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La nuova bolla speculativa americana che terrorizza Obama e il mondo. Urge una Tobin Tax globale

martedì, 13 marzo 2012

wsjsp.gif Questa grafico mi mette i brividi ogni volta che lo guardo perchè mostra il folle livello di crescita della borsa americana negli ultimi mesi. Infatti, mentre l’economia reale continua a soffrire le pene dell’inferno in quasi tutto l’occidente, il Dow Jones ha raggiunto i valori pre-crisi subprime dell’estate 2008 mentre il Nasdaq ha superato già da un pezzo il suo massimo degli ultimi 10 anni trainata dalla crescita vertiginosa di titoli come Apple che è vicina a triplicare il suo valore pre-crisi. Ora mentre tanti economisti filosofi dell’ottimismo si perdono in deliranti previsioni di crescita infinita ( ma non preoccupatevi sono gli stessi economisti che non avevano previsto nè  la bolla della new economy nè quella dei mutui nè la crisi estiva dei debiti sovrani) io sono certo che siamo di fronte ad una nuova bolla e pure bella grossa. Le leggi che regolano i mercati azionari vogliono infatti che ad ogni massimo segua un minimo e che più è ripida e lunga la salita più lo sia la successiva discesa. Questa divergenza tra l’economia reale e l’euforia degli indici borsistici unita al fatto che da diverse sedute gli stessi sono fermi e indifferenti a qualsiasi notizia (in gergo borsistico si muovono in laterale) non lascia dubbi in proposito: stiamo assistendo alla classica quiete prima della tempesta.

In questa situazione gli scenari ribassisti che realisticamente si possono ipotizzare sono due: uno moderatamente ottimista e l’altro decisamente pessimista. Nello scenario moderatamente ottimista Wall Street stornerà gradualmente la sua euforia mantenendosi su livelli comunque elevati, ma raffredderà l’attuale spinta propulsiva e tenderà a riavvicinarsi alle condizioni di un’ economia reale che comunque sembra fuori dalla fase più critica. Nello scenario decisamente pessimista la borsa americana crollerà rovinosamente all’annuncio di una brutta notizia, tipo un aggravamento delle tensioni in Medio Oriente o il fallimento di una big company, trascinando nuovamente nel baratro l’economia mondiale. Queste previsioni son valide almeno sino a novembre quando gli Usa andranno al voto. Nella prima ipotesi infatti Obama avrebbe gioco facile vista le debolezza degli sfidanti repubblicani e alla luce dei piccoli ma continui progressi dell’economia americana, mentre nella seconda ipotesi vedrebbe le sue speranze ridotte al lumicino perchè non avrebbe nessuna possibilità di arginare le critiche di quella intellighenzia progressista che non ha digerito la generosità mostrata dal presidente nei confronti delle banche americane che tante colpe hanno avuto nella crisi subprime del 2008.

Ma proprio la rielezione di Barack Obama è fondamentale perchè potrebbe realizzare una convergenza atlantica intorno alla Tobin Tax ovvero una piccola tassa sulle transazioni finanziarie che avrebbe un duplice benefico effetto: stabilizzare gli andamenti delle borse limitando la speculazione e generare un gettito di svariate decine di miliardi da destinare al rafforzamento dell’economia reale. Stabilizzare la borsa, riducendo l’ampiezza e la velocità con cui i prezzi oscillano, potrebbe limitare quei terribili effetti di dipendenza psicologica che sempre più l’economia reale mostra nei confronti della finanza. D’altro lato se le risorse derivanti dalla nuova imposizione fiscale fossero destinate a rafforzare l’economia reale, promuovendo investimenti, innovazione e consumi da parte dei cittadini più deboli, il valore delle borse potrebbe trarne beneficio nel medio termine. In Europa ormai il fronte pro Tobin Tax è ogni giorno più forte e compatto e vede in prima linea nomi come quello di Sarkozy, Barroso, Monti, Rehn e Merkel ma tutti sono consapevoli che una riforma di questo tipo ha bisogno della partecipazione degli Stati Uniti. Se infatti fosse solo l’Europa ad applicare la misura, con tutta probabilità si assisterebbe ad una fuga di capitali verso l’altra sponda dell’Atlantico con ripercussioni per l’economia del vecchio continente. La condivisione Ue-Usa sarebbe quindi il prerequisito minimo per una svolta epocale come questa e sarebbe auspicabile pure un allargamento alle principali piazze finanziarie asiatiche.

Ma cosa pensa Obama della Tobin Tax? Inizialmente sfuggente quando non scettico avrebbe, secondo alcuni analisti, cominciato a prendere in seria considerazione l’idea. I motivi di questo cambio di prospettiva sono proprio da ricercarsi nella mostruosa crescita dei listini americani di cui ho parlato all’inizio. Quando Obama è stato eletto Presidente, in piena crisi finanziaria, si è mostrato molto clemente nei confronti della finanza, cosa che da un lato ha attirato le critiche di diversi opinionisti liberal di spicco come Joseph Stiglitz e dall’altra si è rivelata col tempo totalmente ingiustificata in quanto la finanza statunitense si è ripresa molto più prontamente dell’economia reale gonfiando la poderosa bolla su cui Obama cerca oggi di stare in equilibrio. Ovviamente annunciare una misura di questo tipo ora, a otto mesi dal voto, sarebbe una decisione azzardata in quanto una reazione negativa della borsa nel breve periodo è da mettere in conto e, come abbiamo visto sopra, potrebbe costare l’elezione a Obama, che d’altro canto però dovrebbe aver imparato la lezione e nel 2013, in caso di vittoria, potrebbe decidere di mettere mano a questa riforma così importante per le sorti dell’economia mondiale.

Andrea Nonne


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