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Salviamo l’Europa per l’indipendenza

sabato, 3 dicembre 2011
Riportiamo la versione integrale di un articolo di Giuseppe Melis pubblicato su Sardegna Quotidiano del 3/12/2011

sard-ue.jpgChi naviga in Internet in questi giorni può leggere di una violentissima campagna, mai sperimentata prima, contro l’euro e contro l’Unione europea, rei di aver creato la situazione di crisi nella quale ci troviamo. Secondo tali posizioni, addirittura, si dovrebbe tornare alle monete nazionali e magari alla stessa distruzione dell’UE cosicché ogni Stato nazionale sia “libero” di fare ciò che meglio crede, per esempio, in termini di politiche monetarie che, nella mente di chi ha vissuto quegli anni, significa “svalutazione” per rendere le esportazioni più competitive.

Per queste stesse persone le parole di Monti che dice “Non vediamo i vincoli europei come un’imposizione. Non c’è un “loro” e un “noi”: l’Europa siamo noi” hanno rappresentato un vero e proprio scandalo. Quando poi ha affermato che “i passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario” c’è chi, fraintendendo ad arte tali parole, reputa che si tratterebbe di “cessioni di sovranità popolare all’Europa dei banchieri” come si può leggere su un video che circola su Youtube.

Chi sostiene ciò dimentica che la stessa Costituzione all’articolo 11 recita: “L’Italia (…) consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Questo vuol dire che la partecipazione dell’Italia al processo di integrazione europea discende proprio da questo articolo e non dalle fisime contingenti di un qualsiasi Presidente del Consiglio.

Peraltro, l’auspicio di Monti è condivisibile e coerente con una prospettiva sistemica: egli infatti riconosce la necessità di una configurazione delle Istituzioni politiche articolata su più livelli cosa che, sia nei Trattati comunitari che oramai anche nel contesto Italiano, trova fondamento scientifico nell’applicazione del “principio di sussidiarietà”, in base al quale il potere risiede in capo ai cittadini che individuano però livelli di decisione diversi in relazione all’ampiezza dei problemi da affrontare e dell’efficacia degli interventi da adottare. L’altra precisazione è che non c’è nel discorso di Monti alcuna cessione di “sovranità popolare” dal momento che in quanto cittadini dell’UE (come stabilito nei Trattati) noi siamo parte della stessa UE e pertanto esercitiamo la nostra sovranità di cittadini anche nell’UE quando per esempio andiamo a votare per il Parlamento Europeo. Il problema è che tale diritto non è concesso anche per altre Istituzioni che indubbiamente vanno rese più democratiche, ma non cancellate.

Pensare ad un contesto politico istituzionale multilivello nel quale sia garantita per ciascuno di essi la partecipazione popolare e il rispetto del processo democratico, non è una cosa senza senso; anzi, è ascientifico, senza senso e addirittura pericoloso, pensare che ci debba essere un unico livello di decisione politica, sia esso a livello macro o micro, dal momento che esso rappresenterebbe una mistificazione della realtà e una semplificazione della complessità. Di fronte a una tale rigidità, infatti, il rischio di contrapposizioni non solo politico-ideologiche ma sociali, razziali, geografiche, religiose, ecc. porterebbe l’umanità verso il collasso. Ed è proprio in questo quadro tutt’altro che vicino che ha senso sia la battaglia politica per l’indipendenza della Sardegna, sia quella per la costituzione della Federazione dei popoli europei, che si otterrebbe proprio attraverso il trasferimento di poteri dagli attuali Stati nazionali (indicati dall’allora Presidente della Repubblica Luigi Einaudi “polvere senza sostanza”) da un lato ad entità infra-statuali e dall’altro all’UE, consentendo in questo modo, per esempio, di ricondurre il potere sulle decisioni monetarie all’ambito politico e permettendo alla BCE di svolgere le funzioni di prestatore di ultima istanza.

Vero è che, purtroppo, da diversi anni a questa parte il processo di integrazione ha smarrito la bussola dell’idea federalista di Altiero Spinelli e degli altri Padri fondatori, al punto che si assiste oggi all’esercizio di poteri da parte di singoli Stati nazionali (Asse franco-tedesco) non compatibili neppure con quanto stabilito dagli attuali Trattati.

Orbene, di fronte a tutto ciò, mentre sarebbe auspicabile un fronte popolare forte e coeso per chiedere a gran voce la trasformazione dell’UE in una Federazione democratica con poteri che i cittadini europei possono esercitare con riferimento a tutte le Istituzioni, sembra prevalere, purtroppo, l’irrazionale e consueto atteggiamento del “chiudiamoci a riccio”, del tornare a “su connotu” del piccolo recinto domestico dal quale ci sembra di poter meglio controllare ciò che accade intorno, senza rendersi conto che in questo modo si lascia carta bianca a chi invece vuole speculare e continua a farlo, a chi vuole prevaricare e continua a farlo. La politica dello “struzzo”, da chiunque provenga non ha mai pagato, anzi ha acuito le differenze sociali, culturali ed economiche. Perché non indignarsi anche per tutto questo e cercare di fare squadra con chi vuole davvero cambiare il mondo in un senso più equo, solidale e sostenibile?

 

Giuseppe Melis

Docente di Marketing all’Università di Cagliari

 

L’isola senza Stato che sogna l’Europa

domenica, 27 novembre 2011

da Sardegna Quotidiano del 4/11/2011

european_union_member_countries.jpgTutte le volte che sento qualcuno equiparare l’indipendentismo sardo ad un processo separatista anti-storico mi viene in mente Benito Mussolini: correva l’anno 1922 quando il Duce lanciava le suddette accuse al Psd ’Az a seguito di un articolo pubblicato sul Solco da Luigi Battista Puggioni. In verità, l’articolo del giornale sardista tutto era tranne che separatista se si pensa che ciò che l’autore teorizzava, sulla scia di Egidio Pilia, era la nascita di una Federazione Mediterranea capace di riunire Sardegna, Corsica, Baleari, Catalogna e Sicilia nella loro aspirazione all’auto governo rispetto al soffocante egemonismo degli Stati Nazionali. Anche se questo proto-indipendentismo appariva talvolta immaturo e spesso confuso con il federalismo e l’autonomismo, oggi che l’idea di Europa è messa in crisi proprio dal comportamento di questi agonizzanti Stati Nazionali, fa un certo effetto scoprire questi nostri avi tra i precursori di quella vision tanto diffusa tra i costituenti dell’Ue quanto latitante tra chi oggi, purtroppo, ne decide in gran parte le sorti. Di questi tempi è frequente sentire critiche verso le politiche economiche prevalenti, mentre in pochi mettono sotto esame l’attuale assetto istituzionale degli Stati nazionali. Se infatti proviamo a spostare l ’attenzione dal contenuto al contenitore, ci accorgiamo subito che gli Stati Nazionali sono strutture pensate nell’Ottocento per far fronte ai problemi di quell’epoca, e che col tempo sono divenute sempre più inefficaci rispetto alla nuove necessità. In particolare, queste strutture si sono rivelate troppo grandi per tutelare i diritti e le identità dei popoli/nazioni e troppo piccole per governare le problematiche globali. Nel contempo, essi si rivelano sempre più incapaci di stimolare una partecipazione popolare ai processi di governo democratico oltre che suscettibili all’influenza delle grandi oligarchie economiche. Questi Stati, spesso appesantiti da enormi debiti e gestioni miopi, oggi, con i loro comportamenti, mettono a rischio l’idea stessa di Ue che pure ha garantito fino ad oggi condizioni di pace tra i popoli europei che mai la storia aveva sperimentato prima. È bene quindi non dimenticare che oggi il futuro dell’Ue e l’autodeterminazione delle Nazioni senza Stato sono due facce della stessa medaglia, in quanto entrambe sono minacciate dagli stessi egoismi nazionali totalizzanti delle grandi vecchie potenze europee. La Sardegna insieme alle altre Nazioni senza Stato ha quindi oggi interesse a costruire e partecipare ad un’Ue realmente democratica sulla base di pari diritti e regole condivise. Mi sia permesso infine di chiudere citando un altro grande indipendentista ed europeista sardo, Antonio Simon Mossa, il quale faceva spesso riferimento ad una grande comunità di popoli senza Stato, una comunità di decine di milioni di abitanti, che unendosi nella lotta per la comune esigenza dell’autogoverno avrebbe potuto avere un ruolo determinante nella creazione dell’Europa dei popoli. Simon Mossa, che tra gli altri ha il non trascurabile merito di mettere d’accordo l’indipendentismo sardista con quello non sardista, definiva il sardismo come un’ideologia per l’Europa e per il mondo, fotografando con questa brillante definizione la comunanza di problemi ed esigenze vissuti da quei popoli entrati nella modernità non come soggetti ma come oggetti. L’intellettuale sassarese diffidava inoltre dal seguire la strada dell’Europa degli Stati nazionali prevedendo che avrebbe portato ad un’Europa oligarchica dominata dai potentati delle grandi famiglie e delle multinazionali. Oggi quest’ultima intuizione, purtroppo inascoltata, ci pone di fronte alla consapevolezza dei tanti errori che si son commessi, ma continua ad indicarci la strada da percorrere.

Andrea Nonne

Esclusivo: Oristano è governata dagli alieni. Parola di David Icke.

mercoledì, 10 agosto 2011

di Andrea Nonne

 

David Icke è uno scrittore britannico famoso per una tesi complottista/fantascientifica secondo la quale il mondo è governato da una razza aliena nota come razza dei rettiliani. In questi giorni Icke ha clamorosamente rivelato che gli alieni da decenni progettano l’invasione della terra tramite Oristano attraverso la cooptazione e il controllo delle classi  politiche. In questi giorni soggiorna nel Sinis e siamo riusciti ad intervistarlo.

Mr Icke, che ci dice degli alieni?

Dico che governano il mondo ma non nel modo in cui ho sempre pensato. I rettiliani non sono tra noi ma comandano i nostri governanti. L’epicentro di questo rapporto non è però Washington o Londra, come ho sempre sostenuto, ma Oristano e i governanti in contatto con gli alieni non sono Obama o Blair ma i vostri politici tipo Onida, De Seenen, Pes, Barberio, Nonnis ecc ecc.

Oristano? Non le sembra assurdo?

Assurdo è cercare spiegazioni razionali al modo caprino in cui siete governati, come fa lei in questo blog. Ad esempio guardi la news di questi giorni: il vostro sindaco Angela Nonnis è diventato assessore regionale ai lavori pubblici, proprio lei che ha guidato la città con le strade più disastrate di tutto l’occidente.

Continui.

Vede il fatto è che quelle voragini nell’asfalto, che sfasciano le vostre auto e che voi attribuite alla cattiva amministrazione, sono in realtà avvallamenti specificamente realizzati per accogliere le pedane degli Ufo facilitandone l’atterraggio. Ora gli alieni hanno mandato la Nonnis ai lavori pubblici per fare gli avvallamenti in tutte le strade della Sardegna, mica è li per occuparsi della Sassari/Olbia.

Ma quindi lei sta dicendo che è d’accordo anche Cappellacci?

Certo, il virus è partito da Oristano ma si sta diffondendo in tutta la Sardegna. Sa che ormai nelle stazioni intergalattiche il vostro governatore è soprannominato UFO Cappellacci. E poi per cosa pensa abbia rotto con Berlusconi?

Beh vertenza entrate, flotta sarda.

Flotta certo, ma flotta aliena. LORO (questo è il nome degli alieni ndr) odiano Berlusconi perchè le emissioni delle sue Tv disturbano gli atterraggi delle navicelle spaziali.

Torniamo a Oristano. Ci sono altri indizi?

Assolutamente si, anche i sensi unici di Sa Rodia sono voluti dagli alieni; pare che questi ultimi si rilassino nel vedere le lucettine delle vostre automobili mentre girate in tondo come dei pirla e Angela ha voluto quei piccoli labirinti per conciliare il sonno dei suoi amici spaziali. Per lo stesso motivo in questi anni avete assistito al boicottaggio di Torregrande portato avanti tramite l’erba ad altezza d’uomo a bordo spiaggia, i parcheggi a pagamento e gli schieramenti di forze dell’ordine stile Baghdad-Kabul.

Torregrande? Che fastidio da agli alieni?

Il tragitto che collega la città alla borgata marina è composto da un lungo rettilineo e, come abbiamo visto, gli alieni amano vedere le macchine in perenne moto rotatorio, non sia mai che poi comincino a soffrire di insonnia e ci annientino come topi. Per lo stesso motivo a Oristano ci sono più rotonde che macchine. Ma la ciliegina sulla torta per LORO è il completamento della rotonda di Piazza Mannu.

Eh no Icke lei vede alieni dappertutto, la rotonda di Piazza Mannu è un omaggio agli Arborea e alla loro gloriosa storia.

Si certo, allora mi spieghi come mai gli hanno tributato un omaggio a due passi dal punto in cui la loro Reggia è stata oltraggiosamente trasformata in un carcere. E poi questa giunta ha ridicolizzato la figura di Eleonora paragonandola alle donne del Risorgimento italiano. Si rende conto: lei che ha combattuto tutta la vita per la libertà e la sovranità della Sardegna inserita nel contesto in cui la stessa Sardegna ha perso la sovranità. Lei stesso ha denunciato tali vicende in questo blog se non sbaglio.

Beh si in effetti; ma allora cosa rappresenta la decorazione?

Semplicissimo. Un Alieno, un esemplare di LORO.

img_0056.JPG Scusi Icke, di nuovo non la seguo.

Ha mai provato a rovesciare la figura? Quelle che vi sembrano radici sono le antenne che tutti gli alieni hanno in testa. Attaccati al busto troviamo sei arti verdi: quattro braccia e due gambe. Infine in basso, sempre in green style, troviamo un pene circondato da sei testicoli.

Bah.

In più come si può notare lo stemma non è fatto in 3d, per essere visto da passanti e automobilisti ma è indiscutibilmente progettato per una vista dall’alto.

Questo è vero.

Certo che è vero, pensi a come godono gli extra-terrestri: una loro icona celebrativa circondata da un perenne moto circolare di fari d’auto. Oristano è davvero una città a misura di alieno. Che poi per voi arborensi questa è una passione: gli altri territori cercano di attirare turisti, investimenti, voi cercate di attrarre gli alieni. Pensi a Cuglieri, che vari decenni fa, con questo film ha suggerito a LORO uno sbarco paesaggistico a S’Archittu, proprio sopra l’arco.

Icke ma lei punta il dito sempre su esponenti del centro-destra. Sarà mica comunista?

No no, è solo che ultimamente hanno governato di più ma non si preoccupi, gli alieni lavorano da tempo anche nelle file delle opposizioni. Ha visto quanti Sanna (Gianvalerio, Alberto, Efisio, Gianni, Emanuele ndr) eletti nelle file del Pd Oristanese negli ultimi anni? E’ evidente, gli extraterrestri hanno trovato un gene compatibile su cui lavorare per preservare i loro progetti in caso di vento rosso.

E gli indipendentisti?

No, non penso che gli alieni siano interessati a gente che aspira ad autogovernarsi, anzi sa che le dico: quando Oristano sarà invasa saranno i primi ad essere spazzati via. Però anche in quest’area politica c’è uno che si chiama Sanna (Frantziscu ndr), chissà magari anche lui ha il gene UFO-compatibile.

Sarò sincero, tutto ciò che dice mi sembra poco per supportare una tesi simile. 

Ma infatti c’è dell’altro. Fenosu ad esempio, è stato progettato in maniera da naufragare subito per non disturbare il traffico UFO prossimo venturo; e poi vi siete mai chiesti come mai siete gli unici sfigati a non avere un minimo di turismo estivo nonostante le vostre coste siano tra le più belle?

Dica. 

Semplice, LORO hanno scelto di sbarcare tra voi Oristanesi e quindi non vogliono altre etnie non sperimentate tra i piedi. Ora però UFO Cappellacci ha fiutato l’opportunità: sostituire Berlusconi con i signori del cosmo. La trattativa è in corso già da mesi, per questo gli alieni hanno cominciato a deviare i flussi turistici lasciando a secco le vostre coste, devono studiare le varie comunità senza contaminazioni turistiche. Con la nomina della Nonnis poi, Cappallecci ha messo a segno un colpo da maestro. Il Vostro sindaco è il maggior rappresentante degli alieni in Sardegna e con questa mossa Cappellacci potrebbe convincerli ad atterrare su Cagliari. Pensi, dopo l’aeroporto, la zona franca e le infrastrutture Cagliari vi soffierebbe da sotto il naso pure gli extra-terrestri.

Beh, meglio no?

Insomma, mica tanto. Se non arrivano LORO chi vi libererà dai politici oristanesi?

 

Grandeovest.com ringrazia David Icke per aver prestato inconsapevolemente il suo nome a questo gioco, sperando che ciò possa essere utile a digerire più facilmente le vicende della politica Oristanese alla vigilia di Ferragosto.

Muledda e Maninchedda si corteggiano all’ombra del “sovranismo”, parola che potrebbe decidere le prossime elezioni sarde. Con due nuovi quotidiani in rampa di lancio.

domenica, 12 giugno 2011

cons-reg-sar.jpgLa parola sovranismo deve avere doti magiche se è vero che riesce a mettere d’amore e d’accordo due persone come Gesuino Muledda, segretario dei Rossomori, e Paolo Maninchedda consigliere regionale Psd’Az. Lo scenario in cui si stanno svolgendo i fatti  è il sito sardegnaeliberta.it il cui amministratore è proprio Maninchedda che, apparentemente, ha lanciato il primo sasso con quest’articolo del 31 marzo dove auspica la formazione di una coalizione “sovranista” che includa oltre al Psd’Az  ProgRes, Rossomori,  Riformatori, Udc e le parti di Pd e Pdl più sensibili ai temi dell’autogoverno. Il consigliere sardista ha poi ripreso il tema in altri articoli del sito. Le risposte non si sono fatte attendere: se da un lato Franciscu Sedda si è prudentemente limitato a  puntualizzare, cosa finora non scontata, che la sovranità di cui è utile discutere è la sovranità nazionale sarda, ben più calorosa sembra essere la reazione suscitata in ambito Rossomori. Da qualche giorno, infatti, gli articoli pubblicati da Maninchedda vengono commentati da un utente che si firma Rossomori con tanto di link al sito ufficiale del partito. I commenti mostrano condivisione e apertura rispetto ai ragionamenti del consigliere sardista. Per onestà non possiamo escludere la remota possibilità che i commenti siano inseriti da un anonimo burlone anche se, da quello che leggo, mi sembra di riconoscere chiaramente l’argomentare tipico di Gesuino Muledda o al limite di Paolo Mureddu, assessore nella giunta Milia e strettissimo collaboratore di Muledda. Ora forse molti potrebbero trovare normale tutto ciò: Maninchedda lancia un invito e la Segreteria Rossomori risponde. Io però so che l’attuale segreteria di Rossomori non fa mai nulla per caso, specie quando si tratta di alleanze e contrapposizioni. Mi spiego meglio. Dal settembre 2009 al novembre 2010, quindi in un arco di tempo di quattordici mesi, sul sito Rossomori sono stati pubblicati ventisei articoli in cui si parla di Maninchedda. Se si escludono alcuni di articoli di Mureddu, della Zuncheddu, di Carlo Mannoni e uno del sottoscritto, i restanti articoli sono firmati tutti da Muledda che colpisce Maninchedda con sarcasmo sprezzante e spesso volgare. Ventisei articoli per un sito aggiornato con scarsa frequenza come rossomori.eu sono un record o forse è meglio dire un ossessione. Da novembre 2010, però, Muledda e il sito Rossomori smettono di pubblicare articoli riguardanti Maninchedda in maniera tanto improvvisa e misteriosa da ricordare l’enigma dell’Isola di Pasqua, nella quale gli abitanti interruppero di colpo la costruizione dei maoi, gigantesche statue di pietra che per secoli avevano eretto in ogni angolo della loro terra. Visto e considerato che l’oggetto delle critiche cui era sottoposto Maninchedda risiede nella sua permanenza pur polemica nella maggioranza di centro-destra e visto che questa situazione non è mutata, o se è mutata ciò è avvenuto molto prima del cessate il fuoco di Muledda, la spiegazione va cercata al di fuori dei due partiti sardisti e tirando in ballo Renato Soru. Se infatti si considera che Maninchedda ha in quest’ultimo anno operato una graduale ma notevole rivalutazione del Soru politico e se si aggiunge che Muledda e Mureddu hanno sempre guidato i Rossomori in piena sintonia con le esigenze di Soru, al punto da far perdere al partito un consigliere e un assessore alle provinciali 2010 (Nuoro) e una probabile candidata sindaco alle recenti elezioni cagliaritane, si capisce chiaramente che quella che si sta giocando è una partita che potrebbe decidere le prossime elezioni nazionali sarde. La trattativa, che Muledda sta gestendo per Soru, è infatti articolata in questo modo: Maninchedda auspica la nascita di una colazione con forte matrice centrista che in nome della sovranità possa amalgamare Psd’Az, Riformatori, Udc, porzioni di Fli e Pdl, parte del Pd, ProgRes e Rossomori. Viceversa Soru, forte della sua recente assoluzione nel caso Saatchi, del ridimensionamento di Cabras e della contemporanea risalita del centro-sinistra e della sua immagine, punta con decisione ad un progressivo deterioramento della Giunta Cappellacci per assicurare il successo di una coalizione progressista contaminata di sardismo, che è un pò l’idea che ha caratterizzato tutta la sua storia politica. Anzi la verità è che Soru vede il sardismo come un’ amante di cui è innamorato mentre è costretto a vivere con una moglie che non ama, una moglie chiamata Pd. Questo matrimonio è obbligatorio per un imprenditore che vive a contatto con un capitalismo mafioso come quello italiano, ma Soru oggi spera di essere l’artefice della riunificazione di quel sardismo che due anni e mezzo fa si è diviso proprio intorno alla sua figura. A fare da sfondo a queste vicende la nascita di due nuovi quotidiani: uno di stampo progressista denominato “Sardegna 24″sponsorizzato da Soru e diretto da Bellu, l’altro, più difficile da catalogare, sarà promosso dagli ex lavoratori del gruppo e-polis e guarda caso benificerà della collaborazione di Maninchedda.

Dare un parere su tutto ciò è difficile. Una cosa certa è che, se mai si dovesse verificare questa unione, ciò avverrà all’interno di una coalizione di centro sinistra. In generale poi non so quanto queste strategia possa far bene ad una Sardegna intesa come Nazione e desiderata come stato. Io sarei favorevole ad una coalizione di larghe intese che si ponga obbiettivi minimi condivisi come la lotta per il riconoscimento dello status di nazione, la sovranità fiscale, energetica e scolastica; ma questi obbiettivi, in quanto minimi, dovrebbero essere perseguiti senza alcuna esitazione ed è proprio su questo che ho qualche dubbio.  Il sardismo di cui Soru è innamorato è quello Lussiano, quello che si scontra con Roma per proiettarsi verso l’Italia e in quanto tale non é nè il sardismo migliore nè il più autentico nè il più attuale. D’altra parte Muledda ha più volte esplicitato la sua idea di sovranità nel suoi documenti politici. Ho sempre sostenuto che l’espressione “Soberania est indipendentzia”, tanto cara al segretario Rossomori, è la prima parte di un sillogismo in cui la parola indipendenza è destinata a sparire in quanto, equivalendo alla parola sovranità, pronunciare la seconda equivale a pronunciare la prima. Ma è proprio nei ragionamenti di Muledda che questa sovranità si risolve in una sorta di indipendenza sostanziale (che in quanto non formale risulta non statale e quindi non è un indipendenza), in una concettualizzazione della non-dipendenza per sfociare infine nella fattispecie normativa della regione associata all’Europa che però, si badi bene, è una fattispecie che non esiste e in quanto tale più utopistica di qualsiasi ipotesi indipendentista. Del resto Paolo Muredddu, intervistato durante i festeggiamenti per la vittoria di Zedda, si è espresso più o meno così: “noi non siamo indipendentisti, non ce ne facciamo niente di un altro staterello, noi siamo “sovranisti”. Ho inoltre notizia, da persone interne al movimento, che il prossimo congresso sancirà la fine di ogni aspirazione indipendentista. C’è poi Maninchedda che definisce il sovranismo come un passo avanti rispetto all’autonomismo e un passo indietro rispetto al pieno indipendentismo. Mi lascia perplesso che a parlare di passi indietro sia proprio la persona che, al di là di qualsiasi altra considerazione, ha portato il Psd’Az in doppia cifra con un linguaggio realmente indipendentista, che dalla presidenza della commissione bilancio ha più volte parlato di conti che consentirebbero subito un’ indipendenza economicamente sostenibile e che evidenzia il fatto che gli introiti fiscali derivanti dalle imprese sono prossimi allo zero, cosa che apre la strada a prospettive di riduzione della pressione fiscale quanto mai urgenti.

Mi chiedo se forse non sia più urgente dedicarsi, insieme agli altri indipendentisti, all’organizzazione di un progetto moderno, concreto e credibile. Un vero partito della Nazione sarda capace, per organizzazione, elaborazione e immagine, di combattere il bipolarismo italiano. Certo non è una proposta vincente per le prossime elezioni. Ma le prove che governare in questi contesti non avvicini all’indipendenza cominciano ad essere abbastanza ingombranti e se veramente si vuole fare piazza pulita del bipolarismo italiano sarebbe il caso di cominciare a costruirla davvero questa forza realmente alternativa.

Andrea Nonne


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