oltre al difficile compito di lavorare insieme a tutti gli indipendentisti per far si che questa scissione sia l’ultima. L’ideale indipendentista è arrivato ai giorni nostri grazie al sudore e in alcuni casi al sangue versato da chi ci ha preceduto. Sta a noi dare alla Nazione Sarda il suo posto nel Mediterraneo, nell’Europa, nel Mondo. Pensiamoci bene, la storia non ci aspetta.

Andrea Nonne

Delirium Nonnis. Nella città più sicura dello stato italiano si svendono gli immobili pubblici per un impianto di videosorveglianza.

mercoledì, 8 dicembre 2010

14.jpgChe Oristano fosse una città tanto, per alcuni anche troppo, tranquilla era noto da tanto e a tutti. E’ di pochi giorni fa la pubblicazione del rapporto del Sole 24 Ore sulla qualità della vita nella quale la provincia di Oristano alla voce ordine pubblico conquista addirittura il primo posto.

E’ di oggi invece la notizia che vede l’amministrazione comunale del capoluogo decisa a  installare un impianto di video sorveglianza per le vie del centro. L’operazione, stando alle dichiarazioni rilasciate alla stampa dal Sindaco, verrà finanziata dalla aste immobiliari recentemente bandite dal comune. Ma c’è da dire che il mercato immobiliare è depresso, quindi vendere oggi significa con tutta probabilità svendere. Ma ammettiamo pure che, a causa del massacrante patto di stabilità confezionato da quel signore basso che tre anni e mezzo fa in Piazza Eleonora  si scatenava con la Nonnis al grido di “chi non salta comunista è”,  la Giunta sia giustificata a dismettere il patrimonio dei cittadini. E lungi da me il voler criticare in termini assoluti l’utilità e la necessità dell’investimento. Il problema è un altro, anzi i problemi sono una marea e una Giunta con un minimo di sensibilità e lungimiranza politica dovrebbe capire che, quando le risorse sono scarse, saper riconoscere le priorità diventa fondamentale. Andatelo ora a dire a chi ha i figli fuggiti all’estero in cerca di lavoro, a chi tutti i giorni percorre le strade disastrate, a chi non ha un posto in asilo per i propri bambini, a chi affoga nel nulla culturale proposto da questa politica. Andate a dirlo ai tanti piccoli imprenditori  disperati, magari a quei commercianti che hanno l’attività in quelle vie cui recentemente questa giunta ha esteso le strisce blu. Così, giusto per dare il colpo di grazia ai pochi che ancora resistono e cercano disperatamente di non mandare a puttane una vita di lavoro. Giusto per mantenere in piedi un carrozzone che è ormai una nave guidata da ciechi.

Non ci pensate e sorridete. Da domani potreste essere in Tv.

Andrea Nonne

Foto Andrea Atzori

Proposta shock in Consiglio Regionale. Claudia Zuncheddu propone un taglio radicale agli stipendi dei politici sardi.

lunedì, 29 novembre 2010

zuncheddu_claudia-150x150.jpgLa proposta è senz’altro scioccante, se non altro perché avanzata da un consigliere regionale, ma io non sono affatto sorpreso. Quasi due anni fa, alla vigilia delle elezioni regionali del febbraio 2009, misi in rete il sito lavoltabuona.it realizzato dal webmaster Alessandro Scintu. Il sito conteneva la bozza di una proposta di legge per ridurre i compensi  dei Consiglieri Regionali di circa il 50% portandoli così vicini ai 5000 euro mensili, cifra che corrisponde ad un livello più accettabile o se non altro maggiormente in linea con le medie europee.  Inviai la proposta con invito di adesione a tutti i candidati, direttamente o per il tramite del partito di appartenenza. Come potete ben immaginare, i candidati che aderirono non furono tanti, 25 per la precisione, ma una di loro, Claudia Zuncheddu dei Rosso Mori, venne eletta.

Oggi Claudia Zuncheddu onora il suo impegno con una proposta di legge che, in caso di approvazione, raggiungerebbe il risultato auspicato dall’iniziativa di lavoltabuona.it sul piano economico-quantitativo: una riduzione sostanziale dei compensi dei politici sardi.

Mentre il potere politico sardo risponde con un omertoso silenzio, in attesa probabilmente di rispolverare le sempre verdi accuse di populismo&demagogia, a me piace ragionare sul perché una riforma di questo tipo sia non solo desiderabile ma persino necessaria. Al di la delle sacrosante considerazioni di natura etica, il cui peso aumenta in misura esponenziale in anni di crisi come quelli che stiamo vivendo, la retribuzione faraonica dei nostri politici è una delle principali cause di gravi malanni della nostra economia come l’evasione fiscale, incentivata  dalla disaffezione e dalla sfiducia nei confronti della politica, o i deficit strutturali delle pubbliche amministrazioni, viziate a cascata da questa forma di vampirismo a danno delle finanze pubbliche. Ma soprattutto, mentre la giunta regionale si appresta a varare una finanziaria con massa manovrabile ridotta ai minimi termini, questa sarebbe una riforma che potrebbe  impattare in misura significativa sulla vita dei cittadini. Stiamo parlando di un risparmio annuale di circa 6,5 mln di euro all’anno, soldi che si potrebbero destinare a cose più urgenti e importanti che ingrassare i nostri aministratori, ad esempio:

- sfamare 1.000 persone;

 

- costruire 100 appartamenti;

 

- assumere 300 insegnanti;

 

- assumere 100 medici;

 

- aprire una clinica medica;

 

- aprire una sede universitaria decentrata;

 

- fare un super spot di promozione turistica della Sardegna e trasmetterlo decine di  volte nelle principali Tv Europee;

 

- migliorare servizi, trasporti, strade;

 

- investire in cultura, spettacolo, arte;

 

- contrarre un mutuo ventennale da 90 mln di euro per investire in sviluppo e infrastrutture;

 

- e tanto, tanto altro ancora.

Non ci accusino quindi i nostri politici  di demagogia o populismo se chiediamo loro di adeguare la loro retribuzione a standard più decenti, visto che guadagnano quasi il doppio di Sarkozy e Zapatero e quasi il triplo di un deputato catalano. La battaglia di lavoltabuona.it e di Claudia Zuncheddu in questo momento è la battaglia di tutti i cittadini sardi, che hanno il diritto di avere dei rappresentanti sobri e dediti alla cosa pubblica. Per questo Vi consiglio di far girare questa pagina il più possibile. Grazie.

Andrea Nonne

La Provincia di Pierino

domenica, 21 novembre 2010

 

cbk_004.jpgQualche giorno fa l’Unione Sarda ha pubblicato un bell’articolo di Beppe Meloni che riporto sotto. L’articolo è indubbiamente interessante ma non condivido la contrapposizione che Meloni attua tra i padri della Provincia e gli attuali governanti. In realtà, politicamente, gli uni sono figli degli altri e giunti alla terza generazione raccolgono i frutti tossici di 40 anni di mala semina.

E’ senz’altro vero che ai politici di allora va riconosciuto il merito di aver ottenuto l’istituzione della Provincia, cosa che da una parte ha avuto il merito di dare soggetto politico ad un territorio unico per storia, cultura e identità, dall’altro ha avuto un impatto occupazionale rilevante sul territorio.

Bisogna però constatare che gli stessi politici bravi ad ottenere questi vantaggi, non hanno avuto ne la lungimiranza strategica e ne l’onestà amministrativa per generare quelle dinamiche virtuose che, partendo dall’aumento dei redditi sul territorio, potevano contribuire in maniera decisiva alla costruzione di un tessuto produttivo competitivo e coerente con le vocazioni territoriali.

Le cose sono andate diversamente e le risorse conquistate sono state il fulcro di una mala politica clientelare buona solo a costruire una serie di feudi che tutt’ora resistono  e che creano intorno a loro un vuoto sociale, culturale, politico ed economico. Non sorprendiamoci dunque se ci ritroviamo a vivere  la squallida realtà che bene descrive Meloni nell’articolo.

Una crisi economica che nell’Oristanese dura da trent’anni

Martedì 16 novembre 2010

«A due anni di distanza dall’inizio della gravissima crisi economica e finanziaria che ha sconvolto il mondo intero, il territorio della provincia di Oristano è ancora in attesa di buone nuove».

Così l’incipit della lettera-protesta di Antonello Garau, presidente della Confindustria oristanese, pubblicata due settimane fa sulle colonne di questo giornale e rivolta anche al presidente della Giunta regionale.

Sono passati più di trent’anni e sembra ieri. Ma l’istituzione della Provincia, che oltre a una sistemazione delle competenze territoriali e amministrative, doveva servire a ritagliare, come era nei voti dei padri - nobili Corrias, Canalis, Muretti, Loy, Abis, per Oristano e il suo territorio un ruolo forte, diverso e più incisivo, più visibile sulla scena politica regionale, pare proprio non sia servita a nulla.

Se è vero che oggi, facendo i conti con quella determinante fase storica del nostro passato, dobbiamo ancora una volta amaramente registrare una seria e profonda involuzione politica e sociale, che isola e penalizza sempre di più l’Oristanese nelle scelte di fondo della politica regionale.

Gli indicatori finanziari segnalano una crisi profonda praticamente in tutti i settori economici: dall’agroalimentare al commercio al turismo, con gravi risvolti nell’edilizia da tempo bloccata. E quando in una città come Oristano, con un Piano urbanistico comunale ancora in gestazione da oltre quarant’anni, e con il Piano casa tutto da realizzare, si ferma l’edilizia, tutto si blocca e la città rischia lentamente di morire.

In mezzo a tanto squallore protestare e piangersi addosso, cosa che comunque sappiamo fare molto bene, non basta più. Tutto questo è il risultato della politica di quest’ultimo decennio che continua ad affidare ai cosiddetti tecnici ed esperti senza fissa dimora, e a consulenti di dubbia qualità e ad alto costo, la programmazione del territorio provinciale.

Correggersi, strada facendo e in democrazia, è sempre possibile, e nel caso di Oristano forse lo è ancora di più. A patto che questa vecchia e cara città, che a tratti sembra indifferente e distratta, ma spesso anche un po’ ruffiana, trovi almeno una volta la forza di reagire a uno spettacolo squallido e senza fine, fatto di mediocrità e decadenza.

BEPPE MELONI

Il vento di Sardegna conquista gli oceani e anche la Volkswagen capisce che la Sardegna è una nazione

domenica, 14 novembre 2010

1111739_murasurf.jpgRaramente un’ edizione dell’Unione Sarda mi è piaciuta come quella di questo venerdì.

 La pagina 7 è completamente dedicata alle esaltanti gesta di Andrea Mura, il grande velista cagliaritano che, nonostante diverse avversità, sta dominando la Route du Rhum, terribile regata in solitario attraverso l’ Atlantico. Durante l’emozionante racconto Andrea Mura spiega che, nell’ ambiente internazionale che caratterizza la competizione, viene identificato come “il sardo” e non come “l’italiano”, cosa che suscita il suo massimo apprezzamento. Senza voler dare intenzioni politiche alla frase del campione sardo che solca i mari con una barca la cui livrea esalta al massimo il suo senso di appartenenza, trovo notevole che la differenza tra Italia e Sardegna venga enfatizzata da chi non vede certo il mare come un ostacolo o una barriera.

sa-passat-noaashx.jpgAlla fine del quotidiano, nella cosiddetta quarta copertina riservata alle pubblicità più prestigiose, mi imbatto in qualcosa che non mi era ancora capitato di vedere in tanti anni passati a studiare il marketing e la pubblicità. L’annuncio presenta la nuova Passat, prestigiosa berlina Volkswagen, usando esclusivamente la lingua sarda campidanese. Il pretesto è dato dal fatto che la vettura è stata presentata al mondo in Sardegna, ma sicuramente il significato di questa scelta va ben oltre. In pubblicità, l’utilizzo diverso da quello della lingua ufficiale e “dominante” ha sempre intenti precisi. Ad esempio latino e greco vengono spesso utilizzati per trasmettere l’idea dell’eternità, l’inglese per comunicare modernità, appartenenza internazionale e per fare cool. Il tedesco sarebbe stato perfetto per comunicare le storiche doti di affidabilità e solidità del marchio (cosa riscontrabile nel payoff  “Das auto”) ma evidentemente l’obbiettivo dell’annuncio, realizzato con tutta probabilità dall’ufficio marketing italiano del gruppo, era un altro: utilizzare la vera lingua dei sardi, quella riservata alle emozioni più profonde, per costruire un legame con il marchio e con il prodotto. Il sardo, dopo decenni di feroce repressione, dopo essere stato declassato a gergo per le volgarità, o nel migliore dei casi per l’ilarità, dopo numerosi frustranti  e fallimentari tentativi di un reinserimento tramite la scuola, fa questa comparsa così, un po’ a sorpresa, nell’elegante campagna di uno dei marchi più famosi del pianeta. Ma soprattutto rompe il tabù che sconsigliava l’uso della nostra lingua persino per la promozione dei prodotti locali, che la condannava alla lontananza dai simboli della modernità e della comunicazione globale. Perché se Volkswagen parla in sardo, può farlo anche Cartier, Apple o Nike e soprattutto possono farlo i sardi, tutti, anche quelli che per esistere aspettano sempre il permesso da fuori. Basta guardarla un attimo questa pagina. Non fa ridere come un video di iscallonarasa, non ha la stranezza delle t-shirt esposte negli aeroporti e nei centri commerciali. Semplicemente esiste, vive. Come fa una qualsiasi lingua. Come fa una qualsiasi nazione.

Andrea Nonne

I signori dell’oro di Furtei

mercoledì, 10 novembre 2010

Venerdi’ a Sanluri si terrà un dibattito sul disastro creato a Furtei dalla Sardinia Gold Mining guidata anche dal nostro Presidente Babbeugo Cappellacci. Un’ importante occasione per riflettere su quanto è diventato profondo il legame tra speculazione e potere politico in Sardegna.

 

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Chiedere scusa ai pastori

venerdì, 5 novembre 2010

giuseppe-sciuti-ingresso-trionfale-di-giommaria-angioy-a-sassari-1879.jpgL’ Mps guidato da Felice Floris ha raggiunto un accordo con la giunta regionale. Che questo accordo sia buono o no, non sta a me dirlo; l’organizzazione di Floris ha raggiunto l’obbiettivo che si era prefissato.

Di fronte a ciò, emergono in maniera prepotente due dati di fatto. Il primo è che l’organizzazione di Floris non aveva carattere eversivo e violento come qualcuno ha detto. Infatti, nonostante da giorni un folto sciame di cugurre fosse impegnato a pronosticare rivolte sanguinose finalizzate a rovesciare le istituzioni in uno scenario da apocalisse, non è successo niente; l’accordo si è fatto senza bisogno di manifestazioni e i giornali hanno immortalato la stretta di mano tra Floris e il babbeo. In fin dei conti l’unica violenza registrata è stata quella subita dai pastori per “mano” delle forze dell’ordine e il bollettino di quell’azione punitiva è tristemente noto. Il secondo dato di fatto, che di nuovo contraddice clamorosamente le cugurre, è che il Mps non agiva per secondi fini politici ma solo per i propri scopi associativi: ottenere degli interventi di sostegno al settore ovino. Raggiunto lo scopo cessata la protesta.

L’Mps è stato calunniato in maniera così squallida per tanti motivi: giustificare le disastrose politiche di giunta e maggioranza, ribaltare le responsabilità a seguito del pestaggio contro i pastori, isolare Claudia Zuncheddu, rea di essere stata l’unica persona in consiglio ad avere la fiducia dei pastori, e tanto altro ancora.

Sarò ripetitivo ma il 28 di Aprile quando si celebrerà Sa Die de Sa Sardigna guarderò cosa faranno, diranno o scriveranno quei signori. Perchè oggi, come allora, i dominatori stranieri rubano i nostri soldi, la classe politica sarda resta immobile e il popolo, affamato, scende a protestare a Cagliari. Qualcuno ha mostrato da che parte usa schierarsi in queste situazioni. Ricordiamocelo il 28 di Aprile.

Andrea Nonne


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