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Oristano, la Ztl e la città di Johnny Stecchino.

sabato, 28 dicembre 2013

jhonny-stecchino-1.jpgIn città molti si son detti preoccupati per le recenti aperture, già avvenute o previste, di esercizi della grande distribuzione. Io trovo invece che il fenomeno sia positivo e proficuo. Se inevitabilmente la maggiore concorrenza rappresenta una minaccia per le imprese dello stesso settore, complessivamente la città va a beneficiare di un notevole arricchimento della sua offerta commerciale. Oristano in due parole aumenterà la sua competitività rispetto ai principali comuni della Sardegna,  Cagliari, Sassari e Nuoro in primis, e potrà riportare fette di consumo dal web al commercio fisico.  Mi sembra inoltre positivo il fatto che Oristano riesca ancora ad attrarre investimenti in misura massiccia; è una conferma del fatto che il territorio ha ancora delle potenzialità. Molti di queste imprese avrebbero aperto già da anni se la politica non avesse bloccato tutto con un Puc rimasto fermo per decenni. Ora finalmente Oristano può ambire a riprendersi quell’importanza commerciale che ha esercitato per secoli e il maggiore traffico generato dalle nuove aperture rappresenta un’ importante opportunità per le imprese e i cittadini.

Ovviamente le opportunità vanno sapute cogliere e in economia spesso vale il principio per cui un’ ipotetica opportunità, se non colta, si trasforma in una minaccia concreta. In questo senso particolare attenzione meritano le politiche dell’amministrazione comunale in materia di mobilità e regolamento del commercio. In un recente articolo ho confrontato il programma di Aristanis Noa con alcune misure adottate dall’attuale amministrazione. Abbiamo proposto la riduzione dei parcheggi a pagamento e, nonostante la sostenibilità economica della proposta, la giunta ha riposto con un aumento delle tariffe e delle zone soggette a pagamento. Abbiamo proposto di risolvere il problema creato alla circolazione nella zona di Sa Rodia dalla giunta Nonnis e ancora nulla si è visto in tal senso. Ma soprattutto abbiamo assistito allo scippo delle nostre intenzioni programmatiche in tema di mobilità pubblica; purtroppo se lo spirito della proposta fosse stato compreso in pieno (maggiore frequenza e minore capillarità del servizio, periodo di gratuità più lungo) probabilmente oggi gli autobus non girerebbero vuoti. Aggiungiamo a queste misure un Imu in prima battuta salatissima per il commercio cittadino, altri insopportabili balzelli come la fantascientifica tassa sull’ombra, e possiamo tranquillamente concludere che il primo settore produttivo della città finora non ha di certo trovato nell’amministrazione comunale un alleato.

In questo contesto va secondo me valutata la proposta di istituzione di una nuova ZTL annunciata in questi giorni, mirata ad estendere le zone a transito pedonale ed inasprire le penalità per i trasgressori. Premesso che non ho nulla contro le zone pedonali, va detto che la porzione di territorio vietata al traffico automobilistico ha già dimensioni ragguardevoli. Di contro va evidenziato il fatto che proprio queste zone sono spesso sottoutilizzate dai cittadini e che si assiste invece ad una certa sofferenza commerciale di tutto il centro. A quel punto se si hanno a cuore gli interessi del commercio cittadino, sarebbe quanto meno il caso di interpellare gli esercenti, dando valore prioritario alle loro esigenze e al loro parere. Molti degli imprenditori che conosco hanno giustamente la sensazione di non poter competere ad armi pari con le imprese della zona nord, dove i parcheggi sono gratuiti e la cicolazione è libera. Ma al di la di tutte queste considerazioni sull’opportunità o meno di una Ztl, è sull’approccio che discordo. Piuttosto che partire da un’analisi adogmatica della città e dei suoi bisogni, si preferisce sottomettersi ad una visione ideologica costituita dai vecchi clichè di una sinistra tipicamente italiana. L’auto è il frutto inquinante del malvagio capitalismo occidentale, i cittadini un branco di rozzi inconsapevoli la cui mobilità va limitata per il loro stesso bene e il commercio una volgare attività speculativa di cui si può anche fare a meno. Il paradosso di questa miope politica del vietare, del dirigere e del contrapporre si trova quando si vanno ad analizzare le pesanti mancanze di questa amministrazione a quasi due anni dal suo insediamento. In ambito di valorizzazione del centro storico, ad esempio, è sconfortante rilevare che ad oggi la Torre di Mariano è ancora chiusa al pubblico, che spesso si sentono lamentele di turisti per la mancanza di personale plurilingue in musei e info-point, che manca una qualsiasi politica di destinazione della città e del suo centro. Se invece pensiamo all’inquinamento, che come è noto non è il primo problema di Oristano, è facile notare che la miope avversità verso l’auto nasconde una totale mancanza di sensibilità dell’amministrazione sul problema ambientale nel suo complesso. Non mi pare infatti che il comune Oristano, a differenza di altre amministrazioni realmente virtuose in materia, svolga una capillare e intensa attività di verifica rispetto alla manutenzione e della messa a norma degli scarichi auto e delle caldaie per il riscaldamento domestico. Mi pare piuttosto che questa sottomissione a ideologie pensate per altri contesti, sortisca il solo effetto di accecare la vista di alcuni amministrazioni rispetto al fatto che l’utilizzo del mezzo privato, in Sardegna, è la conseguenza combinata delle carenze in termini di trasporto pubblico, carenze di cui la stessa giunta Tendas si sta rendendo responsabile con un servizio pubblico inadeguato, e della bassa densità abitativa del suolo sardo. Sarebbe anche bene non dimenticare che oggi l’auto in Sardegna occupa una grossa fetta dell’economia e che, per questo motivo, occorre muoversi con particolare attenzione e delicatezza quando si agisce in questi ambiti.

Il Sindaco Tendas ha costantemente motivato la sua politica anti-auto richiamando le strategie di Europa 2020 e i vincoli derivanti. Giova forse ricordare che gli obbiettivi di Europa 2020 sono declinati a livello di stato e non di comune e che Oristano, all’interno dello stato italiano, è sistematicamente tra i capoluoghi meno inquinati ma anche tra quelli maggiormente colpiti da povertà e disoccupazione. Il rischio di non vedere le cose come stanno è quello di trasformare Oristano  nella città di Johnny Stecchino dove l’unico drammatico irrisolvibile problema è, appunto, il traffico.

Andrea Nonne

Mobilità ad Oristano tra parcheggi per nababbi, autobus deserti e i labirinti di Sa Rodia

lunedì, 4 novembre 2013

Oggi voglio provare a confrontare alcuni aspetti della viabilità nella gestione Tendas con ciò che insieme ad alcuni amici indipendentisti scrissi per il programma di Aristanis Noa un anno e mezzo fa. Proviamo a ragionare per punti.

Parcheggi a pagamento. Proprio in questi giorni è arrivata la conferma che le tariffe dei parcheggi a pagamento subiranno aumenti da capogiro. Questo nonostante le enormi difficoltà che incontra il commercio nelle zone centrali della città. Noi, unici in tutta la competizione elettorale, proponemmo di ridurre l’area destinata ai parcheggi e le fasce orarie di applicazione. Oggi sappiamo che un intervento simile si potrebbe realizzare con poche decine di migliaia di euro, dando ossigeno alle imprese in difficoltà e rivitalizzando il centro della città.

252764_400783323301885_1482951240_n3.jpgTrasporti pubblici. Anche qui la nostra proposta di cambiamento era tanto semplice quanto radicale: maggiore frequenza, minore capillarità e un lungo periodo di gratuità finalizzato a modificare le abitudini degli oristanesi. Tendas fece sua quest’ultima parte della proposta, pur senza citare la fonte, per il ballottaggio con Uras ma purtroppo constatiamo che gli autobus continuano a girare per la città vuoti. Se il periodo di gratuità si è rivelato a dir poco simbolico, la frequenza del servizio non è sufficiente. Con lo stesso parco mezzi a disposizione si potrebbe agire in maniera fortemente differenziata tra le zone dotando almeno la Via Cagliari, per tutta la sua lunghezza, di un servizio ad alta frequenza. Se anche questo dovesse andare a discapito della capillarità e della frequenza del servizio nelle altre zone della città, non ha senso far girare gli autobus vuoti quando si potrebbe soddisfare in maniera molto efficace l’esigenza di mobilità di una notevole fetta di utenti. Ci tengo a sottolineare l’intento costruttivo di quest’ultima critica. Una rimodulazione della mobilità in questo senso, si integrerebbe infatti benissimo con la recente ottima iniziativa del comune di Oristano in materia di mobilità sociale.

Sa Rodia. Che dire invece del caotico labirinto in cui è stata trasformata la zona di Sa Rodia in concomitanza con l’apertura del ponte di Brabau? Certo stiamo parlando di un atto dell’amministrazione precedente ma è doveroso sottolineare il fatto che, ad un anno e mezzo dall’insediamento, nulla è stato fatto a riguardo dalla giunta attuale. Qualcuno continua a dire che dietro a quelle varianti ci sia chissà quale studio di chissà quale esperto. Io vi consiglio di fare un esperimento se avete dubbi a riguardo: provate a fornire ad un turista le indicazioni per andare da via Rockfeller al prolungamento di viale Repubblica o da quest’ultimo al Mistral II e tenete bene a mente che quando la pratica contraddice la teoria, la teoria è sbagliata. Anche la risoluzione di questo punto, col ripristino della scorrevolezza perduta, era esplicitamente contemplato nel programma di Aristanis Noa.

Scrivo tutto questo non per beatificare il lavoro fatto con Aristanis Noa, ma per cercare di richiamare l’attenzione su problematiche di grande importanza per il futuro dei cittadini e delle imprese. Sarebbe il caso di mettere da parte i cliché ideoliogici sulla bontà delle tasse e sulla nocività delle automobili per cominciare seriamente ad analizzare i veri problemi di Oristano e cercare di risolverli.

Andrea Nonne


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